Appassionante, originale, ben scritto: noir e intellettuale al punto giusto, un'ambientazione storico-politica convincente, qualche digressione sui grandi sentimenti (l'amore, l'amicizia, la comunanza), anche qualche sorpresa finale. Insomma, da leggere: è uno di quei gioiellini che ti rende conten
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Appassionante, originale, ben scritto: noir e intellettuale al punto giusto, un'ambientazione storico-politica convincente, qualche digressione sui grandi sentimenti (l'amore, l'amicizia, la comunanza), anche qualche sorpresa finale. Insomma, da leggere: è uno di quei gioiellini che ti rende contenti di averli scoperti (chi sa perchè a me capita quasi sempre coi Sellerio...) e che speri di condividere con gli amici di penna
Non so perché, sarà la mia Camilleri-dipendenza, sarà che qui il Maestro riassume una storia altrui e spesso cede al vezzo di parlarsi addosso, sarà che - per mia colpevole ignoranza - non conosco Gogol, ma questo libro non mi ha lasciato quasi nulla. Un bell'esercizio di stile (il riassunto di un
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Non so perché, sarà la mia Camilleri-dipendenza, sarà che qui il Maestro riassume una storia altrui e spesso cede al vezzo di parlarsi addosso, sarà che - per mia colpevole ignoranza - non conosco Gogol, ma questo libro non mi ha lasciato quasi nulla. Un bell'esercizio di stile (il riassunto di un racconto scritto da uno scrittore di professione: non a caso, siamo in una collana curata dalla scuola Holden di Baricco), delle bellissime illustrazioni, dei bei caratteri grandi che facilitano la lettura, una bella edizione. Ma poi basta, peccato: eppure Camilleri altre volte si è rivelato un grande affabulatore, oltre che un grande scrittore. Qui no
49 brevi storie, alcune molto incisive, alcune - per me - inedite (e altre ne mancano, che io avrei aggiunto, ma chiunque pubblichi un'antologia, di brani o di personaggi, applica criteri personali e ha il diritto di proporre le proprie scelte). Certo, specialmente nelle schede scritte dalla Ravera
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49 brevi storie, alcune molto incisive, alcune - per me - inedite (e altre ne mancano, che io avrei aggiunto, ma chiunque pubblichi un'antologia, di brani o di personaggi, applica criteri personali e ha il diritto di proporre le proprie scelte). Certo, specialmente nelle schede scritte dalla Ravera, è evidente anche un intento "politico", specie quando si riferisce agli esempi del passato per criticare il presente, o lamentare che quel passato non è ancora stato risolto, o elaborato. Ma non sono sicuro che sia un difetto, anzi. Lo stile di Alajmo è più letterario, e non è una novità che egli dia ottime prove sulla breve distanza, né che sappia scegliere i propri obiettivi con maggiore originalità (vedi i "Repertori" dei pazzi palermitani per conferma).
Un'idea originale, l'inizio brillante - ricco di umorismo sottile, con sprazzi esilaranti - illude. Poi, verso la metà, forse l'autore si è stancato, o forse si era piaciuto troppo nella prima parte, e comincia a incartarsi, in riflessioni meno profonde e battute spesso banali. Insomma, un'incompi
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Un'idea originale, l'inizio brillante - ricco di umorismo sottile, con sprazzi esilaranti - illude. Poi, verso la metà, forse l'autore si è stancato, o forse si era piaciuto troppo nella prima parte, e comincia a incartarsi, in riflessioni meno profonde e battute spesso banali. Insomma, un'incompiuta, e verso la fine anche la leggerezza dello stile viene meno, e alcune pagine si fanno addirittura noiose. Peccato, rimane il rimpianto per un'ottima intuizione sprecata: altri (penso a un Woody Allen giovane) l'avrebbero sviluppata meglio
Una nuova traduzione dalla serie di gialli anni'70 con Martin Beck (questo è il nono sui dieci che furono pubblicati), e ancora un ottimo esempio del genere. La critica della società svedese da parte degli autori è sempre più aspra, l'atmosfera sociale della Stoccolma del tempo si fa più cupa, e il
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Una nuova traduzione dalla serie di gialli anni'70 con Martin Beck (questo è il nono sui dieci che furono pubblicati), e ancora un ottimo esempio del genere. La critica della società svedese da parte degli autori è sempre più aspra, l'atmosfera sociale della Stoccolma del tempo si fa più cupa, e il commissario Beck - anch'egli nel pieno della propria crisi personale - deve riannodare i fili di un'indagine minore, condotta male da colleghi distratti, ma che in realtà nasconde intrighi più complessi. Come spesso accade nei libri della coppia Sjöwall/Wahlöö, l'intreccio è quello del giallo classico, in cui chi legge partecipa alla scoperta degli indizi e alla loro correlazione in successione per giungere alla soluzione: stavolta, l'abilità del commissario Beck risalta ancor più, grazie al confronto con l'inettitudine dei suoi colleghi e superiori, derisi non solo dagli autori, ma addirittura dagli stessi criminali protagonisti della vicenda.
Viale del Policlinico
Appassionante, originale, ben scritto: noir e intellettuale al punto giusto, un'ambientazione storico-politica convincente, qualche digressione sui grandi sentimenti (l'amore, l'amicizia, la comunanza), anche qualche sorpresa finale.continue)
Insomma, da leggere: è uno di quei gioiellini che ti rende conten ... (
Appassionante, originale, ben scritto: noir e intellettuale al punto giusto, un'ambientazione storico-politica convincente, qualche digressione sui grandi sentimenti (l'amore, l'amicizia, la comunanza), anche qualche sorpresa finale.
Insomma, da leggere: è uno di quei gioiellini che ti rende contenti di averli scoperti (chi sa perchè a me capita quasi sempre coi Sellerio...) e che speri di condividere con gli amici di penna
La storia de Il Naso
Non so perché, sarà la mia Camilleri-dipendenza, sarà che qui il Maestro riassume una storia altrui e spesso cede al vezzo di parlarsi addosso, sarà che - per mia colpevole ignoranza - non conosco Gogol, ma questo libro non mi ha lasciato quasi nulla.continue)
Un bell'esercizio di stile (il riassunto di un ... (
Non so perché, sarà la mia Camilleri-dipendenza, sarà che qui il Maestro riassume una storia altrui e spesso cede al vezzo di parlarsi addosso, sarà che - per mia colpevole ignoranza - non conosco Gogol, ma questo libro non mi ha lasciato quasi nulla.
Un bell'esercizio di stile (il riassunto di un racconto scritto da uno scrittore di professione: non a caso, siamo in una collana curata dalla scuola Holden di Baricco), delle bellissime illustrazioni, dei bei caratteri grandi che facilitano la lettura, una bella edizione.
Ma poi basta, peccato: eppure Camilleri altre volte si è rivelato un grande affabulatore, oltre che un grande scrittore. Qui no
Guida a 49 martiri della storia d'Italia
49 brevi storie, alcune molto incisive, alcune - per me - inedite (e altre ne mancano, che io avrei aggiunto, ma chiunque pubblichi un'antologia, di brani o di personaggi, applica criteri personali e ha il diritto di proporre le proprie scelte).continue)
Certo, specialmente nelle schede scritte dalla Ravera ... (
49 brevi storie, alcune molto incisive, alcune - per me - inedite (e altre ne mancano, che io avrei aggiunto, ma chiunque pubblichi un'antologia, di brani o di personaggi, applica criteri personali e ha il diritto di proporre le proprie scelte).
Certo, specialmente nelle schede scritte dalla Ravera, è evidente anche un intento "politico", specie quando si riferisce agli esempi del passato per criticare il presente, o lamentare che quel passato non è ancora stato risolto, o elaborato. Ma non sono sicuro che sia un difetto, anzi.
Lo stile di Alajmo è più letterario, e non è una novità che egli dia ottime prove sulla breve distanza, né che sappia scegliere i propri obiettivi con maggiore originalità (vedi i "Repertori" dei pazzi palermitani per conferma).
Il curriculum di Dio
Un'idea originale, l'inizio brillante - ricco di umorismo sottile, con sprazzi esilaranti - illude.continue)
Poi, verso la metà, forse l'autore si è stancato, o forse si era piaciuto troppo nella prima parte, e comincia a incartarsi, in riflessioni meno profonde e battute spesso banali.
Insomma, un'incompi ... (
Un'idea originale, l'inizio brillante - ricco di umorismo sottile, con sprazzi esilaranti - illude.
Poi, verso la metà, forse l'autore si è stancato, o forse si era piaciuto troppo nella prima parte, e comincia a incartarsi, in riflessioni meno profonde e battute spesso banali.
Insomma, un'incompiuta, e verso la fine anche la leggerezza dello stile viene meno, e alcune pagine si fanno addirittura noiose.
Peccato, rimane il rimpianto per un'ottima intuizione sprecata: altri (penso a un Woody Allen giovane) l'avrebbero sviluppata meglio
La camera chiusa
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Una nuova traduzione dalla serie di gialli anni'70 con Martin Beck (questo è il nono sui dieci che furono pubblicati), e ancora un ottimo esempio del genere.continue)
La critica della società svedese da parte degli autori è sempre più aspra, l'atmosfera sociale della Stoccolma del tempo si fa più cupa, e il ... (
Una nuova traduzione dalla serie di gialli anni'70 con Martin Beck (questo è il nono sui dieci che furono pubblicati), e ancora un ottimo esempio del genere.
La critica della società svedese da parte degli autori è sempre più aspra, l'atmosfera sociale della Stoccolma del tempo si fa più cupa, e il commissario Beck - anch'egli nel pieno della propria crisi personale - deve riannodare i fili di un'indagine minore, condotta male da colleghi distratti, ma che in realtà nasconde intrighi più complessi.
Come spesso accade nei libri della coppia Sjöwall/Wahlöö, l'intreccio è quello del giallo classico, in cui chi legge partecipa alla scoperta degli indizi e alla loro correlazione in successione per giungere alla soluzione: stavolta, l'abilità del commissario Beck risalta ancor più, grazie al confronto con l'inettitudine dei suoi colleghi e superiori, derisi non solo dagli autori, ma addirittura dagli stessi criminali protagonisti della vicenda.