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Conclusa l'esperienza col gruppo di lettura, mi accingo infine al commento del libro!
Questo saggio sui condizionamenti che le bambine subiscono nell'infanzia e che poi determinano, in seguito, il loro approccio alla realtà e ai rapporti interpersonali è dei primi anni Settanta e ciò, in larga mi ... (continue)
Conclusa l'esperienza col gruppo di lettura, mi accingo infine al commento del libro!
Questo saggio sui condizionamenti che le bambine subiscono nell'infanzia e che poi determinano, in seguito, il loro approccio alla realtà e ai rapporti interpersonali è dei primi anni Settanta e ciò, in larga misura, si vede. Fortunatamente, il grosso degli atteggiamenti discriminanti nei confronti del sesso femminile presenti nel libro sono stati estirpati dalla nostra società: la preferenza dei genitori verso figli maschi, la ovvia collocazione materna-casalinga cui deve andare incontro la donna in quanto tale ecc. Indubbiamente, la realtà di cui parla la Gianini Belotti oggi assume un senso di "superato". Eppure, questo non significa che le discriminazioni o i condizionamenti sociali tesi a svantaggiare una parte della società (le donne) siano completamente spariti: ci sono ancora, solo che hanno imparato a mimetizzarsi meglio, meglio d'un tempo. Leggere questo libro, a distanza di quarant'anni, significa rendersi conto di come fosse strutturata la nostra società non più tardi dell'altro ieri, di come i figli - maschi e femmine - venissero allevati in seno alle famiglie (e non solo) nel rispetto... ma che dico, nell'esaltazione di millenari, negativi stereotipi in cui la figura maschile ovviamente dominava la figura femminile. Leggere questo libro serve a farci comprendere quanto ciò che abbiamo oggi non deve essere dato per scontato e quanto, seppure in parte, certi comportamenti di ieri si possano riscontrare ancora.
Di certo, una società non smette mai di evolvere... e allora forse è il caso di porci la questione di quanta strada ancora ci attende verso un'equa e giusta evoluzione...
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Avendo letto "Ancora dalla parte delle bambine" di Loredana Lipperini, che si può considerare una sorta di "seguito, quarant'anni dopo", prima del libro di Elena Gianini Belotti, mi azzardo a fare un paragone dei due testi non in termini di qualità o di contenuti, ma in termini di linguaggio: l'approccio della Gianini Belotti è di tipo sociologico, mentre quello della Lipperini è un approccio giornalistico, una sorta d'inchiesta, ecco. Nei due testi ho notato, poi, una netta differenza in merito al canale scelto per favorire i condizionamenti delle bambine (segno, questo, dei tempi che cambiano): mentre ai tempi della Gianini Belotti i condizionamenti e le pressioni affinché le bambine aderissero a un ruolo femminile imposto provenivano "dall'interno" ossia in seno alla famiglia, ad opera della stessa madre (o alla scuola materna), oggi i condizionamenti e le influenze che portano le bambine ad una visione evidentemente distorta della propria natura femminile e del proprio ruolo nella società provengono "dall'esterno", ossia dai mass media: televisione, pubblicità ecc. Quindi oggigiorno non è più la famiglia ad alimentare radicati stereotipi quanto la società che ci circonda che maschera da falsa libertà ed emancipazione una miserevole schiavitù.
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