Leggere questo libro è stato impegnativo. Non per la mole, né per lo stile (sono 600 pagine che scorrono); è stato mentalmente impegnativo perché - e lo realizzi solo dopo un po' - Franzen ti insinua dentro un'angoscia paralizzante. Si fa strada piano, sedimentandosi sul fondo dello stomaco pagina d
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Leggere questo libro è stato impegnativo. Non per la mole, né per lo stile (sono 600 pagine che scorrono); è stato mentalmente impegnativo perché - e lo realizzi solo dopo un po' - Franzen ti insinua dentro un'angoscia paralizzante. Si fa strada piano, sedimentandosi sul fondo dello stomaco pagina dopo pagina assieme alla presa di coscienza sempre più marcata dell'intimo squallore delle vite di cui si legge. Enid, Alfred, Gary, Denise, Chip, Caroline e molti, molti altri: tutti sono adorabilmente disturbati, morbosi ciascuno a modo suo in una maniera inquietante perché estremamente verosimile. Tutti sono sostalzialmente tristi e disperati, e se ne stanno lì, a sguazzare nel vortice della vita un po' annegando e un po' prendendo boccate d'aria. Ma la salvezza definitiva è un'opzione non contemplata, anzi, proprio una stronzata. Tutti sono del tutto ingiudicabili: non esiste buono o cattivo, esiste gente che cerca di sopravvivere come può. (Il concetto è il medesimo espresso dai Baustelle quando cantano "è la vita, è che siamo stelle, è che siamo miseri".) Sentire la rivelazione piombarmi addosso in tutta la sua crudezza - così funziona la vita, così probabilmente sarà anche la tua, e sarà sempre troppo tardi - mi ha spinta in uno stato d'animo diviso tra l'allontanarmi il più possibile da questo libro e l'ansia, invece, di finirlo al più presto. Perché, peraltro, Franzen scrive esattamente come io credo che si dovrebbe scrivere; con uno stile che non posso dire mi appartenga del tutto, ma di fronte al quale non posso altro che inchinarmi - le descrizioni, le similitudini, i piani temporali che si alternano nello scheletro mobile del libro, senza tuttavia risultare mai confusi o disordinati. Che un libro riuscisse a farmi stare così male - senza che io abbia versato una lacrima, beninteso, perché la tristezza qui è tutta implicita, e non è robina da un pianto e via, ma turbamento che ti stringe la gola e ti fa desiderare di buttarti sotto le coperte e non uscirne più - non ricordo fosse mai successo prima.
Tre stelle e mezzo, suvvia. Per un libro che potrebbe, sì, essere utile ma non indispensabile; e che tuttavia ha in sé qualcosa che mi cattura e che va al di là delle mie comprensioni. Al di là dell'idea apprezzabile - racconti sul filo della Tavola Periodica, ogni elemento una caratterizzazione - c
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Tre stelle e mezzo, suvvia. Per un libro che potrebbe, sì, essere utile ma non indispensabile; e che tuttavia ha in sé qualcosa che mi cattura e che va al di là delle mie comprensioni. Al di là dell'idea apprezzabile - racconti sul filo della Tavola Periodica, ogni elemento una caratterizzazione - ci sono le mille citazioni che mi sono dovuta segnare, le piccole delicatezze narrative, le storie di vita.
(più che abbandonato sarebbe meglio dire "perso", come purtroppo mi accade spesso coi libri. Però in questo caso non me ne sono dispiaciuta particolarmente).
Il seguito de "La banda dei brocchi", che avevo letto in gioventù e che, a dire il vero, non ricordavo quasi per niente. La capacità di Coe di mescolare storie di persone con storie di nazioni è interessante. Non è, questo, un libro sconvolgente: però mi ha tenuta là dalla prima all'ultima pagina, m
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Il seguito de "La banda dei brocchi", che avevo letto in gioventù e che, a dire il vero, non ricordavo quasi per niente. La capacità di Coe di mescolare storie di persone con storie di nazioni è interessante. Non è, questo, un libro sconvolgente: però mi ha tenuta là dalla prima all'ultima pagina, mi ha fatto andare a letto alle tre anche se il giorno dopo avevo lezione, mi ha fatto compagnia nel gelo invernale e nei momenti socialmente imbarazzanti. Anche questo è ciò che voglio da un libro, per cui si becca 3 stelle.
Le correzioni
Leggere questo libro è stato impegnativo. Non per la mole, né per lo stile (sono 600 pagine che scorrono); è stato mentalmente impegnativo perché - e lo realizzi solo dopo un po' - Franzen ti insinua dentro un'angoscia paralizzante. Si fa strada piano, sedimentandosi sul fondo dello stomaco pagina d ... (continue)
Leggere questo libro è stato impegnativo. Non per la mole, né per lo stile (sono 600 pagine che scorrono); è stato mentalmente impegnativo perché - e lo realizzi solo dopo un po' - Franzen ti insinua dentro un'angoscia paralizzante. Si fa strada piano, sedimentandosi sul fondo dello stomaco pagina dopo pagina assieme alla presa di coscienza sempre più marcata dell'intimo squallore delle vite di cui si legge.
Enid, Alfred, Gary, Denise, Chip, Caroline e molti, molti altri: tutti sono adorabilmente disturbati, morbosi ciascuno a modo suo in una maniera inquietante perché estremamente verosimile. Tutti sono sostalzialmente tristi e disperati, e se ne stanno lì, a sguazzare nel vortice della vita un po' annegando e un po' prendendo boccate d'aria. Ma la salvezza definitiva è un'opzione non contemplata, anzi, proprio una stronzata.
Tutti sono del tutto ingiudicabili: non esiste buono o cattivo, esiste gente che cerca di sopravvivere come può.
(Il concetto è il medesimo espresso dai Baustelle quando cantano "è la vita, è che siamo stelle, è che siamo miseri".)
Sentire la rivelazione piombarmi addosso in tutta la sua crudezza - così funziona la vita, così probabilmente sarà anche la tua, e sarà sempre troppo tardi - mi ha spinta in uno stato d'animo diviso tra l'allontanarmi il più possibile da questo libro e l'ansia, invece, di finirlo al più presto.
Perché, peraltro, Franzen scrive esattamente come io credo che si dovrebbe scrivere; con uno stile che non posso dire mi appartenga del tutto, ma di fronte al quale non posso altro che inchinarmi - le descrizioni, le similitudini, i piani temporali che si alternano nello scheletro mobile del libro, senza tuttavia risultare mai confusi o disordinati.
Che un libro riuscisse a farmi stare così male - senza che io abbia versato una lacrima, beninteso, perché la tristezza qui è tutta implicita, e non è robina da un pianto e via, ma turbamento che ti stringe la gola e ti fa desiderare di buttarti sotto le coperte e non uscirne più - non ricordo fosse mai successo prima.
Il sistema periodico
Tre stelle e mezzo, suvvia. Per un libro che potrebbe, sì, essere utile ma non indispensabile; e che tuttavia ha in sé qualcosa che mi cattura e che va al di là delle mie comprensioni. Al di là dell'idea apprezzabile - racconti sul filo della Tavola Periodica, ogni elemento una caratterizzazione - c ... (continue)
Tre stelle e mezzo, suvvia. Per un libro che potrebbe, sì, essere utile ma non indispensabile; e che tuttavia ha in sé qualcosa che mi cattura e che va al di là delle mie comprensioni. Al di là dell'idea apprezzabile - racconti sul filo della Tavola Periodica, ogni elemento una caratterizzazione - ci sono le mille citazioni che mi sono dovuta segnare, le piccole delicatezze narrative, le storie di vita.
Domani nella battaglia pensa a me
(più che abbandonato sarebbe meglio dire "perso", come purtroppo mi accade spesso coi libri. Però in questo caso non me ne sono dispiaciuta particolarmente).
Il seno
Le metamorfosi non fanno per me.
Circolo chiuso
Il seguito de "La banda dei brocchi", che avevo letto in gioventù e che, a dire il vero, non ricordavo quasi per niente.continue)
La capacità di Coe di mescolare storie di persone con storie di nazioni è interessante. Non è, questo, un libro sconvolgente: però mi ha tenuta là dalla prima all'ultima pagina, m ... (
Il seguito de "La banda dei brocchi", che avevo letto in gioventù e che, a dire il vero, non ricordavo quasi per niente.
La capacità di Coe di mescolare storie di persone con storie di nazioni è interessante. Non è, questo, un libro sconvolgente: però mi ha tenuta là dalla prima all'ultima pagina, mi ha fatto andare a letto alle tre anche se il giorno dopo avevo lezione, mi ha fatto compagnia nel gelo invernale e nei momenti socialmente imbarazzanti.
Anche questo è ciò che voglio da un libro, per cui si becca 3 stelle.