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Poesie d'amore di paura di collera -
Bellissime le sue poesie d'amore. Concordo con Rilke: raramente i poeti le sanno scrivere. Eric Fried ci riesce bene: un bell'amante e un successivo nonno delizioso.
Quelle di paura e di collera molto meno... poveretto, su quella stessa strada era già passato Bertold Brecht... -
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Dec 29, 2009 |
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Un libro interessante che raccoglie tutta la - non cospicua - produzione poetica di Atzeni.continue)
Ma l'autore non è un poeta. I versi godono abbondantemente della sua indiscutibile sensibilità, ma arrancano dietro modelli brechtiani a mio parere semplificati e poco consapevoli.
E sono riferimenti che in A ... (
Un libro interessante che raccoglie tutta la - non cospicua - produzione poetica di Atzeni.
Ma l'autore non è un poeta. I versi godono abbondantemente della sua indiscutibile sensibilità, ma arrancano dietro modelli brechtiani a mio parere semplificati e poco consapevoli.
E sono riferimenti che in Atzeni vengono assunti di seconda mano, dopo aver evidentemente attraversato la lettura poetica di Masala il Vecchio, Francesco, con cui condivide motivazioni e scenario, ma senza la stessa stabilità del canto. Qui non si riesce mai ad oltrepassare l'incerta debolezza di un'eco che sta scemando perché già colto nel suo secondo rimbalzo.
Se si potesse coniare una - certo banale, ma espressiva - definizione, si direbbe che la poesia di Sergio Atzeni si colloca nel Neo-realismo Magico di un tardivo secondo dopoguerra italiano.
Ma, a salvare il tutto, vengono in soccorso alcuni grandi pregi che si riconoscono forti e profondi nella bella produzione narrativa dello stesso autore: capacità immaginifica, onestà intellettuale, genialità, umiltà.
Questo non basta ad attribuire spessore al canto, ma basta a saldare ogni eventuale debito pregresso della sua personalità di scrittore.
In sintesi: Atzeni poeta non ci soddisfa, ma glielo perdoniamo volentieri grazie agli indiscutibili meriti che, da grande capostipite, ha accantonato nella sua prosa. Ma, detto con amore, la poesia non è il suo gioco.
Un discorso a parte merita invece l'impianto filologico che, da solo, rende prezioso questo libro. Giancarlo Porcu, il curatore, è una certezza. Ogni lavoro che esce dalle sue mani è profondo, serio, esaustivo, intelligente. Se Porcu si occupa di una scrittura, da quel momento esiste un punto preciso ed imprescindibile. Tutte le analisi che verranno dopo dovranno necessariamente tenerne conto. Ecco: anche in questo caso il suo lavoro è talmente accurato da aggiungere valore al libro e farci oltrepassare persino l'autore.