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- Io vi maledico (263)
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By Concita De Gregorio -
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- L'estate alla fine del secolo (371)
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- Le affinità alchemiche (374)
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Io vi maledico
* è la perdita del lavoro l’origine del vortice di frustrazione, disillusione e paura che ci ha condotti qui.
* Non c’è altro da fare, oggi, che non sia dare voce a chi non ha voce.
* «nessuno ci ascolta».
* Nessuno che abbia scritto la storia si è messo in fila col numero aspettando il suo tu ... (continue)
* è la perdita del lavoro l’origine del vortice di frustrazione, disillusione e paura che ci ha condotti qui.
* Non c’è altro da fare, oggi, che non sia dare voce a chi non ha voce.
* «nessuno ci ascolta».
* Nessuno che abbia scritto la storia si è messo in fila col numero aspettando il suo turno e pazienza se non arrivava mai.
* Però la rabbia attorno, questa rabbia in cui siamo immersi, sembra ovatta. È una rabbia debole, capace a volte di distruggere, mai di costruire. È rabbia di protesta e di lamento, rabbia gracile.
* È da allora che dovremmo aver imparato che piuttosto che ridere dei copricapo con le corna è in generale meglio provare a capire cosa succede sotto i cappelli.
* Il web può essere usato come un manganello, ciascuno lo sa. Ci può essere un uso dispotico del mezzo per eccellenza democratico. La rabbia, sul web, monta come schiuma. È una rabbia debole, è vero. Ma al momento del voto può tradursi in consenso e determinare le sorti di un Paese.
* Marco Cavallo, il cavallo azzurro dei matti di Franco Basaglia che trasforma la rabbia in speranza e allegria, è entrato al Valle un giorno e non è mai piú uscito. Non ha grande popolarità nei media italiani, ma va in trasferta nel mondo.
* Remo Bodei in Ira. «Il populismo si nutre della rabbia in folle, la rabbia che gira a vuoto».
* La prima generazione di emigranti strappa, la seconda dimentica. La terza, la mia, deve ricostruire la memoria.
*Ma è un bisogno? È giusto assecondare ogni frazione di capriccio? È utile alla crescita, allo sviluppo, all’armonia di una personalità equilibrata? [...] Il pericolo del «si stava meglio quando si stava peggio» è in agguato, lo so. Ma davvero non è questo il punto: è che nell’arco di pochi anni qualcosa di definitivo è successo e sarebbe meglio capire cosa. Io me lo ricordo quando i nonni ci dicevano che non si doveva parlare se non interrogati, che non si dovevano contraddire le persone adulte («anche se uno sbaglia tu non lo devi correggere in pubblico», mi raccomandava mia nonna. Non devi mettere nessuno in imbarazzo). Mi ricordo di quando ai bambini si chiedeva
* Meredith Haaf,
Meredith parla della generazione nata fra gli anni Ottanta e il Duemila. «Post-ottimista», dice. Fragile, rassegnata, indifesa. Malata di una rabbia debole, la rabbia schiumosa e inutile di Facebook. Incapace di partecipare alla vita pubblica perché convinta di farlo dal computer di casa, e soprattutto ossessionata dal proprio profilo. Istruita fin dall’asilo a comunicare correttamente le proprie caratteristiche, premiata per l’originalità delle opinioni assai piú di rado per l’incidenza delle azioni, dissuasa dal conflitto, educata alla mediazione, istruita al pragmatismo che è il contrario dell’utopia, dunque nemica delle passioni tra le quali si annoverano lo sdegno e l’ira, cresciuta con le tariffe «io e te» nell’amore su schermo a distanza, estranea alla rabbia giusta, quella che dalla notte dei tempi sana l’ingiusto, o prova a farlo. Convinta di esserci quando si limita ad approvare, o a rimuovere: «nascondi», dice il tasto con cui disapprovi o non partecipi on-line. Nascondi, rimuovi alla vista.
(Meredith) descrive in definitiva la rabbia debole. La protesta gracile, il la-la-la infantile di una generazione sazia e annoiata, incapace di rivoluzioni per assenza di ambizioni condivise. La colpa, giacché di colpa sempre si parla, non è loro. Le ragioni vengono da lontano, seminate dai nonni e ignorate dai padri.
*Rime di rabbia, Bruno Tognolini
Rima della rabbia giusta
Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.
* Non basta un predicatore arrabbiatissimo a suscitare un movimento rabbioso. Serve anche una densità di persone (qui non sappiamo quante per chilometro quadrato ma – poniamo in una piazza – molte) pronte per qualche ragione personale o collettiva a essere contagiate dalla rabbia ed estenderla a loro volta.
* 8. Pomigliano Dove vive Emanuela che ha scritto due volte a Marchionne e che sa – glielo ha spiegato suo padre – cosa significa «comportarsi da uomo».
* Domare la rabbia: è questo ora il mio lavoro di ogni giorno. Domarla e trasformarla in un posto tranquillo dove far crescere Matteo».
* «E questa è colpa di mio padre – sorride – a volte avrei voglia di dirglielo: è colpa tua se sono così, se aspetto il mio turno con rispetto, se credo che il valore sia nelle cose e basta, se non so chiedere nemmeno quello che mi spetta.
* «I giovani della mia generazione, – scrive, – in piena dittatura militare lottavano per la libertà, la democrazia, i diritti umani. I giovani di oggi hanno già tutto questo. La sola cosa che non hanno è un lavoro e una prospettiva di futuro. Li muove la disperazione, l’ira, l’indignazione: questi sono i sentimenti che li spingono alle ali estreme, non tanto credo perché si aspettino una soluzione da Alba Dorata quanto per il desiderio di vendicarsi di un sistema che li ha traditi. Sono giovani che sono cresciuti e hanno studiato in un’epoca di ricchezza fittizia. Avevano tutto, hanno perso tutto».
* Siamo tornate alle comuni degli anni Settanta, però da vecchie e senza ideali, un po’ fa ridere un po’ intristisce: viviamo in tre in un appartamento, con due bimbi piccoli e due adolescenti.
* Diceva Proust: “Quando si lavora per piacere agli altri si può non raggiungere lo scopo, ma le cose che si realizzano per far piacere a noi stessi hanno sempre la probabilità di interessare qualcuno”.
* «Se non sei integerrimo per motivi individuali o radici familiari ti abitui a crescere in una società dove si gioca sporco, dove i concorsi sono percepiti come taroccati, dove si bara fin dall’esame di maturità. La zona grigia della politica è alimentata da comportamenti diffusi a livello popolare. Chi guida, certo, ha enormi responsabilità: è un modello».
* Guido Rossi, nel 2003: «Qualcosa sembra aver cancellato la percezione della differenza fra interesse individuale e interesse collettivo, e dei gravi squilibri che si creano quando il primo è lasciato libero di prevalere sul secondo».
* Che siate maledetti: la rabbia e l’impotenza insieme.