Ci sono due punti di vista possibili. Una critica interna, che date le premesse (l’argomento della narrazione) valuta il suo svolgimento (l’adeguatezza dei mezzi ai fini). Da questo punto di vista Alice Munro merita per me un voto altissimo. C’è una scrittura in fondo piana, senza acrobazie, ma atte
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Ci sono due punti di vista possibili. Una critica interna, che date le premesse (l’argomento della narrazione) valuta il suo svolgimento (l’adeguatezza dei mezzi ai fini). Da questo punto di vista Alice Munro merita per me un voto altissimo. C’è una scrittura in fondo piana, senza acrobazie, ma attenta, capace di rendere i dettagli e le sfumatura dell’animo, quei dettagli e quelle sfumature che si nascondono nelle pieghe minime delle nostre giornate, delle nostre vicende ordinarie, dove basta una mano per contare gli eventi straordinari, ed è forse anche troppo. La dinamica di come il nostro umore possa cambiare in un istante, di come le svolte della vita siano determinate da scarti minimi, cose che altri farebbero fatica a registrare, per esempio.
Poi c’è la critica esterna. Sarà il periodo, ma queste storie che in fondo tutte raccontano la stessa cosa, ovvero di come possono andare male i rapporti, di come si arrivi a sfiorarsi senza capirsi, di come ci si avvicini per motivi meno nobili, anche molto meno nobili dell’amore, alla fine mi ha dato una cappa nera, una sensazione di ripetizione, l’accanimento nello scavare solo le pieghe negative, e quindi, pur ammirando la sua scrittura, il libro non mi ha convinto del tutto.
su la filosofia del dr house leggi qui: http://www.malvestite.net/2009/12/11/socrate-era-un-vampiro-malvagio-bella-riecheggia-di-temi-aristotelici-andare-a-cavalcioni-sulle-spalle-di-edduccio-e-una-metafora-fallico-nietzschiana/
Le lune di Giove
Ci sono due punti di vista possibili. Una critica interna, che date le premesse (l’argomento della narrazione) valuta il suo svolgimento (l’adeguatezza dei mezzi ai fini). Da questo punto di vista Alice Munro merita per me un voto altissimo. C’è una scrittura in fondo piana, senza acrobazie, ma atte ... (continue)
Ci sono due punti di vista possibili. Una critica interna, che date le premesse (l’argomento della narrazione) valuta il suo svolgimento (l’adeguatezza dei mezzi ai fini). Da questo punto di vista Alice Munro merita per me un voto altissimo. C’è una scrittura in fondo piana, senza acrobazie, ma attenta, capace di rendere i dettagli e le sfumatura dell’animo, quei dettagli e quelle sfumature che si nascondono nelle pieghe minime delle nostre giornate, delle nostre vicende ordinarie, dove basta una mano per contare gli eventi straordinari, ed è forse anche troppo. La dinamica di come il nostro umore possa cambiare in un istante, di come le svolte della vita siano determinate da scarti minimi, cose che altri farebbero fatica a registrare, per esempio.
Poi c’è la critica esterna. Sarà il periodo, ma queste storie che in fondo tutte raccontano la stessa cosa, ovvero di come possono andare male i rapporti, di come si arrivi a sfiorarsi senza capirsi, di come ci si avvicini per motivi meno nobili, anche molto meno nobili dell’amore, alla fine mi ha dato una cappa nera, una sensazione di ripetizione, l’accanimento nello scavare solo le pieghe negative, e quindi, pur ammirando la sua scrittura, il libro non mi ha convinto del tutto.