Le guerre sante moderne, da qualunque parte combattute, hanno, come è noto, radici antiche. Dopo aver letto Altai ho voluto affrontare il romanzone di Falcones che si colloca nel medesimo contesto storico, pur se in una diversa area geografica (lì Venezia e Costantinopoli, qui l'Andalusia) e con un
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Le guerre sante moderne, da qualunque parte combattute, hanno, come è noto, radici antiche. Dopo aver letto Altai ho voluto affrontare il romanzone di Falcones che si colloca nel medesimo contesto storico, pur se in una diversa area geografica (lì Venezia e Costantinopoli, qui l'Andalusia) e con un differente punto di vista (lì un ebreo rinnegato, qui un morisco). In una apprezzabile ricostruzione storica delle vicende dei moriscos, dei tentativi di evangelizzazione forzata, delle ragioni storiche ed economiche della loro definitiva espulsione dalla Spagna, si colgono intolleranze religiose, paura del diverso, opportunismo mascherato da devozione e simili manifestazioni collettive che non si fa fatica a riconoscere nell'approccio moderno di una parte della società occidentale ai problemi dell'immigrazione in generale e del rapporto con l'Islam in particolare. I difetti del libro, scritto per essere un best seller come il precedente "La cattedrale del mare", sono da individuare, a mio parere, in uno stile di scrittura non particolarmente elegante e nel ritmo altalenante della narrazione (talora incalzante dove dovrebbe essere lento ed eccessivamente cadenzato fino a diventare stucchevole in altri punti). Pessimo, perché costruito in puro stile hollywoodiano, l'inutile epilogo. La storia di Hernando Ruiz, tuttavia, è interessante e ben costruita. Il personaggio è estremamente complesso perché in numerosissime occasioni si trova di fronte alla necessità di conciliare le proprie ferre convinzioni religiose con situazioni contingenti che richiedono scelte decisive. La storia d'amore con Fatima si alimenta, passando per buona parte attraverso terribili difficoltà, nella "lunga attesa" della morte che ne costituisce il fondamento etico e religioso, anche e soprattutto nei periodi di separazione. In questo e nella ricostruzione storica dello sfondo delle vicende sta il principale interesse del romanzo. Per chi, come me, ha amato l'Andalusia e ne conserva un piacevole ricordo, poi, non è difficile immaginare Hernando che, dopo una notte d'amore, guarda l'Alhambra dal balcone di un palazzo di Granada, né seguirlo nella foresta di archi della moschea di Cordova, vederlo inerpicarsi con le mule lungo i sentieri della Sierra Nevada o giungere a cavallo alle porte di Guadix. L'Andalusia, del resto, è di per sé un romanzo e porta scritta dappertutto la storia della guerra che le religioni monoteiste si sono fatte e continuano a farsi e l'arte che l'una e l'altra parte sono state capaci di creare nonostante l'odio e l'intolleranza e forse anche a cagione di questi.
Questo libricino è difficile da definire. Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è una autobiografia. È, per certi versi, tutte queste cose insieme. L’autrice ha raccolto frammenti di vita, di sensazioni, di passioni (letterarie, cinematografiche, musicali, ecc.) e li ha mescolati rea
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Questo libricino è difficile da definire. Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è una autobiografia. È, per certi versi, tutte queste cose insieme. L’autrice ha raccolto frammenti di vita, di sensazioni, di passioni (letterarie, cinematografiche, musicali, ecc.) e li ha mescolati realizzando un vero e proprio caleidoscopio intellettuale. Si coglie, qua e là tra le pagine, l’Universo dell’autrice. Il lettore, però, deve essere bravo a ricostruirlo come farebbe un investigatore con gli indizi di un delitto. Il percorso di lettura ti porta qua e là nella galassia dei sentimenti e delle sensazioni con un filo conduttore che diventa sempre più chiaro. Passioni e frustrazioni, desideri e delusioni, gioie e tragedie sono tracce che servono a ricostruire un’intera vita interiore. Le parti che preferisco sono quelle più propriamente narrative. Quelle in cui l’Io narrante si muove nel mondo reale e si relaziona con altri personaggi. In certi casi, lo confesso, mi è dispiaciuto che questi pezzi fossero, come devono essere i frammenti di vita, troppo brevi. Insomma ... banalmente avrei voluto sapere cos’altro succedeva. Per questo penso che in quei frammenti ci sia anche uno spunto per una bella raccolta di racconti in cui sviluppare quelle storie il cui incipit, con stile asciutto ed efficace, compone il mosaico de “Il rospo nel pozzo”. È questo, per l’autrice, allo stesso tempo, un suggerimento e un augurio.
La ricostruzione di un famoso caso giudiziario è il pretesto per offrire uno spaccato della società vittoriana in un periodo in cui si formano i primi nuclei di polizia investigativa, nasce la figura dell'investigatore privato e, di riflesso, si sviluppa nella letteratura il romanzo poliziesco.
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La ricostruzione di un famoso caso giudiziario è il pretesto per offrire uno spaccato della società vittoriana in un periodo in cui si formano i primi nuclei di polizia investigativa, nasce la figura dell'investigatore privato e, di riflesso, si sviluppa nella letteratura il romanzo poliziesco. L'omicidio di Road Hill House avviene all'interno di una famiglia, senza un movente agevolmente definibile e con un numero di sospettati inevitabilmente circoscritto. L'autrice descrive ciascuno di costoro come fossero personaggi letterari, scavando nella loro personalità, senza mai prendere posizione sulla loro possibile colpevolezza. Per tal via la cronaca diventa un romanzo e si arricchisce dell'analisi del comportamento dell'opinione pubblica, divisa tra il morboso interesse per il delitto e per il torbido che si intravede sullo sfondo e il fastidio per indagini che inevitabilmente violano il sacro santuario della casa familiare vittoriana. In questa prospettiva l'attività di investigazione viene vista come uno scontro di classi sociali: da una parte l'investigatore di modesta origine, dall'altra la famiglia borghese che protegge se stessa e i suoi segreti. Il fatto che l'inchiesta si collochi nella fase in cui la polizia investigativa muove i suoi primi passi è, infine, un'occasione per spiegare come, nel sistema giudiziario inglese, si sia sviluppata la distinzione tra indizio e prova, si sia valutata la prova scientifica, si sia giunti a una totale separazione tra la fase dell'investigazione e quella del giudizio e quindi alla distinzione tra il verosimile e il vero.
Ciascuno di noi ha un'isola sconosciuta da cercare. Qualche volta, quando riesce a credere nell'esistenza dell'isola, trova il coraggio, la determinazione, la forza per iniziare l'impresa. Qualche volta, no. Spesso quel che è complicato, ai limiti dell'impossibile, non è la ricerca in sé, ma compren
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Ciascuno di noi ha un'isola sconosciuta da cercare. Qualche volta, quando riesce a credere nell'esistenza dell'isola, trova il coraggio, la determinazione, la forza per iniziare l'impresa. Qualche volta, no. Spesso quel che è complicato, ai limiti dell'impossibile, non è la ricerca in sé, ma comprendere di aver trovato ciò che si cercava. Ancora più complicato, poi, è avere la voglia e la forza di cominciare a cercare un'altra isola (ché le isole sconosciute continuano sempre a "apparire e scomparire sulle carte della fantasia"). Ma questa è un'altra storia ...
Cinquanta sfumature di Grigio
Un porno-romanzo per adolescenti.
La mano di Fatima
Le guerre sante moderne, da qualunque parte combattute, hanno, come è noto, radici antiche. Dopo aver letto Altai ho voluto affrontare il romanzone di Falcones che si colloca nel medesimo contesto storico, pur se in una diversa area geografica (lì Venezia e Costantinopoli, qui l'Andalusia) e con un ... (continue)
Le guerre sante moderne, da qualunque parte combattute, hanno, come è noto, radici antiche. Dopo aver letto Altai ho voluto affrontare il romanzone di Falcones che si colloca nel medesimo contesto storico, pur se in una diversa area geografica (lì Venezia e Costantinopoli, qui l'Andalusia) e con un differente punto di vista (lì un ebreo rinnegato, qui un morisco).
In una apprezzabile ricostruzione storica delle vicende dei moriscos, dei tentativi di evangelizzazione forzata, delle ragioni storiche ed economiche della loro definitiva espulsione dalla Spagna, si colgono intolleranze religiose, paura del diverso, opportunismo mascherato da devozione e simili manifestazioni collettive che non si fa fatica a riconoscere nell'approccio moderno di una parte della società occidentale ai problemi dell'immigrazione in generale e del rapporto con l'Islam in particolare.
I difetti del libro, scritto per essere un best seller come il precedente "La cattedrale del mare", sono da individuare, a mio parere, in uno stile di scrittura non particolarmente elegante e nel ritmo altalenante della narrazione (talora incalzante dove dovrebbe essere lento ed eccessivamente cadenzato fino a diventare stucchevole in altri punti). Pessimo, perché costruito in puro stile hollywoodiano, l'inutile epilogo.
La storia di Hernando Ruiz, tuttavia, è interessante e ben costruita. Il personaggio è estremamente complesso perché in numerosissime occasioni si trova di fronte alla necessità di conciliare le proprie ferre convinzioni religiose con situazioni contingenti che richiedono scelte decisive. La storia d'amore con Fatima si alimenta, passando per buona parte attraverso terribili difficoltà, nella "lunga attesa" della morte che ne costituisce il fondamento etico e religioso, anche e soprattutto nei periodi di separazione.
In questo e nella ricostruzione storica dello sfondo delle vicende sta il principale interesse del romanzo.
Per chi, come me, ha amato l'Andalusia e ne conserva un piacevole ricordo, poi, non è difficile immaginare Hernando che, dopo una notte d'amore, guarda l'Alhambra dal balcone di un palazzo di Granada, né seguirlo nella foresta di archi della moschea di Cordova, vederlo inerpicarsi con le mule lungo i sentieri della Sierra Nevada o giungere a cavallo alle porte di Guadix. L'Andalusia, del resto, è di per sé un romanzo e porta scritta dappertutto la storia della guerra che le religioni monoteiste si sono fatte e continuano a farsi e l'arte che l'una e l'altra parte sono state capaci di creare nonostante l'odio e l'intolleranza e forse anche a cagione di questi.
Il rospo nel pozzo
Questo libricino è difficile da definire. Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è una autobiografia. È, per certi versi, tutte queste cose insieme. L’autrice ha raccolto frammenti di vita, di sensazioni, di passioni (letterarie, cinematografiche, musicali, ecc.) e li ha mescolati rea ... (continue)
Questo libricino è difficile da definire. Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è una autobiografia. È, per certi versi, tutte queste cose insieme. L’autrice ha raccolto frammenti di vita, di sensazioni, di passioni (letterarie, cinematografiche, musicali, ecc.) e li ha mescolati realizzando un vero e proprio caleidoscopio intellettuale. Si coglie, qua e là tra le pagine, l’Universo dell’autrice. Il lettore, però, deve essere bravo a ricostruirlo come farebbe un investigatore con gli indizi di un delitto. Il percorso di lettura ti porta qua e là nella galassia dei sentimenti e delle sensazioni con un filo conduttore che diventa sempre più chiaro. Passioni e frustrazioni, desideri e delusioni, gioie e tragedie sono tracce che servono a ricostruire un’intera vita interiore.
Le parti che preferisco sono quelle più propriamente narrative. Quelle in cui l’Io narrante si muove nel mondo reale e si relaziona con altri personaggi. In certi casi, lo confesso, mi è dispiaciuto che questi pezzi fossero, come devono essere i frammenti di vita, troppo brevi. Insomma ... banalmente avrei voluto sapere cos’altro succedeva. Per questo penso che in quei frammenti ci sia anche uno spunto per una bella raccolta di racconti in cui sviluppare quelle storie il cui incipit, con stile asciutto ed efficace, compone il mosaico de “Il rospo nel pozzo”. È questo, per l’autrice, allo stesso tempo, un suggerimento e un augurio.
Omicidio a Road Hill House
La ricostruzione di un famoso caso giudiziario è il pretesto per offrire uno spaccato della società vittoriana in un periodo in cui si formano i primi nuclei di polizia investigativa, nasce la figura dell'investigatore privato e, di riflesso, si sviluppa nella letteratura il romanzo poliziesco.continue)
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La ricostruzione di un famoso caso giudiziario è il pretesto per offrire uno spaccato della società vittoriana in un periodo in cui si formano i primi nuclei di polizia investigativa, nasce la figura dell'investigatore privato e, di riflesso, si sviluppa nella letteratura il romanzo poliziesco.
L'omicidio di Road Hill House avviene all'interno di una famiglia, senza un movente agevolmente definibile e con un numero di sospettati inevitabilmente circoscritto. L'autrice descrive ciascuno di costoro come fossero personaggi letterari, scavando nella loro personalità, senza mai prendere posizione sulla loro possibile colpevolezza. Per tal via la cronaca diventa un romanzo e si arricchisce dell'analisi del comportamento dell'opinione pubblica, divisa tra il morboso interesse per il delitto e per il torbido che si intravede sullo sfondo e il fastidio per indagini che inevitabilmente violano il sacro santuario della casa familiare vittoriana.
In questa prospettiva l'attività di investigazione viene vista come uno scontro di classi sociali: da una parte l'investigatore di modesta origine, dall'altra la famiglia borghese che protegge se stessa e i suoi segreti.
Il fatto che l'inchiesta si collochi nella fase in cui la polizia investigativa muove i suoi primi passi è, infine, un'occasione per spiegare come, nel sistema giudiziario inglese, si sia sviluppata la distinzione tra indizio e prova, si sia valutata la prova scientifica, si sia giunti a una totale separazione tra la fase dell'investigazione e quella del giudizio e quindi alla distinzione tra il verosimile e il vero.
Il racconto dell'isola sconosciuta
Ciascuno di noi ha un'isola sconosciuta da cercare. Qualche volta, quando riesce a credere nell'esistenza dell'isola, trova il coraggio, la determinazione, la forza per iniziare l'impresa. Qualche volta, no. Spesso quel che è complicato, ai limiti dell'impossibile, non è la ricerca in sé, ma compren ... (continue)
Ciascuno di noi ha un'isola sconosciuta da cercare. Qualche volta, quando riesce a credere nell'esistenza dell'isola, trova il coraggio, la determinazione, la forza per iniziare l'impresa. Qualche volta, no. Spesso quel che è complicato, ai limiti dell'impossibile, non è la ricerca in sé, ma comprendere di aver trovato ciò che si cercava. Ancora più complicato, poi, è avere la voglia e la forza di cominciare a cercare un'altra isola (ché le isole sconosciute continuano sempre a "apparire e scomparire sulle carte della fantasia"). Ma questa è un'altra storia ...