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All books
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- La libreria del buon romanzo (1752)
- By Laurence Cossé
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Finished on Feb 6, 2012





Finished (re-read) on Feb 6, 2012




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- La carta più alta (534)
- By Marco Malvaldi
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Finished on Jan 19, 2012





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Leggerezza & divertimento -
Di tutti i libri del BarLume finora usciti questa Carta più alta merita sicuramente la palma del migliore, e riesce a donare a noi lettori un paio d’ore di sereno divertimento all’insegna del “giallo alla livornese”. Malvaldi ha trovato finalmente un suo equilibrio: Massimo si contiene nei ... (continue)
- — Jan 30, 2012 | 4 feedbacks
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- Nulla succede per caso (893)
- Le coincidenze che cambiano la nostra vita
- By Robert H. Hopcke
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Finished on Feb 15, 2012





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- Quando la moneta muore (16)
- By Adam Fergusson
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Finished on Jan 12, 2012





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Il seme dell'odio -
Attratto da un riferimento trovato su di un giornale mi sono fatto mandare questo saggio di Adam Fergusson per capire meglio il fenomeno dell”iperinflazione” tedesca dei primi anni Venti. Per certi versi è un resoconto affascinante, la disgregazione di un mondo visto attraverso la lente dell’econom ... (continue)
- — Jan 30, 2012 | Add your feedback
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- La Forza del destino (193)
- By Marco Vichi
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Finished on Dec 29, 2011





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*** This comment contains spoilers! ***




La Forza del Cestino -
Non mi piace questo commissario Bordelli trasformato in giustiziere. “Sa di tappo”, direi se potessi usare la terminologia di un sommelier che si trovi ad assaggiare un vino dall’etichetta prestigiosa scaduto in sapore e qualità.
In primis non si addice al personaggio di Bordelli que ... (continue)
- — Jan 2, 2012 | Add your feedback
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- Un Natale in giallo (302)
- By Alicia Giménez-Bartlett, Santo Piazzese, Carlo Flamigni, …
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Finished on Dec 13, 2011





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Pere & Arance -
Mai mescolare le pere con le arance; il filo conduttore che dovrebbe tenere insieme questi testi (che già chiamare racconti mi pare azzardato) sarebbe quello - risibile ed usurato all'inverosimile - del Natale.
Di natalizio in verità ho trovato solo qualche ambientazione di maniera, come nel testo ... (continue)
- — Dec 14, 2011 | Add your feedback
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- 22/11/'63 (1423)
- By Stephen King
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Finished on Nov 29, 2011





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*** This comment contains spoilers! ***




La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, -
verrebbe da dire dopo aver letto questo grosso tomo di Stephen King.
Ero convinto che il "mago" Stephen avesse in serbo per me qualche coniglio da tirar fuori dal suo cilindro di prestigiatore, mentre mi faceva ripercorrere - dettagliatamente - la storia dell’assassinio del Presidente Kennedy.
- — Dec 3, 2011 | Add your feedback
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- Linea di sangue (63)
- Romanzi a fumetti Bonelli n. 6
- By Tito Faraci, Roberto Diso
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Finished on Nov 8, 2011





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Poche idee, ma stantie -
La storia è ben disegnata, ha un ottimo ritmo, si legge bene, scorre.
Ma appena chiudi il libro e ti interroghi su quello che la storia sottintende... resti interdetto. Se hai un po' di senso critico, ovviamente.
Le colpe dei padri che ricadono sui figli, una malintesa idea di "onore", il destino ... (continue)
- — Nov 15, 2011 | Add your feedback
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- Alla mia Sinistra (264)
- Lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare con me
- By Federico Rampini
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Finished on Nov 5, 2011





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Del come strade diverse portino tutte nello stesso luogo -
Ma guarda, anche Rampini ha “due figli ventenni che affrontano … il mercato del lavoro più difficile dai tempi della Grande Depressione”. Evidentemente questa circostanza gli ha fatto rimettere sveltamente nel baule dei ricordi l’idea delle magnifiche sorti e progressive che il futuro ci avre ... (continue)
- — Nov 7, 2011 | 2 feedbacks
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- La cruna dell'ago (3)
- By Alberto Manzoli
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- La setta degli angeli (794)
- By Andrea Camilleri
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Finished on Oct 23, 2011





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Nella tradizione del miglior Camilleri -
Leggendo questo libro mi venivano in mente altri due libri, uno di ambiente siciliano e l’altro no. Letto il primo da tempo immemorabile, il secondo scoperto di recente: si tratta de Il giorno della civetta e di Messe nere sulla Riviera, due libri molto lontani l’uno dall’altro sia per ... (continue)
- — Dec 4, 2011 | Add your feedback
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- De profundis (123)
- By Salvatore Satta
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- Cose da non credere (28)
- Il senso comune alla prova dei numeri
- By Guglielmo Weber, Giampiero Dalla Zuanna
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Finished on Oct 28, 2011





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Cose da credere, invece -
Agile e di piacevole lettura, questo smilzo libretto fa toccare con mano che molti luoghi comuni sono – per l’appunto – luoghi comuni: ovvero opinioni acriticamente condivise citate a proposito e a sproposito unicamente per catturare la simpatia degl’interlocutori. Con una prosa semplice e comprensi ... (continue)
- — Dec 4, 2011 | Add your feedback
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- Guasto è il mondo (120)
- By Tony Judt
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Finished on Dec 15, 2011





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“Il materialismo e l’egoismo della vita contemporanea non sono aspetti intrinseci della condizione umana” -
Bel saggio, questo di Judt. L’ho trovato per caso curiosando tra gli scaffali del mio fornitore, e devo dire che mi ha molto colpito per la lucidità dell’analisi e la capacità di sintesi che riescono a centrare i punti più critici della società in cui ci troviamo a esistere.
Noi viviamo in un mond ... (continue)
- — Jan 31, 2012 | Add your feedback
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- Le (troppe) tasse degli italiani (30)
- Considerazioni di un cittadino sul fisco che toglie ai finti ricchi per dare ai finti poveri
- By Enrico Marro, Johannes Bückler
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Finished on Oct 16, 2011





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Le (troppe) tasse degli italiani




Le tasse, medicina amara -
Questo libretto abbastanza dispersivo e un po' demagogico affronta per l’ennesima volta il problema della tassazione dei redditi in Italia, di supporto a un recente spot che dipinge l'evasore come "parassita della società".
Si sa, l’evasione è uno sport parecchio praticato da noi, e ultimamente pa ... (continue)
- — Oct 24, 2011 | Add your feedback
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La libreria del buon romanzo
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Premetto che faccio il libraio per mestiere e leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di partire da una serie di considerazioni di natura economica.
Au Bon Roman è una libreria che – dopo un vincente lancio pubblicitario – vende dalle 700 alle 1000 copie di libri al giorno, senza con ... (continue)
Premetto che faccio il libraio per mestiere e leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di partire da una serie di considerazioni di natura economica.
Au Bon Roman è una libreria che – dopo un vincente lancio pubblicitario – vende dalle 700 alle 1000 copie di libri al giorno, senza contare un 10% circa di vendite ad “abbonati” on-line. Se ipotizziamo un prezzo medio per copia di 12 Euro, si tratterebbe di una attività che incasserebbe ogni giorno dai 10 ai 12.000 Euro. Ovvero 260.000 Euro al mese, 2.860.000 Euro all’anno.
Inoltre, per sua stessa impostazione, la gran parte dei libri che vende non sono libri appena usciti. Non sono best-sellers, non sono titoli di cassetta. Sono titoli trascurati e anche fondi di magazzino: libri non più in catalogo trovati a prezzo di favore in depositi specializzati, titoli senza diritto di resa e quindi “in conto assoluto” con sconti già di partenza superiori alla media.
Riepilogando: quasi tutta merce difficile da piazzare, molti fondi di magazzino, niente resa. Ovvero, prodotti di stock; da qui ne conseguono sconti che vanno dal 40% (minimo) a… un tanto al chilo (massimo). Credo di non sbagliare ipotizzando per queste forniture uno sconto medio dal prezzo di vendita intorno al 40-45%, e forse anche di più.
In queste condizioni, Au Bon Roman genererebbe un utile lordo annuo di 1.100.000 – 1.400.000 Euro. Credo che se avessero venduto droga avrebbero guadagnato di meno.
Ma… c’è qualcosa che non torna: il settore librario, a detta dell'autrice, è un attività ad alto rischio imprenditoriale, dove si lavora più per passione che per guadagno. Infatti la proprietaria della libreria, l’improbabile “italiana” Francesca Aldo-Valbelli, ne finanzia la nascita attingendo alle proprie disponibilità personali, e la mantiene in vita ripianandone le spese in disavanzo. E alla fine del romanzo Ivan detto Van, il gestore dell’impresa, deve affrontare un dissesto di circa 500.000 Euro che lo spinge a rilevare l’attività e a spostarla in un fondo meno prestigioso. Ovviamente indebitandosi.
Vi sembra contraddittorio? Eppure è così, potete controllare le cifre che emergono qua e là dalla narrazione.
Mi direte che Laurence Cossé è una scrittrice e non una contabile. Concordo con voi: ma proprio dalla contabilità spicciola dell’impresa che dà il nome a questo libro si misura in modo tangibile l’incompetenza dell’autrice in questione.
Già si parte da un concetto, quello di “buon romanzo" che è altamente opinabile. “Buon romanzo" in che senso? Nel senso di opera importante per la storia della letteratura, nel senso di opera piacevole per chi lo legge, o nel senso di opera dall’intento pedagogico tesa ad elevare lo spirito dei suoi lettori? In tutte le ipotesi – che non sono peraltro esaustive – credo proprio che non esista un libro che racchiuda al 100% tutte queste qualità. Un “buon” romanzo è per me solo un romanzo che mi è piaciuto; e con tutto il rispetto per l’altrui opinione, non credo proprio che quello che piace a me debba piacere a tutti, e - per converso - che quello che piace alla Cossé debba essere assunto hic et nunc all’Olimpo dei libri.
Quanto alla libreria, mi sembra che non che sia nulla di più di una fantasia consolatoria popolata da personaggi legnosi e stitici (in senso sentimental-letterario) messi senz'arte né parte all'interno di una trama evanescente.
Tutto è irreale, nel Buon Romanzo, tutto sembra un fondale di carta ritagliato, piatto e sbiadito: anche le storie d’amore tra Francesca e Van, tra Van e Anis sono astratte, prive del benché minimo fremito di empatia. Senza contare l’assurdità di una narrazione scritta parte in terza persona parte in prima – oltretutto con gli occhi di personaggi di secondo piano – in modo che chi legge a un certo punto non riesce più a capire “chi” sia l’Io narrante.
Eppure Au Bon Roman poteva essere un’idea interessante, sicuramente un mystery degno di nota. Cossé l’ha trasformato in un aborto incentrato su di un’idea snobistica trita e ritrita, quella della Letteratura come materia per pochi eletti che soli possono capire il valore di certe opere: che meno sono conosciute, meno sono comprese dal grande pubblico, e più importanza hanno. Quanto alla massa incolta, dev’essere educata, e solo gli iniziati possono farlo…
Insomma, la consueta storia delle Accademie, delle cerchie di sapienti che soli sanno celebrare il gran mistero del Libro. E che giustamente devono lottare contro le insidie e i complotti degli infami servi del Denaro e della Cattiva Letteratura, che si riconosce proprio perché è quella più gettonata, quella che riempie le classifiche di vendita.
Ho sempre pensato che selezione fa un po’ rima con Inquisizione; a me chi vorrebbe decidere cosa devono leggere “gli altri” dà molto fastidio, e Cossé rientra in questa categoria. Senza contare che per tutto il libro ho avuto il retropensiero un po’ maligno di una sorta di “autopromozione” al contrario, della serie “se il mio libro non vende è perché è troppo al di sopra di quelle schifezze che riempiono le classifiche dei best-sellers”.
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