Ricordo che mia nonna mi leggeva sempre le storie di Peter Coniglio e degl ialtri personaggi della Potter prima che imparassi a leggere. Ne aveva un'intera collezione in inglese, che traduceva per noi bambini. Storie assai simaptiche di cui ora essitono anche i DVD. Consigliatissimo per tutti i
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Ricordo che mia nonna mi leggeva sempre le storie di Peter Coniglio e degl ialtri personaggi della Potter prima che imparassi a leggere. Ne aveva un'intera collezione in inglese, che traduceva per noi bambini. Storie assai simaptiche di cui ora essitono anche i DVD. Consigliatissimo per tutti i bambini in età prescolare. Questo è il racconto "principale".
Quello che colpisce maggiormente nel leggere oggi un romanzo gotico ottocentesco è il senso di magia e mistero che ancora era legato alle apparizioni di vampiri, licantropi, fantasmi e altre creature ultraterrene. La grande inflazione odierna di queste figure le ha rese così consuete e domestiche, c
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Quello che colpisce maggiormente nel leggere oggi un romanzo gotico ottocentesco è il senso di magia e mistero che ancora era legato alle apparizioni di vampiri, licantropi, fantasmi e altre creature ultraterrene. La grande inflazione odierna di queste figure le ha rese così consuete e domestiche, che ci stupiscono tutti i tentennamenti e le esitazioni di certi personaggi del XIX secolo nell’accettare la presenza di questi esseri. Questa sensazione l’ho provata anche leggendo “L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori”, scritto da Enrico Annibale Butti e pubblicato una prima volta nel 1893, poi nel 1903 e 1928 e ora riscoperto dalle edizioni Keres, che hanno pubblicato nella versione curata da Gianandrea De Antonellis. Operazione volta a far riscoprire questo autore, un tempo celebre e ora quasi dimenticato. In quell’epoca così razionale, il protagonista, un giovane studente fuori sede di medicina, si rifiuta di accettare l’evidenza dei propri sensi in nome della razionalità cui anche i suoi studi lo portano. Eppure l’amore per una ragazza lo porterà in contatto con situazioni che mai si sarebbe atteso e che rifiuta di accettare. Eppure, quando la giovane lo allontanerà, restando, crede, sola con il fantasma che la tormenta, l’incredulo amante diverrà egli stesso vittima, fin quasi a impazzire e sentirsi senza scampo. Tutto questo avviene, come era consueto allora, assai più attraverso le riflessioni ed elucubrazioni del giovane Alberto, che non attraverso un succedersi di eventi, qui quanto mai parchi. Fa sorridere, poi, ritrovare una scrittura tanto antica, con espressioni come “in preda a un simile sospetto, che esiccava tutte le buone fonti della mia anima” (pag.29), “quando cercavo d’intraprendere con lei una conversazione a bassa voce, come solevamo per il passato, ella ostentatamente rispondeva a voce alta e spesso anche fuor di proposito” (pag. 94), “le ispezioni delle cose memori a traverso le stanze della nostra antica dimora” (pag. 108), tanto per citare dei passi a caso.
Ho voluto raccogliere in volumetti alcuni dei versi scritti negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013. Dopo averne pubblicate alcune nel 1989 nella silloge “Viaggio intorno allo Specchio”, pensavo che non ne avrei date alle stampe altre. La possibilità di auto-pub
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Ho voluto raccogliere in volumetti alcuni dei versi scritti negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013. Dopo averne pubblicate alcune nel 1989 nella silloge “Viaggio intorno allo Specchio”, pensavo che non ne avrei date alle stampe altre. La possibilità di auto-pubblicarmi e di realizzare da solo degli e-book, senza disturbare editori (di certo impegnati in progetti più significativi!), mi ha convinto a darli alle stampe. Ho deciso di dividere il più possibile i versi in base all’argomento, sebbene questo sia un criterio impreciso e molte “poesie” (non amo e non oso chiamare i miei lavori così!) avrebbero potuto collocarsi in raccolte diverse da quelle in cui le ho inserite. “Il Terzultimo Pianeta” è stata la prima di queste antologie (pubblicata il 24 marzo 2013). Questo volume (“Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”) riunisce dei versi accomunati più dalla forma (sono tutti haiku o, almeno, qualcosa di simile) che dall’argomento, anche se l’haiku non è solo una forma espressiva, ma ha precisi contenuti, dunque, forse, in questo libello troverete persino maggior unitarietà e uniformità che nelle altre antologie. Anche l’arco temporale è più ristretto, non avendo io mai scritto in questa forma prima del 2001 e avendone scritti ben pochi dopo il 2010.
L’idea è di pubblicare presto anche gli altri versi, riuniti in volumi che potrebbero essere i seguenti: • “Il Terzultimo Pianeta” (già pubblicato): un pianeta morente, l’uomo come un virus, dalla Genesi all’Apocalisse, in versi ora rabbiosi ora ironici che parlano di vita, morte e illusione di Dio. • “Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”: raccolta di componimenti brevi, in stile giapponese. Nell’immediatezza dell’attimo la profonda percezione della vita. • “La Valle dei Poeti Pallidi”: la scrittura, i libri e chi li scrive. Il Poeta Pallido è una sorta di cavaliere solitario che spara gocce d’inchiostro. • “Schiavi Part-Time”: il nostro tempo, con le sue storture e prevaricazioni. Viviamo tutti come schiavi part-time e gran parte del nostro tempo che non ci appartiene. • “Una Pompa nel Petto”: La Pompa nel Petto è il cuore, l’organo più abusato in poesia. Si parla dell’amore, dei suoi limiti e dei suoi dolori. La Bambina Senza Blues ne è una dei protagonisti, forse potrebbe comparire nel titolo, anche se temo la confusione con il romanzo “La Bambina dei Sogni”. • “Ombre Blues”: tutti quei sentimenti che non sono l’amore. La malinconia blues, l’amicizia… Sto ancora ragionando sul titolo. • “Ridendo Rimo” (titolo ancora tutto da pensare): dovrebbe riunire limerick e altri versi scherzosi o satirici. Sarà il volume meno “poetico” della serie.
Per il mio romanzo “La Bambina dei Sogni”, pubblicato nel 2012 con Lulu e IlMioLibro de La Repubblica e per “Il Terzultimo Pianeta” ho scelto la formula del copyleft:: un volume cartaceo da vendere a chi lo volesse, ma accompagnato da un e-book gratuito che sarà possibile scaricare senza spesa alcuna dal mio sito www.menzinger.too.it. Intendo fare lo stesso anche con questo volume, affinché chi voglia leggere senza spendere possa farlo.
Graziano Braschi, già redattore della rivista satirica “Ca Balà”, complici le moderne opportunità di auto-pubblicazione, ha finalmente dato alle stampe il volumetto “Arrivederci, mondo”, uscito a puntate nei lontani eppur vicini anni ’70 del defunto ultimo secolo del passato millennio. Si tratta di
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Graziano Braschi, già redattore della rivista satirica “Ca Balà”, complici le moderne opportunità di auto-pubblicazione, ha finalmente dato alle stampe il volumetto “Arrivederci, mondo”, uscito a puntate nei lontani eppur vicini anni ’70 del defunto ultimo secolo del passato millennio. Si tratta di un mordace libello che narra proprio di quegli anni di fanfaniana-leonesca memoria, all’apparenza diversi dai nostri tempi berlusconiani, ma in realtà non meno corrotti e malati, solo più ingenui e ignari. L’argomento è umoristico-satirico, il linguaggio è arguto e raffinato al punto da perdersi in giochi di parole, nell’uso di termini volutamente pomposi in alternanza con altri volgarmente popolareschi se non coprologici e altri dal sapore di neologismo. Basti leggere, per questo, l’incipit: La notte, il maresciallo Ciavantesta scende nient’affatto bel bello gli orti di Portici. Striscia, lavorando sodo di gomiti e di ginocchia, tra file di cavoli. Quei cavoli non sono normali. Formano
Graziano Braschi - Com’è che dice il poeta? C’è a chi ci piacciono i vruoccoli, i crauti. Ma perché, diosanto? A me danno l’acido in pancia e rutti nel gorgozzule – sagra arrancando. Le scoregge al cavolo sono le sue spiacevoli madeleines. Gli risvegliano angosce infantili: puzzo di povero, zaffate di lavori pericolosi, il grisou, i minatori, la diossina. - Ma insomma che è questa puzza!? Scivola come un lombrico in quella minigiungla. All’improvviso una frenata di gomiti. Davanti a lui un piccolo ostacolo cumuliforme. Rimane di princisbecco. Una merda fresca con pochi minuti di vita, massimo un quarto d’ora. Una neonata. Bestemmiando, cambia filare. Lì ce n’è un’altra ancora più fresca! All’improvviso intravede qualcosa davanti a sé. Una montagnola bianca! Un escremento alieno che si drizza davanti ai suoi occhi esterrefatti. Da qui si dipana, anzi, no da qui si aggroviglia una gran matassa di eventi, idee e situazioni, un gran bailamme, un guazzabuglio letterario che mescola umoristicamente considerazioni sull’inquinamento, l’omosessualità e la cattiva alimentazione, con colpi di Stato e gruppi di pattuglianti democratici che si scontrano tra loro dandosi reciprocamente del fascista, con personaggi emersi da spazi letterari più vari, come il Gatto e la Volpe collodiani e l’Alfonso Menegatti, garzone di macelleria, che kafkianamente si muta in insetto, ma viene accolto con gioia dai familiari (sarà vero quel che si dice a Napoli che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”). È, insomma, questa di cui si prende mestamente gioco Braschi, un’Italia di quarant’anni fa così malconcia e malata e così tristemente simile a quella in crisi di oggi, da farci domandare come diavolo si sia riusciti ad attraversarli davvero questi quarant’anni e come si faccia a non essere in un baratro ancor più profondo di quello in cui purtroppo siamo, con politici per i quali la sostanza della propria attività era nell’affermazione che qui compare in un bollettino della Democrazia Cristiana: “È soprattutto urgente strappare ai comunisti l’egemonia del ballo liscio!” La politica era spettacolo già prima che ci inventassimo il Presidente Telegenico. Sorprende ritrovare in queste pagine “antiche”, appena riemerse in questo millennio, un’attenzione verso la sofisticazione alimentare, verso le diete iper-proteiche, qui ironicamente criticate con immagini come quella del dottore che sostiene il crollo delle qualità morali della classe operaia in connessione con il maggior consumo di carne o dei due tizi che, penetrati nottetempo in un supermercato si sfidano alla “roulette alimentare”, aprendo a turno un barattolo dopo l’altro, fino a trovare quello avvelenato da qualche suo componente. Che dire poi della descrizione delle concerie di Pontedera, direi ben poco mutate, “antri bui e spettrali in cui si muovono e annaspano, tuffando gli stivali su uno strato di fanghiglia nera e pestilenziale, pochi uomini col volto contratto e gli occhi gonfi per il gas”! Insomma il soldato Italo attraversa, nel suo folle on-the-road da redivivo “buon soldato Švejk” di Hašekiana memoria, un’Italia surreale e grottesca ma allo stesso tristemente reale, come può esserlo una vignetta di Altan, uno di quelle piene di merda. Il volume è, invece, illustrato da Massimo Presciutti, disegnatore, anche lui, di “Ca Balà”.
A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo. Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaci
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LETTO IN EBOOK ____________________
A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo. Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaciuto meno è stato “La Mostra delle Atrocità” di James Graham Ballard. Diciamo che mi è piaciuto così poco, che, se fossi stato un altro, probabilmente avrei messo una croce sopra a questo autore e non ne avrei letto altro. Ballard però è uno dei “mostri” sacri della fantascienza e non potevo liquidarlo così. Ho dunque letto “Deserto d’Acqua”, anche noto come “Il Mondo Sommerso” (“The Drowned World”) (del 1962). Per fortuna, a differenza de “La Mostra delle Atrocità”, “Deserto d’Acqua” è un vero romanzo. Vera fantascienza. Inoltre è scritto piuttosto bene. Quando ci si aspetta poco da un libro, è il momento, almeno per me, di apprezzarlo di più. Sarà forse per questo che, per quasi metà del romanzo, sono stato quasi tentato di considerarlo una delle mie migliori letture degli ultimi mesi, poi, però, ho percepito una certa pesantezza narrativa, poca cosa, ma sufficiente a farmelo lasciare tra i buoni libri di fantascienza, ma non a farlo assurgere nell’Olimpo dei miei Cult personali. A rendermelo gradito c’è sicuramente l’ambientazione post-apocalittica che continua ad affascinarmi, anche se ormai se ne sono viste innumerevoli versioni. Qui siamo dalle parti del – successivo (1995) - film “Waterworld” di Kevin Reynolds, con Kevin Costner: la terra è stata sommersa dalle acque, in una sorta di nuovo Diluvio Universale, ma l’ambiente è, in realtà diverso: in “Waterworld” c’era solo l’Oceano. Qui ci sono soprattutto paludi. Ad arricchire la trama c’è un altro elemento che amo: il sogno. I sopravvissuti in questo mondo che si sta surriscaldando e tornando alle origini hanno degli incubi lovecraftiani con i quali regrediscono a tempi arcani in cui la vita emergeva dalle paludi. Quello che forse ho gradito meno è, invece, l’arrivo dei “pirati” che prosciugano la laguna, facendo riemergere una Londra ormai perduta negli abissi marini. Tutto sommato, avrei preferito seguire le vicende della coppia rimasta da sola dopo la partenza del laboratorio per cui lavoravano, ad affrontare i propri incubi, il clima ostile e la natura regredita. Sì, forse, la mia attenzione ha cominciato a calare a quel punto. Uno sviluppo verso la follia o verso l’abbrutimento dei protagonisti mi avrebbe intrigato maggiormente.
La storia di Peter Coniglio
Ricordo che mia nonna mi leggeva sempre le storie di Peter Coniglio e degl ialtri personaggi della Potter prima che imparassi a leggere. Ne aveva un'intera collezione in inglese, che traduceva per noi bambini.continue)
Storie assai simaptiche di cui ora essitono anche i DVD. Consigliatissimo per tutti i ... (
Ricordo che mia nonna mi leggeva sempre le storie di Peter Coniglio e degl ialtri personaggi della Potter prima che imparassi a leggere. Ne aveva un'intera collezione in inglese, che traduceva per noi bambini.
Storie assai simaptiche di cui ora essitono anche i DVD. Consigliatissimo per tutti i bambini in età prescolare. Questo è il racconto "principale".
L'anima
Quello che colpisce maggiormente nel leggere oggi un romanzo gotico ottocentesco è il senso di magia e mistero che ancora era legato alle apparizioni di vampiri, licantropi, fantasmi e altre creature ultraterrene.continue)
La grande inflazione odierna di queste figure le ha rese così consuete e domestiche, c ... (
Quello che colpisce maggiormente nel leggere oggi un romanzo gotico ottocentesco è il senso di magia e mistero che ancora era legato alle apparizioni di vampiri, licantropi, fantasmi e altre creature ultraterrene.
La grande inflazione odierna di queste figure le ha rese così consuete e domestiche, che ci stupiscono tutti i tentennamenti e le esitazioni di certi personaggi del XIX secolo nell’accettare la presenza di questi esseri.
Questa sensazione l’ho provata anche leggendo “L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori”, scritto da Enrico Annibale Butti e pubblicato una prima volta nel 1893, poi nel 1903 e 1928 e ora riscoperto dalle edizioni Keres, che hanno pubblicato nella versione curata da Gianandrea De Antonellis. Operazione volta a far riscoprire questo autore, un tempo celebre e ora quasi dimenticato.
In quell’epoca così razionale, il protagonista, un giovane studente fuori sede di medicina, si rifiuta di accettare l’evidenza dei propri sensi in nome della razionalità cui anche i suoi studi lo portano.
Eppure l’amore per una ragazza lo porterà in contatto con situazioni che mai si sarebbe atteso e che rifiuta di accettare. Eppure, quando la giovane lo allontanerà, restando, crede, sola con il fantasma che la tormenta, l’incredulo amante diverrà egli stesso vittima, fin quasi a impazzire e sentirsi senza scampo. Tutto questo avviene, come era consueto allora, assai più attraverso le riflessioni ed elucubrazioni del giovane Alberto, che non attraverso un succedersi di eventi, qui quanto mai parchi.
Fa sorridere, poi, ritrovare una scrittura tanto antica, con espressioni come “in preda a un simile sospetto, che esiccava tutte le buone fonti della mia anima” (pag.29), “quando cercavo d’intraprendere con lei una conversazione a bassa voce, come solevamo per il passato, ella ostentatamente rispondeva a voce alta e spesso anche fuor di proposito” (pag. 94), “le ispezioni delle cose memori a traverso le stanze della nostra antica dimora” (pag. 108), tanto per citare dei passi a caso.
Rossi di sangue sono dell'uomo l'alba e il tramonto
Ho voluto raccogliere in volumetti alcuni dei versi scritti negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013. Dopo averne pubblicate alcune nel 1989 nella silloge “Viaggio intorno allo Specchio”, pensavo che non ne avrei date alle stampe altre.continue)
La possibilità di auto-pub ... (
Ho voluto raccogliere in volumetti alcuni dei versi scritti negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013. Dopo averne pubblicate alcune nel 1989 nella silloge “Viaggio intorno allo Specchio”, pensavo che non ne avrei date alle stampe altre.
La possibilità di auto-pubblicarmi e di realizzare da solo degli e-book, senza disturbare editori (di certo impegnati in progetti più significativi!), mi ha convinto a darli alle stampe.
Ho deciso di dividere il più possibile i versi in base all’argomento, sebbene questo sia un criterio impreciso e molte “poesie” (non amo e non oso chiamare i miei lavori così!) avrebbero potuto collocarsi in raccolte diverse da quelle in cui le ho inserite.
“Il Terzultimo Pianeta” è stata la prima di queste antologie (pubblicata il 24 marzo 2013).
Questo volume (“Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”) riunisce dei versi accomunati più dalla forma (sono tutti haiku o, almeno, qualcosa di simile) che dall’argomento, anche se l’haiku non è solo una forma espressiva, ma ha precisi contenuti, dunque, forse, in questo libello troverete persino maggior unitarietà e uniformità che nelle altre antologie. Anche l’arco temporale è più ristretto, non avendo io mai scritto in questa forma prima del 2001 e avendone scritti ben pochi dopo il 2010.
L’idea è di pubblicare presto anche gli altri versi, riuniti in volumi che potrebbero essere i seguenti:
• “Il Terzultimo Pianeta” (già pubblicato): un pianeta morente, l’uomo come un virus, dalla Genesi all’Apocalisse, in versi ora rabbiosi ora ironici che parlano di vita, morte e illusione di Dio.
• “Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”: raccolta di componimenti brevi, in stile giapponese. Nell’immediatezza dell’attimo la profonda percezione della vita.
• “La Valle dei Poeti Pallidi”: la scrittura, i libri e chi li scrive. Il Poeta Pallido è una sorta di cavaliere solitario che spara gocce d’inchiostro.
• “Schiavi Part-Time”: il nostro tempo, con le sue storture e prevaricazioni. Viviamo tutti come schiavi part-time e gran parte del nostro tempo che non ci appartiene.
• “Una Pompa nel Petto”: La Pompa nel Petto è il cuore, l’organo più abusato in poesia. Si parla dell’amore, dei suoi limiti e dei suoi dolori. La Bambina Senza Blues ne è una dei protagonisti, forse potrebbe comparire nel titolo, anche se temo la confusione con il romanzo “La Bambina dei Sogni”.
• “Ombre Blues”: tutti quei sentimenti che non sono l’amore. La malinconia blues, l’amicizia… Sto ancora ragionando sul titolo.
• “Ridendo Rimo” (titolo ancora tutto da pensare): dovrebbe riunire limerick e altri versi scherzosi o satirici. Sarà il volume meno “poetico” della serie.
Per il mio romanzo “La Bambina dei Sogni”, pubblicato nel 2012 con Lulu e IlMioLibro de La Repubblica e per “Il Terzultimo Pianeta” ho scelto la formula del copyleft:: un volume cartaceo da vendere a chi lo volesse, ma accompagnato da un e-book gratuito che sarà possibile scaricare senza spesa alcuna dal mio sito www.menzinger.too.it.
Intendo fare lo stesso anche con questo volume, affinché chi voglia leggere senza spendere possa farlo.
Arrivederci, mondo
Graziano Braschi, già redattore della rivista satirica “Ca Balà”, complici le moderne opportunità di auto-pubblicazione, ha finalmente dato alle stampe il volumetto “Arrivederci, mondo”, uscito a puntate nei lontani eppur vicini anni ’70 del defunto ultimo secolo del passato millennio.continue)
Si tratta di ... (
Graziano Braschi, già redattore della rivista satirica “Ca Balà”, complici le moderne opportunità di auto-pubblicazione, ha finalmente dato alle stampe il volumetto “Arrivederci, mondo”, uscito a puntate nei lontani eppur vicini anni ’70 del defunto ultimo secolo del passato millennio.
Si tratta di un mordace libello che narra proprio di quegli anni di fanfaniana-leonesca memoria, all’apparenza diversi dai nostri tempi berlusconiani, ma in realtà non meno corrotti e malati, solo più ingenui e ignari.
L’argomento è umoristico-satirico, il linguaggio è arguto e raffinato al punto da perdersi in giochi di parole, nell’uso di termini volutamente pomposi in alternanza con altri volgarmente popolareschi se non coprologici e altri dal sapore di neologismo. Basti leggere, per questo, l’incipit:
La notte, il maresciallo Ciavantesta scende nient’affatto bel bello gli orti di Portici. Striscia,
lavorando sodo di gomiti e di ginocchia, tra file di cavoli. Quei cavoli non sono normali. Formano
Graziano Braschi
- Com’è che dice il poeta? C’è a chi ci piacciono i vruoccoli, i crauti. Ma perché, diosanto? A me danno l’acido in pancia e rutti nel gorgozzule – sagra arrancando.
Le scoregge al cavolo sono le sue spiacevoli madeleines. Gli risvegliano angosce infantili: puzzo di povero, zaffate di lavori pericolosi, il grisou, i minatori, la diossina.
- Ma insomma che è questa puzza!?
Scivola come un lombrico in quella minigiungla. All’improvviso una frenata di gomiti. Davanti a lui un piccolo ostacolo cumuliforme. Rimane di princisbecco. Una merda fresca con pochi minuti di vita, massimo un quarto d’ora. Una neonata. Bestemmiando, cambia filare. Lì ce n’è un’altra ancora più fresca! All’improvviso intravede qualcosa davanti a sé. Una montagnola bianca! Un escremento alieno che si drizza davanti ai suoi occhi esterrefatti.
Da qui si dipana, anzi, no da qui si aggroviglia una gran matassa di eventi, idee e situazioni, un gran bailamme, un guazzabuglio letterario che mescola umoristicamente considerazioni sull’inquinamento, l’omosessualità e la cattiva alimentazione, con colpi di Stato e gruppi di pattuglianti democratici che si scontrano tra loro dandosi reciprocamente del fascista, con personaggi emersi da spazi letterari più vari, come il Gatto e la Volpe collodiani e l’Alfonso Menegatti, garzone di macelleria, che kafkianamente si muta in insetto, ma viene accolto con gioia dai familiari (sarà vero quel che si dice a Napoli che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”).
È, insomma, questa di cui si prende mestamente gioco Braschi, un’Italia di quarant’anni fa così malconcia e malata e così tristemente simile a quella in crisi di oggi, da farci domandare come diavolo si sia riusciti ad attraversarli davvero questi quarant’anni e come si faccia a non essere in un baratro ancor più profondo di quello in cui purtroppo siamo, con politici per i quali la sostanza della propria attività era nell’affermazione che qui compare in un bollettino della Democrazia Cristiana: “È soprattutto urgente strappare ai comunisti l’egemonia del ballo liscio!” La politica era spettacolo già prima che ci inventassimo il Presidente Telegenico.
Sorprende ritrovare in queste pagine “antiche”, appena riemerse in questo millennio, un’attenzione verso la sofisticazione alimentare, verso le diete iper-proteiche, qui ironicamente criticate con immagini come quella del dottore che sostiene il crollo delle qualità morali della classe operaia in connessione con il maggior consumo di carne o dei due tizi che, penetrati nottetempo in un supermercato si sfidano alla “roulette alimentare”, aprendo a turno un barattolo dopo l’altro, fino a trovare quello avvelenato da qualche suo componente.
Che dire poi della descrizione delle concerie di Pontedera, direi ben poco mutate, “antri bui e spettrali in cui si muovono e annaspano, tuffando gli stivali su uno strato di fanghiglia nera e pestilenziale, pochi uomini col volto contratto e gli occhi gonfi per il gas”!
Insomma il soldato Italo attraversa, nel suo folle on-the-road da redivivo “buon soldato Švejk” di Hašekiana memoria, un’Italia surreale e grottesca ma allo stesso tristemente reale, come può esserlo una vignetta di Altan, uno di quelle piene di merda. Il volume è, invece, illustrato da Massimo Presciutti, disegnatore, anche lui, di “Ca Balà”.
Deserto d'acqua
LETTO IN EBOOK
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A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo.continue)
Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaci ... (
LETTO IN EBOOK
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A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo.
Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaciuto meno è stato “La Mostra delle Atrocità” di James Graham Ballard. Diciamo che mi è piaciuto così poco, che, se fossi stato un altro, probabilmente avrei messo una croce sopra a questo autore e non ne avrei letto altro. Ballard però è uno dei “mostri” sacri della fantascienza e non potevo liquidarlo così. Ho dunque letto “Deserto d’Acqua”, anche noto come “Il Mondo Sommerso” (“The Drowned World”) (del 1962). Per fortuna, a differenza de “La Mostra delle Atrocità”, “Deserto d’Acqua” è un vero romanzo. Vera fantascienza. Inoltre è scritto piuttosto bene. Quando ci si aspetta poco da un libro, è il momento, almeno per me, di apprezzarlo di più. Sarà forse per questo che, per quasi metà del romanzo, sono stato quasi tentato di considerarlo una delle mie migliori letture degli ultimi mesi, poi, però, ho percepito una certa pesantezza narrativa, poca cosa, ma sufficiente a farmelo lasciare tra i buoni libri di fantascienza, ma non a farlo assurgere nell’Olimpo dei miei Cult personali. A rendermelo gradito c’è sicuramente l’ambientazione post-apocalittica che continua ad affascinarmi, anche se ormai se ne sono viste innumerevoli versioni. Qui siamo dalle parti del – successivo (1995) - film “Waterworld” di Kevin Reynolds, con Kevin Costner: la terra è stata sommersa dalle acque, in una sorta di nuovo Diluvio Universale, ma l’ambiente è, in realtà diverso: in “Waterworld” c’era solo l’Oceano. Qui ci sono soprattutto paludi. Ad arricchire la trama c’è un altro elemento che amo: il sogno. I sopravvissuti in questo mondo che si sta surriscaldando e tornando alle origini hanno degli incubi lovecraftiani con i quali regrediscono a tempi arcani in cui la vita emergeva dalle paludi.
Quello che forse ho gradito meno è, invece, l’arrivo dei “pirati” che prosciugano la laguna, facendo riemergere una Londra ormai perduta negli abissi marini. Tutto sommato, avrei preferito seguire le vicende della coppia rimasta da sola dopo la partenza del laboratorio per cui lavoravano, ad affrontare i propri incubi, il clima ostile e la natura regredita. Sì, forse, la mia attenzione ha cominciato a calare a quel punto. Uno sviluppo verso la follia o verso l’abbrutimento dei protagonisti mi avrebbe intrigato maggiormente.