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Cover of If You Liked School, You'll Love Work
Cover of The New Rules of Marketing and PR
  • Sto avendo seri problemi a finire questo libro perché dice troppe cose banali ma con la presunzione "markettara" di fornire trucchi utili per promuovere il proprio prodotto/servizio. Se solo potessi farmi rimborsare!

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    ― Posted on Jul 12, 2008 | 2 feedbacks

Cover of A Walk in the Woods
  • Un viaggio vero

    In questo libro Bryson racconta il suo viaggio lungo il percorso dei monti Appalachi attraverso gli Stati Uniti.
    Un libro incredibilmente divertente e allo stesso tempo vero. Di quelli che se hai fatto qualche esperienza simile ti fanno stare col cuore in gola per loro, perché ti puoi certo immaginare alcune delle situazioni che hanno vissuto Bryson e il suo amico Katz lungo il cammino.
    Con una pecca, la seconda parte. Il libro si divide infatti in tre parti: la prima, in cui Bryson e Katz incominciano il cammino in una primavera che con tutta quella neve pare ancora pieno inverno; la seconda, in cui decidono di fermarsi per un po' e così Bryson vede da solo e con escursioni di una giornata alcune delle tappe intermedie principali; e una terza in cui i due si riuniscono per percorrere le ultime 100 miglia del percorso.
    Il racconto ti prende al punto che ti sembra di essere lì con loro nella prima e terza parte: ti fa morire di paura quando loro hanno paura, ridere quando loro ridono, soffrire di stanchezza quando loro arrivano stanchi, e magari senz'acqua a fine tappa (l'ultima tappa la percorrono ad agosto). E chi ha camminato sa cosa significa rimanere senz'acqua da bere. Soprattutto quando fa caldo.
    Ma nella seconda parte, che è pure interessante, manca forse l'empatia che si prova per quella strana coppia formata da Bryson, che pur essendo un viaggiatore è alla prima esperienza del genere e lo racconta con molta umiltà e senso di autoironia, e quel folle di Katz, capace di buttare via una delle due borracce perché faceva troppo peso...
    Nel complesso è un libro che ogni camminatore dovrebbe leggere, perché ti fa rivivere parte delle esperienze vissute. E magari si presta anche a chi non avrebbe mai il coraggio di partire per un viaggio del genere, perché il viaggio è così vero che sembra quasi di viverlo insieme a loro. ... (continue)

    In questo libro Bryson racconta il suo viaggio lungo il percorso dei monti Appalachi attraverso gli Stati Uniti.
    Un libro incredibilmente divertente e allo stesso tempo vero. Di quelli che se hai fatto qualche esperienza simile ti fanno stare col cuore in gola per loro, perché ti puoi certo immaginare alcune delle situazioni che hanno vissuto Bryson e il suo amico Katz lungo il cammino.
    Con una pecca, la seconda parte. Il libro si divide infatti in tre parti: la prima, in cui Bryson e Katz incominciano il cammino in una primavera che con tutta quella neve pare ancora pieno inverno; la seconda, in cui decidono di fermarsi per un po' e così Bryson vede da solo e con escursioni di una giornata alcune delle tappe intermedie principali; e una terza in cui i due si riuniscono per percorrere le ultime 100 miglia del percorso.
    Il racconto ti prende al punto che ti sembra di essere lì con loro nella prima e terza parte: ti fa morire di paura quando loro hanno paura, ridere quando loro ridono, soffrire di stanchezza quando loro arrivano stanchi, e magari senz'acqua a fine tappa (l'ultima tappa la percorrono ad agosto). E chi ha camminato sa cosa significa rimanere senz'acqua da bere. Soprattutto quando fa caldo.
    Ma nella seconda parte, che è pure interessante, manca forse l'empatia che si prova per quella strana coppia formata da Bryson, che pur essendo un viaggiatore è alla prima esperienza del genere e lo racconta con molta umiltà e senso di autoironia, e quel folle di Katz, capace di buttare via una delle due borracce perché faceva troppo peso...
    Nel complesso è un libro che ogni camminatore dovrebbe leggere, perché ti fa rivivere parte delle esperienze vissute. E magari si presta anche a chi non avrebbe mai il coraggio di partire per un viaggio del genere, perché il viaggio è così vero che sembra quasi di viverlo insieme a loro.

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    ― Posted on Oct 19, 2008 | Add your feedback

Cover of Restaurant Marketing for Owners and Managers
Cover of My Sister's Keeper
  • Controverso

    In my sister's keeper Jodi Picoult affronta il tema controverso dei "designer baby" e della selezione degli embrioni per avere un bambino di determinate caratteristiche.
    Due genitori, quando alla figlia Kate viene diagnosticata una grave forma di leucemia e scoprono che il fratellino non è un donatore compatibile decidono di concepire un'altra figlia, Anna, ma selezionando l'embrione in modo tale che sia un perfetto donatore per Kate. Così Anna dona alla sorella il cordone ombelicale, ma dopo quello a causa della gravità della malattia si rendono necessarie trasfusioni, interventi per estrarre il midollo e per finire, quando Anna raggiunge i 13 anni, le viene chiesto di donare un rene alla sorella. E' allora che decide di andare da un avvocato e denunciare i genitori per le decisioni mediche che stanno prendendo per lei.
    Un romanzo difficile da leggere per i temi, ma scorrevole nella scrittura, ed emozionante fino all'epilogo. Una storia raccontata di volta in volta dai vari punti di vista, di Anna, del fratello, dei genitori, dell'avvocato di Anna per mostrare tutti gli aspetti controversi di questa storia. Un'analisi dei comportamenti umani studiata con attenzione e con rispetto verso tutte le parti. Uno di quei libri che ti fa pensare sul serio. ... (continue)

    In my sister's keeper Jodi Picoult affronta il tema controverso dei "designer baby" e della selezione degli embrioni per avere un bambino di determinate caratteristiche.
    Due genitori, quando alla figlia Kate viene diagnosticata una grave forma di leucemia e scoprono che il fratellino non è un donatore compatibile decidono di concepire un'altra figlia, Anna, ma selezionando l'embrione in modo tale che sia un perfetto donatore per Kate. Così Anna dona alla sorella il cordone ombelicale, ma dopo quello a causa della gravità della malattia si rendono necessarie trasfusioni, interventi per estrarre il midollo e per finire, quando Anna raggiunge i 13 anni, le viene chiesto di donare un rene alla sorella. E' allora che decide di andare da un avvocato e denunciare i genitori per le decisioni mediche che stanno prendendo per lei.
    Un romanzo difficile da leggere per i temi, ma scorrevole nella scrittura, ed emozionante fino all'epilogo. Una storia raccontata di volta in volta dai vari punti di vista, di Anna, del fratello, dei genitori, dell'avvocato di Anna per mostrare tutti gli aspetti controversi di questa storia. Un'analisi dei comportamenti umani studiata con attenzione e con rispetto verso tutte le parti. Uno di quei libri che ti fa pensare sul serio.

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    ― Posted on Sep 22, 2008 | Add your feedback

Cover of Of Mice and Men
  • 1 of 1 people find this helpful

    Non ho parole

    Una storia mesta e al tempo stesso incantevole. E' la storia di George e Lennie, due uomini che girano di fattoria in fattoria cercando di guadagnare abbastanza soldi per realizzare il loro sogno di avere una fattoria tutta loro. Con la particolarità che Lennie è un omone poco sveglio e incapace di controllare le proprie emozioni e la propria forza. E George se ne prende cura un po' perché lo deve alla zia di Lennie, un po' perché è davvero buono.
    Riuscire a coinvolgere così tanto il lettore nelle vicende dei protagonisti in 100 pagine appena, non è cosa da poco. Ma Steinbeck ci riesce ed è tutto così perfetto che viene quasi la pelle d'oca. Personaggi veri, dialoghi veri, non solo successioni di parole dette da un personaggio all'altro.
    Splendido. Da studiare, oltre che da leggere. ... (continue)

    Una storia mesta e al tempo stesso incantevole. E' la storia di George e Lennie, due uomini che girano di fattoria in fattoria cercando di guadagnare abbastanza soldi per realizzare il loro sogno di avere una fattoria tutta loro. Con la particolarità che Lennie è un omone poco sveglio e incapace di controllare le proprie emozioni e la propria forza. E George se ne prende cura un po' perché lo deve alla zia di Lennie, un po' perché è davvero buono.
    Riuscire a coinvolgere così tanto il lettore nelle vicende dei protagonisti in 100 pagine appena, non è cosa da poco. Ma Steinbeck ci riesce ed è tutto così perfetto che viene quasi la pelle d'oca. Personaggi veri, dialoghi veri, non solo successioni di parole dette da un personaggio all'altro.
    Splendido. Da studiare, oltre che da leggere.

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    ― Posted on Sep 15, 2008 | 3 feedbacks

Cover of For Whom the Bell Tolls
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Bello sì, ma proprio un capolavoro?

    Comincio dalle cose che mi sono piaciute di questo libro. Hemingway fa uno spaccato davvero interessante della guerra civile spagnola, ma direi anche della guerra civile in generale, in cui il nemico parla la tua stessa lingua, potrebbe essere addirittura il tuo vicino di casa. E così scattano quei meccanismi paranoici per cui nessuno si fida più di nessuno. E al tempo stesso, proprio perché il vicino potrebbe essere il nemico, si scopre che da un lato e dall'altro della barricata ci sono persone estremamente simili, che provano gli stessi sentimenti. In questo senso è davvero splendida la parte in cui la banda del Sordo viene circondata sulla collina e alla fine gli uomini di entrambe le parti, in momenti diversi, recitano il Salve Regina.
    Insomma, tema splendido e portato avanti bene fino alla fine.

    Le cose che non mi erano piaciute erano altre. Ad esempio il dialogo: che bisogno c'era di usare l'inglese antico per rappresentare il linguaggio dei guerriglieri? A mio avviso rendeva soltanto più difficile e lenta la lettura, senza aggiungere nulla. Pomposo e basta. Non solo, la parte iniziale sembra non finire mai, non si arriva mai all'azione. E certe scene le avrebbe potute tagliare tranquillamente in blocco senza far perdere nulla al lettore. Ad esempio il bel racconto di Pilar e del suo ex torero: bello, sì, ma ai fini del romanzo non serviva a nulla, tanto valeva tenerlo da parte per un racconto breve. Se Hemingway ci avesse risparmiato 150 pagine ci avrebbe reso tutti più felici. E poi i cambi di punti di vista... Hemingway aspetta oltre 150 pagine per fare il primo, col risultato che ci si perde, e ci si chiede perché l'abbia fatto.

    E poi la storia d'amore non ti lascia assolutamente nulla: sono arrivata alla fine che se il protagonista e Maria riuscivano a vivere insieme felici e contenti oppure no, non me ne importava un bel niente. Molto più bello seguire le vicende di Andrés sperando che alla fine sarebbe riuscito davvero a consegnare il suo dispaccio malgrado i mille ostacoli.

    Ecco, questo è l'ultimo elemento di questo romanzo che non mi ha convinto: l'empatia. Ne ho provata di più per personaggi secondari come Andrés o Anselmo o anche Fernando, che non per i protagonisti. Ed è per questo che il finale mi ha lasciata un po' indifferente. ... (continue)

    Comincio dalle cose che mi sono piaciute di questo libro. Hemingway fa uno spaccato davvero interessante della guerra civile spagnola, ma direi anche della guerra civile in generale, in cui il nemico parla la tua stessa lingua, potrebbe essere addirittura il tuo vicino di casa. E così scattano quei meccanismi paranoici per cui nessuno si fida più di nessuno. E al tempo stesso, proprio perché il vicino potrebbe essere il nemico, si scopre che da un lato e dall'altro della barricata ci sono persone estremamente simili, che provano gli stessi sentimenti. In questo senso è davvero splendida la parte in cui la banda del Sordo viene circondata sulla collina e alla fine gli uomini di entrambe le parti, in momenti diversi, recitano il Salve Regina.
    Insomma, tema splendido e portato avanti bene fino alla fine.

    Le cose che non mi erano piaciute erano altre. Ad esempio il dialogo: che bisogno c'era di usare l'inglese antico per rappresentare il linguaggio dei guerriglieri? A mio avviso rendeva soltanto più difficile e lenta la lettura, senza aggiungere nulla. Pomposo e basta. Non solo, la parte iniziale sembra non finire mai, non si arriva mai all'azione. E certe scene le avrebbe potute tagliare tranquillamente in blocco senza far perdere nulla al lettore. Ad esempio il bel racconto di Pilar e del suo ex torero: bello, sì, ma ai fini del romanzo non serviva a nulla, tanto valeva tenerlo da parte per un racconto breve. Se Hemingway ci avesse risparmiato 150 pagine ci avrebbe reso tutti più felici. E poi i cambi di punti di vista... Hemingway aspetta oltre 150 pagine per fare il primo, col risultato che ci si perde, e ci si chiede perché l'abbia fatto.

    E poi la storia d'amore non ti lascia assolutamente nulla: sono arrivata alla fine che se il protagonista e Maria riuscivano a vivere insieme felici e contenti oppure no, non me ne importava un bel niente. Molto più bello seguire le vicende di Andrés sperando che alla fine sarebbe riuscito davvero a consegnare il suo dispaccio malgrado i mille ostacoli.

    Ecco, questo è l'ultimo elemento di questo romanzo che non mi ha convinto: l'empatia. Ne ho provata di più per personaggi secondari come Andrés o Anselmo o anche Fernando, che non per i protagonisti. Ed è per questo che il finale mi ha lasciata un po' indifferente.

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    ― Posted on Aug 23, 2008 | Add your feedback

Cover of The Man Who Planted Trees
  • Letto in inglese perché questo passava il convento...
    Splendida metafora di come anche le piccole cose, se fatte con costanza e determinazione, possono portare a risultati incredibili.

    A splendid metaphor of how even the smallest things, when done with persistence and determination, can lead to incredible results. ... (continue)

    Letto in inglese perché questo passava il convento...
    Splendida metafora di come anche le piccole cose, se fatte con costanza e determinazione, possono portare a risultati incredibili.

    A splendid metaphor of how even the smallest things, when done with persistence and determination, can lead to incredible results.

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    ― Posted on Aug 21, 2008 | Add your feedback

Cover of Master Class in Fiction Writing
  • 1 of 1 people find this helpful

    L'esempio dei grandi classici

    I classici offrono la migliore scuola di scrittura creativa che si possa sognare. E questo libro ne è il manifesto.
    Ogni capitolo, ogni tematica, viene analizzata fornendo esempi concreti e suggerimenti di lettura offerti dai grandi autori - soprattutto anglosassoni, ma è menzionato anche Italo Calvino.
    Ben scritto, ben organizzato, da leggere. ... (continue)

    I classici offrono la migliore scuola di scrittura creativa che si possa sognare. E questo libro ne è il manifesto.
    Ogni capitolo, ogni tematica, viene analizzata fornendo esempi concreti e suggerimenti di lettura offerti dai grandi autori - soprattutto anglosassoni, ma è menzionato anche Italo Calvino.
    Ben scritto, ben organizzato, da leggere.

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    ― Posted on Jul 12, 2008 | Add your feedback

Cover of In a Free State
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Empatia... no. Mal d'Africa... sì.

    A chi è abituato ad andare avanti a leggere un romanzo perché prova empatia nei confronti dei personaggi, non consiglierei di leggere In a free state. I protagonisti di questo romanzo - ma tutto sommato anche dei due racconti a supporto - non sono personaggi belli, nei quali ci vorremmo riconoscere. Anzi! Non sono i classici cattivi, assolutamente, sono umani, e anche complessi nella loro costruzione, ma al tempo stesso sono insofferenti e imbronciati. E per giunta non subiscono alcuna evoluzione durante il romanzo. Fastidiosi iniziano, fastidiosi finiscono.
    Ciò che invece permette di arrivare alla fine, e di godere della lettura di questo testo, è il tema, è la descrizione di un'Africa non ben definita nello spazio ma resa così puntuale che sembra di essere lì. E anche se il contesto non è certo uno felice - l'ambientazione suggerita nella quarta di copertina potrebbe essere l'Uganda o il Rwanda, leggendo ti viene comunque il mal d'Africa. Così vai avanti, e quando finisci ti metti a cercare un altro libro che parli di Africa. ... (continue)

    A chi è abituato ad andare avanti a leggere un romanzo perché prova empatia nei confronti dei personaggi, non consiglierei di leggere In a free state. I protagonisti di questo romanzo - ma tutto sommato anche dei due racconti a supporto - non sono personaggi belli, nei quali ci vorremmo riconoscere. Anzi! Non sono i classici cattivi, assolutamente, sono umani, e anche complessi nella loro costruzione, ma al tempo stesso sono insofferenti e imbronciati. E per giunta non subiscono alcuna evoluzione durante il romanzo. Fastidiosi iniziano, fastidiosi finiscono.
    Ciò che invece permette di arrivare alla fine, e di godere della lettura di questo testo, è il tema, è la descrizione di un'Africa non ben definita nello spazio ma resa così puntuale che sembra di essere lì. E anche se il contesto non è certo uno felice - l'ambientazione suggerita nella quarta di copertina potrebbe essere l'Uganda o il Rwanda, leggendo ti viene comunque il mal d'Africa. Così vai avanti, e quando finisci ti metti a cercare un altro libro che parli di Africa.

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    ― Posted on Jul 12, 2008 | Add your feedback

Cover of The First Five Pages
  • 2 of 2 people find this helpful

    Eccellente

    E' vero, verissimo, che l'editing di se stessi è impossibile da fare. Gli errori che anche l'occhio allenato trova al volo negli altri, sono difficilissimi da scovare nel proprio scritto. Malgrado questo, The first five pages affronta, passo dopo passo, tutti quegli elementi che vanno tenuti sotto controllo e corretti, perché sono quelli sui quali la redazione di una casa editrice punterà per dire "non è buono", e scartare il libro velocemente per passare ad altro. Lo fa in modo chiaro, dando dimostrazioni degli errori e suggerimenti su come risolverli nonché esercizi da fare per addomesticare certe abitudini. Da leggere e rileggere. ... (continue)

    E' vero, verissimo, che l'editing di se stessi è impossibile da fare. Gli errori che anche l'occhio allenato trova al volo negli altri, sono difficilissimi da scovare nel proprio scritto. Malgrado questo, The first five pages affronta, passo dopo passo, tutti quegli elementi che vanno tenuti sotto controllo e corretti, perché sono quelli sui quali la redazione di una casa editrice punterà per dire "non è buono", e scartare il libro velocemente per passare ad altro. Lo fa in modo chiaro, dando dimostrazioni degli errori e suggerimenti su come risolverli nonché esercizi da fare per addomesticare certe abitudini. Da leggere e rileggere.

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    ― Posted on Jun 20, 2008 | Add your feedback

Cover of Dialogue
  • Utile!

    Un ottimo approfondimento sul dialogo e le sue funzioni all'interno di un romanzo o racconto.

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    ― Posted on Jun 4, 2008 | Add your feedback

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