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    Quasi sconvolgente!

    Dopo aver finito di leggere questo piccolo romanzo, mi è rimasto un senso di tristezza e mi è scesa anche qualche lacrimuccia...

    è una storia fondamentalmente triste anche se Fitzgerald, a mio avviso, la racconta in maniera strabiliante poiché riesce a non impietosire, a non annoiare ma anzi a ... (continue)

    Dopo aver finito di leggere questo piccolo romanzo, mi è rimasto un senso di tristezza e mi è scesa anche qualche lacrimuccia...

    è una storia fondamentalmente triste anche se Fitzgerald, a mio avviso, la racconta in maniera strabiliante poiché riesce a non impietosire, a non annoiare ma anzi a narrarla in maniera divertente, irriverente e talvolta quasi grottesca.
    è la storia di Benjamin Button che anziché invecchiare col passare del tempo, come tutti noi, man mano che cresce, diventa più giovane.

    Si troverà sin dai primi momenti della sua vita in difficoltà poiché quando nasce ha più di 70 anni e suo padre, Roger Button, non lo accetta; si troverà in sintonia con il nonno, invece, con il quale passerà molto tempo a fumare e discutere dei fatti più importanti del giorno.
    L'età con la quale si sentirà più a suo agio, sarà quella dei 50 anni grazie alla quale conoscerà l'amore e tutte le sensazioni e gli sconvolgimenti che non aveva mai provato prima.
    Ma le difficoltà di Benjamin continuano poiché, crescendo (e quindi, nel suo caso, ringiovanendo) è sempre in disaccordo con gli altri della sua età: inizia a sentirsti troppo piccolo, troppo basso, non riesce ad apprendere come gli altri bambini della scuola elementare poiché sembra che siano ad un livello superiore. Per lui, tutto è complicato e alla fine, Benjamin, dovrà fare affidamento sulla tata Nana: solo lei lo cura amorevolmente come una madre mancata, solo lei lo nutre, lo fa giocare, lo fa saltare sul letto, lo veste e lui grazie a Nana si sente protetto.
    L'ultimo capitolo, l'undicesimo, è sicuramente il più toccante ed è quello che mi ha fatto piangere.

    Sicuramente è un racconto che merita di essere letto, non solo per la storia di Benjamin - curiosa, originale, a tratti divertente - ma per riflettere sulla diversità (cosa che ai giorni nostri viene, molto spesso, criticata e guardata con occhi poco comprensivi) e sul senso della vita.
    Che cosa succederebbe se nascessimo vecchi e morissimo giovani? Sarebbe meglio o sarebbe peggio? Mi vengono in mente queste parole dette da Woody Allen sulla vita:

    La vita? Dovrebbe essere vissuta al contrario.
    Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tàcchete, il trauma è bello che superato.
    Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
    Poi ti dimettono perché stai bene, e la prima cosa che fai è andare alla posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
    Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
    Quindi vai di festa in festa, bevi, giochi, fai sesso, e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità. Finchè non sei bebè.
    Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi nuotando tranquillo e sereno, in un luogo riscaldato, con servizio di camera e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
    E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.
    WOODY ALLEN

    Un piccolo capolavoro in cui anche Fitzgerald si interroga sulla vita e crea una storia, quella di Benjamin, proprio per farci capire a fondo la diversità delle varie fasi della vita (in questo caso capovolte e quindi con un ordine di lettura diverso) e il modo di pensare e di agire che ognuno di noi ha nei diversi momenti dell'esistenza poiché noi stessi cambiamo con il tempo, proprio come cambia Benjamin.

    Per ridere, per riflettere, per piangere.

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    Posted on May 11, 2009 | 1 feedback

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