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Opera decisamente particolare che in modo quasi palese non mira ad un vasto target di lettori.
Dieci deliranti racconti di un autore/genio del non-sense e dell’idiozia.
Ogni racconto parte da un pretesto piuttosto semplice, che può essere normale ed assurdo, e va avanti sviluppando l’idea ... (continue) - — May 20, 2009 | Add your feedback
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- Lovecraft (83)
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La camera chiara
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Con una sorta di viaggio soggettivo, l'atteggiamento fenomenologico di Barthes, ci accompagna dentro l'universo emotivo e mentale di colui che guarda, legge e interpreta, passa fluente su colui che compone, e si posa sul soggetto: l'immagine. Immagine che resta impressa, inesorabile, trasmettendo in ... (continue)
Con una sorta di viaggio soggettivo, l'atteggiamento fenomenologico di Barthes, ci accompagna dentro l'universo emotivo e mentale di colui che guarda, legge e interpreta, passa fluente su colui che compone, e si posa sul soggetto: l'immagine. Immagine che resta impressa, inesorabile, trasmettendo informazioni grazie ad un effetto latente in sé stessa, un effetto che si offre a chi guarda, lo scuote ed in conclusione lo attrae, per poter essere assimilato. Ma il viaggio non si esaurisce di fronte allo stupore dell'attrazione, prosegue e persegue la scoperta dell'ineluttabilità della compressione del tempo, sotto l'istanza della realtà. Persegue la non profondità (quindi lucida) dell'evidenza pura, la non esistenza dell'immagine che pure testimonia la sua esistenza stessa, come un'allucinazione, che al contempo non esiste ma c'è; a rilevare paradossalmente, la follia dell'autenticità non mediata dai codici civilizzati. Ed infine persegue il pericolo della "derealizzazione" dell'immagine, che si produce nella società dell'effimero. In questa "nota sulla fotografia", quasi fosse un appunto, una considerazione veloce, Barthes sembra prendere per mano il lettore per condurlo nelle sue riflessioni, su una forma d'arte che sempre più ci appartiene ed è presente nelle sue diverse forme. Lo scritto è accompagnato da diverse fotografie, che l'autore esamina con noi, parlandoci di esse e di sé, come il soggetto di un esperimento basato sullo sguardo; il vedere, il cogliere, l'elaborare elementi significativi. Una lettura che resta dentro e lavora nella nostra percezione delle cose, e che forse ce le fa guardare (fotografare) con un occhio più attento, più sensibile alla dignità in sé delle stesse. Non so, se per tutti questo libretto compatto, solido, simile ad un taccuino "compagno di viaggio", può diventare uno strumento per il proprio fotografare, anche se io lo credo. E' certo che alcune citazioni del testo, assumono il rigore e la penetranza della poesia.
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