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letteratura …
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- Cronache di Gerusalemme (108)
- Graphic Journalism, 2
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By Guy Delisle -
Finished on May 4, 2013 




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- Un'eredità di avorio e ambra (724)
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By Edmund De Waal -
Finished on Mar 19, 2013 




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«Anche quando non si tiene più alle cose, non è affatto indifferente averci tenuto, perché era sempre per qualche ragione che sfuggiva agli altri». -
Possiedo alcuni netsuke, non preziosi come quelli antichi degli Ephrussi, se non per affetto: portati da mio padre dalla Cina negli anni ’80 ad una me bambina. E capisco la sensazione di piacere nel toccarne la superficie, liscia e calda, nel gustarne i dettagli ancora più preziosi perché in un volu ... (
continue ) Possiedo alcuni netsuke, non preziosi come quelli antichi degli Ephrussi, se non per affetto: portati da mio padre dalla Cina negli anni ’80 ad una me bambina. E capisco la sensazione di piacere nel toccarne la superficie, liscia e calda, nel gustarne i dettagli ancora più preziosi perché in un volume così piccolo, nell’immaginarne la storia.
I netsuke, in breve, sono piccole figurine intagliate usate come “bottoni contrappeso” per appendere portaoggetti alla cintura del kimono. Sono piccoli ninnoli di osso, avorio, legno, che rappresentano animali, frutta o personaggi con grande maestria nrl cogliere la vivacità del momento in tanta compattezza. L’origine di questo amore per il piccolo ci viene così spiegato:I giapponesi sono per natura abili con le dita. Questa destrezza può essere attribuita alla loro inclinazione per le cose piccole, connaturata al fatto di vivere in un piccolo paese insulare, e di non possedere un’indole continentale. (…) Da una caratteristica tanto speciale, dipendono i pregi e al tempo stesso le debolezze dell’arte giapponese. È un popolo, quello giapponese, incapace di produrre opere di ampio respiro o di dimensioni imponenti, riversando viceversa la propria natura in creazioni realizzate con meticolosità e delicatezza.
Per questo motivo di “vicinanza” e affetto volevo leggere il libro, oltre che per la sua copertina elegante ed il titolo intrigante: perché promette di narrare la “vita” di una collezione di 264 netsuke dal suo arrivo in Europa in poi.
Nei fatti mi trovo davanti ad una storia dell’arte e del costume di Europa, ed in parte del Giappone, vista da vari rami della ricca famiglia ebrea degli Ephrussi – banchieri, mecenati, viveur - durante il periodo dal 1850 ad oggi, in cui i netsuke danno l’avvio al racconto ma in cui poi hanno piccola parte, come ammette l’autore:
Non so più se questo libro parli della mia famiglia, della memoria, di me, o se sia ancora un libro su certi oggettini giapponesi.Parlando della famiglia dello scrittore, è un libro personale ed in una certa misura celebrativo, che espone anche eventi universali dell’Europa nell’era moderna, tra bellezze e brutture, con la Storia che si dipana. Un mondo in cui non so immedesimarmi. Proprio non riesco a capacitarmi di questa altra vita, di lusso, balli, ricevimenti, soirées, tradimenti, quadri, mobili, oggetti…si nasceva in case da favola e quando si leggevano i libri di fiabe (ordinati e creati ad uopo) sembrava di leggere un poco di se stessi. Anche l’epoca della guerra, con le sue perdite ed i dolori mi è estranea.
Ed è anche un’elegia del godere del possesso di oggetti, oggetti da guardare e da maneggiare, come spunto di conversazione, ancora della memoria:
«Anche quando non si tiene più alle cose, non è affatto indifferente averci tenuto, perché era sempre per qualche ragione che sfuggiva agli altri».In conclusione: Sunt lacrimae rerum
Resta un libro interessante che mette tanta carne al fuoco, il sapore di altre vite, ed offre spunti di approfondimento sul nostro passato recente.
Si viaggia tra Parigi, Vienna, Tokyo, Odessa in quadri di vita vissuta…peccato che i netsuke rimangano non centrali, come invece mi aspettavo.
Scritto in maniera non perfetta, talvolta scorre ed interessa, addirittura emoziona, alle altre è un poco catalogativo e freddo.
Lo consiglierei? Non a tutti. Sebbene dia una facile visione della Storia dopo il 1850, penso sia più gradito a chi si interessa di cultura, arte e storia. I curiosi devono avere un minimo di infarinatura per goderselo bene, ne trarranno comunque un’idea della storia dell’ultimo secolo e mezzo e della situazione di alcune famiglie ebree, con invidia e sospetto poi crudelmente confluiti in certe correnti politiche. Ed un’idea del godere delle cose belle.
Voto 3 ++
«Non crede che i suoi netsuke dovrebbero restare in Giappone?» (…) mi accorgo che sto tremando, perché l’interrogativo è importante. (…)
No, rispondo. Gli oggetti sono sempre stati trasportati, venduti, scambiati, rubati, recuperati e perduti. Le persone hanno sempre fatto regali. Quello che conta è come racconti la loro storia.
È l’altra faccia della domanda che spesso mi sento rivolgere: «Non detesta separarsi dagli oggetti che ha creato?» No, è una cosa che non detesto. Mi guadagno da vivere proprio grazie alle cose che abbandonano il mio laboratorio. Da creatore di oggetti, posso solo sperare che si facciano valere nel mondo e abbiano una certa longevità.Qui delle foto dei netsuke:
http://www.edmunddewaal.com/In eBook.
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Mar 21, 2013 |
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- L'alluce P (104)
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By Rieko Matsuura -
Finished on Mar 25, 2013 




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Apprendistato dei sentimenti -
Strabuzzai gli occhi alla vista.
L’alluce del piede destro di Mano Kazumi era proprio un pene.Kazumi è una giovane tranquilla e ordinaria, che non si fa troppi problemi e prende la vita come capita, con una certa praticità e forse troppo poca fantasia. Viene infatti tacciata di una certa freddezza ... (
continue ) Strabuzzai gli occhi alla vista.
L’alluce del piede destro di Mano Kazumi era proprio un pene.Kazumi è una giovane tranquilla e ordinaria, che non si fa troppi problemi e prende la vita come capita, con una certa praticità e forse troppo poca fantasia. Viene infatti tacciata di una certa freddezza da parte del suo ragazzo Matsuo, come anche da parte della sua più cara amica Yoko.
Quando Yoko si suicida e fa ritrovare il suo corpo da Kazumi, parte in lei inconsciamente e fisicamente una trasformazione. Si risveglia con un alluce-pene ed è costretta perciò ad affrontare nuovi rapporti con le persone, in cui si ha di certo una forte componente di scoperta sessuale e sensuale, ma anche molta parte psicologica.
Kazumi è tutt’altro che entusiasta, ma nemmeno spaventata - l’alluce P è un dato di fatto – bisogna solo capire cosa implica. Prima di tutto l’incontro con nuove persone, Shunji l’estroverso in primis, una compagnia di persone con simili deformazioni sessuali poi, ed un viaggio di chiarimento su cosa sia il piacere dei sensi senza distinzione di sesso.Un romanzo lungo che esplora la sessualità ed il sentimento verso gli altri con un senso di curiosità franca: perché sto con lui? Perché ho detto di no a lei? Chi ha ragione? Posso amare senza sesso?
E’ un viaggio meticoloso, a volte lento, a volte scabroso, a volte perfino dolorosamente triste – soprattutto dal punto in cui intervengono i protagonisti del Flower Show, Eiko e Tamotsu in particolare. Un viaggio che porterà Kazumi a chiarirsi con se stessa ed a trovare un suo nuovo modo di stare al mondo, rivalutando alcune cose rispetto ad altre.
Un viaggio che personalmente ad un certo punto ha iniziato ad inquietarmi, mi agitava leggere questo libro perché benché si parlasse di felicità dello stare insieme, mi sembrava pervaso da un forte dolore. Meno male che la conclusione – dopo un apice di masochismo – è positiva.Certo che a leggere le reazioni a certi eventi si può proprio pensare che i giapponesi siano alieni: a Kazumi non è parso poi molto strano ciò che le è accaduto, nemmeno le è passato per la testa di capire perché l’alluce le si sia trasformato, o di vedere un dottore, per dire. E’ successo, punto, da lì il via. E poi parte col Flower Show senza farne parte.
Un altro esempio di questa “diversa affettività” lo si ha in molti libri e tra gli appena letti in “Un’esperienza personale” di Kenzaburo Oe o in “Una storia crudele” di Natsuo Kirino.In conclusione: un libro intenso, che va molto oltre quanto fa presagire la quarta di copertina (solo dopo un terzo del libro Kazumi inizierà a frequentare il circo di freak e la partecipazione sarà lenta e spiegata, lontana dall’erotismo voyeurista). Talvolta diventa molto dialogato e verboso, quando i concetti ci vengono ripresentati dalla protagonista dopo che l’autrice li ha già descritti. Una dissezione meticolosa, ripetuta e dettagliata degli avvenimenti e dei pensieri che toglie molta scorrevolezza, benché resti sempre ben scritto.
Non semplice, non per tutti, nessun Giappone da cartolina si trova qui ma un libro moderno e da meditazione, che parla di sentimento e sesso in diverse sfumature, non tutte piacevoli.This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Mar 28, 2013 |
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- Splendente come una padella (686)
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By Amélie Nothomb -
Finished on Feb 7, 2013 




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Quattro racconti assurdamente nothombiani -
Un principe cinese è stanco di troppa bellezza.
Un passeggero misterioso sul treno per Bruxelles riprende il tema del soldato eterno.
Un serial killer per noia scopre la passione nel delitto.
Un sondaggio shock chiede di chiarire se si crede nell'esistenza di Dio.Quattro favole brevi e pungenti ... (
continue ) Un principe cinese è stanco di troppa bellezza.
Un passeggero misterioso sul treno per Bruxelles riprende il tema del soldato eterno.
Un serial killer per noia scopre la passione nel delitto.
Un sondaggio shock chiede di chiarire se si crede nell'esistenza di Dio.Quattro favole brevi e pungenti nel mondo capovolto della Nothomb, illustrato con uno stile da incisione minimalista da Kikie Crêvecoeur.
Fa parte di quella Nothomb che leggermente mi irrita, forse perché cerca (troppo) di giocare col lettore, lanciando frecciatine a cui si sente di certo superiore. Resta un brevissimo divertissement con cui passare meno di un paio d'ore.
In eBook.
This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Feb 12, 2013 |
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- The Makioka Sisters (33)
- (Vintage International)
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By Junichiro Tanizaki -
Finished on Apr 11, 2013 




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Uno scorrere lento (Neve sottile) -
Sasameyuki (Neve sottile) è la rappresentazione della vita delle sorelle Makioka da autunno 1936 ad Aprile 1941. Abitanti di Osaka, città moderna ma tradizionale, ereditiere borghesi di una fortuna che si è assottigliata, così come stanno facendo certi modi della tradizione, esse vivono intensament ... (
continue ) Sasameyuki (Neve sottile) è la rappresentazione della vita delle sorelle Makioka da autunno 1936 ad Aprile 1941. Abitanti di Osaka, città moderna ma tradizionale, ereditiere borghesi di una fortuna che si è assottigliata, così come stanno facendo certi modi della tradizione, esse vivono intensamente il loro tempo. Un tempo di cui assistiamo allo scorrere lento e meticoloso, in una saga familiare di declino descritta nei minimi particolari da Tanizaki.
Or, if a reason had to be found, perhaps it was that Tsuruko in the main house and Sachiko and Yukiko herself all remembered the luxury of their father’s last years and the dignity of the Makioka name— in a word, they were thralls to the family name, to the fact that they were members of an old and once-important family.
Un meticoloso costruire per quadri delicati il Giappone dei primi del ‘900, seguendo non stereotipi ma la vita vissuta, immersa nella Storia e nel presente, che eppure appare così esotica e lontana nei modi come moderna e attuale nei sentimenti.
Le protagoniste sono le quattro sorelle Makioka.Tsuruko, la maggiore, parca madre di sei figli, capofamiglia assieme al marito Tetsuo, è poco presente in prima persona ma viene raccontata dalle sorelle stesse. Resta distante per carattere e ubicazione, prima nella casa principale a Osaka, poi trasferita a Tokyo. Appare come un’immagine vacua, algida, lontana di capofamiglia che comunica via lettera o con brevi colloqui.
La principale voce narrante è la secondogenita Sachiko, “a true child of Osaka”.
Con il marito Teinosuke e la figlia Etsuko è a capo della casa secondaria di Ashiya, appena fuori Osaka, dove preferiscono stare le due sorelle minori per presunte incompatibilità con il genero Tetsuo. Delicata di salute, è affezionata alle sorelle e accomodante, insieme equilibrata e chioccia preoccupata per la famiglia. Talvolta sembra la più infantile delle quattro, ma più spesso tira le file per tutte in bilico tra il sentimento ed il duro mestiere di tenere alto il nome della famiglia.Yukiko, la terzogenita, appare la più fragile e remissiva, sottile e taciturna come è.
Resta l’impressione che il suo continuo silenzio nasconda una natura orgogliosa e cocciuta. La principale preoccupazione di Sachiko è trovarle un marito adatto, ma il caso, le scelte e la di lei preferenza a stare presso la sorella, paiono non assecondare questa ricerca, mentre gli anni passano ed i partiti si fanno sempre meno appetibili.
Di tutto ciò si tacciano l’altezzosità della famiglia Makioka nel valutare le proposte - However faded and fallen, was she not always a Makioka? - ed uno “scandalo” giovanile della giovane Taeko che rende difficile la ricerca.Ne fa le spese il sentimento di Taeko, detta Moi-chan, la più piccola delle quattro.
Concreta e decisa, innamorata fin da giovane del fatuo Okubata, Taeko vuole comunque rendersi indipendente, imparare a fare, non essere una donna ornamento. Ammira e studia con ottimi risultati danze e manualità della tradizione, ma con un piede verso l’Europa. Purtroppo i casi della vita non le sono favorevoli, ogni occasione a lungo coltivata avrà per lei un che di aspro e spesso le sue scelte causeranno problemi.
Seppure nell’animo moderna, prova a rispettare la tradizione e quindi non può sposarsi prima della maggiore Yukiko.
Non è chiaro chi delle due sia vittima di chi, il rapporto è continuamente spostato a favore dell’una o dell’altra a seconda della situazione e del punto di vista, lasciando non pochi dubbi sulla loro vera natura.Il lungo romanzo risulta quasi noioso all’inizio, quando ci si deve adattare a questo slow time, con avvenimenti dettagliati in un’atmosfera di polvere e stasi apparente. Ma la cura con cui si dispiegano convivenza ed equilibrio tra quattro donne diverse eppure simili, merita attenzione e lascia qualcosa nell’animo, almeno l’impressione di aver vissuto con loro per un certo tempo. I dialoghi mentali ed espliciti, le lettere scambiate, sono così “giapponesi” da incantare, e poi assisteremo a visite ai ciliegi in fiori - The April cherries bloom at Omuro. To the sound of samisen and drum, One face turns to the other – alla caccia alle lucciole, e ad uragani, inondazioni, malattie e disgrazie, partenze e arrivi Non tarderanno ad occorrere tanti eventi, personali o universali, realistici sempre, per cui palpiteremo insieme alle Makioka.
The unsettling agents had always been her sisters. Not that they were a bother to her: she was delighted at the color they gave the life of the family.Così giapponese anche nel finale, sospeso, improvviso, non dico inatteso che anzi si prepara a lungo, ma inconcluso, si gira la pagina sorpresi di non trovarvi altro. Fa capire cosa accadrà ma come sempre non indulge nella descrizione di eventi clou, e anche se uno dei due eventi topici è descritto, la cosa occupa molto meno spazio di altri accadimenti più banali.
Dei libri che ho letto di Tanizaki (Il demone, La gatta, La chiave, Storia di Tomoda e Matsunaga) l’ho preferito. In effetti ogni volta che ho aumentato il volume di pagine lette di questo autore mi sono trovata più a mio agio, forse egli ha necessità di spazio per esprimersi al suo meglio o io di più dettagli per calarmi nel libro. Degli altri mantiene la profonda analisi psicologica dei personaggi, il loro realismo, tralasciando però la parte morbosa e sensuale che caratterizzava gli altri libri e offrendoci quattro donne realistiche e vive.
Consigliato a chi sa prendersi il suo tempo, ama il Giappone e la buona scrittura.
Veramente suggestivo.A firefly hunt has none of the radiance of a cherry-blossom party. Dark, dreamy, rather—might one say? Perhaps something of the child’s world, the world of the fairy story in it. Something not to be painted, but set to music, the mood of it taken up on piano or koto. And while she lay with her eyes closed, the fireflies, out there along the river, all through the night, were flashing on and off, silent, numberless. Sachiko felt a surging inside her, as though she were joining them, soaring and dipping along the surface of the water, cutting her own uncertain track of light.
In eBook in inglese molto scorrevole e ben fatto.
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Apr 16, 2013 |
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- Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico (1277)
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By Luis Sepulveda -
Finished on Feb 21, 2013 




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Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
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Mix, Max, Mex -
Breve e graziosa favola su un ragazzo gentile, un gatto pacato, un topolino chiaccherone ed il rapporto di amicizia profonda e generosa che li lega.Storia gatto centrica dolce, rapida, adatta ai più piccoli che si divertono anche solo coll’assonanza di nome dei personaggi.
L’ho letta ad alta voce ... (continue )
Breve e graziosa favola su un ragazzo gentile, un gatto pacato, un topolino chiaccherone ed il rapporto di amicizia profonda e generosa che li lega.Storia gatto centrica dolce, rapida, adatta ai più piccoli che si divertono anche solo coll’assonanza di nome dei personaggi.
L’ho letta ad alta voce a mia figlia in due ore scarse, le è piaciuta.Detto ciò, per farne un solo libro venduto a sé è un poco scarna, quindi preferisco il digitale.
In eBook
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Feb 28, 2013 |
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- La cetra intarsiata (15)
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By Ge Fei -
Finished on Dec 7, 2012 




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C’era una volta un re - Seduto sul sofà -
Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L'inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte:
quando fui donna o prete di campagna
un mercenario o un padre di famiglia.Per questo in sogno ci si vede un pò diversi
e luoghi sconosciuti sono ... (continue ) Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale
dopo aver viaggiato dentro il sonno.
L'inconscio ci comunica coi sogni
frammenti di verità sepolte:
quando fui donna o prete di campagna
un mercenario o un padre di famiglia.Per questo in sogno ci si vede un pò diversi
e luoghi sconosciuti sono familiari.
Restano i nomi e cambiano le facce
e l'incontrario: tutto può accadere.
Com'era contagioso e nuovo il cielo....
e c'era qualche cosa in più nell'aria.
(Battiato - Cafè de la paix)Con una scrittura pulita, precisa ed evocativa, Feng Zicun è protagonista in vari ruoli e vari tempi di vari racconti su temi “classici” cinesi ma dagli esiti drammatici: amante disilluso, studente alle prese con un esame, mercante con moglie sibillina, imperatore troppo mite.
Eppure viene trasmessa speranza in questo eterno e fluttuante confine tra sogno e realtà, tra vite parallele o forse più semplicemente tra cicli vitali uniti dai versi de “La cetra intarsiata”, poema Tang di Li Shangyin, criptico nel significato e fonte di infinite interpretazioni:Per caso la cetra intarsiata ha cinquanta corde,
Ogni corda, ogni tasto mi ricorda un anno giovanile.
Un mattino Zhuangzi si perse nel sogno della farfalla,
Una primavera il re Wang affidò il suo cuore al cuculo.
Nel mare, perle in lacrime alla luce della luna,
Nel Lantian, giada in fumo al calore del sole.
Questo sentimento poteva diventare un ricordo,
Ma fin d’allora ero smarrito.Così in fondo è la vita, non del tutto lineare, piena di richiami ed eventi imprevisti, indecifrabile.
Tre stelle e mezzo, date perché l’ho piacevolmente apprezzato, mi ha fatto riflettere ma non l’ho del tutto compreso. Mi lascia un senso di irrisolto che mi ricorda (lo so, l’hanno già detto, ma è proprio così ^_^) quella filastrocca da bambini che mi ha sempre affascinato, ma non ho mai capito:
C’era una volta un re
Seduto sul sofà
Che chiese alla sua serva
Raccontami una storia
La storia incominciòIn eBook.
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Dec 12, 2012 |
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- One of Our Thursdays Is Missing (65)
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By Jasper Fforde -
Finished on Feb 17, 2013 




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One of Our Thursdays Is Missing




C’è chi perde un venerdì… -
“She’s not one of our Thursdays”
L’avventura questa volta ha per protagonista Thursday Next letteraria, una delle più nuove, quella chiamata a ripristinare l’immagine di Thurs nei libri in cui era troppo disinibita e violenta.
Questa figura è maturata rispetto ai libri precedenti, è meno “figlia d ... (continue ) “She’s not one of our Thursdays”
L’avventura questa volta ha per protagonista Thursday Next letteraria, una delle più nuove, quella chiamata a ripristinare l’immagine di Thurs nei libri in cui era troppo disinibita e violenta.
Questa figura è maturata rispetto ai libri precedenti, è meno “figlia dei fiori” e più Next, più malinconica ma più matura, anche se inizialmente manca di grinta ed è un pochino noiosetta. Dopo essere stata rifiutata da Jurisfiction si è dedicata a rendere i libri su Thursday più consoni a quanto desiderava la protagonista, anche a discapito di popolarità e lettori.
for a character, the only thing worse than being read badly is to be badly unread.
Eppure viene richiamata a svolgere un’indagine marginale su alcuni detriti di un libro…e nel mondo letterario nulla è casuale.
“Wheels within wheels”
Il tutto è ambientato per la maggior parte del tempo nel mondo letterario, che ha appena subito una rivoluzione…geografica!
transition from Great Library BookWorld to Geographic BookWorld,In questo sesto libro con protagonista Miss Next la trama è più lineare rispetto al precedente, di cui risolve alcuni punti lasciati in sospeso: ci concentriamo quindi sui trattati di pace tra Racy Novel ed altri generi e ritroviamo personaggi del libro 5 nonché interessanti new entries come Carmine, Miss Malaprop, Sprockett e la Dodo letteraria. La cosa non è negativa, visto che nel quinto c’era tanta carne al fuoco, tra cui molta ripresa di fatti antecedenti ed un poco di confusione. Inoltre FForde riesce ad essere sempre sorprendente, rivoluzionando persino quanto era assodato finora – per esempio cambiando l’organizzazione interna del Mondo letterario, introducendo il progresso degli ebook, aggiungendo nuovi eventi al mondo reale - ed inserendo un ampio omaggio alla sci-fi, da quella di Verne coi suoi mondi cavi a quella robotica con il maggiordomo Sprockett, oltre che ai delitti navali alla Christie, coi suoi battelli carichi di stereotipi.
and instead of a single insultingly stereotypical Italian, all fast talking and gesticulating—we had six. Hell on earth, it was.Simpatiche le invenzioni dei MiP – i man in plaid, la spiegazione dell’esistenza dei fantasmi, la visione della realtà da parte di un essere “fictionario” per cui tutto accade per una ragione precisa.
“It confuses me, too,” admitted Plum, “but that’s the RealWorld for you. A brutal and beautiful place, run for the most part on passion, fads, incentives and mathematics. A lot of mathematics.”In conclusione: in bilico tra fantasy (in cui l’autore stesso lo inserisce), fantascienza, ucronia e giallo, un racconto sempre ironico, ricco, scoppiettante, originale e godibile, la serie è consigliata ed il libro ne è all’altezza. Anche se come altri spero che dal prossimo libro la protagonista principale torni ad essere lei-lei ;).
CITAZIONI:
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One of Our Thursdays Is Missing (Jasper Fforde)
- Highlight on Page 14 | Loc. 207-9 | Added on Thursday, February 07, 2013, 07:33 AMUrban Vampires were once more heavily forecast for the week ahead, with scattered Wizards moving in from Wednesday and a high chance of Daphne Farquitt Novels near the end of the week. There was also an alert for everyone at Sports Trivia to “brace themselves,” and it stated the reason.
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One of Our Thursdays Is Missing (Jasper Fforde)
- Highlight on Page 18 | Loc. 262 | Added on Thursday, February 07, 2013, 07:46 AM“O brave new world, that has such stories in’t!”
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One of Our Thursdays Is Missing (Jasper Fforde)
- Highlight on Page 74 | Loc. 1127-31 | Added on Tuesday, February 12, 2013, 08:00 PMThe evidence for the existence of Dark Reading Matter remains obscure at best. Supposedly the vast amount of unread material either forgotten or deleted, DRM is also said to be home to the Unread: zombielike husks of former characters, their humanity sucked from their heads by continued unreadfulness. It is generally agreed that these stories belong to metamyth—stories within stories—and are used by drill sergeants at character college to frighten recruits into compliance. Bradshaw’s BookWorld Companion (8th edition)
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One of Our Thursdays Is Missing (Jasper Fforde)
- Highlight on Page 235 | Loc. 3598-99 | Added on Friday, February 15, 2013, 06:00 PM“I thought it was odd in the BookWorld. Out in the RealWorld it’s positively insane.”
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One of Our Thursdays Is Missing (Jasper Fforde)
- Highlight on Page 259 | Loc. 3965 | Added on Friday, February 15, 2013, 11:23 PM“A good butler,” intoned Sprockett airily, “should save his employer’s life at least once a day, if not more than once.”
In eBook in inglese.
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Feb 18, 2013 |
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- Quattro taxi verso nord (1)
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By Elizabeth Walcott-Hackshaw -
Finished on Nov 26, 2012 




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11 racconti ambientati a Trinidad. -
Sono slice of life, storie di umanità nei rapporti difficili con famiglie non semplici in cui uno dei genitori è sempre assente, in un ambiente caraibico non idealizzato, che sa di sangue misto, sudore, natura selvaggia quanto il traffico, criminalità in agguato, povertà e ricchezza spropositate vis ... (
continue ) Sono slice of life, storie di umanità nei rapporti difficili con famiglie non semplici in cui uno dei genitori è sempre assente, in un ambiente caraibico non idealizzato, che sa di sangue misto, sudore, natura selvaggia quanto il traffico, criminalità in agguato, povertà e ricchezza spropositate vissute nel mondo paesano di un’isola piccola che ancora risente del trattamento coloniale. Baluardo tra caraibi e oceano, tra moderno e atavico, rispetto ad altri stati nel Mar dei Caraibi la densità abitativa di Trinidad e Tobago è piuttosto elevata e disomogenea, la composizione etnica della popolazione riflette una storia di conquiste e immigrazione; i due gruppi etnici principali (circa l'80% della popolazione) sono di origine indiana e africana, il resto della popolazione è composto da meticci di origine europea, cinese o araba e siriana. E quando per cercare fortuna partono per la terraferma, non si sentono mai al loro posto, neri tra i bianchi, bianchi tra i neri.
Il libro è bello, scritto in modo non perfetto, con ripetizioni che ricalcano i pensieri dei protagonisti - involuti, sconclusionati, così umani.
Un’opera viva, triste e anche dura, che ripone poca speranza in famiglie sfaldate e violenze diffuse.
L’ho preso per: la simpatia dell’editore nel presentarmelo, l’aspettativa di rivivere anche in questo grigio inverno milanese la magia del caribe, lo sconto.
Ha soddisfatto la mia aspettativa, fa respirare l’atmosfera ammorbante di una piccola comunità mista spersa nel mare, dove vivono dall’indù al rasta, non sempre in perfetto equilibrio, ha tre stelle perché lascia grande amarezza e poca speranza nel genere umano.This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Nov 29, 2012 |
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Voleva vivere! -
Che sia passato un anno dall'altra contrastata lettura dei libri 1 e 2 non cambia nulla, è come se fossi stata sempre lì nel 1Q84, sotto due lune, nel paese dei gatti. E già questo deve farmi pensare al coinvolgimento che Murakami ha riuscito a creare per il suo mondo.
Ritroviamo quindi l’abile Aom ... (
continue ) Che sia passato un anno dall'altra contrastata lettura dei libri 1 e 2 non cambia nulla, è come se fossi stata sempre lì nel 1Q84, sotto due lune, nel paese dei gatti. E già questo deve farmi pensare al coinvolgimento che Murakami ha riuscito a creare per il suo mondo.
Ritroviamo quindi l’abile Aomame, il dolce Tengo ed Ushikawa il testone.
Oltre a loro tutti i numerosi personaggi del libro 1 e 2.Non sono stata trascinata qui per caso.
Ecco cosa le diceva quell’immagine.
Sono qui perché devo esserci.Ushikava, nuovo POV inserito nel libro, descritto sempre come laido, mi diventa ad un certo punto simpatico – forse più della algida Aomame che dovrebbe essere protagonista ma in questo libro langue.
« Se oltre a essere il suo, – pensava, – è anche il mio romanzo, allora dovrei essere in grado di scriverne la storia, di aggiungere qualcosa, persino di riscriverlo. Soprattutto, dovrei poter decidere la conclusione, di mia volontà. No?»
Infatti nel narrare del libro si ha una situazione di stallo:
Aomame braccata, sta rifugiata in attesa di una rivelazione; Tengo è ancora coinvolto con chi gli ha fatto reinterpretare “La crisalide d’aria”, Ushikawa è sguinzagliato sulle tracce di Aomame. Eppure anche in questa stasi fatta della ripetitività del quotidiano, tanti fatti accadono, e tanti altri che mi aspettavo invece non succedono – con una certa delusione.
« Dove c’è luce, deve esserci ombra, e dove c’è ombra, deve esserci luce. Non esiste ombra senza luce, né luce senza ombra. Non so se le creature che chiamiamo Little People siano il bene o il male. In un certo senso è un problema che supera la nostra comprensione e le nostre definizioni. Noi viviamo insieme a loro da tempo immemorabile. Da quando la coscienza degli uomini era ancora agli albori» .
Dio e i Little People erano esseri in opposizione, o facce diverse di una stessa realtà?Alla fine, una felice conclusione – ma non per tutti.
Tra le ispirazioni dell’autore, oltre ai suoi temi classici – cura della pulizia, cucina, gay, orecchie come piccoli animali, soprannaturale connaturato nelle vicende quotidiane, sigarette e sneakers - qualcosa del libro sull’attentato alla metropolitana di Tokyo deve essere rimasto nella descrizione della setta Sekigake, ma addolcito dalla storia di un amore candido.
Che romanzo strano, non posso dire che mi sia piaciuto ma nemmeno che mi abbia lasciata indifferente. Sono combattuta. Un'opera che vede nella ripetitività il modo dell’autore di rendere la quotidianità ed inserire le persone nell’atmosfera di un mondo altro ma non poi tanto distante dal nostro. Non un ottimo libro perché sento che qualcosa mi è mancato, in primis un minimo di immedesimazione nei personaggi e poi il legame dato dal titolo con 1984. Potete leggere di meglio di Murakami, con L’uccello che girava le viti del mondo o Kafka sulla spiaggia. Eppure è un libro che lascia qualcosa, una sensazione forse non gradevole né chiara ma comunque presente.
E come sempre, la conclusione non è una fine: la vita continua, ai misteri dovremo dare noi una spiegazione, il cuore ci guiderà e non la mente razionale. The inner cosmos.------
Di seguito due estratti da articoli o saggi che vedo molto attinenti:
In 1Q84, come nella maggior parte dei suoi romanzi, il meccanismo viene annunciato fin dall'inizio: esiste un mondo noto ed esiste un mondo sconosciuto fatto di lune aliene, uomini ridotti a crisalidi, creature invisibili che tessono le fila di complotti cosmici. Nell'interazione tra questi due mondi si muovono la storia e i personaggi. In questa fuga infinita ha mai l'impressione di spingersi oltre i confini? Dove finisce la metafora?
"Il significato di un romanzo - del fatto di scrivere un romanzo - consiste nel far emergere in maniera più completa possibile, in tutti i suoi aspetti, la realtà del mondo reale, portando in esso la prospettiva di un mondo irreale. E tanto più lungo è il romanzo, quanto più ampia, più profonda e più complessa diventa quest'operazione. Per scrivere questo romanzo ho impiegato quasi tre anni. Ho consumato per quest'opera tre anni della mia vita (malgrado la parte che mi resta da vivere non sia poi tanto grande)".
Dall’intervista del venerdì di Repubblica:
http://www.repubblica.it/mobile-rep/venerdi/2012/10/12/…The seeming incapacity of individual action in society has been a running theme in Murakami Haruki’s work since the 1980s (…) element of tension with society is minimal.
Murakami, a novelist of the late 20th and early 21st centuries, writes about his inner cosmos. Characters who appear in his novels enjoy encountering others in cosy settings. The active movements of memory of others and sentiments associated with them are key themes. The leitmotif of his novels preceded the neuroscientific discovery of the ‘monkey-see, monkey-do’ theory in which the monkey sees a human subject’s movement and its Political culture memory is activated causing its muscles to move. His characters are all individualist par excellence. They are interested in the inner self, but they are also open and associate with others. That is one of the reasons why Murakami’s novels are bestsellers almost everywhere in the world.
(The Cambridge Companion to Modern Japanese culture )This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Oct 18, 2012 |
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- The Cambridge Companion to Modern Japanese Culture (13)
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By Yoshio Sugimoto -
Finished on Oct 26, 2012 




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The Cambridge Companion to Modern Japanese Culture
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Japan coolture ;) -
Seguono alcuni estratti da questo libro che cerca di dare una visione globale della cultura giapponese moderna affrontandone di volta in volta specifici aspetti.
I voti dati ai capitoli dipendono fortemente da opinioni personali, in particolare nell’ordine: il mio interesse per l’argomento, quanto ... (continue ) Seguono alcuni estratti da questo libro che cerca di dare una visione globale della cultura giapponese moderna affrontandone di volta in volta specifici aspetti.
I voti dati ai capitoli dipendono fortemente da opinioni personali, in particolare nell’ordine: il mio interesse per l’argomento, quanto di nuovo ci ho trovato, quanto fossero comprensibili/completi.Utile, non indispensabile.
In eBook in inglese.‘Japaneseculture’ :An overview ****
1 Concepts of Japan, Japanese culture and the Japanese ***+
2 Japan’s emic conceptions **
3 Language ***
the history of language in modern Japan has shown us that change comes slowly. The contest between progressive and conservative elements seems bound to continue.4 Family culture ***
All societies have a family system, but few are as consciously aware of their family system as the Japanese.
Family system carries the image of components fitting into an organized whole; a sense of permanence and function. Family culture, in contrast, seems much less structuredWomen’s rising education levels and opportunities for employment were seen as producing selfish women who did not want to decrease their freedom to consume (and their standards of living) in order to marry and have children.
5 School culture **
I suggest that school culture consists of students’ culture, teachers’ culture, and institutional culture, and that school culture is created and constantly modified through the process of interaction amongst: participants (students, teachers and parents); institutions both internal and external to schools (e.g. via national and local policies and requirements); and the community and other external factors.6 Work culture **
Though applicable to only a quarter of the work force at its peak, the three treasures of Japan’s corporate culture – lifetime employment, seniority – based wage structure and enterprise unionism – which once were celebrated as the cornerstone of Japan’s rise to economic superpower status are now under threat.The world of work is one of the first places that the confluence of social and cultural change becomes visible. To a considerable extent the history of postwar Japan has been the history of economically driven social and cultural change. Greater affluence has resulted in an increased number of career pathways and lifestyle choices, more contact with the outside world, and more aged citizens. As Japanese struggled with casualisation and rising levels of unemployment and other aspects of the recession of the 1990s, such changes were reflected in the way Japanese prioritised work. Assumptions about automatic promotion and job security in the larger firms, the stalwarts of life in postwar Japan, came to be questioned.
7 Technological culture ***
Wakon yosai It was through this hybridism that Japan would create a new order
They show a dilemma: while on the one hand these slogans indicate a desire to embrace a Western-inspired modernity, they also indicate concern regarding the effects of the introduction of foreign ideas and knowledge.
Westerners, according to Tatsuno, tend to be more ‘linear, rational, and individualistic’ in their thinking whereas the Japanese are more ‘adaptive, holistic, and cyclical’.How do we account for the popularity of robots in Japan? Robert Geraci suggests that American researchers prefer to focus on artificial intelligence (AI) and virtual reality as Christian beliefs in salvation in purified unearthly bodies encourages a disembodied approach to information. In Japan, in contrast, he argues that Buddhism and Shinto beliefs of kami (deities) being manifested in nature allow even robots to have a spirit and be integrated into society.
(…)access to technology in Japan can depend on gender.
8 Religious culture ****
Modernity has not brought about the secularisation of Japan as was often predicted, but instead has seen the flowering of new religions, shifts in the practice of long-held traditions and extended debates among practitioners, government leaders and scholars as to what role religion has, can, does and should play in Japanese society.
Japanese do not hold exclusively to one religion but instead practice numerous religions depending upon their particular ritual need. This is where we get the famous phrase: ‘Born Shinto, die Buddhist’.Shinto is the indigenous religion of Japan. That said, it was not until the introduction of Buddhism to Japan in the 6th century that Shinto took on its own identity and came to be known as Shinto. The Shinto we know today has been influenced over time by Buddhist teachings to such an extent that it is really very difficult to understand the history of Shinto without knowing the history of Buddhism in Japan. The core teachings of modern Shinto are sincerity and purity, and the practices of most Shinto shrines are for seeking the blessings of the kami. Kami can be roughly translated as ‘deity’, or more accurately, as anything that is awesome in nature.
Buddhism officially arrived in Japan in the 6th century. (…) it was a gift from the kingdom of Paekche on the Korean peninsula, in other words, it was part of a diplomatic relationship between two kingdoms. Moreover, it was viewed as a wish-granting jewel, a powerful technology that could protect the nation and secure wealth. This is not to say that Buddhist teachings such as compassion and the conditioned nature of existence were unknown. But the interest in Buddhism stemmed from the perceived power inherent in its rituals to affect change, whether that be to heal the sick or defend the nation. A great number of forms of Buddhism were introduced to Japan or created within Japan.
Christianity first officially arrived in Japan in 1549 with Francis Xavier and met with initial success. There were stumbling blocks, though. Initially Christianity was seen as a new Buddhist teaching. Among other things, translation played a part in these early difficulties.
Christianity’s success ended sharply when the leadership of Japan changed and Christianity was deemed dangerous, in large part because it was believed to represent the beginnings of Western encroachment. By the late 1600s Christianity was all but eliminated. A remnant church, however, survived underground, creating a type of Christianity unique to Japan. With the arrival of the West again in the mid-1800s, Christianity once again made inroads into Japan. In particular, many leading Japanese intellectuals and bureaucrats saw in Christianity the power of the modern Western states.
In addition to Shinto, Buddhism and Confucianism, Daoism, Onmyo-do, Shugendo, and a wide array of ‘new religions’ played roles in Japanese religious culture over time.The newly empowered Meiji government issued a series of ‘separation edicts’ beginning in 1868. (…). The net result was the cataloguing and later removal of ‘Buddhist’ ritual implements from buildings designated Shinto and the removal of ‘Shinto’ implements from Buddhist temples.
For decades, Temple Buddhism was faced with a reversal of fortune.For example, government attempts to create a state religion, State Shinto, altered local and national religious practices. It was recognised early on in the Meiji period that religion could play a powerful role in creating a sense of national identity. State Shinto combined Imperial Shinto, which centred on the rites of the Imperial household, and Shrine Shinto, which consisted of the many shrines around the country. Its rites supported the emperor system, its priests were involved in national teaching campaigns and its shrines became a conduit between the centre and the periphery of the modern Japanese political landscape.
The shrine merger policy met with significant local resistance as shrine members fought to preserve local sacred identities, much as attacks against Buddhist temples had met with opposition at the local level from lay members who sought to save their temples, which had become caretakers of the ancestors.
Whereas the new religious movements of the prewar and early postwar period, as well as Temple Buddhism and Shinto, tended to focus on the moral values made common during the Meiji period and the ‘traditional’ family and community structures that lay at the heart of those values, the movements that began in the 1970s, often called by the unwieldy term ‘new new religions’ ( shinshinshukyo), shifted the focus of practice. New new religions tend to be urban in focus, centred on a young membership, and concentrated on the individual rather than the group or family.
Whereas new religions stress communal sharing of experiences and group counselling-like sessions, the new new religions emphasize personal transformation and individual practice.
The practice of Japanese religions has long been marked by gender-based role distinctions. As Confucianism, which entered Japan around the 4th century, came to play an increasingly dominant role in Japanese society, the prominent roles women once played in political and religious leadership were greatly diminished. In the modern period, women have often been relegated to behind-the-scenes or subservient roles, with the noticeable exception being in some new religions. In Shinto, women, who once played pivotal roles as active leaders and shamans, now mostly play less prominent performative roles as shrine maidens selling amulets, cleaning the grounds, and performing ritual dances for the deities. Within Buddhism, women are also bound by gendered roles. Nuns undergo similar training as monks, and yet are always in an inferior position within institutional hierarchies (though this is not unique to Japanese Buddhism). Some nuns today argue that their practices as renunciates are more in keeping with tradition than the monks. In particular, they point to clerical marriage and note that only the monks break precepts by marrying.
9 Political culture ****
Although the class-based distinction between left-wing and right-wing ideologies have been moderated immensely, collectivist and authoritarian values on the one hand and social and economic networks on the other have remained two key factors that determine party support patterns during this period.
Between 1990 and the present, as part of the tide of globalisation generating the extremities of rich and poor, income gaps have increased significantly(…) A new class of ‘working poor’ has sprung up, and concerns about both their health and wealth have intensified. Furthermore, there is a steady rise in the ‘personalization of politics’ characterised by: (1) the increasing importance of politicians’ personal appeal; (2) the growing emphasis on popular catch phrases and slogans, as disseminated by mass media and the internet; (3) the declining weight of political parties as mobilising forces and focal points of politics; and (4) the decreasing significance of national bureaucracies.Novels prevailing during the increasingly centralist state penetration were called shishosetsu, or I-novels. Soseki can be called a state-suppressed individualist who immersed himself in the inner private self.
Murakami, a novelist of the late 20th and early 21st centuries, writes about his inner cosmos.The Meiji Restoration repeated what the Pax Tokugawana had achieved, that is, the containment and retention of decentralised power within the regime.
The new Showa regime after 1945 did not change the overall picture of central control over society and of power fragmentation and power sharing at the top of the government. The centralisation of power to the state was reduced only gradually by the increased introduction of the market and the accommodation of its liberalising and globalising influences, especially in the Heisei period from 1988 to the present. The continuous existence of a quasi-federal system seems to make regime change less dramatic to political life in Japan.
10 Buraku culture ****
Japan is a mosaic society coloured by manifold layers of dominant and minority cultures. The representative ethnic minorities include the Ainu, Okinawans and Zainichi Koreans (Koreans living in Japan). (…) While burakumin are Japanese both ethnically and in terms of nationality, they are discriminated against on the basis of belief about their descent: that they are real or purported ‘descendants of outcastes’ ( eta or hinin) of the status system which the feudal Tokugawa regime institutionalised about four centuries ago to implement its divide-and-rule policy.A number of fabricated allegations surround burakumin and form the basis for widespread prejudice. Some allege that burakuminare of a different race (racial origin theory), while others claim that they are of a different ethnic group (ethnic origin theory). There is also a popular belief that burakumin ancestors were placed at the bottom of feudal social hierarchy as outcastes because they engaged in cattle butchering, a practice regarded as unclean and profane (occupation origin theory). Though the Meiji government issued the Emancipation Edict in 1871 to abolish the designation as outcastes and the hereditary occupation system, discrimination against burakumin continues to this day. The reason behind this rests not only in the fact that non- burakumin have been very conscious of their feudal status, but also in the reality that discrimination against burakumin has functioned as a lever for social integration in the process of forming a modern Japan.
buraku culture is double-faceted in the sense that it is both miserable and proud.Buraku culture today is at a crossroad. Although, on the whole,burakumin live a life of poverty in the lower ranks of society, their sense of homogeneity and cohesion is declining
11 Literary culture****
We are witnessing a significant expansion of literature, moving further and further into, and often positively mingling with popular culture. Naturally, the extension of this is its interface with the realm of manga and animation.
One theme that has continuously occupied an important place in modern Japanese literature centres on the notion of the family.
One of the reasons for the sensational success of Yoshimoto Banana in the late 1980s was that she presented, in a remarkably relaxed and nonchalant manner, a new possibility for the forms a family can take. Freed from the older notion of the family as a blood-linked unit, whose domestic and social burdens and responsibilities are imposed upon its members, Yoshimoto presented, in her debut piece Kicchin ( Kitchen, 1988) a portrait of a ‘family’ that consisted of a girl, her friend and his beautiful mother, who was, in biological terms, his father.Yoshimoto’s success in gaining a broad and enthusiastic readership (…), is at least partly due to her message that ‘anything goes’, that there is a way even for the deprived and the lost, in this age when the norms of the conventional family no longer possess absolute value.
In many other recent works, however, the family itself is negated from the beginning. The shadow of family looms everywhere; yet family life itself is scarcely visible. What have come to dominate instead are variations on the theme of being alone.
While Abe highlights the difficulty of taking meaningful action in a society whose solidarity has been shaken by the increasing fragmentation of experience caused by the spread of the electronic media, Misaki critiques the contemporary situation by illustrating the extent to Literary culture which one’s everyday life is controlled, not only by the media, but also by social and educational discipline, masterminded by a bureaucratic body that tactfully conceals where the power lies. Neither of their works takes the form of direct social criticism. In a style that resembles fantasy or science fiction, they create a ‘noise’ that shocks the nervous system of our common sense.
The seeming incapacity of individual action in society has been a running theme in Murakami Haruki’s work since the 1980s
12 Popular leisure ***
13 Manga, anime and visual art culture **
manga can be loosely defined as Japanese comic books, while anime encompasses the breadth of Japanese animation (…)
anime as having an important impact on Japan’s image overseas, as well as being at the centre of technological innovations and global media trends through increased overseas investment and collaboration.As opposed to the gritty realism and overt politics of gekiga, Tezuka’s manga founded an archetypical manga style featuring cute characters with large saucer eyes. This style was influenced by Disney animation and US comics, which had flooded Japan during the Allied Occupation between 1945 and 1951. Tezuka also incorporated cinematic techniques inspired by French and German movie
One of the dominant divisions in the manga market is the split between male and female demographics
While gekiga reflected political and cultural concerns of the time, as already noted, it was in shonen and shojo manga that the biggest market for manga was to be found.
With the release of Akira (1988 Japan release, 1989 US release) and Ghost in the Shell (1995 world-wide release), both based on original manga, Japanese manga and anime began to attract greater international attention than ever before.
Manga has also moved into online environments, with both Kodansha and Shogakukan offering online manga content and various downloads that extend the audience’s access to manga in a more interactive online environment. Mobile phone manga is also available
There are three broad areas of concern identified. Firstly, that too much information, from driving manuals to business information, is being conveyed through manga – a form of caricature that inevitably distorts, simplifies and exaggerates. These critics suggest that the complexity or depth of an issue cannot be conveyed through manga in the same way as prose or film documentary can facilitate. Secondly, critics claim that the increasing popularity of manga as an information tool reflects a broader trend in politics, religion and education where the entertainment value of information is highlighted in order to create appeal. Additionally, further concerns exist that information that is too complex to be compressed into manga will be ignored.
A final concern is that violent and sexually explicit manga may cause more violent behaviour, particularly amongst younger readers.The more global and interactive the manga culture becomes the more issues of ownership and regulation will arise and require new approaches based on the interconnected nature of today’s visual culture and media texts.
Further, the rise of non-Japanese manga such as OEL manga or manhwa raises questions as to how Japan can maintain cultural ownership or develop a ‘soft-power’ advantage through the popularity of these increasingly hybrid goods – is this model of ownership and control even the most appropriate to use?
14 Music culture **
While hogaku stands for ‘Japanese music’, and yogaku for ‘Western music’, the actual concepts are a little more complex than this simple division suggests.
(…) contemporary music culture in Japan has taken a vastly different trajectory from the ideas of the Meiji era, when only ‘Western music’ was valued. We can now see the emergence of a kind of grassroots cultural relativism which evaluates and consumes a diversity of music on an equal basis. However, the fact that such cultural relativism has provoked a ‘reappraisal of Japan’s own culture’ in a country that has taken Western music as its benchmark, represents both its greatest distinctive feature, and a kind of perversity.
15 Housing culture ****
‘housing codes’ (…) to mean the prevailing assumptions we have about houses and the standards we have internalised for evaluating the exteriors and interiors of the houses we encounter. (…) are we influenced by ‘housing codes’, and these codes are both socially constructed and variable over time.Japan’s housing codes, and domestic dwellings themselves, have changed dramatically since the late 19th century, reflecting not only the economic and demographic transformation of the country but also its ideological transformation, especially after the Second World War.
like the ie itself, space within the house was arranged hierarchically. The prime space – usually opening onto a garden – was reserved for the male head of the household, or patriarch; rooms in the dark recesses of the dwelling were occupied by servants and/or employees of the patriarch’s business; and at least one ‘good’ room in between was used by family members other than the patriarch for sleeping, meals and diverse daytime activities. The kitchen tended to be in a remote corner of the house, usually in a lower, dirt-floored area, reflecting both the need to protect the rest of the dwelling from the fires that were Housing culture lit there on a daily basis and the lowly status of women and women’s work within the household.
Rooms were not only of modular size but also multipurposeToday, and since the 1970s, the vast majority of Japanese people are urban residents,
(…) Interior rooms are now functionally specific as in the West, with solid walls and doors demarcating such private spaces as bedrooms, and almost all the rooms are filled with furniture.In short, there have been two major transitions in the housing culture of modern Japan, both of them taking place over a relatively short span of time. One is from housing that was a fairly rigid expression of patri-archy to a more egalitarian culture in which both the status of women in the family and the privacy afforded to individual family members, especially children, has risen. The second is from a floor- to a chair-sitting culture, a transition which required more housing area per household than had previously been the case for the simple reason that furniture takes up space.
16 Food culture ****
Rice constitutes the staple diet for the Japanese, both as essential food and as an important symbol of cultural life. Japan’s rice is the so-called Japonica type short grain which is normally eaten on its own without seasoning or flavouring. The Japanese have long regarded rice as central to their meal culture and all other food as a secondary component of their diet.
Japan’s feudal economy was thus built upon the production of rice.
Although the typical Buddhist believer did not eat animal products on specific Buddhist events, funerals, or anniversaries of the death of a family member, they were able to eat fish and shellfish on other days without any feelings of guilt.
The philosophy behind Japanese food culture appears to be a paradoxical belief that no cooking is the best kind of cooking.
the natural initial flavours of ingredients should be retained and eaten in the form as close as possible to nature.
sushi today. The idea started with the knowledge that fish preserved with salt and mixed with cooked rice can be stored for a long period of time because rice undergoes lactic acid fermentation which raises its acidity level and thereby prevents bacteria from propagating. Rice grains used this way break down and become pasty and are normally inedible. Removed from rice, the preserved fish tastes sour and smells like strong cheese. This was the type of sushi available before the Edo period.
Towards the end of the 17th century during the Edo period, haya zushi (quick sushi) became available, with both rice and fish being flavoured with vinegar. This method opened the way for the diversification of sushi
The so-called nigiri zushi, which is served at sushi restaurants today, acquired popularity in the 1820s in Edo
the consumption of mammals such as whale and dolphin was not prohibited in Japan by the Buddhist establishment as these were viewed as large fish.
the decisive difference between traditional Japanese cooking and that of China and Korea is that meat was absent from the Japanese diet until relatively recently. One exception to this rule are the islands at the southernmost tip of Japan that formed the Ryukyu Kingdom
Similarly, the Ainu, indigenous to Hokkaido in the north, were also not converted to Buddhism and hunted game such as deer and bear.
By the 10th century, both Buddhism and Shintoism began to view meat-eating as contaminating. In feudal Japan, those involved in slaughtering mammals or the production of leather goods began to be socially isolated and classified as an outcaste group that suffered discrimination
In order to realise the national goal of modernisation immediately after the Meiji Restoration of 1868, there was a need to cultivate healthy workers and soldiers. any intellectuals at the time claimed that the reason behind the small and weak physical build of the Japanese people was the lack of meat and milk in their diet.
The general populace first tried meat at restaurants called gyunabeya where gyunabe, a prototype of sukiyaki, was served.
Not only did food culture undergo changes over the last century, but the table that was used by the family at mealtimes, and the atmosphere in which the meal was eaten, also transformed. Instead of the traditional individual zen (low dining table), a type of table known as chabudai(…) made its appearance. Chabudai is a small table seating five to six people, with four short legs that can be folded inwards. With the use of zen tables, once the meal was finished, each would be stored in a cupboard in the kitchen. In the case of the chabudai, the legs would be folded and the table placed on its side in a corner of the room, so that after the meal the same room could be used for another purpose.
Concrete apartment buildings began to be constructed in Japanese cities from the end of the 1950s. (…) it was in this type of residence that a room dedicated to eating meals made its appearance, and as a result, Japanese people began sitting in chairs around a communal table to eat.
The way in which meals were served has also undergone a change. When meals were served on trays or chabudai, all food was served on individual plates for each person. Today, however, only rice and soup are served in individual bowls and the side dishes are served in communal plates or bowls and placed in the centre of the table.
Restaurants serving Japanese food first became fashionable in the US towards the end of the 1970s and there is now a Japanese restaurant boom in cities around the world. (…) Japanese food has also come to be perceived as healthy.
However, traditional Japanese food cannot be described as healthy, lacking animal protein as well as oils and fats.
The Japanese food industry continues to direct its efforts into developing foods that require little preparation in the kitchen,
The popularity of these products throughout Japan means uniformity in taste, flavour, and preference, and the tastes and flavours unique to home cooking or the distinctive features of regional cooking are in danger of being lost.17 Sports culture ***
Since the Meiji Restoration, traditional physical exercise has represented traditional culture and has been practiced in close relation to Shinto rituals or the samurai code. These activities include sumo wrestling, kyusha (ceremonial Japanese archery), kenjutsu (traditional Japanese fencing and the predecessor of kendo) and jujutsu (judo’s predecessor).Bukatsu plays an important role in the formation of Japanese sports practice. For many junior and senior high school students, it occupies a very important place in school life
18 Globalisation and cultural nationalism ***
Globalisation fragments the citizenry and diminishes democracy within national boundaries.Globalisation fragments national economies.
The results of this research show that trust and mindfulness tend to be negatively related to the everyday experiences of globalisation, while networks are positively related to them.
Japan has retained a distinctive mode of emulating and accommodating exogenous ideas, institutions and technologies without significantly compromising their ideas or the emotions of the Japanese nation.
In modern Japan, cultural nationalism has been directed against China and Korea and, latently, against the US. This resonates deep within Japan’s historical construction of identity and modernity.
Globalisation has taken hold frighteningly fast in East Asia, as these economies are very dynamic. Domestic economies are rapidly becoming closely interlinked regionally and with the rest of the world. (…) Otherwise they have had to cajole, placate, and suppress domestic dissent. Cultural nationalism is a last resort under these circumstances, reminding the domestic populace of the historical memories of humiliation, anger, pride and self-esteem.
19 Exporting Japan’s culture: From management style to manga ***
This chapter addresses a simple question: Why has the export of Japanese-style management declined while the export of Japanese popular culture has flourished?
Three practices in particular were seen as forming the core features of industrial relations in Japan: lifetime employment, seniority wages and enterprise unionism.This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Oct 29, 2012 |
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- L'oca selvatica (175)
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By Mori Ōgai -
Finished on Sep 11, 2012 




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È una storia di tanti anni fa. Ricordo che ebbe luogo nel tredicesimo anno Meiji [1880] -
Gan - L'oca selvatica (1915)
Okada nella sua passeggiata (illustrata qui
http://followingthebrush.wordpress.com/2011/02/27/tokyo…
) scorge una donna rientrare in una casa una casa malinconica, solitaria e ben tenuta, che era sempre stata vista ... (continue ) Gan - L'oca selvatica (1915)
Okada nella sua passeggiata (illustrata qui
http://followingthebrush.wordpress.com/2011/02/27/tokyo…
) scorge una donna rientrare in una casa una casa malinconica, solitaria e ben tenuta, che era sempre stata vista chiusa. Ella e le sue fugaci, parziali apparizioni restano impresse nel giovane universitario.e a poco a poco «la donna alla finestra» divenne per lui una figura familiare. Una sera, circa due settimane dopo, le rivolse istintivamente un saluto togliendosi il berretto. Il lieve pallore del volto della donna d'improvviso si tinse di porpora, e il sorriso da triste si fece luminoso.
(…) Le donne erano per Okada creature splendide e amabili, il cui unico dovere era quello di saper conservare beltà e grazia in qualunque circostanza.
I capitoli successivi ci parlano indirettamente di come questa donna, Otama, sia venuta a trovarsi in quella casa, dal punto di vista di Suezo che è l'usuraio che la mantiene.
Il fulcro del romanzo diventa qui dunque Suezo stesso: i suoi desideri sensuali verso Otama, per lui poco più di una bella bambola, simile a quei bengalini in gabbia che le regalerà, le sue ripicche verso una moglie che l’ha stancato.
Suezō, che con i suoi era solito comportarsi da tiranno - comportamento a cui la moglie rispondeva a volte con la ribellione e a volte con la sottomissione - provava una gioia mai conosciuta, delicata e discreta, nel guardare Otama la quale, dopo che la cameriera si era ritirata, con un timido sorriso sul volto che avvampava per l'imbarazzo, serviva il sake. Ma sebbene l'intuizione di un istante di felicità lo sfiorasse allora come in una visione, restava incapace di chiedersi perché mai la sua vita familiare non conoscesse lo stesso gusto, quale impegno fosse necessario per mantenere costante e vivo tale sentimento di gioia lui e la moglie sarebbero mai stati capaci di farvi fronte.
(…)
Suezō, che per certi aspetti era solito guardare cose e persone con occhio molto penetrante, essa rappresentava uno spazio senza angoli in ombra, come uno specchio d'acqua trasparente.La moglie di Suezo, Otsune, viene sempre descritta così negativamente e dall’esterno da farmi pensare a lei come una povera creatura ingannata e disorientata, che prova una pena come di una spina nel cuore. Provo a rigirare la frittata per questa moglie cui il marito rimprovera bruttezza (è una colpa?), sciattezza (però non le dà un quattrino), gelosia (mentre la tradisce), a cui fa regali (che la commuovono perché mai fatti prima) per farli uguali all’amante, alle cui richieste di aiuto non risponde.
La narrazione passa poi dal punto di vista di Otama, la cui descrizione è deliziosa: una fanciulla sottomessa e timida, rassegnata, inizialmente, che matura nel racconto.
Un chaos di sentimenti si agitava nel suo petto di fanciulla inesperta del mondo.
Non le riusciva di districare quella matassa confusa, ma tale affollarsi improvviso di pensieri aveva aggiunto un nuovo e gravoso peso sul suo animo innocente sottoposto a pesanti pressioni
(..)
nella vergogna che provava non trovava quasi posto il rancore verso gli altri o verso il mondo; bensì era una protesta contro il suo stesso destino. Non aveva mai fatto del male a nessuno, eppure era soggetta a una sorta di persecuzione.Otama, la «ragazza alla finestra», cerca di crescere quando decide di prendere per se i dolori che può risparmiare al padre, questo la porta anche a sentirsi via via più indipendente e conscia di sé, siccome ha ripagato il naturale debito col genitore può iniziare a desiderare per sé
Non intendo certo cominciare a mentire e ingannare io stessa, ma non lascerò più che gli altri continuino a ingannarmi come hanno sempre fatto.
sperando però in sogni di cavalieri azzurri e costruendo un sentimento su pochi contatti visivi con Okada: la storia è tutta nel suo animo di fanciulla captiva. E’ lei l’oca selvatica.
In questo strano romanzo, cui la trama è pretesto per entrare nell’animo dei protagonisti e poi d’improvviso lasciarli in stato sospeso, non si hanno grandi avvenimenti.
“Esso è rivolto con sguardo nostalgico verso un sogno di giovinezza e di illusioni
perdute, spicca per la sapienza dell'impianto narrativo e il tratto sicuro nel delineare i personaggi in un'opera la cui vocazione è spesso quella di una «letteratura di idee». … nel silenzioso e quasi inavvertito scorrere degli eventi del romanzo, si nascondono i temi cari alla riflessione dell'artista: la quotidianità minacciata dalla dimensione oscura e «notturna» dell'uomo, l'eccessivo rigore morale e la presa di distanza dalla realtà, sempre in procinto di mutarsi in gelido vuoto dei sentimenti.”
Diventa anche un affresco della società borghese tokyense dei primi del ‘900: lo studente Okada, la mantenuta Otama che ripaga il vecchio genitore, l'usuraio Suezo, rappresentano lo studioso, l’innocente e l’avaro. L’amore alla finestra è un sentimento tutto racchiuso nell’animo di un’unica persona, un sogno senza realizzazione, resta solo un desiderio struggente e malinconico e bello proprio perché irrealizzato, la storia è come l’oca colpita: vittima del caso.L'oca selvatica rappresenta senza dubbio uno degli esiti più marcatamente fictional nell'insieme della produzione di Ōgai, sebbene anche qui un certo gusto per la divagazione tenda talvolta a prevalere rallentando il ritmo del racconto. L'analisi delle reazioni di Otama e della rivale Otsune di fronte agli inganni di Suezō si traduce infatti piuttosto in astratte massime sulla psicologia femminile.
A dispetto dell'attenzione costante perché dalle azioni dei protagonisti e dal tessuto narrativo stesso sprigioni una sorta di energia quieta e «contemplativa», L'oca selvatica sembra tuttavia attraversato dal presagio e dalla minaccia di una vittoria degli istinti.
Il dissidio adombrato contrappone l'io-istinto, rappresentato da Otama dopo la maturazione in lei di un sentimento adulto di indipendenza e soprattutto dopo il suo risveglio alla sensualità, e quello che potremmo definire l'io-ideale, plasmato come una corazza intorno al primo dalle convenzioni socialiL'oca selvatica si può anche leggere, in fondo, come il romanzo delle illusioni perdute e dei rimpianti, come un canto modulato su una nota continua di nostalgia. Lo sguardo del narratore è quello di una maturità disincantata e amara che a molti anni dagli eventi del racconto ne ripercorre amorosamente i luoghi, alterati dal tempo in modo irrimediabile.
(Dalla prefazione di Lorenzo Costantini)Una descrizione di una delicatezza impalpabile e limpidezza visiva notevole. Molto giapponese nel sentire e progredire e nel finale “aperto”, forse poco giapponese per i dialoghi così diretti e “concludenti”.
L’ho trovato molto più gradevole del già letto “Vita sexualis” di cui ricordo invero pochissime impressioni, praticamente nulla.
In eBook.
This opera by Mmorgana is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License
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Sep 12, 2012 |
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- The Diving Pool (18)
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By Yoko Ogawa -
Finished on Jan 29, 2013 




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…what I really mean to say is hidden somewhere… -
3 racconti lunghi sulla nuova generazione giapponese, dal punto di vista femminile – tre giovani protagoniste dall’adolescenza alla prima età adulta.
(In italiano è disponibile come "La casa della luce")The diving pool
Il primo racconto, che dà titolo alla raccolta, parla della vita in un o ... (continue ) 3 racconti lunghi sulla nuova generazione giapponese, dal punto di vista femminile – tre giovani protagoniste dall’adolescenza alla prima età adulta.
(In italiano è disponibile come "La casa della luce")The diving pool
Il primo racconto, che dà titolo alla raccolta, parla della vita in un orfanotrofio cristiano per chi orfano non è, ossia la figlia di chi lo gestisce, e del di lei rapporto sia con genitori che con i bambini qui accolti. In particolare vediamo come si lega al suo coetaneo Yu, nuotatore, gentile e deciso di cui è segretamente innamorata, ed il tormento che dà alla bimba più piccola del gruppo.- Highlight on Page 6 | Loc. 79-81 | Added on Tuesday, January 22, 2013, 06:41 PM
This underwater pivot is even more beautiful than the dive itself: the ankles and hands slice through the water majestically, and the body is completely enclosed in the purity of the pool.
Vita di adolescenti giapponesi, tra trepidanti sentimenti e timidezze esistenziali, condite di un certo disagio che sfocia in azioni appositamente crudeli verso gli indifesi.
The pregnancy diary
Il secondo racconto è il diario di una maternità tenuto dalla sorella della futura mamma: inquietudine nell’attesa e nel futuro incerto e “diverso” che un bimbo porta con se, esagerazioni della puerpera che non evita alcun disturbo a chi le sta vicino, anzi li accentua, strane reazioni del marito – una controfigura scialba – e della sorella che dietro alle attenzioni cela sentimenti contrastanti."Do you suppose puppies pop out like peas popping out of the pod?"
The dormitory
Il terzo racconto parla di un dormitorio di studenti universitari che sta cadendo in rovina, come il suo singolare proprietario.
Si configura quasi come un thriller e sembra celare misteri inquietanti, come ne “L’anulare”. La conclusione però è diversa.
Assai piacevole per l’atmosfera di imminente tragedia che sa insinuare e che mina l’apparente calma serena che si ha a inizio storia.==========
- Highlight on Page 54 | Loc. 820-21 | Added on Friday, January 25, 2013, 07:58 AM"The changes mean nothing in themselves. They're just an outer manifestation, the skull housing the brain, and what I really mean to say is hidden somewhere in the pineal gland, deep in the cerebellum at the heart of the brain."
Una lettura rapida e piena per questa autrice che sa trasmettere il disagio moderno nei suoi libri ed una costante tensione per ciò che sta per accadere o elementi disturbanti nella quotidianità. Scrittura dell’inquietudine, le cui descrizioni sono nitide e ben delineate, poco giapponesi. Mentre la conclusione più che aperta è molto giapponese.
Rispetto alle sue opere, l’ho trovato simile a “L’anulare” per atmosfere evocative e disturbanti, sconnesso dall’erotismo giapponese di “Hotel Iris” e meno tranquillizzante de “La formula del professore”. Le protagoniste sono sempre donne, me ne accorgo ora e questo mi è piaciuto.
In eBook in inglese.
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Feb 3, 2013 |
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- The Housekeeper and the Professor (61)
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By Yoko Ogawa -
Finished on Dec 30, 2012 




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The Housekeeper and the Professor
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Formula irrisolta -
In italiano è stato tradotto come “La formula del professore”, vagamente fantascientifico, sembra di vederci uno scienziato pazzo, invece di tutt’altro trattasi.
Una madre single lavora come governante presso un anziano professore, innamorato della matematica e la cui memoria non va oltre gli 80 mi ... (
continue ) In italiano è stato tradotto come “La formula del professore”, vagamente fantascientifico, sembra di vederci uno scienziato pazzo, invece di tutt’altro trattasi.
Una madre single lavora come governante presso un anziano professore, innamorato della matematica e la cui memoria non va oltre gli 80 minuti. Egli ricorda perfettamente tutto ciò che ha studiato e tutto ciò su cui ha lavorato fino al 1975, per il resto deve cavarsela con tenacia ed un vestito pieno di fruscianti bigliettini su cui annotare le cose fondamentali per vivere. Resta comunque una persona positiva, entusiasta della matematica, con un innato talento nel comunicare, che trova nel figlio della governante, chiamato col nomignolo di Root, un ricettore ideale.
Un Giappone accennato di sfondo, per un romanzo fuori dal tempo che ci parla di come costruire e ricostruire ogni giorno, con rispetto, i rapporti umani.
E che ci stuzzica con la matematica Chi ha detto che i numeri non si possono amare?
- anche se questa non è proprio il tema centrale come sembrerebbe a prima vista, né l’elemento portante ma appare qualche volta come colto pretesto, come pure il baseball (ho trovato noiosissima la partita).Un libro tranquillo, lento, delicato e confortevole anche se di fondo triste, nell’impossibilità di avere un ricordo comune. Un poco strano alla maniera della Ogawa de “L’anulare” (che è più carino) ma assai meno inquietante e di sicuro scevro della morbosità di “Hotel Iris” (che non è niente di che).
Per il voto o il consiglio di questo libro non so bene come esprimermi: peccato perché procede bene e sembra prendere un bello slancio fino ad un piccolo colpo di scena e poi…poi non lo spiega, si perde e mi innervosisce. E’ rimasto talmente vago su molte cose per cui ho anzi avuto l’impressione che dalla mia copia ebook mancassero delle parti (per esempio: la formula cosa significava?).La scrittrice comunque continua ad incuriosirmi dimostrandosi poliedrica, mi piace ma non riesce ad entusiasmarmi, eppure voglio leggere ancora sue opere.
Un paio di citazioni:
"Math has proven the existence of God, because it is absolute and without contradiction; but the devil must exist as well, because we cannot prove it.""The mathematical order is beautiful precisely because it has no effect on the real world. Life isn't going to be easier, nor is anyone going to make a fortune, just because they know something about prime numbers. Of course, lots of mathematical discoveries have practical applications, no matter how esoteric they may seem. Research on ellipses made it possible to determine the orbits of the planets, and Einstein used non-Euclidean geometry to describe the form of the universe. Even prime numbers were used during the war to create codes—to cite a regrettable example. But those things aren't the goal of mathematics. The only goal is to discover the truth."
In eBook in inglese.
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Jan 8, 2013 |
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- Il fantasma di Canterville (3414)
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By Oscar Wilde -
Finished on Sep 3, 2012 




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Oltre al danno, la beffa! -
Ironico e sarcastico racconto delle disavventure di un fiero e truculento fantasma centenario versus una pratica e pragmatica famiglia americana. Finirà a olio per catene e smacchiante contro macchie di sangue persistenti.
Rilettura casuale per l’addormentamento della figlia, dalla penna pungente d ... (
continue ) Ironico e sarcastico racconto delle disavventure di un fiero e truculento fantasma centenario versus una pratica e pragmatica famiglia americana. Finirà a olio per catene e smacchiante contro macchie di sangue persistenti.
Rilettura casuale per l’addormentamento della figlia, dalla penna pungente di Wilde, col solito sottofondo di lieve disagio che mi lascia l’autore.
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Sep 4, 2012 |
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Cronache di Gerusalemme
Guy si trasferisce a Gerusalemme a seguito della moglie che opera come amministrativa per Medici Senza Frontiere, e gestisce da casalingo la famiglia con le due figlie piccole in questo nuovo luogo sconosciuto, con poche nozioni della situazione geopolitica e dell’ambiente in cui va.
Molto fotograf ... (continue)
Guy si trasferisce a Gerusalemme a seguito della moglie che opera come amministrativa per Medici Senza Frontiere, e gestisce da casalingo la famiglia con le due figlie piccole in questo nuovo luogo sconosciuto, con poche nozioni della situazione geopolitica e dell’ambiente in cui va.
Molto fotografico nei paesaggi e nel taglio delle scene, sebbene non dettagliato riesce a rendere in maniera invidiabile l’essenza del posto, quanto acaricaturale nel tratto di esseri umani.
L’esasperato realismo spinge lo scrittore a resoconti di vita quotidiana a Gerusalemme e nella regione, in cui la realtà è filtrata esclusivamente dalla sua coscienza, considerata come unico centro percettivo del mondo esterno.
Il ricondurre tutto alla quotidianità quindi risulta molto personale.
Che lui si lamenti di non trovare un negozio vicino a casa mi fa un certo effetto “machissene” da rosicone, come pure l’ironizzare sui missili o il suo non sapere nulla, che pare così naif. E’ però funzionale al suo spiegare le cose, al farcene venire in contatto in modo più diretto. E la sua curiosità che lo porta a esplorare e parlare, conoscere e riportare, diventa universale nel dipingere la situazione del paese coi propri pregiudizi ma con candore di chi vede le cose per la prima volta.
Interessante, dà molti spunti di approfondimento e mi ha fatto capire cose taciute.
L’edizione allegata a RCS è buona per il prezzo che ha, ne soffre la copertina che è troppo leggera.
Tre stelle al quattro. Non so se prenderò le altre sue opere su Pyongyang e Birmania, ma sono già tentata almeno per vedere i paesaggi birmani….
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