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Uno dei dialoghi più sinceri, in cui la portata della dialettica si rivela in tutta la sua audacia, non tanto come metodo per una ricerca definitoria, ma piuttosto come spirito di fronte ad ogni indagine - filosofica e non.
- — Oct 7, 2011 | Add your feedback
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Diario
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Dio mio...
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Dopo qualche tempo mi sento di poter dire altro. Prima di tutto una piccola osservazione che reputo molto importante. Questo libro non è un libro. Non è un'opera letteraria: non può essere giudicato, votato, non può nemmeno essere propriamente recensito. E' una testimonianza, e c ... (continue)
Dio mio...
--Edit:
Dopo qualche tempo mi sento di poter dire altro. Prima di tutto una piccola osservazione che reputo molto importante. Questo libro non è un libro. Non è un'opera letteraria: non può essere giudicato, votato, non può nemmeno essere propriamente recensito. E' una testimonianza, e come tale può solo essere commentata con le prime cose che suscita alla mente che se ne appropria. Le prime parole che mi sono venute fuori per descrivere questa testimonianza sono quelle che trovi subito, appena aperto il commento. Non mi è venuto affatto di pensare che tutti debbano leggere questo Diario (nonostante la stessa Anna, per il solo fatto di aver iniziato a redigere una seconda versione del Diario, potesse forse augurarselo); solo se lo si legge per intimo trasporto a farlo avrà un senso forte. Non mi è venuta affatto voglia di visitare la sua casa in Amsterdam, Prinsengracht 263; la calca, le foto, i turisti non le si addicono, come ha scritto Rachel van Amerongen-Frankfoorder, che la conobbe a Westerbork e la vide morire nella sua baracca a Bergen-Belsen, nel libro dei visitatori ("Questo non l'ha voluto Anna").
L'unica cosa straziante e bellissima ad un tempo, che forse spingerà alcuni a leggere il Diario, è il fatto che non è triste. Anzi; è così bello e puro e pieno di vita e di speranza che a volte non mi riusciva più di rendermi conto che quella ragazzina è esistita davvero ed ha fatto la fine che ha fatto. Allora dovevo chiudere il libro e guardare per qualche secondo la sua foto ripetendomi: "Lei c'era, c'era, c'era e poi non c'era più".
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