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All books
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- Stoner (1871)
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By John Williams -
Finished on Sep 10, 2012 




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- Gli addii (162)
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By Juan Carlos Onetti -
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- Harold (84)
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By Einzlkind -
Finished on Jul 28, 2012 




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Mi piacciono molto quei libri in cui motore di tutta la narrazione è la ricerca di qualcosa. Di qualcosa di andato perso o di non aver mai posseduto o vissuto ma che a un certo punto della propria vita diventa quasi una missione a cui è impossibile sottrarsi, come una prova da affrontare per mettere ... (
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Sep 17, 2012 |
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- Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (182)
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By Claudia Durastanti -
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- Chiedi alla polvere (14182)
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By John Fante -
Finished on Jun 4, 2012 




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Ci sarà pure una ragione perchè Fante era visto come un mito da autentici miti totali come Kerouac e Bukowski. O no?
Certo, perchè come nessun altro, forse, ha saputo dipingere l'America dei primi decenni del Novecento (apposta in maiuscolo, perchè è stato un secolo indimenticabile).
Naturalmente, ... (continue ) -
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Jun 5, 2012 |
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- Il rumore dei baci a vuoto (856)
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By Luciano Ligabue -
Finished on Aug 26, 2012 




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Io il Liga lo adoro, premettiamo questo. Perchè trovo sia ancor prima che un cantante, un poeta della quotidianità, del vivere tutti i giorni la vita di ciascuno di noi. Tocca sempre le corde giuste, ci entra dentro mostrandoci il meglio e il peggio di noi, ci racconta ecco. Come una perfetta fotogr ... (
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Sep 4, 2012 |
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- Il padre d'inverno (98)
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By Andre Dubus -
Finished on Jul 9, 2012 




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Chi ama Carver, chi ama Richard Yates, non può non amare anche Dubus. Altro che la narrativa contemporanea, secondo me sopravvalutata, di Franzen o altri simili che vengono acclamati come eredi di una certa narrativa irripetibile americana.
Leggersi Dubus significa entrare furtivamente nell'animo um ... (continue ) -
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Aug 14, 2012 |
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- I fantasmi (67)
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By César Aira -
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- C'è ma non si (202)
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By Ali Smith -
Finished on May 31, 2012 




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E’ appurato: ad Ali Smith piace un sacco giocare. Con le parole, con le storie, con il suo stile, con i personaggi. Con il lettore, soprattutto, che cerca di chiamare in causa praticamente sempre in questo libro.
Con il termine “gioco” non intendo minimizzare l’opera o screditarla, anzi.
E’ un lib ... (continue ) -
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Jun 5, 2012 |
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- In stato di ebbrezza (152)
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By James Franco -
Finished on May 30, 2012 




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Ok, ammettiamolo anche noi maschietti, James Franco è uno di quei tipi da definire "un figo da far paura". Ok, ok, per carità, nessuno vuol negare l'evidenza, anche con rosicamento dentro non indifferente.
Il punto è che il tizio ha del gran talento anche in altre cose: al cinema e nella scrittura, ... (continue ) -
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Jun 1, 2012 |
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- Sacré bleu (275)
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By Christopher Moore -
Finished on Jun 17, 2012 




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Leggere Moore è sempre uno spettacolo, perché oltre la sua irresitibile ironia da racconta-storie funambolico e fuori di zucca, è un autore che si vede che adora diventare un illusionista della realtà.
La coglie, la modella, la plasma, la ripresenta sotto nuove sembianze o sembianze mai viste prima. ... (continue ) -
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Aug 18, 2012 |
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- Dio la benedica, dottor Kevorkian (341)
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By Kurt Vonnegut -
Finished on May 14, 2012 




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Dio la benedica, dottor Kevorkian
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Il genio? Beh, è territorio di Vonnegut.
In questo splendido libro il grandissimo scrittore americano ne inventa un'altra delle sue: grazie all'aiuto della macchina dell'eutanasia del dottor Kevorkian in una cella di un carcere texano utilizzata per mandare a morte i condannati dalla delittuosa giu ... (continue ) -
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May 18, 2012 |
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- Shoeless Joe (64)
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By William P. Kinsella -
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- Player One (589)
- L’incredibile avventura di un ragazzo che deve salvare il mondo
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By Ernest Cline -
Finished on Jun 27, 2012 




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Capolavoro imperdibile per ogni nerd appassionato dei decenni scorsi, e della sua intramontabile, affascinantissima cultura pop (videogames, letture, film, musica), soprattutto i mitici e irripetibili anni '80, anche inizi anni '90, se vogliamo. Diventerà un classico indispensabile per le prossime g ... (
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Aug 14, 2012 |
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- Se ti abbraccio non aver paura (2843)
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By Fulvio Ervas -
Finished on Apr 29, 2012 




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Se ti abbraccio non aver paura
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4 stelle e mezzo. -
A caldo, perchè questo è un libro da commentare a caldo. Il termine freddo o a freddo cozza in maniera bestiale con questo che prima di essere un clamoroso colpo editoriale conquistato e proposto da Marcos y Marcos, è una lettura piena, viva e irrinunciabile.
E' un libro che racchiude, miscela e fo ... (continue ) -
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Apr 30, 2012 |
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Stoner
Oggi della parola "capolavoro" si fa un uso spericolato, scriteriato, infantile. Incosciente, banale, irritante secondo me. E' diventata una moda e come tutte le mode rischia di deprezzare pesantemente il suo valore effettivo, originale, intrinseco.continue)
Quanti scrittori, quanti editori puntano a libri ... (
Oggi della parola "capolavoro" si fa un uso spericolato, scriteriato, infantile. Incosciente, banale, irritante secondo me. E' diventata una moda e come tutte le mode rischia di deprezzare pesantemente il suo valore effettivo, originale, intrinseco.
Quanti scrittori, quanti editori puntano a libri in cui si cerca di mettere, a caso spesso, piu' carne al fuoco possibile perchè convinti che bisogna scrivere il piu' possibile, con piu' personaggi possibili, con piu' frasi a effetto possibili, con più eventi possibile per catturare l'attenzione e che sembri basti questo per potersi un posticino nell'olimpo della letteratura?
Ecco, Stoner in questo senso è un libro anti-tutto-quello-che-molti-credono-come-debba-essere-un-capolavoro. E' un romanzo in cui apparentemente non si parla di nulla o quasi, non c'è la trama da fuochi d'artificio, scoppiettante in quanto ad azione, no. Nulla di tutto questo, e aggiungo io, per fortuna. Si cerca quasi di fare attenzione alle parole, all’atmosfera che creano, al loro profumo di vecchia america quotidiana da salvaguardare, proteggere, come una sorta di specie in via d’estinzione. Lasciamo lontana la gara a chi fa minestroni improbabili di elementi diversi tra loro che alla fine stonano come la musica della pessima Giusy Ferreri. In Stoner si parla della vita, di William Stoner, uomo qualunque sulla carta d'identità, del suo percorso di esistenza irto di ostacoli, illusioni, pensieri, dubbi, speranze e certezze destinate a spezzarsi o quantomeno a non essere soddisfatte mai pienamente. Williams non prende la via facile, la scorciatoia comoda del successo editoriale cercando di amicarsi i lettori strizzando loro l’occhiolino con un libro sfornato su richiesta, il suo eroe è un antieroe in realtà. L'uomo medio, ecco, destinato a lottare per sopravvivere più che a vivere. Stoner potremmo essere ognuno di noi, in fin dei conti. Fin dalla sua giovinezza in campagna con i suoi genitori che prevedevano per lui una vita dedicata ai campi, agli studi, alla carriera universitaria, alla famiglia, ai sogni: tutto sembra in fin dei conti un fallimento continuo fatto di tanti pezzetti che non si inserivano nel puzzle, quello che accompagna William Stoner negli anni. Personaggio che a me ha animato diversi sentimenti: ammirazione per aver trovato una propria strada ben delineata, l’università , ma anche pietà, tristezza e quella simpatia che sa più di solidarietà e tenerezza che di autentica empatia travolgente per i continui impedimenti che han fatto si che dovesse sempre cercare deviazioni per schivare la distruzione di sé, imminente in vari punti del libro.
Come si può definire questo libro? Può essere FASTIDIOSAMENTE etichettato in qualche modo? E perché una trama cosi’ lineare, cosi’ in apparenza secca e minimal, può essere considerata secondo me (ma anche secondo tanti molto più autorevoli del sottoscritto, in primis Fazi editore che ancora una volta ha azzeccato completamente la pubblicazione, l’ennesima del loro splendido catalogo) un autentico capolavoro della letteratura dimenticata? Perché ogni parola va pesata, va sorseggiata, va masticata per bene, ogni frase è di una bellezza straziante nella sua semplicità e nella sua lucidità impressionante del reale nel tratteggiare ogni cosa, nell’evocare sentimenti intimi. La bellezza è la semplicità, ecco. Una semplicità allo stesso tempo complessa, ambiziosa, perché si sta parlando della Vita, di una vita di un uomo, mica bruscolini. La vita per quello che è, né più né meno. Al diavolo i ricami stilistici, le strategie narrative accalappia-lettori, al diavolo la sofisticata ragnatela di intrecci che per molti, a mio avviso erroneamente, è già garanzia di qualità. Stoner è quello, la sua esistenza quotidiana è quella: prendere o lasciare e ce la racconta come una macchina fotografica impazzita, ma consapevole di quello che c’è da immortalare, che scatta momenti, flash, istantanee e poi li seleziona per creare un album il più possibile completo ma non esagerato, fatto di sostanza più che dell’esercizio ostentato di stile. E arriva tutto, arrivano anche i granelli di sabbia più in apparenza trascurabili a chi legge. Io mi sono emozionato più volte leggendolo, mi è battuto il cuore, qualche lacrima mi è scesa (e mi son stupito di questo), un po’ di rabbia mista a frustrazione impotente incapace di spingere Stoner a prendere decisioni diverse da quelle che ha adottato, mi ha guidato emotivamente nel testo che per me, e non è esagerato affermarlo, è miracolo letterario.
Mi ha provocato emozioni simili a quelle che mi danno costantemente autori come Richard Yates, Bernard Malamud, Raymond Carver, John Fante ma sono diverse, diverse tra tutti loro. Eppure c’è qualcosa che li lega in quello che sono in grado di offrirmi: scendere dal piedistallo dove si osserva un gran panorama, mozzafiato, ma solo quello e basta e vivere in strada, ad altezza faccia-a-faccia, dove si vive di rumori frastornati come i silenzi e di solitudini inconsolabili, tra la gente, nella casa e nel cuore delle persone. Perché è quello che arriva anche da Stoner, quel meraviglioso mondo di piccole grandi cose, belle o brutte che siano, che anche tu lettore poi riflettendoci ti chiedi: ma quanto spazio do io personalmente a questo o quello? Eh già, poi via con i rimorsi e i rimpianti. Chissà se Stoner ne aveva. Io credo di si, ma credo anche che potesse tornare indietro, non cambierebbe di una virgola il corso della sua vita, della sua storia che mi ha commosso all’inverosimile. Senza trucchi, come diceva il buon Raymond Carver.
Alla fine del libro ti senti pieno, fortunato, vivo, e al libro ti accorgerai di voler un bene dell'anima!