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co-autore
Ciao, ricambio.
grande nota a turbativa d'incanto
Grazie per averci aggiunti e complimenti per i libri scelti.
Un saluto
Rosa e Giovanni
:) è vero, sei anche tu la prima persona che conosco con questo nome, oltre mia madre ovviamente.
Davvero?! Allora finalmente so di non essere l'unica Làlage sulla faccia della Terra, è un pensiero rassicurante xD
Pro/testo
Pro/testo è una raccolta di versi scritti da più autori, legati dal comune ed intimo moto di sdegno e protesta nei confronti della realtà socio-politica in cui versa la nostra nazione, nonché per quell’arrogante imperversare di riesumati e sempre più vivi veleni di matrice fascista e di estrema, int ... (continue)
Pro/testo è una raccolta di versi scritti da più autori, legati dal comune ed intimo moto di sdegno e protesta nei confronti della realtà socio-politica in cui versa la nostra nazione, nonché per quell’arrogante imperversare di riesumati e sempre più vivi veleni di matrice fascista e di estrema, intollerante e razzista destra, che oramai sembrano aver obnebulato la coscienza storica e sociale in Italia ma anche, e sempre più evidentemente, in gran parte della giovane unione europea.
C’è da chiedersi quale sia lo scopo della poesia di carattere civile e politico, soprattutto oggi. Compito di questa letteratura di confine, di questo scrivere mettendosi in gioco attivamente, combattivamente denunciando (ed oggi ancor più rischiando!) è quello di non chiudersi in cerchie di letture di nicchia al mero scopo di far vanesio sfoggio autoincensante della propria intima profondità ed erudizione. Questo è il triste errore che la “intelligentia” sinistroide commette da anni, allontanandosi dalle masse per chiudersi in circoli culturali ristretti ed elettivi, quando invece dovrebbe per suo proprio naturale ideale e necessità, desiderare gramscianamente d’arrivare al popolo, alla gente comune, imparando a dialogare con essa, rieducandone il distorto gusto, la plagiata coscienza.
E mi arrabbio quando della poesia civile e politica si fa verseggiare oscuro e d’élite, perché è la snaturalizzazione stessa dei termini “civile” e “politico” quella che viene operata magistralmente dalla penna.
Mai come oggi la poesia ha il compito/DOVERE di dire, di smuovere, di sollevare e seminare nuovo ed antico valore etico-sociale, voglia di costruire una società migliore, parlando delle guerre meno “nobili” dove la stampa non arriva perché il petrolio non c’è, e di quelle famose perché implicano gli interessi economici delle multinazionali …
Parlare di diritti civili ed umani, di precarietà, di lavoro, di sfruttamento, di amore è necessario e deve essere leggibile, deve avvicinare le persone, richiamarle a sé, non allontanarle.
La forza di questo governo sta proprio nell’aver saputo parlare (circuendo) le masse, sfruttando i mezzi di comunicazione di cui è ampiamente unica padrona, appiattendo le coscienze, i gusti, le aspirazioni al fruibile immediato.
Se a sinistra continueremo a parlarci tra noi, cercando un angolo di notorietà per far sfoggio del nostro misero ed erudito “io”, faremo il gioco di chi si prende il voto operaio affamandolo con il sorriso sulle labbra, e saremo complici, non vittime del popolo bue.
Questo rimprovero alla mia sinistra, agli intellettuali che tanto hanno da dare e da dire con la semplicità della cultura.
Con amarezza riporto il pensiero di un uomo, uno di noi, uno che mi sa emozionare fino alla commozione, uno che amava la borgata e la sua gente fino a morirne:
“Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come “normale”, privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti.
I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.”
Pier Paolo Pasolini
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Partecipare con i miei scritti alla stesura di questo libro/simbolo di un controcanto di opposizione a volte cruda e violenta, altre più lirica e dolente, per me ha significato e significa apporre la mia firma e la mia faccia apertamente, in nome di una “battaglia” ideologica e civile che non vuole trarne personale gratificazione, bensì cercare – partendo proprio dalla ricchezza e dalla tradizione italiana delle lettere di carattere politico e civile - di smuovere, avvicinare e svegliare gli animi dei rassegnati per inerzia ad una situazione dalla quale si può e si deve uscire, prima che sia troppo tardi!
natàlia castaldi