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- Opus dei segreta (655)
- Frusta, cilicio e alta finanza. Per la prima volta parlano i testimoni.
- By Ferruccio Pinotti
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Reading since Jan 21, 2012
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- La balena del cielo (49)
- By Luca Masali
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Reading since Feb 7, 2012
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- La conquista dell'anima (8)
- Fede, disciplina e ordine pubblico nella Milano della Controriforma
- By Boer Wietse de
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Reading since Jan 9, 2012
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- La verità dell'Alligatore (2443)
- By Massimo Carlotto
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Finished on Feb 7, 2012





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- Viaggio al termine della notte (6249)
- By Louis-Ferdinand Céline
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Finished on Feb 1, 2012





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- ACAB (630)
- All cops are bastards
- By Carlo Bonini
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Finished on Jan 15, 2012





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- Breve trattato sulla decrescita serena (615)
- By Serge Latouche
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Finished on Jan 7, 2012





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- Io ti troverò (463)
- By Shane Stevens
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Finished on Jan 6, 2012





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- I giorni dell'Iri (7)
- Storie e misfatti da Beneduce a Prodi
- By Pini Massimo
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Finished on Jan 5, 2012





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Non è facile dare un giudizio su questo libro che prova in poco meno di 300 pagine a fare la storia dei settanta anni dell’IRI che sono poi 70 anni di storia di Italia.
L’ottica è quella di un craxiano di ferro che da un lato critica aspramente Prodi, De Benedetti e tutta la sinistra DC che l’ha fa ... (continue)
- — Jan 5, 2012 | Add your feedback
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- Tre camere a Manhattan (2784)
- By Georges Simenon
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Finished on Dec 25, 2011





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Come sempre Simenon riesce in poche pagine a condensare tutto quello che c'è da dire sulla natura umana, in questo caso protagonisti sono un uomo ed una donna e le loro due solitudini.
Ecco alcuni passi sparsi come sempre folgoranti e rappresentativi della scrittura magistrale dell'autore belga:
- — Jan 5, 2012 | Add your feedback
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- La posizione della missionaria (297)
- Teoria e pratica di Madre Teresa
- By Christopher Hitchens
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Finished on Dec 21, 2011





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La posizione della missionaria
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L’introduzione di Pascale è fatta bene e forse vale tutto il libro.
…il povero sta per morire e siccome muore da malato, soffre orribilmente, rantola e si contorce (il tutto è filmato dalla cinepresa). Madre Teresa, in piedi di fronte a lui, gli tiene la mano (e volge lo sguardo diritto in camer ... (continue)
- — Dec 21, 2011 | Add your feedback
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- I materiali del killer (297)
- By Gianni Biondillo
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Finished on Dec 18, 2011





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- Lo zen e l'arte di scopare (740)
- By Jacopo Fo
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Finished on Dec 13, 2011





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- Il treno (966)
- By Georges Simenon
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Finished on Dec 13, 2011





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Né passato, né avvenire. Solo un fragile presente, che divoravamo e assaporavamo al tempo stesso.
- — Dec 13, 2011 | Add your feedback
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- Il Libro Italiano dei Morti (57)
- By Niccolò Ammaniti
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Finished on Dec 10, 2011





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Il libro parte davvero forte, un pulp con ambientazione medioevale è davvero originale:
Allora venne chiamato Antonello da Guidonia, un cavaliere di ventura che si diceva avesse ucciso un drago alato a Bisegna, tre sirene a Cattolica e due gemelli siamesi in un borgo vicino Todi.
Poi, piano ... (continue)
- — Dec 12, 2011 | Add your feedback
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Breve trattato sulla decrescita serena
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Io ancorché abbia studiato Economia non sono certo un economista, pertanto mi sono dedicato a questo breve saggio.
Il libro è abbastanza fruibile, ogni tanto snocciola troppi dati per i miei gusti, ma tant’è.
Io vi ho trovato davvero tanti spunti interessanti che riporto senza alcuna pretesa di sint ... (continue)
Io ancorché abbia studiato Economia non sono certo un economista, pertanto mi sono dedicato a questo breve saggio.
Il libro è abbastanza fruibile, ogni tanto snocciola troppi dati per i miei gusti, ma tant’è.
Io vi ho trovato davvero tanti spunti interessanti che riporto senza alcuna pretesa di sintesi:
È vero comunque che il contrario di un'idea perversa non produce necessariamente un'idea virtuosa: non si tratta quindi di sostenere la decrescita per la decrescita, il che sarebbe assurdo quanto lo è sostenere la crescita per la crescita... La parola d'ordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con forza la necessità dell'abbandono dell'obiettivo della crescita illimitata, obiettivo il cui motore è essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per l'ambiente e dunque per l'umanità. Non soltanto la società è ridotta a mero strumento e mezzo della meccanica produttiva, ma l'uomo stesso tende a diventare lo scarto di un sistema che punta a renderlo inutile e a farne a meno.
A rigore, sul piano teorico si dovrebbe parlare di acrescita, come si parla di ateismo, più che di decrescita. In effetti si tratta proprio di abbandonare una fede o una religione, quella dell'economia, del progresso e dello sviluppo, di rigettare il culto irrazionale e quasi idolatra della crescita fine a se stessa.
La vita del lavoratore si riduce perlopiù a quella di un "organismo che metabolizza il salario con le merci e le merci con il salario, transitando dalla fabbrica all'ipermercato e dall'ipermercato alla fabbrica".
Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l'obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità. Queste tre molle della società della crescita sono vere e proprie "istigazioni a delinquere".
I nuovi eroi del nostro tempo sono i cost killers, i manager che le imprese transnazionali si strappano pagandoli a peso d'oro, offrendogli stock-options e bonus da nababbi. Formati in maggioranza nelle business schools, che sarebbe più appropriato chiamare "scuole di guerra economica", questi strateghi pensano soprattutto a esternalizzare al massimo i costi per farli ricadere sui dipendenti, sui subappaltatori, sui paesi del Sud, sui clienti, sugli stati e sui servizi pubblici, sulle generazioni future, ma soprattutto sulla natura, diventata al tempo stesso fornitrice di risorse e secchio della spazzatura. Ogni capitalista, ogni finanziere, ma anche ogni homo oeconomicus (e lo siamo tutti) tende a diventare un "criminale" comune più o meno complice della banalità economica del male.
Con l'obsolescenza programmata, la società della crescita possiede l'arma totale del consumismo. In tempi sempre più brevi, apparecchi e oggetti, dalle lampade elettriche agli occhiali, si rompono per il cedimento voluto di un elemento. Impossibile trovare un pezzo di ricambio o un riparatore. La riparazione comunque costerebbe più che comprare il prodotto nuovo (nel frattempo fabbricato a prezzi stracciati nelle galere del Sud-Est asiatico). Sicché montagne di computer si ritrovano in compagnia di televisori, frigoriferi, lavastoviglie, lettori di DVD e telefoni cellulari a intasare le discariche, con vari pericoli di inquinamento: 150 milioni di computer vengono trasportati ogni anno verso le discariche del Terzo Mondo (500 navi al mese fanno rotta verso la Nigeria!), con il loro contenuto di metalli pesanti e tossici (mercurio, nichel, cadmio, arsenico, piombo).
Bruciamo in pochi decenni quello che il pianeta ha fabbricato in milioni di anni.
Tutti i regimi moderni sono stati produttivisti: repubbliche, dittature e sistemi totalitari, a prescindere che i governi fossero di destra o di sinistra, liberali, socialisti, socialdemocratici, centristi, radicali o comunisti. Tutti hanno considerato la crescita economica come la pietra angolare indiscutibile dei loro sistemi. Dunque il cambiamento di rotta oggi necessario non è del tipo realizzabile semplicemente con delle elezioni, mandando al potere un nuovo governo o votando per una nuova maggioranza. Ci vuole qualcosa di ben più radicale: né più né meno che una rivoluzione culturale, che porti a una rifondazione della politica.
Il progetto della decrescita è dunque un'utopia, cioè una fonte di speranza e un sogno. Ma che non si rifugia nell'irreale: tenta piuttosto di esplorare le possibilità oggettive della sua realizzazione. Di qui la definizione di "utopia concreta"…
Come una "società dei consumi" non potrebbe sopravvivere se composta di cittadini dai costumi ascetici e dediti a una vita monacale, così è inimmaginabile una società della decrescita che funzioni con degli individui che, per pulsioni profonde, rimangono condizionati dall'immaginario e dallo "stile di vita" della "società dei consumi" Soprattutto, è necessario passare dalla fede nel dominio sulla natura alla ricerca di un inserimento armonioso nel mondo naturale. Sostituire l'atteggiamento del predatore con quello del giardiniere.
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