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- La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (1346)
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By Brian Selznick -
Finished on Dec 26, 2011 




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- Discorso e verità nella Grecia antica (119)
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By Michel Foucault -
Finished on Oct 12, 2011 




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- Estetica del virtuale (31)
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By Roberto Diodato -
Finished 




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Devo ancora capire perchè i docenti universitari o i filosofi che spesso sono radical-chic supponenti, debbano infarcire i loro libri di espressioni appositamente oscure, arzigogolate, ostentamente forbite quando le stesse cose, pur non omettendo e rinunciando al linguaggio tecnico che anche quello ... (
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Oct 11, 2011 |
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- Poesie (143)
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By Lawrence Ferlinghetti -
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- La Forma del Libro (112)
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By Jan Tschichold -
Finished in 2011 




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- Album americano (28)
- Dalla generazione perduta agli scrittori della realtà virtuale
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By Fernanda Pivano -
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- Soglie (74)
- I dintorni del testo
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By Gérard Genette -
Finished on Oct 8, 2011 




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- Buon compleanno Malcolm (269)
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By David Whitehouse -
Finished on Oct 27, 2011 




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Iniziamo con la copertina, che ha un colpo d’occhio grafico meraviglioso: il libro è stato confezionato, anche come formato e impaginazione e gabbia, che è un gioiello (e merita di essere preso già solo per quello) dai bravissimi ragazzi della bellissima casa editrice milanese Isbn Edizioni. Si apre ... (
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Oct 29, 2011 |
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- Le forme del libro (44)
- Schede di cultura editoriale
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By Alberto Cadioli, Giovanni Peresson -
Finished on Oct 2, 2011 




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- Il Novecento U.S.A. (15)
- Narrazioni e culture letterarie del secolo americano
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By AA.VV. -
Reference 




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- L'amante della tigre (108)
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By Tea Obreht -
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- La strada per Los Angeles (2322)
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By John Fante -
Finished on Sep 25, 2011 




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Secondo libro della saga Bandiniana, ma scritto prima di Aspetta primavera Bandini, in questa seconda opera, troviamo un Arturo Bandini cresciuto, d'età, in altezza ma quanto pare anche in supponenza, in arroganza, in folclore caratteriale, pieno di problematiche non solo irrisolte ma anche accentua ... (
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Sep 26, 2011 |
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- Remediation (147)
- Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi
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By Richard Grusin, Jay D. Bolter -
Finished 




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- Lo spacciatore di fumetti (122)
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By Pierdomenico Baccalario -
Finished on Sep 29, 2011 




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Budapest, 1989, quattro amici per la pelle, una passione travolgente in comune che li unisce indissolubilmente, il fumetto, che è bandito in un paese in cui il nazionalismo esasperato e un governo non aperto alla libertà come intendiamo noi oggi soffoca, e le cose che non vanno, come spesso accade, ... (
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Oct 9, 2011 |
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- I troppi libri (58)
- Leggere e pubblicare in un'epoca di «abbondanza»
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By Gabriel Zaid -
Finished on Sep 12, 2011 




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Non mi ha lasciato granchè, anzi proprio poco poco. Soprattutto non ha aggiunto cose a cio' che già sapevo.
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Dec 27, 2011 |
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La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Il rischio è quello di terminarlo troppo velocemente ma non tanto perchè il disegno occupa uno spazio preponderante di tutto il volume (e allora si pensa, sbagliando, che quando c’è qualcosa di disegnato si passa piu’ veloce la lettura) e lo scritto è relegato un po' ai margini (ma solo quantitativa ... (continue)
Il rischio è quello di terminarlo troppo velocemente ma non tanto perchè il disegno occupa uno spazio preponderante di tutto il volume (e allora si pensa, sbagliando, che quando c’è qualcosa di disegnato si passa piu’ veloce la lettura) e lo scritto è relegato un po' ai margini (ma solo quantitativamente parlando)rispetto a esso, ma perchè è la storia a scorrere via troppo veloce che neanche te ne accorgi. E' bellissima questa cosa ma vorresti importi, senza riuscita, a rallentare il passo perchè è tutto troppo bello da doverselo mangiare in quattro e quattr'otto, un po' come una buonissima tazza di cioccolata talmente buona da non resistere alla tentazione di non staccarsi piu' dalla tazza e bere, bere, bere fino a quando ci rimani male che oltre il fondo della tazza non ci sta piu' nulla e vorresti che quasi per magia ne uscisse dell'altra e dell'altra ancora.
Cos'è Hugo Cabret (da pronunciare senza la t finale)? Eh, credo si possa definire come "tutto", una miscela perfetta di generi, ammesso che si possa parlare cosi' volgarmente di genere: graphic novel e romanzo, omaggio al cinema, in una bellissima confezione (diamo merito alla Mondadori di averci preso questa volta, almeno una volta)in cui si sperimenta l'uso della parola che si puo' vedere e dell'immagine che si puo' leggere. Un gioco quasi circense in cui ci si stropiccia gli occhi dallo stupore della bellezza del tratto, dell'intensità dei personaggi e della fiabesca ambientazione in una Parigi senza tempo dove la stazione diventa un microcosmo nel cosmo dal sapore cupo e inquietante ma anche magico, per non parlare delle vicende che si muovono attorno fondamentalmente ad alcuni punti chiave: l'improvvisa mancanza di un affetto, l'abbandono e la solitudine, la precarietà di un'esistenza da riformulare, da ripensare, da arrangiare in qualche modo senza alcuna prospettiva davanti, l’improvvisa comparsa di un qualcosa che accende la luce, che richiede l’espletazione di una missione che si sente in dovere di raccogliere e inseguire a costo di abbandonare anche quel pochissimo di cui si era entrato in possesso, impedimenti e ostacoli vari che si frappongono tra te e la verità, l’amicizia insperata di qualcuno che decide di darti una mano (quindi una missione che si sposa con la tua), la curiosità che diventa testardaggine e possibilità concreta di correre dei grossi rischi ma che si trasforma via via in coraggio e crescita anticipata e forzata dalle visicissitudini della propria persona, e il colpo di scena finale dove immaginazione, fantasticheria, e il cinema che è il mezzo piu’ idoneo per esaltare il sogno e la redenzione di una vita ingiusta e bastarda, riabilitano tutto cio’ che in precedenza è stato tolto.
E’ tutta un’esperienza da vivere nei minimi dettagli, assaporando la magia che si respira, senza correre perché cosi’ facendo ci si perde, ma la strada giusta è quella di adagiarsi e sdraiarsi nel sogno facendosi cullare da un mondo nel quale chiunque vorrebbe prendere parte.
La parola è immagine, l’immagine è parola, l’introduzione di immagini reali dei film del cinema delle origini autenticano ancora di piu’ a capolavoro molto ambizioso e per nulla banale questo libro perché tutto si abbraccia: realtà, immaginazione, immaginazione nella realtà, realtà nell’immaginazione, tanta, tantissima cultura, il cinema, la scienza, l’ideale insomma da leggere o far leggere anche ai piu’ piccoli e ai ragazzini perché ci cresce, sotto tanti punti di vista, oltre che rimanere spesso e volentieri a bocca aperta: lo stupore di fronte a un qualcosa è l’arte in tutta la sua prorompenza che ha successo. E si comincia a credere (ecco la parolina magica), a tante cose che magari non si prenderebbe piu’ in considerazione una volta che si diventa adulti (che parola scorbutica, velenosa, minacciosa): all’amicizia, alla curiosità e alla promessa di una scoperta continua, alla possibilità ancora esistente (incredibile ma vero) di stupirsi, alla possibilità dell’avventura senza quelle restrizioni sociali che impiccano il fanciullo che è dentro di noi.
L’immagine chiave che racchiude tutto questo secondo me è Hugo che con Isabelle da dietro l’orologio della stazione ammira dall’alto tutta la Parigi piena di luci: cosa c’è di meglio di uno sguardo cosi’ libero, abbandonato a se stesso, pronto ad abbracciare qualsiasi cosa sotto i propri occhi come fosse la prima volta?
Ed ecco che qui compare la figura di un grande maestro del cinema delle origini, George Melies, un adulto, si avete sentito bene, con il cuore di un fanciullo che vuole scaldarsi di fantasia, immaginazione, fantasticherie delle piu’ assurde e dimostra che non c’è limite d’età per riuscirci, basta volerlo e predisporsi nel modo corretto per accettarsi per quello che si è al di là delle convenzioni sociali che uccidono una vita vissuta come si deve. Forse che dovremmo anche noi aprirci a quello che eravamo una volta?
Romanzo di formazione, un mistery, un documentario sui generis, un graphic novel: ecco, penso sia tutto questo Hugo Cabret, scusate se è poco.