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Casa d'altri e altri racconti
Ezio Comparoni appartiene alla schiera dei bastardi. Non perché registrato all'anagrafe col cognome della madre, essendo il padre sconosciuto, ma dei bastardi della letteratura, che non avendo pedigree, non vengono adottati da nessun editore.
Inizia a scrivere prestissimo, usando pseudonimi che po ... (
Ezio Comparoni appartiene alla schiera dei bastardi. Non perché registrato all'anagrafe col cognome della madre, essendo il padre sconosciuto, ma dei bastardi della letteratura, che non avendo pedigree, non vengono adottati da nessun editore.
Inizia a scrivere prestissimo, usando pseudonimi che poi rinnegherà, ma che al momento devono sembrargli utili a trovare un'identità. Spedito in guerra come molti altri letterati tutti interessanti ed inutili e pietosamente inadatti per ogni altro settore, si salva dalla deportazione, fuggendo dal treno diretto a un campo di concentramento, ma non dalla leucemia che lo fulmina a 32 anni. Fa in tempo a scrivere un certo numero di opere ma non a vedere pubblicato il suo capolavoro - Casa d'altri - rifiutato sia da Bompiani che da Einaudi.
Poi arriva Eugenio Montale, che è un figo, ma che soprattutto è riconosciuto dall'establishment culturale italiano e definisce Casa d'altri un "racconto perfetto". Così Comparoni esce dall'anonimato e diventa un autore di culto.
E io, che ho un debole per i lupi, per i (Willy) coyote dal destino segnato, che risultano sempre dalla parte sbagliata mentre a me sembrano sempre da quella giusta, quando ho letto questo libro, che non vuole essere giusto, "ho visto la luce" proprio come John Belushi.
Anche se è popolato più che altro da ombre. E anche se ha l'odore di un testo clandestino, ammuffito in una soffitta, ritrovato e fatto circolare di nascosto - col suo segreto blasfemo - fuori dai circuiti istituzionali, pericolosamente passato di mano in mano con un furtivo cenno d'intesa tra i lettori del clan perché, come nei film di Charlot, ad ogni mezza schiarita di sole ti senti i passi di un vigile dietro. Ma una volta al sicuro, gli ho tolto la polvere, l'ho annusato, mi sono appartata per sprofondare in una silenziosa lettura e sono riemersa con la scintilla della follia. Quella che ha acceso Comparoni, esprimendo il disagio del male di vivere e del sentirsi nel mondo come "a casa d'altri" con una essenzialità e un pudore disarmanti.
Allora ho pensato che una famiglia alla fine l'ha trovata, perché come minimo è figlio di Montale, fratello di Ágota Kristóf e nipote del suo concittadino, il pittore Antonio Ligabue.