Se si decide di cimentarsi con la lettura di questo autore, non lo si fa di certo per avere una visione edulcorata della realtà. Palahniuk non racconta favole, non c'è mistificazione nella sua scrittura. E' la verità, è la nostra vita, la nostra società, le nostre paure. Tutto questo brucia sulle pa
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Se si decide di cimentarsi con la lettura di questo autore, non lo si fa di certo per avere una visione edulcorata della realtà. Palahniuk non racconta favole, non c'è mistificazione nella sua scrittura. E' la verità, è la nostra vita, la nostra società, le nostre paure. Tutto questo brucia sulle pagine del romanziere di Portland e la secca e cinematografica scrittura non fa altro che dimostrarci che non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma di un racconto profondo. La mente di noi lettori si affaccia di fronte all'alienazione che viene descritta: è la perdita di noi stessi causata dalla modernità e dall'omologazione che ne consegue. La via d'uscita è l'autodistruzione intrapresa dal protagonista? Essa, a prima vista, può apparire una soluzione, ma si rivela fallace, perchè anch'essa finisce col ridursi ad un'aggregazione vuota di individui. La risposta, quella vera, è la presa di coscienza di sè, l'affermazione della propria individualità, ottenuta attraverso la riscoperta dei sentimenti più profondi dell'io.
Eater parade, ovvero il dramma di una borghesia piccola piccola
Richard Yates prepara sin dall'incipit il lettore del suo romanzo al fatto che la vicenda narrata non sarà a lieto fine. E' il patto di lettura che l'autore, in tutta onestà, stipula col suo ideale orizzonte d'attesa ed interlocutore narrativo. Nessuna delle protagoniste, infatti, asserisce Yates,
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Richard Yates prepara sin dall'incipit il lettore del suo romanzo al fatto che la vicenda narrata non sarà a lieto fine. E' il patto di lettura che l'autore, in tutta onestà, stipula col suo ideale orizzonte d'attesa ed interlocutore narrativo. Nessuna delle protagoniste, infatti, asserisce Yates, avrà un'esistenza felice. Con questa disincatata e lucida affermazione ci prepariamo a percorrere la completa e discendente parabola esistenziale di Emily e Sarah, due sorelle molto diverse e dal rapporto assai complesso. Il sentimento che domina le circa trecento pagine di quest'opera è il disincanto: è come se l'autore ci lanciasse un monito, l'avvertimento che non esiste speranza. Nè per Sarah, che sceglie di rifugiarsi in un matrimonio infelice che la condurrà ad abbandonare le proprie velleità creative ed a trovare un conforto nell'abuso di alcool e nelle vessazioni di un marito rozzo e violento. Nè per Emily, indiscussa protagonista del romanzo, fiera ed all'apparenza indipendente, ma alla disperata ricerca di un uomo da amare e che la ami. Ognuno dei personaggi di Yates rappresenta un risvolto della tragedia umana dell'esistenza nella società borghese, ognuno è un'isola, tutti sono sprofondati nei propri interessi. Non c'è conforto, non c'è comunicazione, perfino le due sorelle presentano un labile legame d'amore e comprensione reciproca. Il lettore non soltanto percepisce l'isolamento dei vari abitanti di questo universo narrativo, ma al tempo stesso vi partecipa pienamente, incapace com'è di poter empatizzare realmente con la protagonista, Emily Grimes. L'autore sceglie infatti di delineare un personaggio ambiguo e complesso e non cela le sue gelosie nei confronti della sorella, l'invidia per la sua vita ed il godimento provato nel vedere che in realtà il quadretto familiare di Sarah sta andando in frantumi. La grandezza di questo romanzo risiede proprio in questa spietata disamina che mette a nudo le coscienze dei vari personaggi, scandagliando ipocrisie di vario genere, mascherate sociali e pantomime con le quali siamo soliti nasconderci, a partire dal nucleo primario della società, cioè la famiglia, senza scadere mai, però, in facili reprimende morali e paternalistiche. Leggere Easter Parade, dunque, è un po' come sollevare la polvere nascosta accuratamente sotto il tappeto del nostro confortevole soggiorno. Se non siete disposti a farlo, a mettervi a nudo, forse è meglio allora dedicarsi alla lettura di Twilight...
Lo sentiamo dire spesso, ce lo ripetono in varie circostanze: bisogna ricordare, conservare la memoria del passato, di ciò che è stato. Purtroppo in pochi ci insegnano il modo giusto di farlo, di commemorare il passato senza ipocrisie e finta retorica. Questo libro non può che essere onesto e sincer
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Lo sentiamo dire spesso, ce lo ripetono in varie circostanze: bisogna ricordare, conservare la memoria del passato, di ciò che è stato. Purtroppo in pochi ci insegnano il modo giusto di farlo, di commemorare il passato senza ipocrisie e finta retorica. Questo libro non può che essere onesto e sincero, perchè è il ricordo di un figlio che ha perso suo padre. Un figlio e un padre. Un marito e la moglie poco più che ventenne. E un'Italia che troppo spesso si dimentica di se stessa e del suo passato. Un' Italia che piange per le sue vittime, ma il giorno dopo torna a dedicarsi con noncuranza alla notizia scabrosa del giorno. Troppo spesso ci dicono di ricordare, ma nessuno mai ci dice di pensare che dietro al ricordo ci sono delle persone, delle storie di vita, come il piccolo Mario, che ruota vorticosamente aggrappato alle gambe della madre, mentre apprende della morte del padre. Come la cravatta bianca che il commissario Calabresi indossò, perchè per lui era simbolo di purezza. E' un libro pacato, che non recrimina, ma tenta di spiegare. E' un libro lucido, che non si fa coinvolgere da facili ed inutili polemiche. E' semplicemente un testo che merita d'essere letto, perchè è struggente, perchè è bello e maledettamente vero.
Fight Club
Se si decide di cimentarsi con la lettura di questo autore, non lo si fa di certo per avere una visione edulcorata della realtà. Palahniuk non racconta favole, non c'è mistificazione nella sua scrittura. E' la verità, è la nostra vita, la nostra società, le nostre paure. Tutto questo brucia sulle pa ... (continue)
Se si decide di cimentarsi con la lettura di questo autore, non lo si fa di certo per avere una visione edulcorata della realtà. Palahniuk non racconta favole, non c'è mistificazione nella sua scrittura. E' la verità, è la nostra vita, la nostra società, le nostre paure. Tutto questo brucia sulle pagine del romanziere di Portland e la secca e cinematografica scrittura non fa altro che dimostrarci che non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma di un racconto profondo. La mente di noi lettori si affaccia di fronte all'alienazione che viene descritta: è la perdita di noi stessi causata dalla modernità e dall'omologazione che ne consegue. La via d'uscita è l'autodistruzione intrapresa dal protagonista? Essa, a prima vista, può apparire una soluzione, ma si rivela fallace, perchè anch'essa finisce col ridursi ad un'aggregazione vuota di individui. La risposta, quella vera, è la presa di coscienza di sè, l'affermazione della propria individualità, ottenuta attraverso la riscoperta dei sentimenti più profondi dell'io.
Easter Parade
Richard Yates prepara sin dall'incipit il lettore del suo romanzo al fatto che la vicenda narrata non sarà a lieto fine. E' il patto di lettura che l'autore, in tutta onestà, stipula col suo ideale orizzonte d'attesa ed interlocutore narrativo.continue)
Nessuna delle protagoniste, infatti, asserisce Yates, ... (
Richard Yates prepara sin dall'incipit il lettore del suo romanzo al fatto che la vicenda narrata non sarà a lieto fine. E' il patto di lettura che l'autore, in tutta onestà, stipula col suo ideale orizzonte d'attesa ed interlocutore narrativo.
Nessuna delle protagoniste, infatti, asserisce Yates, avrà un'esistenza felice. Con questa disincatata e lucida affermazione ci prepariamo a percorrere la completa e discendente parabola esistenziale di Emily e Sarah, due sorelle molto diverse e dal rapporto assai complesso. Il sentimento che domina le circa trecento pagine di quest'opera è il disincanto: è come se l'autore ci lanciasse un monito, l'avvertimento che non esiste speranza. Nè per Sarah, che sceglie di rifugiarsi in un matrimonio infelice che la condurrà ad abbandonare le proprie velleità creative ed a trovare un conforto nell'abuso di alcool e nelle vessazioni di un marito rozzo e violento. Nè per Emily, indiscussa protagonista del romanzo, fiera ed all'apparenza indipendente, ma alla disperata ricerca di un uomo da amare e che la ami. Ognuno dei personaggi di Yates rappresenta un risvolto della tragedia umana dell'esistenza nella società borghese, ognuno è un'isola, tutti sono sprofondati nei propri interessi. Non c'è conforto, non c'è comunicazione, perfino le due sorelle presentano un labile legame d'amore e comprensione reciproca. Il lettore non soltanto percepisce l'isolamento dei vari abitanti di questo universo narrativo, ma al tempo stesso vi partecipa pienamente, incapace com'è di poter empatizzare realmente con la protagonista, Emily Grimes. L'autore sceglie infatti di delineare un personaggio ambiguo e complesso e non cela le sue gelosie nei confronti della sorella, l'invidia per la sua vita ed il godimento provato nel vedere che in realtà il quadretto familiare di Sarah sta andando in frantumi.
La grandezza di questo romanzo risiede proprio in questa spietata disamina che mette a nudo le coscienze dei vari personaggi, scandagliando ipocrisie di vario genere, mascherate sociali e pantomime con le quali siamo soliti nasconderci, a partire dal nucleo primario della società, cioè la famiglia, senza scadere mai, però, in facili reprimende morali e paternalistiche.
Leggere Easter Parade, dunque, è un po' come sollevare la polvere nascosta accuratamente sotto il tappeto del nostro confortevole soggiorno. Se non siete disposti a farlo, a mettervi a nudo, forse è meglio allora dedicarsi alla lettura di Twilight...
Spingendo la notte più in là !! SCHEDA DOPPIA !!
Lo sentiamo dire spesso, ce lo ripetono in varie circostanze: bisogna ricordare, conservare la memoria del passato, di ciò che è stato. Purtroppo in pochi ci insegnano il modo giusto di farlo, di commemorare il passato senza ipocrisie e finta retorica. Questo libro non può che essere onesto e sincer ... (continue)
Lo sentiamo dire spesso, ce lo ripetono in varie circostanze: bisogna ricordare, conservare la memoria del passato, di ciò che è stato. Purtroppo in pochi ci insegnano il modo giusto di farlo, di commemorare il passato senza ipocrisie e finta retorica. Questo libro non può che essere onesto e sincero, perchè è il ricordo di un figlio che ha perso suo padre. Un figlio e un padre. Un marito e la moglie poco più che ventenne. E un'Italia che troppo spesso si dimentica di se stessa e del suo passato. Un' Italia che piange per le sue vittime, ma il giorno dopo torna a dedicarsi con noncuranza alla notizia scabrosa del giorno. Troppo spesso ci dicono di ricordare, ma nessuno mai ci dice di pensare che dietro al ricordo ci sono delle persone, delle storie di vita, come il piccolo Mario, che ruota vorticosamente aggrappato alle gambe della madre, mentre apprende della morte del padre. Come la cravatta bianca che il commissario Calabresi indossò, perchè per lui era simbolo di purezza. E' un libro pacato, che non recrimina, ma tenta di spiegare. E' un libro lucido, che non si fa coinvolgere da facili ed inutili polemiche. E' semplicemente un testo che merita d'essere letto, perchè è struggente, perchè è bello e maledettamente vero.