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- Il grande inverno (4518)
- Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 2
- By George R.R. Martin
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Finished on Oct 31, 2011





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- Signor Malaussène (11437)
- By Daniel Pennac
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Finished on Jan 22, 2011





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- Il profumo (18308)
- By Patrick Süskind
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Finished on Sep 24, 2010





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- L'isola sotto il mare (3060)
- By Isabel Allende
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Finished on Jun 27, 2010





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- La Divina Commedia (68)
- L'immortale racconto di Dante Alighieri
- By Piero Selva
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Finished in 1994





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- Eneide (114)
- Le avventure di Enea
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Finished in 1993





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- Orfeo ed Euridice (24)
- I grandi miti greci a fumetti - Volume 1
- By Luciano De Crescenzo
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Finished in 1993





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- Codice a zero (3083)
- By Ken Follett
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Finished on Jan 3, 2010





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Capolavoro -
Non posso farci nulla. Amo Ken Follet, il suo stile, i suoi personaggi.
Stavolta ho trovato magnifico, in particolare, il ritmo del racconto. Mi ha lasciata col fiato sospeso sino alla fine, cosa, del resto, affatto nuova: adoro essere continuamente sorpresa, soprattutto nell'istante in cui cominc ... (continue) - — Jan 4, 2010 | Add your feedback
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- La fata carabina (15149)
- By Daniel Pennac
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Finished on Dec 22, 2009





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Un'altra stupenda avventura -
Le storie della famiglia Malaussène mi rapiscono, questa forse più delle altre che ho letto. Ho ritrovato in queste pagine la meravigliosa famiglia: la mamma in versione "apparizione", i fratelli e le sorelle, alle prese con dei particolari nonni adottivi, e Julius, il cane epilettico. Ho ritrovato, ... (continue)
- — Dec 23, 2009 | Add your feedback
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- Notte sull'acqua (3152)
- By Ken Follett
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Finished on Dec 5, 2009





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- La cruna dell'ago (4778)
- By Ken Follett
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Finished on Oct 30, 2009





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- Una fortuna pericolosa (3886)
- By Ken Follett
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Finished on Jun 30, 2009





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- Divina Commedia (8486)
- By Dante Alighieri
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Finished in 2005





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L'edizione (scolastica, risalente agli anni del liceo) non meriterebbe neppure una stellina. Le quattro stelle, quindi, vanno esclusivamente a Dante e alla sua opera: contrariamente ai miei compagni di classe, attendevo con ansia le ore di lezione dedicate allo stdio della Divina Commedia , ... (continue)
- — May 18, 2009 | Add your feedback
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- 366 storie della buonanotte (30)
- By Teresa Buongiorno
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Finished in 1994





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Uno dei primi libri della mia infanzia... Non mi sono rassegnata all'idea di dover leggere una storia al giorno (o meglio, alla sera): in pochi mesi avevo già terminato la lettura!
- — May 18, 2009 | Add your feedback
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- Lettera a un bambino mai nato (11086)
- By Oriana Fallaci
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Finished in 2006





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Toccante. -
Il libro, del quale il titolo suggerisce solo l'epilogo drammatico, consiste in un lungo dialogo (monologo) di una donna che, scoperta la propria inaspettata gravidanza, si rivolge al figlio che porta in grembo. Prende così avvio il racconto in prima persona della vita, delle gioie, delle paure dell ... (continue)
- — Apr 6, 2009 | 1 feedback
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L'isola sotto il mare
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È una bella sensazione quella che provo quando, terminata la lettura, sento di aver lasciato tra le pagine del romanzo la mente: sembra quasi che i personaggi di cui ho seguito la storia davvero possano prendere forma, insieme al mondo che abitano, in una complicata fusione di realtà e fantasia. Ed ... (continue)
È una bella sensazione quella che provo quando, terminata la lettura, sento di aver lasciato tra le pagine del romanzo la mente: sembra quasi che i personaggi di cui ho seguito la storia davvero possano prendere forma, insieme al mondo che abitano, in una complicata fusione di realtà e fantasia. Ed è una sensazione che ho già provato, grazie alla Allende, al termine di “Zorro”, per quanto differenti, nei toni e nella trama, siano i due romanzi.
L’isola sotto il mare è il Paradiso cattolico, un luogo di pace ove tutti i neri di Saint Domingue preferirebbero andare, piuttosto che vivere nella crudeltà aberrante della schiavitù: su questa, infatti si basava, alla fine del Settecento, la fortuna economica dell’antica Haiti. L’isola, situata nel cuore del Mar dei Caraibi, fu a lungo considerata la colonia francese più prospera dell’emisfero occidentale, grazie al commercio del cacao e della canna da zucchero, la cui produzione era resa possibile ed economica grazie al largo impiego di manodopera ridotta in schiavitù, uomini e donne costretti a condurre la propria esistenza in condizioni disumane, lavorando duramente sino alla morte, poiché rimpiazzare uno schiavo costava meno che mantenerlo con dignità.
La Rivoluzione Francese, smosse non solo gli animi parigini, ma anche quelli degli schiavi, che sulla scia degli ideali di libertè, egalitè, fraternitè proclamati nella Madre Patria, si sollevarono per l’indipendenza dell’isola e la fine della supremazia dell’uomo bianco, sino a che, nel 1804, riuscirono ad ottenere l’indipendenza.
È in questo contesto che si svolge la storia raccontata dalla Allende: Zarité è uno scricciolo di soli nove anni quando viene venduta a Toulouse Valmorain, con la sua bambola di legno tra le braccia. Sin dall’incontro con Violette Boisier, cocotte che si occupa della sua compravendita, Tété sogna la libertà: questa diverrà l’aspirazione della sua intera esistenza, quasi un’ossessione.
La schiava può ritenersi fortunata: acquistata perché si occupi della moglie del padrone, doña Eugenia Garçia del Solar, non dovrà faticare nei campi di canna da zucchero. Tété accudisce la padrona durante la malattia e fino alla morte, senza devozione, piuttosto con senso del dovere, spirito di abnegazione dovuto alla consapevolezza della propria condizione di serva, considerata alla stregua di una suppellettile, e non certo come un essere umano. Con più slancio si prende cura di Maurice, figlio dei padroni, che sembra sostituire, nel suo cuore, il bambino nato dalla violenza di Valmorain, dal quale egli la separa, con brutalità: il destino di Tété si incrocerà di nuovo con quello di Jean-Martin, che crescerà affidato alle cure di Violette e del marito Etién Relais, che, pur desiderandone, non possono avere figli loro.
Zarité, che nessuno chiama più con il suo vero nome, comincia a conoscere i vincoli preziosi della solidarietà, la potenza dello spiritismo, l’efficacia dei metodi curativi di Tante Rose, copiati persino dal dottor Parmentier, illuminista medico dei bianchi; cresce portando nel cuore l’ansia di libertà e dignità sopra ogni altra cosa, l’odio per il padrone, che l’ha violentata quando aveva solo undici anni e che comunque continua a servire con disciplina, l’amore per Maurice e Rosette, la passione per Gambo, il ragazzino che per la prima volta la fa sentire desiderata, e che diverrà uno dei vertici della rivolta dei neri. È proprio lui che le proporrà di fuggire, per salvarla dalla brutalità della ribellione: Tété porterà con sé i bambini e, per il loro bene, lo stesso Valmorain, che però è costretto a firmare la lettera di emancipazione per la donna e la figlia.
Il filo conduttore del romanzo è senza alcun dubbio il desiderio di libertà che muove non soltanto Zaritè, ma l’intero contesto storico, tratteggiato con cura dall’autrice, che passa dalla dichiarazione d’indipendenza degli U.S.A., all’Illuminismo, alla Rivoluzione Francese, al consolato di Napoleone, alla rivolta degli schiavi nelle Antille, agli stati americani del Sud e allo schiavismo dilagante. Altrettanto rilievo hanno i personaggi, i cui profili rimangono indelebili nella mente del lettore, a tal punto che si rischia una profonda delusione da distacco, quando il romanzo termina, lasciandoci quasi orfani. La distinzione tra buoni e cattivi è netta nella maggior parte dei casi, seppure ad essa sfuggano alcune figure dalla personalità sfaccettata e multiforme che risulta accattivante. A predominare sono i personaggi positivi, prima tra tutti la protagonista, e, se a mio parere le donne sembrano possedere una passione e una forza che, nel bene o nel male le elevano al di sopra degli uomini, risultano altrettanto indimenticabili figure come quella del dottor Parmentier, che incarna perfettamente la migliore tradizione illuminista, aperto non solo a comprendere le istanze degli schiavi, ma pronto anche a far propri gli insegnamenti e i rimedi di Tante Rose, o come quella del buon padre Antoine, rappresentante di un cristianesimo ecumenico, vissuto al fianco dei più poveri e dei più diseredati, senza distinzione di razza o religione. E ancora come quella di Sancho e di Violette Boisier, come pure figure più defilate, ma tratteggiate con sagacia e complicità: Zacharie, la stessa Tante Rose, Gambo.
Al termine, la Allende ci priva del lieto fine, cui aneliamo dopo tante tribolazioni e sofferenze, e che chiediamo in nome dell’eroina, che pare troppo umile per domandare qualcosa per sé stessa: proprio Zarité, prendendo la parola per l’ultima volta, ripercorsa la sua storia, la elabora, ringraziando la sua buona z’étoile che l’ha sempre protetta e seguita.
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