Aver letto Homo Panormitanus ha fatto nascere in me riguardo a questo libro aspettative alla fine rimaste deluse. Tuttavia, in Femina ritrovo lo stile ironico e autoironico di Billitteri, abilissimo nel farci ridere e sorridere di vizi e virtù atavici, che, apparentemente profondamente
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Aver letto Homo Panormitanus ha fatto nascere in me riguardo a questo libro aspettative alla fine rimaste deluse. Tuttavia, in Femina ritrovo lo stile ironico e autoironico di Billitteri, abilissimo nel farci ridere e sorridere di vizi e virtù atavici, che, apparentemente profondamente lontani dalla mentalità dei più giovani, risultano in realtà molto più radicati e presenti di quanto non ci aspetteremmo.
La storia è quella di un'orfana, cresciuta da una ricca zia che tuttavia non l'ama e non la desidera: durante l'infanzia Jane è costretta sopportare vessazioni e soprusi, da parte della signora Reed, oltre che del cugino John. Viene in seguito mandata a studiare presso l'istituto per bambine orfane
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La storia è quella di un'orfana, cresciuta da una ricca zia che tuttavia non l'ama e non la desidera: durante l'infanzia Jane è costretta sopportare vessazioni e soprusi, da parte della signora Reed, oltre che del cugino John. Viene in seguito mandata a studiare presso l'istituto per bambine orfane di Lowood, dove ha la possibilità di completare la sua educazione, sino ad ottenere il diploma di insegnante. Fondamentali saranno l'amicizia con la saggia e pacata compagna di scuola, Helen Burns, e la tenera Miss Temple, che costituiranno i suoi affetti più cari. Dopo la partenza di Miss Temple da Lowood Jane ha voglia di cambiare aria, e messa un'inserzione su di un giornale, viene presto assunta come governante di una bimba al maniero di Thornfield.<br />E' a questo punto che avviene l'incontro chiave del romanzo, tra Jane e il signor Rochester: egli è il padre di Adele, la bambina che la protagonista si trova a dover istruire ed educare. Tra i due nascerà un amore difficile e socialmente inaccettabile, e tra finti corteggiamenti, delusioni, colpi di scena, incredibili rivelazioni, si giungerà al non troppo imprevedibile finale della storia. <br />Jane Eyre è uno di quei personaggi che ti resta dentro. Grazie alla travolgente tecnica narrativa di Charlotte Bronte, ci si trova catapultati nella testa della protagonista, nei confronti della quale non si può che provare simpatia. Impariamo a conoscerla, a scoprirne pregi e difetti, ne esploriamo la psiche, ed empatizziamo con lei, provando come Jane gioia, dolore, tristezza, amore o disprezzo. L'amiamo soprattutto per la sua semplicità, e al tempo stesso per la profondità dei suoi pensieri, per il suo spirito passionale e ribelle, che non si piega alle convenzioni del tempo, per la sua coerenza con i propri principi e la propria morale. Lei stessa è consapevole dei propri difetti fisici, in contrasto con il canone di bellezza dell'epoca, eppure il suo carattere semplice e sobrio, le sue qualità ci portano a dimenticare i limiti estetici di lei. Del resto, nel corso del romanzo, spesso alla bellezza fisica femminile corrisponde un degrado interiore e un animo dalla morale discutibile, caratteristiche che si possono riscontrare nella bella ma materialista signorina Ingram, e più generalmente in tutta l'aristocrazia o alta borghesia del romanzo.<br />Allo stesso modo, il signor Rochester, uomo presso la cui casa Jane trova lavoro, e di cui si innamora, corrisposta, bello non è: egli conquista l'eroina grazie ad un modo di fare e di parlare assolutamente intrigante e magnetico.<br />E, mentre accompagniamo l'eroina dentro i palazzi o attraverso i boschi e le brughiere superbamente descritti, siamo in grado di contemplare insieme a lei il cielo stellato, o di godere del tepore dell'estate inglese, rapiti dalle pagine di un romanzo a mio parere assolutamente unico nel suo genere, in grado di conciliare abilmente sentimento e tragedia, religione, e horror.
Tre stelline perchè lo stile è senza dubbio scorrevole. Si legge in poco, perchè per quanto insensata e a tratti banale la storia ti incuriosisce. E l'idea: in fondo, se i vampiri protagonisti della saga non fossero tanto "politacally correct", se Bella fosse un po' più sveglia o meno disadattata, f
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Tre stelline perchè lo stile è senza dubbio scorrevole. Si legge in poco, perchè per quanto insensata e a tratti banale la storia ti incuriosisce. E l'idea: in fondo, se i vampiri protagonisti della saga non fossero tanto "politacally correct", se Bella fosse un po' più sveglia o meno disadattata, forse, e dico forse, ci sarebbero gli ingredienti per un piacevole romanzo fantasy. Così, purtroppo, la saga della Meyer pare uscita dalla penna di Moccia...
Non raggiunge il livello sublime de "I Pilastri della Terra", ma risulta in ogni caso appassionante, al punto tale di tenerti incollata alle oltre 1300 pagine. Se l’inizio è un po’ lento, farraginoso, la storia cattura pian piano il lettore, trascinandolo in un vortice di azione, sentimenti e suspan
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Non raggiunge il livello sublime de "I Pilastri della Terra", ma risulta in ogni caso appassionante, al punto tale di tenerti incollata alle oltre 1300 pagine. Se l’inizio è un po’ lento, farraginoso, la storia cattura pian piano il lettore, trascinandolo in un vortice di azione, sentimenti e suspance che lo porta ad empatizzare con i protagonisti, a gioire e soffrire insieme a loro. Le descrizioni sono precise e puntuali, a mio parere mai meticolose, condotte con il solito linguaggio crudo che nulla lascia all’immaginazione, dallo stupro di una vergine alla condanna a morte per scorticamento. Ancora una volta la cornice storica, parte fondamentale della storia, è ricostruita in maniera scrupolosa e accurata: dal panorama artistico-architettonico, in evoluzione verso la novità dello stile gotico, alla Guerra dei Cent’anni, dalla Riforma protestante alla piaga della “morte nera”. È proprio la tragedia della peste a costituire una grande novità rispetto al capitolo precedente della saga: diventa infatti il tema centrale del romanzo, che non è più la costruzione della cattedrale. Due secoli dopo le vicende che avevano visto protagonisti Tom il costruttore e il priore Philip, torniamo alla cattedrale di Kingsbridge. Essa è ancora una volta l'epicentro del romanzo, che prende avvio nella notte di Ognissanti del 1327: durante i festeggiamenti, quattro ragazzini si allontanano di nascosto dal priorato, e assistono all'omicidio di due uomini. Ognuno prende poi strade diverse. Merthin, discendente di Tom e Jack, diventa un geniale costruttore; viaggia per il mondo, e, tornato al priorato, intraprende una nuova sfida architettonica: la costruzione di una torre per la Cattedrale di Kingsbridge. Caris, tenace e appassionata, pronta a mettere in discussione ogni convenzione sociale, sfida il potere della Chiesa: sogna, infatti, di curare i malati, cosa nella quale ritiene di riuscire meglio di quanto non facciano i frati. Ralph, fratello di Merthin, attratto dalla lotta e dal potere, non si pone scrupoli nella sua scalata sociale, dominato dall’ambizione di restituire alla sua famiglia di nobili decaduti lo status di un tempo. Gwenda, l’unica povera del gruppo, rappresenta la vita e le ambizioni della classe sociale più numerosa: non sogna fama, né potere, solo l’amore e il bene della propria famiglia. Alla figura del buon priore Philip, vengono qui contrapposti addirittura tre personaggi: nel corso del romanzo saranno, in successione, Anthony, Godwin e Philemon a ricoprire questo ruolo. Se avevamo imparato ad amare il pio frate, che, pur commettendo degli errori, aveva sempre perseguito il bene della città, il trio si contraddistingue proprio per la mancanza di scrupoli delle sue azioni, volte ad ottenere vantaggi personali, più che benefici per la comunità. Essi, del resto, sintetizzano la corruzione della Chiesa dell’epoca, caratterizzata dall’antitesi tra potere spirituale e temporale.
Quello che è considerato il capolavoro di Follet si compone di oltre mille pagine di lettura sempre abbastanza agevole: la storia non risulta mai noiosa, grazie all’abilità dell’autore di intrecciare gli eventi senza creare confusione, mantenendo vivo l’interesse. Un po’ prolisse sono forse le descr
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Quello che è considerato il capolavoro di Follet si compone di oltre mille pagine di lettura sempre abbastanza agevole: la storia non risulta mai noiosa, grazie all’abilità dell’autore di intrecciare gli eventi senza creare confusione, mantenendo vivo l’interesse. Un po’ prolisse sono forse le descrizioni dei luoghi, che comunque, elaborate ad arte, risultano irrinunciabili, poiché disegnano chiaramente la realtà entro cui si muovono i personaggi, rendendo il lettore partecipe sino al punto di vedere i loro stessi colori, sentire gli stessi odori e suoni. La storia si svolge nell’arco temporale di quarant’anni, periodo necessario alla costruzione di un’immensa cattedrale nell’Inghilterra medievale del dodicesimo secolo. L’immane lavoro architettonico viene descritto e documentato con grande fedeltà storica e tecnica, e rimane sempre sullo sfondo, simbolo e monito costante dell’abilità del genio costruttivo dell’uomo: rivoluzionarie per il tempo, e quasi incredibili anche per l’uomo moderno, le cattedrali gotiche sono opere epiche, alla cui costruzione parteciparono intere generazioni di architetti, capi mastri, scultori ed operai... All’interno di una cornice storica precisa, fatta di personaggi realmente esistiti e vicende realmente accadute (la lotta per il potere tra Matilde, figlia del re Enrico I, e il cugino Stefano di Bois, dopo la morte del sovrano) si muovono le creature di Follet: Tom, muratore che sogna di costruire una cattedrale, straziato dalla prematura morte della moglie e poi di nuovo innamorato, Ellen, selvatica e splendida, che, privata di ogni cosa, non perde la sua forza d’animo, il priore Philip, energico, combattivo, intraprendente sempre nei limiti della legalità e della fede, Jack e Aliena innamorati e ciascuno impegnato a vivere pienamente la propria vita. Il lettore non può non amare ciascuno di loro, allo stesso modo in cui risulta inevitabile provare odio e disprezzo nei confronti di William Hamleigh, figlio di un signorotto, crudele, ambizioso, privo di ogni scrupolo e senza alcun rispetto per la vita altrui o di Waleran Bigod, arcivescovo viscido e spregevole, antagonista del priore Philip, alla ricerca della sua personale vendetta. Buoni e cattivi vengono abilmente caratterizzati, oltre che dalle situazioni che vivono nel corso degli anni in cui si svolge il racconto, anche da avvenimenti della loro giovinezza, attraverso i quali l’autore riesce a illustrare abilmente le radici su cui poggia il carattere di ognuno.
Femina Panormitana
Aver letto Homo Panormitanus ha fatto nascere in me riguardo a questo libro aspettative alla fine rimaste deluse. Tuttavia, in Femina ritrovo lo stile ironico e autoironico di Billitteri, abilissimo nel farci ridere e sorridere di vizi e virtù atavici, che, apparentemente profondamente ... (continue)
Aver letto Homo Panormitanus ha fatto nascere in me riguardo a questo libro aspettative alla fine rimaste deluse. Tuttavia, in Femina ritrovo lo stile ironico e autoironico di Billitteri, abilissimo nel farci ridere e sorridere di vizi e virtù atavici, che, apparentemente profondamente lontani dalla mentalità dei più giovani, risultano in realtà molto più radicati e presenti di quanto non ci aspetteremmo.
Jane Eyre
La storia è quella di un'orfana, cresciuta da una ricca zia che tuttavia non l'ama e non la desidera: durante l'infanzia Jane è costretta sopportare vessazioni e soprusi, da parte della signora Reed, oltre che del cugino John. Viene in seguito mandata a studiare presso l'istituto per bambine orfane ... (continue)
La storia è quella di un'orfana, cresciuta da una ricca zia che tuttavia non l'ama e non la desidera: durante l'infanzia Jane è costretta sopportare vessazioni e soprusi, da parte della signora Reed, oltre che del cugino John. Viene in seguito mandata a studiare presso l'istituto per bambine orfane di Lowood, dove ha la possibilità di completare la sua educazione, sino ad ottenere il diploma di insegnante. Fondamentali saranno l'amicizia con la saggia e pacata compagna di scuola, Helen Burns, e la tenera Miss Temple, che costituiranno i suoi affetti più cari. Dopo la partenza di Miss Temple da Lowood Jane ha voglia di cambiare aria, e messa un'inserzione su di un giornale, viene presto assunta come governante di una bimba al maniero di Thornfield.<br />E' a questo punto che avviene l'incontro chiave del romanzo, tra Jane e il signor Rochester: egli è il padre di Adele, la bambina che la protagonista si trova a dover istruire ed educare. Tra i due nascerà un amore difficile e socialmente inaccettabile, e tra finti corteggiamenti, delusioni, colpi di scena, incredibili rivelazioni, si giungerà al non troppo imprevedibile finale della storia. <br />Jane Eyre è uno di quei personaggi che ti resta dentro. Grazie alla travolgente tecnica narrativa di Charlotte Bronte, ci si trova catapultati nella testa della protagonista, nei confronti della quale non si può che provare simpatia. Impariamo a conoscerla, a scoprirne pregi e difetti, ne esploriamo la psiche, ed empatizziamo con lei, provando come Jane gioia, dolore, tristezza, amore o disprezzo. L'amiamo soprattutto per la sua semplicità, e al tempo stesso per la profondità dei suoi pensieri, per il suo spirito passionale e ribelle, che non si piega alle convenzioni del tempo, per la sua coerenza con i propri principi e la propria morale. Lei stessa è consapevole dei propri difetti fisici, in contrasto con il canone di bellezza dell'epoca, eppure il suo carattere semplice e sobrio, le sue qualità ci portano a dimenticare i limiti estetici di lei. Del resto, nel corso del romanzo, spesso alla bellezza fisica femminile corrisponde un degrado interiore e un animo dalla morale discutibile, caratteristiche che si possono riscontrare nella bella ma materialista signorina Ingram, e più generalmente in tutta l'aristocrazia o alta borghesia del romanzo.<br />Allo stesso modo, il signor Rochester, uomo presso la cui casa Jane trova lavoro, e di cui si innamora, corrisposta, bello non è: egli conquista l'eroina grazie ad un modo di fare e di parlare assolutamente intrigante e magnetico.<br />E, mentre accompagniamo l'eroina dentro i palazzi o attraverso i boschi e le brughiere superbamente descritti, siamo in grado di contemplare insieme a lei il cielo stellato, o di godere del tepore dell'estate inglese, rapiti dalle pagine di un romanzo a mio parere assolutamente unico nel suo genere, in grado di conciliare abilmente sentimento e tragedia, religione, e horror.
Twilight
Tre stelline perchè lo stile è senza dubbio scorrevole. Si legge in poco, perchè per quanto insensata e a tratti banale la storia ti incuriosisce. E l'idea: in fondo, se i vampiri protagonisti della saga non fossero tanto "politacally correct", se Bella fosse un po' più sveglia o meno disadattata, f ... (continue)
Tre stelline perchè lo stile è senza dubbio scorrevole. Si legge in poco, perchè per quanto insensata e a tratti banale la storia ti incuriosisce. E l'idea: in fondo, se i vampiri protagonisti della saga non fossero tanto "politacally correct", se Bella fosse un po' più sveglia o meno disadattata, forse, e dico forse, ci sarebbero gli ingredienti per un piacevole romanzo fantasy. Così, purtroppo, la saga della Meyer pare uscita dalla penna di Moccia...
Mondo senza fine
Non raggiunge il livello sublime de "I Pilastri della Terra", ma risulta in ogni caso appassionante, al punto tale di tenerti incollata alle oltre 1300 pagine. Se l’inizio è un po’ lento, farraginoso, la storia cattura pian piano il lettore, trascinandolo in un vortice di azione, sentimenti e suspan ... (continue)
Non raggiunge il livello sublime de "I Pilastri della Terra", ma risulta in ogni caso appassionante, al punto tale di tenerti incollata alle oltre 1300 pagine. Se l’inizio è un po’ lento, farraginoso, la storia cattura pian piano il lettore, trascinandolo in un vortice di azione, sentimenti e suspance che lo porta ad empatizzare con i protagonisti, a gioire e soffrire insieme a loro.
Le descrizioni sono precise e puntuali, a mio parere mai meticolose, condotte con il solito linguaggio crudo che nulla lascia all’immaginazione, dallo stupro di una vergine alla condanna a morte per scorticamento.
Ancora una volta la cornice storica, parte fondamentale della storia, è ricostruita in maniera scrupolosa e accurata: dal panorama artistico-architettonico, in evoluzione verso la novità dello stile gotico, alla Guerra dei Cent’anni, dalla Riforma protestante alla piaga della “morte nera”. È proprio la tragedia della peste a costituire una grande novità rispetto al capitolo precedente della saga: diventa infatti il tema centrale del romanzo, che non è più la costruzione della cattedrale.
Due secoli dopo le vicende che avevano visto protagonisti Tom il costruttore e il priore Philip, torniamo alla cattedrale di Kingsbridge. Essa è ancora una volta l'epicentro del romanzo, che prende avvio nella notte di Ognissanti del 1327: durante i festeggiamenti, quattro ragazzini si allontanano di nascosto dal priorato, e assistono all'omicidio di due uomini. Ognuno prende poi strade diverse. Merthin, discendente di Tom e Jack, diventa un geniale costruttore; viaggia per il mondo, e, tornato al priorato, intraprende una nuova sfida architettonica: la costruzione di una torre per la Cattedrale di Kingsbridge. Caris, tenace e appassionata, pronta a mettere in discussione ogni convenzione sociale, sfida il potere della Chiesa: sogna, infatti, di curare i malati, cosa nella quale ritiene di riuscire meglio di quanto non facciano i frati. Ralph, fratello di Merthin, attratto dalla lotta e dal potere, non si pone scrupoli nella sua scalata sociale, dominato dall’ambizione di restituire alla sua famiglia di nobili decaduti lo status di un tempo. Gwenda, l’unica povera del gruppo, rappresenta la vita e le ambizioni della classe sociale più numerosa: non sogna fama, né potere, solo l’amore e il bene della propria famiglia.
Alla figura del buon priore Philip, vengono qui contrapposti addirittura tre personaggi: nel corso del romanzo saranno, in successione, Anthony, Godwin e Philemon a ricoprire questo ruolo. Se avevamo imparato ad amare il pio frate, che, pur commettendo degli errori, aveva sempre perseguito il bene della città, il trio si contraddistingue proprio per la mancanza di scrupoli delle sue azioni, volte ad ottenere vantaggi personali, più che benefici per la comunità. Essi, del resto, sintetizzano la corruzione della Chiesa dell’epoca, caratterizzata dall’antitesi tra potere spirituale e temporale.
I pilastri della terra
Quello che è considerato il capolavoro di Follet si compone di oltre mille pagine di lettura sempre abbastanza agevole: la storia non risulta mai noiosa, grazie all’abilità dell’autore di intrecciare gli eventi senza creare confusione, mantenendo vivo l’interesse. Un po’ prolisse sono forse le descr ... (continue)
Quello che è considerato il capolavoro di Follet si compone di oltre mille pagine di lettura sempre abbastanza agevole: la storia non risulta mai noiosa, grazie all’abilità dell’autore di intrecciare gli eventi senza creare confusione, mantenendo vivo l’interesse. Un po’ prolisse sono forse le descrizioni dei luoghi, che comunque, elaborate ad arte, risultano irrinunciabili, poiché disegnano chiaramente la realtà entro cui si muovono i personaggi, rendendo il lettore partecipe sino al punto di vedere i loro stessi colori, sentire gli stessi odori e suoni.
La storia si svolge nell’arco temporale di quarant’anni, periodo necessario alla costruzione di un’immensa cattedrale nell’Inghilterra medievale del dodicesimo secolo.
L’immane lavoro architettonico viene descritto e documentato con grande fedeltà storica e tecnica, e rimane sempre sullo sfondo, simbolo e monito costante dell’abilità del genio costruttivo dell’uomo: rivoluzionarie per il tempo, e quasi incredibili anche per l’uomo moderno, le cattedrali gotiche sono opere epiche, alla cui costruzione parteciparono intere generazioni di architetti, capi mastri, scultori ed operai...
All’interno di una cornice storica precisa, fatta di personaggi realmente esistiti e vicende realmente accadute (la lotta per il potere tra Matilde, figlia del re Enrico I, e il cugino Stefano di Bois, dopo la morte del sovrano) si muovono le creature di Follet: Tom, muratore che sogna di costruire una cattedrale, straziato dalla prematura morte della moglie e poi di nuovo innamorato, Ellen, selvatica e splendida, che, privata di ogni cosa, non perde la sua forza d’animo, il priore Philip, energico, combattivo, intraprendente sempre nei limiti della legalità e della fede, Jack e Aliena innamorati e ciascuno impegnato a vivere pienamente la propria vita. Il lettore non può non amare ciascuno di loro, allo stesso modo in cui risulta inevitabile provare odio e disprezzo nei confronti di William Hamleigh, figlio di un signorotto, crudele, ambizioso, privo di ogni scrupolo e senza alcun rispetto per la vita altrui o di Waleran Bigod, arcivescovo viscido e spregevole, antagonista del priore Philip, alla ricerca della sua personale vendetta. Buoni e cattivi vengono abilmente caratterizzati, oltre che dalle situazioni che vivono nel corso degli anni in cui si svolge il racconto, anche da avvenimenti della loro giovinezza, attraverso i quali l’autore riesce a illustrare abilmente le radici su cui poggia il carattere di ognuno.