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Dalla recensione di Silvia Salvatici
Rivista telematica "DEP. Deportate, esuli, profughe"
Università Ca’ Foscari di Venezia
“Questo libro è nato dalla paura, non dalla rabbia”. La paura alla quale Joanna Bourke fa risalire le origini del suo ultimo volume, Rape. A History from 186 ... (continue)
Dalla recensione di Silvia Salvatici
Rivista telematica "DEP. Deportate, esuli, profughe"
Università Ca’ Foscari di Venezia
“Questo libro è nato dalla paura, non dalla rabbia”. La paura alla quale Joanna Bourke fa risalire le origini del suo ultimo volume, Rape. A History from 1860 to the Present Day, è scaturita a sua volta dalla scoperta di alcuni inquietanti
dati relativi all’effettiva sanzione giuridica degli stupri in Gran Bretagna. La storica - i cui precedenti lavori sono stati tradotti in diversi paesi, tra cui l’Italia - nel 2005 è venuta a conoscenza del fatto che solo il 5% delle denunce per stupro conduce alla detenzione dei colpevoli. Un crollo verticale rispetto agli anni settanta, quando le condanne dei perpetratori di violenze sessuali corrispondevano a circa il 30% dei casi denunciati alla polizia; “gli stupratori ancora la fanno franca nonostante i trent’anni di inflessibile attivismo femminista e la significativa revisione della legislazione”, afferma Joanna Bourke.
La sua ricerca non si concentra sulle vittime della violenza sessuale, ma su coloro che la mettono in pratica e, nella maggior parte dei casi, “la fanno franca”. Per Bourke l’analisi della violenza dal punto di vista dei perpetratori non è affatto una novità, basti pensare al suo volume An Intimate History of Killing: Face-to-Face Killing in Twentieth Century Warfare (Granta, 1999; trad. it Le seduzioni della guerra: miti e storie di soldati in battaglia, Roma, Carocci, 2001), ma nel caso di Rape la scelta di questa specifica prospettiva di indagine viene ricondotta a ragioni più precise, esplicitate nell’introduzione: “I perpetratori di violenze sessuali hanno una storia. Attraverso la demistificazione della categoria di stupratore noi possiamo rendere lo stupratore stesso meno spaventoso e più disponibile a cambiare. Attraverso l’invenzione di nuove categorie della mascolinità, noi possiamo creare un futuro nel quale la violenza sessuale non è più inevitabile” […].
http://www.unive.it/media/allegato/dep/n10-2009/Schede/…
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