Di Annalisa Fracasso avevo già letto e commentato “Bucce d’acino” (http://menzinger.splinder.com/post/18404951/una-vita-piena-di-bucce-dacino) e “Cuor di Briossshhh” (http://menzinger.splinder.com/post/20186425/quattro-nuovi-autori-in-cerca-di-lettori). Ho letto ora anche “Il labirinto d’acqua”, edi
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Di Annalisa Fracasso avevo già letto e commentato “Bucce d’acino” (http://menzinger.splinder.com/post/18404951/una-vita-piena-di-bucce-dacino) e “Cuor di Briossshhh” (http://menzinger.splinder.com/post/20186425/quattro-nuovi-autori-in-cerca-di-lettori). Ho letto ora anche “Il labirinto d’acqua”, edito nel 2009 da Cinquemarzo. In prefazione si dice che è la rielaborazione di uno dei racconti di “Tre di me”, opera prima della Fracasso, che non ho letto e con cui non posso far paragoni per capire quanto il testo sia stato rimaneggiato. Devo dire che di quelli che ho letto questo mi è parso il romanzo più maturo e articolato. Anche qui non manca un certo pessimismo di fondo che porta verso finali non lieti alcune delle storie che qui si susseguono, ma la conclusione drammatica è forse il suggello ideale di un amore appassionato e straordinario. Interessante è l’idea (ma cosa mi ricorda?) della vita di una coppia di sfortunati amanti che si ripete a distanza di secoli in quella di altre due coppie. Complice dunque la magia di una collana e il gorgo misterioso e labirintico di una fontana, l’incanto dell’amore travolge letteralmente le coppie moderne, che ripetendo inconsciamente i gesti dei loro precursori, scivolano inesorabilmente verso il dramma. La bella villa che fa da sfondo alle vicende arricchisce la scena, dando spessore all’ambientazione. Sebbene alcuni quesiti rimangano aperti, credo volutamente (il sub è il marito di Alison? E come è finito nella fontana? È un caso o no che Dessié stia per urtare Kamila con la moto? Perché Luca scopre che Dessié è morto – o morirà -, se non è vero?), la storia, pur surreale, trova una sua logica e i personaggi prendono forma e rilievo, imprimendosi nella mente del lettore come solo delle storie un po’ speciali riescono a fare.
Carla Casazza ha riunito nel bel volume intitolato “Montecuccoli 1937-38 – Viaggio in Estremo Oriente” (Bacchilega Editore) i ricordi di suo nonno Aroldo Sabbadin, Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, un’ampia serie di belle foto d’epoca e
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Carla Casazza ha riunito nel bel volume intitolato “Montecuccoli 1937-38 – Viaggio in Estremo Oriente” (Bacchilega Editore) i ricordi di suo nonno Aroldo Sabbadin, Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, un’ampia serie di belle foto d’epoca e le ricostruzioni degli eventi legati al viaggio di questa nave della Marina Italiana, realizzando un bel libro di ampio formato e dalla copertina rigida, che rappresenta non solo un’interessante lettura, ma anche uno di quei testi da conservare nella parte “elegante” della libreria di casa. La descrizione del viaggio si accompagna a quella di alcuni luoghi visitati, in particolare Shangai e la Concessione Italiana in Cina Tientsin, alla descrizione della guerra tra Cina e Giappone, cui le potenze europee davano il proprio contributo (sin dalla Guerra dei Boxer), anticipando l’apertura di uno dei fronti delle Seconda Guerra Mondiale e a quella della nave stessa. Ho trovato particolarmente stimolante la parte sul conflitto, lettura che mi ha ricordato un mio progetto analogo, quello di descrivere la Guerra dei Boxer, attraverso gli occhi del mio bisnonno Guido Menzinger, che vi partecipò.
Incredibilmente in Italia c’è ancora qualcuno che non crede che la nostra classe politica ha ormai raggiunto livelli di corruzione (in senso lato) aldilà dell’accettabile per qualsiasi Paese civile. Queste persone farebbero bene a leggere il nuovo romanzo di Pietro Atzeni “Le verità di fango”. Legg
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Incredibilmente in Italia c’è ancora qualcuno che non crede che la nostra classe politica ha ormai raggiunto livelli di corruzione (in senso lato) aldilà dell’accettabile per qualsiasi Paese civile. Queste persone farebbero bene a leggere il nuovo romanzo di Pietro Atzeni “Le verità di fango”. Leggo su Wikipedia, a conferma di quanto già sapevo che “la locuzione anni di fango è a volte adoperata per designare il periodo di storia italiana che coincide con gli anni ottanta del secolo scorso. Si tratta di un'evidente imitazione della più diffusa espressione anni di piombo. In essa è contenuto un palese giudizio negativo su un decennio in cui la società italiana, malgrado il raggiunto benessere economico e l'inizio dello sviluppo tecnologico culminato negli anni novanta e duemila, soffre pesantemente a causa di una classe politica particolarmente corrotta, e talvolta collusa con organizzazioni malavitose come la mafia. Da segnalare, in questo periodo, la scoperte dell'esistenza della P2 (Propaganda Due), una loggia massonica con fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale dell'Italia. L'espressione deve il suo successo soprattutto al giornalista italiano Indro Montanelli, che intitolò L'Italia degli anni di fango il volume della sua Storia d'Italia dedicato agli anni 1978-1993, un periodo che inizia pressappoco con l'elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica e si conclude con la scoperta di Tangentopoli e l'avvio dell'inchiesta mani pulite. Il libro è il seguito de L'Italia degli anni di piombo (1965-1978), dedicato agli anni settanta. Entrambi i volumi sono stati scritti in collaborazione con il giornalista Mario Cervi. L'espressione è entrata nel linguaggio comune a designare un lungo periodo di tempo contrassegnato da eventi particolarmente negativi.” Il romanzo di Pietro Atzeni intitolandosi “Le verità di fango” sì riferisce chiaramente proprio alla corruzione della nostra classe politica, fenomeno purtroppo tutt’altro che limitato ai soli anni ’80 del secolo scorso. Il libro che ha scritto sebbene abbia il filo conduttore di una trama gialla, a volte assume i toni del saggio, per parlarci di quest’Italia, senza mai usare nomi veri o spesso omettendoli proprio. Per chi legge un po’ i giornali è però assai facile indovinare di quale politico si parli di volta in volta. Quello che ne esce è dunque un libro di denuncia, anche se non arriva mai ad accusare veramente qualcuno, tranne, a un certo punto il Fondo Monetario, con una tesi che mi pare discutibile, in base alla quale il Debito Pubblico sarebbe stato alimentato a tutto vantaggio di questo. È dunque un libro da leggere per riflettere sul nostro tempo, sorvolando magari su alcune scelte narrative (non amo ad esempio quando i personaggi vengono introdotti con una loro descrizione fisica, ma è una questione di gusti personali, immagino, e mi è parso superfluo lo stratagemma delle 99 tavolette d’argilla rossa da tradurre per giustificare la storia) e accogliendo le digressioni economico-politiche non come digressioni ma come vera sostanza del volume.
Ho appena finito di leggere un libro scritto da Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder come Annalisaeffe) ed edito da Cinquemarzo. Si chiama “Bucce d’acino”. Sottotitolo: “L’amore declinato”. La copertina, con una vecchia foto, fa subito pensare a storie d’altri tempi ed è così. La prima data che
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Ho appena finito di leggere un libro scritto da Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder come Annalisaeffe) ed edito da Cinquemarzo. Si chiama “Bucce d’acino”. Sottotitolo: “L’amore declinato”. La copertina, con una vecchia foto, fa subito pensare a storie d’altri tempi ed è così. La prima data che compare nel libro è, infatti, il 1921, l’ultima il 1966 (anche se la storia va un po’ oltre questo confine temporale). È una storia intensa e commovente. Da leggere con un fazzoletto a portata di mano. Narra le vicende di una donna, Nina, e della sua famiglia. Più che “vicende” si potrebbe quasi dire che narra le loro disgrazie. Continuamente appaiono immagini, piccoli avvertimenti, come quella del postino, che ci fanno sussultare al pensiero di una nuova disgrazia in arrivo, che quasi sempre, una volta annunciata, colpisce questa donna forte ma enormemente provata. Non ho contato le disgrazie che si succedono nell’arco della sua vita, ma credo che possano competere con i diciassette decessi che ho inserito nel mio romanzo “Ansia assassina” (credendo di aver fatto quasi un record). Vediamo così Nina subire inesorabilmente il proprio destino, non privo di momenti felici e di amore, ma con ogni fatto positivo, frustrato dalla sua fine o comunque da qualche nuovo evento avverso. Anche il grande amore di Nina sarà qualcosa che l’accompagnerà per tutta la vita, ma mai riuscirà a dargli sostanza, ad essere veramente ricambiata.
Questo romanzo è il secondo libro edito da Annalisa Fracasso, dopo la raccolta di racconti “Tre di me” ed alcune esperienze di scrittura per il teatro. L’autrice si dimostra già con questo primo romanzo molto matura e stilisticamente ben formata e ci regala un libro che si legge assai piacevolmente e tutto d’un fiato, che, anzi, alla fine ci lascia un piccolo vuoto: la nostalgia per questi suoi personaggi che stavamo imparando ad amare, ma che dopo 202 pagine ci lasciano per sempre. Personaggi che si fanno amare forse proprio perché tra le pagine si sente l’amore dell’autrice verso di loro, che forse sono in parte incarnazione di qualche memoria familiare, quasi uno specchio di memorie e sensazioni perdute. Ancora una volta debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla scoperta di una nuova autrice, cui auguro di poter trovare presto molti altri lettori.
Il labirinto d'acqua
Di Annalisa Fracasso avevo già letto e commentato “Bucce d’acino” (http://menzinger.splinder.com/post/18404951/una-vita-piena-di-bucce-dacino) e “Cuor di Briossshhh” (http://menzinger.splinder.com/post/20186425/quattro-nuovi-autori-in-cerca-di-lettori).continue)
Ho letto ora anche “Il labirinto d’acqua”, edi ... (
Di Annalisa Fracasso avevo già letto e commentato “Bucce d’acino” (http://menzinger.splinder.com/post/18404951/una-vita-piena-di-bucce-dacino) e “Cuor di Briossshhh” (http://menzinger.splinder.com/post/20186425/quattro-nuovi-autori-in-cerca-di-lettori).
Ho letto ora anche “Il labirinto d’acqua”, edito nel 2009 da Cinquemarzo. In prefazione si dice che è la rielaborazione di uno dei racconti di “Tre di me”, opera prima della Fracasso, che non ho letto e con cui non posso far paragoni per capire quanto il testo sia stato rimaneggiato.
Devo dire che di quelli che ho letto questo mi è parso il romanzo più maturo e articolato.
Anche qui non manca un certo pessimismo di fondo che porta verso finali non lieti alcune delle storie che qui si susseguono, ma la conclusione drammatica è forse il suggello ideale di un amore appassionato e straordinario.
Interessante è l’idea (ma cosa mi ricorda?) della vita di una coppia di sfortunati amanti che si ripete a distanza di secoli in quella di altre due coppie.
Complice dunque la magia di una collana e il gorgo misterioso e labirintico di una fontana, l’incanto dell’amore travolge letteralmente le coppie moderne, che ripetendo inconsciamente i gesti dei loro precursori, scivolano inesorabilmente verso il dramma.
La bella villa che fa da sfondo alle vicende arricchisce la scena, dando spessore all’ambientazione.
Sebbene alcuni quesiti rimangano aperti, credo volutamente (il sub è il marito di Alison? E come è finito nella fontana? È un caso o no che Dessié stia per urtare Kamila con la moto? Perché Luca scopre che Dessié è morto – o morirà -, se non è vero?), la storia, pur surreale, trova una sua logica e i personaggi prendono forma e rilievo, imprimendosi nella mente del lettore come solo delle storie un po’ speciali riescono a fare.
Montecuccoli 1937-38.
Carla Casazza ha riunito nel bel volume intitolato “Montecuccoli 1937-38 – Viaggio in Estremo Oriente” (Bacchilega Editore) i ricordi di suo nonno Aroldo Sabbadin, Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, un’ampia serie di belle foto d’epoca e ... (continue)
Carla Casazza ha riunito nel bel volume intitolato “Montecuccoli 1937-38 – Viaggio in Estremo Oriente” (Bacchilega Editore) i ricordi di suo nonno Aroldo Sabbadin, Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, un’ampia serie di belle foto d’epoca e le ricostruzioni degli eventi legati al viaggio di questa nave della Marina Italiana, realizzando un bel libro di ampio formato e dalla copertina rigida, che rappresenta non solo un’interessante lettura, ma anche uno di quei testi da conservare nella parte “elegante” della libreria di casa.
La descrizione del viaggio si accompagna a quella di alcuni luoghi visitati, in particolare Shangai e la Concessione Italiana in Cina Tientsin, alla descrizione della guerra tra Cina e Giappone, cui le potenze europee davano il proprio contributo (sin dalla Guerra dei Boxer), anticipando l’apertura di uno dei fronti delle Seconda Guerra Mondiale e a quella della nave stessa.
Ho trovato particolarmente stimolante la parte sul conflitto, lettura che mi ha ricordato un mio progetto analogo, quello di descrivere la Guerra dei Boxer, attraverso gli occhi del mio bisnonno Guido Menzinger, che vi partecipò.
Le verità di fango. Enigma rosso
Incredibilmente in Italia c’è ancora qualcuno che non crede che la nostra classe politica ha ormai raggiunto livelli di corruzione (in senso lato) aldilà dell’accettabile per qualsiasi Paese civile. Queste persone farebbero bene a leggere il nuovo romanzo di Pietro Atzeni “Le verità di fango”.continue)
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Incredibilmente in Italia c’è ancora qualcuno che non crede che la nostra classe politica ha ormai raggiunto livelli di corruzione (in senso lato) aldilà dell’accettabile per qualsiasi Paese civile. Queste persone farebbero bene a leggere il nuovo romanzo di Pietro Atzeni “Le verità di fango”.
Leggo su Wikipedia, a conferma di quanto già sapevo che “la locuzione anni di fango è a volte adoperata per designare il periodo di storia italiana che coincide con gli anni ottanta del secolo scorso.
Si tratta di un'evidente imitazione della più diffusa espressione anni di piombo. In essa è contenuto un palese giudizio negativo su un decennio in cui la società italiana, malgrado il raggiunto benessere economico e l'inizio dello sviluppo tecnologico culminato negli anni novanta e duemila, soffre pesantemente a causa di una classe politica particolarmente corrotta, e talvolta collusa con organizzazioni malavitose come la mafia. Da segnalare, in questo periodo, la scoperte dell'esistenza della P2 (Propaganda Due), una loggia massonica con fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale dell'Italia.
L'espressione deve il suo successo soprattutto al giornalista italiano Indro Montanelli, che intitolò L'Italia degli anni di fango il volume della sua Storia d'Italia dedicato agli anni 1978-1993, un periodo che inizia pressappoco con l'elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica e si conclude con la scoperta di Tangentopoli e l'avvio dell'inchiesta mani pulite. Il libro è il seguito de L'Italia degli anni di piombo (1965-1978), dedicato agli anni settanta. Entrambi i volumi sono stati scritti in collaborazione con il giornalista Mario Cervi.
L'espressione è entrata nel linguaggio comune a designare un lungo periodo di tempo contrassegnato da eventi particolarmente negativi.”
Il romanzo di Pietro Atzeni intitolandosi “Le verità di fango” sì riferisce chiaramente proprio alla corruzione della nostra classe politica, fenomeno purtroppo tutt’altro che limitato ai soli anni ’80 del secolo scorso.
Il libro che ha scritto sebbene abbia il filo conduttore di una trama gialla, a volte assume i toni del saggio, per parlarci di quest’Italia, senza mai usare nomi veri o spesso omettendoli proprio. Per chi legge un po’ i giornali è però assai facile indovinare di quale politico si parli di volta in volta.
Quello che ne esce è dunque un libro di denuncia, anche se non arriva mai ad accusare veramente qualcuno, tranne, a un certo punto il Fondo Monetario, con una tesi che mi pare discutibile, in base alla quale il Debito Pubblico sarebbe stato alimentato a tutto vantaggio di questo.
È dunque un libro da leggere per riflettere sul nostro tempo, sorvolando magari su alcune scelte narrative (non amo ad esempio quando i personaggi vengono introdotti con una loro descrizione fisica, ma è una questione di gusti personali, immagino, e mi è parso superfluo lo stratagemma delle 99 tavolette d’argilla rossa da tradurre per giustificare la storia) e accogliendo le digressioni economico-politiche non come digressioni ma come vera sostanza del volume.
Bucce d'acino
Ho appena finito di leggere un libro scritto da Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder come Annalisaeffe) ed edito da Cinquemarzo. Si chiama “Bucce d’acino”. Sottotitolo: “L’amore declinato”. La copertina, con una vecchia foto, fa subito pensare a storie d’altri tempi ed è così. La prima data che ... (continue)
Ho appena finito di leggere un libro scritto da Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder come Annalisaeffe) ed edito da Cinquemarzo. Si chiama “Bucce d’acino”. Sottotitolo: “L’amore declinato”. La copertina, con una vecchia foto, fa subito pensare a storie d’altri tempi ed è così. La prima data che compare nel libro è, infatti, il 1921, l’ultima il 1966 (anche se la storia va un po’ oltre questo confine temporale).
È una storia intensa e commovente. Da leggere con un fazzoletto a portata di mano. Narra le vicende di una donna, Nina, e della sua famiglia. Più che “vicende” si potrebbe quasi dire che narra le loro disgrazie. Continuamente appaiono immagini, piccoli avvertimenti, come quella del postino, che ci fanno sussultare al pensiero di una nuova disgrazia in arrivo, che quasi sempre, una volta annunciata, colpisce questa donna forte ma enormemente provata. Non ho contato le disgrazie che si succedono nell’arco della sua vita, ma credo che possano competere con i diciassette decessi che ho inserito nel mio romanzo “Ansia assassina” (credendo di aver fatto quasi un record).
Vediamo così Nina subire inesorabilmente il proprio destino, non privo di momenti felici e di amore, ma con ogni fatto positivo, frustrato dalla sua fine o comunque da qualche nuovo evento avverso. Anche il grande amore di Nina sarà qualcosa che l’accompagnerà per tutta la vita, ma mai riuscirà a dargli sostanza, ad essere veramente ricambiata.
Questo romanzo è il secondo libro edito da Annalisa Fracasso, dopo la raccolta di racconti “Tre di me” ed alcune esperienze di scrittura per il teatro. L’autrice si dimostra già con questo primo romanzo molto matura e stilisticamente ben formata e ci regala un libro che si legge assai piacevolmente e tutto d’un fiato, che, anzi, alla fine ci lascia un piccolo vuoto: la nostalgia per questi suoi personaggi che stavamo imparando ad amare, ma che dopo 202 pagine ci lasciano per sempre. Personaggi che si fanno amare forse proprio perché tra le pagine si sente l’amore dell’autrice verso di loro, che forse sono in parte incarnazione di qualche memoria familiare, quasi uno specchio di memorie e sensazioni perdute.
Ancora una volta debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla scoperta di una nuova autrice, cui auguro di poter trovare presto molti altri lettori.
Crisoforo Colombo cittadino del mondo
Mi è stato utile nella stesura del romanzo soprattutto per visulizzare la storia, essendo questo libricino piuttosto ricco di immagini.