Vi capita mai di prendere in mano una vecchia fotografia, o la foto di qualcuno che non conoscete bene, e immaginare a costruirci un mondo intorno? Avete mai l'impressione che quell'immagine racconti storie che al momento dello scatto erano invece nascoste, sopite? Carver fa esattamente questo.
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Vi capita mai di prendere in mano una vecchia fotografia, o la foto di qualcuno che non conoscete bene, e immaginare a costruirci un mondo intorno? Avete mai l'impressione che quell'immagine racconti storie che al momento dello scatto erano invece nascoste, sopite? Carver fa esattamente questo. Fotografa attimi, brevissimi incontri, pochi sguardi che racchiudono un universo di tempi passati e futuri, ricordi dolorosi e speranze infrante della provincia americana.
Ottima trasposizione in immagini, davvero evocativa, del racconto di Paul Auster (che avevo già letto e amato nella Trilogia di New York). Certo quello che conta maggiormente è ancora il testo, coi suoi infiniti livelli di lettura - alcuni più o meno paraculi ma sotto sotto sempre geniali - ma anche
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Ottima trasposizione in immagini, davvero evocativa, del racconto di Paul Auster (che avevo già letto e amato nella Trilogia di New York). Certo quello che conta maggiormente è ancora il testo, coi suoi infiniti livelli di lettura - alcuni più o meno paraculi ma sotto sotto sempre geniali - ma anche la graphic novel in sé non è niente malaccio. Applausi per l'introduzione curatissima, ricca di approfondimenti, disegni preparatori e interviste. Bello anche il racconto conclusivo, Big Man, scritto e disegnato da Mazzucchelli.
Fa male leggere un libro così. Fa male ai muscoli, alle viscere, agli occhi, al naso, alle sopracciglia, agli organi vitali. Si tratta di un viaggio dettato dalle leggi del caso e dalla necessità di mantenersi in costante movimento, ma non c'è un solo passo compiuto dai due protagonisti, Hand
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Fa male leggere un libro così. Fa male ai muscoli, alle viscere, agli occhi, al naso, alle sopracciglia, agli organi vitali. Si tratta di un viaggio dettato dalle leggi del caso e dalla necessità di mantenersi in costante movimento, ma non c'è un solo passo compiuto dai due protagonisti, Hand e Will, intorno al globo, che non sia intriso di un dolore implacabile ed irrecuperabile. L'incipit fulminante e quelle due righe finali poi non lasciano alcuno scampo, neppure nei momenti apparentemente più rilassati della vicenda. L'elaborazione del lutto non è un processo facile per nessuno, ma quando se ne portano i segni visibili scolpiti sul volto come in questo caso è addirittura straziante attendere che tutto quel dolore si trasformi in cicatrice per poi, poco alla volta, svanire.
Nicolai Lilin è in Italia da pochi anni, ma a quanto pare gli sono stati sufficienti a padroneggiare la nostra lingua meglio di una buona metà di nostri connazionali. Con uno stile semplice, essenziale, a volte ingenuo e commovente, lo scrittore racconta frammenti della sua vita seguendo il flusso d
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Nicolai Lilin è in Italia da pochi anni, ma a quanto pare gli sono stati sufficienti a padroneggiare la nostra lingua meglio di una buona metà di nostri connazionali. Con uno stile semplice, essenziale, a volte ingenuo e commovente, lo scrittore racconta frammenti della sua vita seguendo il flusso dei ricordi, intrecciando episodi, vite umane, valori etici e morali tanto forti e introiettati da risultare "giusti" pur nella loro durezza di fondo. Lilin non si risparmia in nulla, mettendo faccia e nome in una biografia che è anche un romanzo di formazione, un'elegia alla memoria ed un canto d'amore e di denuncia che si destreggia abilmente sul filo sottile del paradosso che caratterizza la vita degli "onesti criminali" siberiani.
Di cosa parliamo quando parliamo d'amore
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Vi capita mai di prendere in mano una vecchia fotografia, o la foto di qualcuno che non conoscete bene, e immaginare a costruirci un mondo intorno? Avete mai l'impressione che quell'immagine racconti storie che al momento dello scatto erano invece nascoste, sopite?
Carver fa esattamente questo. Fotografa attimi, brevissimi incontri, pochi sguardi che racchiudono un universo di tempi passati e futuri, ricordi dolorosi e speranze infrante della provincia americana.
Infinite Jest
Infinite Jest è l'unico libro che fa venir voglia di ricominciare a leggerlo da capo ancora prima di aver finito.
Città di vetro
Ottima trasposizione in immagini, davvero evocativa, del racconto di Paul Auster (che avevo già letto e amato nella Trilogia di New York). Certo quello che conta maggiormente è ancora il testo, coi suoi infiniti livelli di lettura - alcuni più o meno paraculi ma sotto sotto sempre geniali - ma anche ... (continue)
Ottima trasposizione in immagini, davvero evocativa, del racconto di Paul Auster (che avevo già letto e amato nella Trilogia di New York). Certo quello che conta maggiormente è ancora il testo, coi suoi infiniti livelli di lettura - alcuni più o meno paraculi ma sotto sotto sempre geniali - ma anche la graphic novel in sé non è niente malaccio. Applausi per l'introduzione curatissima, ricca di approfondimenti, disegni preparatori e interviste.
Bello anche il racconto conclusivo, Big Man, scritto e disegnato da Mazzucchelli.
Conoscerete la nostra velocità
Fa male leggere un libro così. Fa male ai muscoli, alle viscere, agli occhi, al naso, alle sopracciglia, agli organi vitali.continue)
Si tratta di un viaggio dettato dalle leggi del caso e dalla necessità di mantenersi in costante movimento, ma non c'è un solo passo compiuto dai due protagonisti, Hand ... (
Fa male leggere un libro così. Fa male ai muscoli, alle viscere, agli occhi, al naso, alle sopracciglia, agli organi vitali.
Si tratta di un viaggio dettato dalle leggi del caso e dalla necessità di mantenersi in costante movimento, ma non c'è un solo passo compiuto dai due protagonisti, Hand e Will, intorno al globo, che non sia intriso di un dolore implacabile ed irrecuperabile. L'incipit fulminante e quelle due righe finali poi non lasciano alcuno scampo, neppure nei momenti apparentemente più rilassati della vicenda. L'elaborazione del lutto non è un processo facile per nessuno, ma quando se ne portano i segni visibili scolpiti sul volto come in questo caso è addirittura straziante attendere che tutto quel dolore si trasformi in cicatrice per poi, poco alla volta, svanire.
Questo libro mi ha devastato.
Educazione siberiana
Nicolai Lilin è in Italia da pochi anni, ma a quanto pare gli sono stati sufficienti a padroneggiare la nostra lingua meglio di una buona metà di nostri connazionali. Con uno stile semplice, essenziale, a volte ingenuo e commovente, lo scrittore racconta frammenti della sua vita seguendo il flusso d ... (continue)
Nicolai Lilin è in Italia da pochi anni, ma a quanto pare gli sono stati sufficienti a padroneggiare la nostra lingua meglio di una buona metà di nostri connazionali. Con uno stile semplice, essenziale, a volte ingenuo e commovente, lo scrittore racconta frammenti della sua vita seguendo il flusso dei ricordi, intrecciando episodi, vite umane, valori etici e morali tanto forti e introiettati da risultare "giusti" pur nella loro durezza di fondo. Lilin non si risparmia in nulla, mettendo faccia e nome in una biografia che è anche un romanzo di formazione, un'elegia alla memoria ed un canto d'amore e di denuncia che si destreggia abilmente sul filo sottile del paradosso che caratterizza la vita degli "onesti criminali" siberiani.