La donna delle rose è un romanzo corposo, intenso, lento. Sì, avete letto bene: lento. Lento perché, in un unico romanzo, la Link racconta le vite di Beatrice, Helene e Franca, tre donne così diverse eppure accomunate da qualcosa. Ognuna, infatti, possiede una debolezza che ha sconvolto o sconvolge
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La donna delle rose è un romanzo corposo, intenso, lento. Sì, avete letto bene: lento. Lento perché, in un unico romanzo, la Link racconta le vite di Beatrice, Helene e Franca, tre donne così diverse eppure accomunate da qualcosa. Ognuna, infatti, possiede una debolezza che ha sconvolto o sconvolge la loro vita. Franca, un'insegnante tedesca che, in preda a una profonda crisi personale scaturita da un fallimento professionale, abbandona la sua vita di insicurezze per recarsi e, successivamente stabilirsi, nell'isola di Guernsey. Beatrice, un'anziana signora che vive sull'isola da sempre e nella vita della quale si è stabilita, a forza, la terza donna protagonista del romanzo: Helene. Sì, perché Helene, insieme al marito Erich, ufficiale delle SS, si è trasferita a Guernsey a seguito dell'occupazione tedesca durante la Seconda Guerra mondiale. Beatrice, allora bambina, vede le sue certezze frantumarsi quando, a causa del caos e del panico che l'arrivo dei tedeschi causò sull'isola, perde i suoi genitori che si imbarcano per recarsi in Inghilterra e fuggire. Nella vita di Beatrice piombano, d'un tratto, due estranei che si appropriano della sua casa, dei suoi oggetti, dei suoi mobili, della sua vita. Il destino di queste tre donne si intreccia quando Franca, in preda a un attacco di panico, incontra Alan, il figlio di Beatrice. Da quel momento, nulla nella vita di queste tre donne sarà più come prima. Interessante la caratterizzazione psicologica dei personaggi fornita dalla Link. Non appena ci si immerge nella lettura del romanzo si prova immensa antipatia per Beatrice la quale, apparentemente senza motivo, si rivolge alla povera Helene con toni talmente duri e aspri da far pensare che sia una vecchia zitella acida. Poi, però, le cose si complicano perché i nodi vengono al pettine. L'autrice, pian piano, ci guida all'interno della vita di Beatrice e ne racconta il toccante passato. A quel punto il lettore si ritroverà a odiare Helene insieme con la sua prepotenza, la sua arroganza. Ma la Link non si ferma qui e introduce il personaggio di Franca, una donna la cui insicurezza è tale da essere disarmante. Franca è completamente dipendente dai tranquillanti, che prende in continuazione anche solo per riuscire a recarsi al supermercato per fare la spesa senza essere sopraffatta da un attacco di panico. Una caratteristica che, sebbene inizialmente mi abbia fatto provare tenerezza per lei, a lungo andare diventa un elemento negativo, rendendola antipatica agli occhi del lettore. E poi la storia ingrana, l'autrice ci getta, senza troppo preavviso, nella vita di ognuna di queste donne e ciò che, inizialmente, ce le rendeva antipatiche viene spazzato via. Le debolezze di Franca, l'instabilità di Helene, la durezza di Beatrice vengono spiegate e, per questo, comprese. La forza di questo romanzo, ad ogni modo, non è costituita dalle tre protagoniste, sebbene abbiano ovviamente un ruolo fondamentale. La psicologia dei personaggi, quando ben caratterizzata -come in questo caso- rappresenta sempre uno dei punti focali. La forza de La donna delle rose è invece rappresentata dalla sua struttura narrativa. Un passo avanti nella vita di uno dei protagonisti e un passo indietro, alle volte anche due o tre, nella storia del loro carattere, nell'approfondimento, molto accurato, delle loro insicurezze. Si passa così, senza mai perdere il filo del discorso, dagli anni della guerra al presente. Guerra che, in verità, non rappresenta altro che uno sfondo, un po' sbiadito, nella vita dei protagonisti. Le brutture, la desolazione, la fame, vengono fortunatamente solo accennate e mai troppo approfondite. Purtroppo, però, verso la fine del romanzo la Link ha voluto inserire il mistero, riuscendo- secondo me- soltanto a allungare il brodo vanificando il lavoro svolto in precedenza. Sì, perché la storia narrata non aveva bisogno dell'elemento misterioso, di un delitto che incuriosisse il lettore. L'elemento che creasse aspettativa nel lettore, che lo convincesse ad andare avanti nella lettura, era già costituito dalla vita di Beatrice, Franca ed Helene. Non era necessario secondo me, quindi, inserire "il giallo" che, a mio parere, impoverisce la storia, la rende poco scorrevole, poco interessante. Peccato che l'autrice abbia rovinato tutto nelle ultime cinquanta pagine, poteva essere un signor romanzo invece di essere un signor romanzo solo per metà.
L'ultimo chef cinese è un romanzo leggero, da leggere al parco, seduti su una panchina, con il tiepido sole primaverile che ci accarezza dolcemente. Maggie, rimasta vedova da poco, per motivi personali e, successivamente, anche lavorativi, si reca in Cina e ne rimane piacevolmente sorpresa. Per la
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L'ultimo chef cinese è un romanzo leggero, da leggere al parco, seduti su una panchina, con il tiepido sole primaverile che ci accarezza dolcemente. Maggie, rimasta vedova da poco, per motivi personali e, successivamente, anche lavorativi, si reca in Cina e ne rimane piacevolmente sorpresa. Per la prima volta, infatti, visita Pechino senza il suo Matt, morto in un tragico incidente stradale, e si lascia incantare dai paesaggi, dai luoghi ma, soprattutto, dalla cucina locale. Sì, perché L'ultimo chef cinese è fondamentalmente un romanzo sul cibo, come già lascia intuire il titolo. La vacanza di Maggie, però, non è soltanto di piacere. Infatti, il motivo principale per cui si reca in Cina non è, purtroppo, molto piacevole, anzi. Una donna sostiene che Matt sia il padre della sua bambina e ha presentato un'istanza legale con la quale ne richiede il riconoscimento. Un duro colpo per Maggie, ancora innamorata di Matt che, si rende conto giunta in terra cinese, non conosceva poi così bene. Come ha potuto Matt tradirla con un'altra donna e, soprattutto, tenerle nascosto per così tanto tempo la possibilità che questa donna fosse rimasta incinta? Fortunatamente, a distrarla dai brutti pensieri, ci penserà Sam Liang, un giovane chef emergente, che Maggie deve intervistare per la rivista di gastronomia per la quale lavora. Sarà proprio Sam Liang a farle scoprire la cucina cinese, raccontandole i segreti che ogni pietanza nasconde, coinvolgendola nella preparazione dei piatti che presenterà al concorso di cucina più importante della Cina. Con uno stile molto semplice l'autrice ci trasporta nella Cina di oggi ma anche, e soprattutto, nella Cina di un tempo, prima del regime comunista. Sebbene la storia narrata non abbia colpi di scena o elementi in sé e per sé molto originali, le vicende infatti si susseguono linearmente e il lettore intuisca già come si evolverà la trama, non me la sento di affermare che la mancanza di originalità sia un difetto. Si tratta di un romanzo così dolce, così leggero, che ci si lascia cullare piacevolmente dalle parole della Mones e tutto, credetemi, passa in secondo piano. Le descrizioni dettagliate delle vere pietanze cinesi, la filosofia che si nasconde dietro la preparazione di un piatto, il perfetto equilibrio tra la consistenza degli ingredienti e la piacevolezza dei sapori ci accompagna delicatamente durante tutto il romanzo. Seduta in metro, dopo aver passato una brutta, anzi, bruttissima giornata mi sembrava di essere seduta a un tavolo in compagnia di Sam e Maggie a discutere amorevolmente di tofu, bambù e salsa agrodolce. I rumori attorno a me si azzeravano, le persone che mi circondavano sparivano del tutto. Forse perché era tanto che non leggevo un libro che catturasse del tutto la mia attenzione, forse perché avevo bisogno di una storia leggera e spensierata, forse perché leggere un libro di Neri Pozza mi mette quasi sempre di buonumore, forse perché ho veramente azzeccato la stagione in cui questo libro deve essere letto, chissà... ma leggere L'ultimo chef cinese, per me, è stato come viaggiare, come trovarsi in un posto nuovo, come rilassarsi a guardare uno splendido paesaggio sulla riva di un lago.
Ma che è questa roba? Via, pussa via. Un harmony travestito da urban fantasy, tremendo. Tra allusioni ed espliciti richiami al sesso (con frasi anche di una bruttezza rara) dovrebbe, ogni tanto, esserci anche una simil-trama. Oppure no. Via, abbandonato a pagina 78.
Ci sono diverse cose cattive da dire su questo romanzo. Prima fra tutti la copertina. Ma perché? Perché abbiamo scelto questa tizia di 12 anni, con l'apparecchio ai denti, vestita come se stesse a Hogwarts per farle fare la modella? Perché? Non c'entra nulla, ma proprio nulla con tutto il romanzo. M
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Ci sono diverse cose cattive da dire su questo romanzo. Prima fra tutti la copertina. Ma perché? Perché abbiamo scelto questa tizia di 12 anni, con l'apparecchio ai denti, vestita come se stesse a Hogwarts per farle fare la modella? Perché? Non c'entra nulla, ma proprio nulla con tutto il romanzo. Ma, d'altronde, nel titolo c'è la parola "accademia" e quindi va da sé che chi la frequenta abbia la stessa uniforme degli iscritti a Hogwarts, come ho fatto a non pensarci? Ah, me ingenua! Parliamo poi dell'italiano scadente con cui è tradotto questo libro. Davvero? Davvero scriviamo, più volte, "intravvedere" al posto di "intravedere"?! Davvero scriviamo frasi dove soggetto e predicato verbale non concordano? E, soprattutto, davvero vendiamo questo obbrobrio a 17 euro? Sì, davvero. Rizzoli lo fa. In ultimo la quarta di copertina: sembra un libro divertente, una sorta de Il giornalino di Gian Burrasca in versione moderna e vampiresca, ma che è? Ma perché? Ma anche no! Al di là di queste piccole osservazioni, la storia narrata non è poi così male. Rose e Lissa, due adolescenti iscritte all'accademia St. Vladimir, sono unite non solo da una forte amicizia, ma anche da un legame speciale che spesso unisce i Moroi, i vampiri buoni, ai Dampir, gli incroci tra vampiri ed esseri umani, che fanno loro da guardiani. La Mead rielabora così, in modo abbastanza originale, la tematica dei vampiri e crea una società in cui vampiri ed esseri umani convivono abbastanza pacificamente. Quando, in una serie tv o in un romanzo, il mondo possibile creato dall'autore è plausibile, nonostante le assurdità che include, automaticamente il resto passa in secondo piano. Il mondo possibile creato dalla Mead ha tutte le carte in regola per essere ritenuto plausibile. È anche vero che con me, che ho un debole per il fantasy e l'urban fantasy in generale, si sfonda una porta aperta ma non tutti i romanzi del genere riescono a fornire ai lettori un prodotto credibile. Questo, nonostante i difetti (non tutti attribuibili alla buona e cara Mead), risulta un prodotto finito ben delineato, ben confezionato. Trattandosi di uno young adult la trama è abbastanza lineare, come tutti i romanzi appartenenti al genere, ma non per questo sviluppata in modo approssimativo, anzi. L'unica vera pecca (tralasciando l'italiano, il prezzo, la brutta copertina), temo sia l'esagerazione che l'autrice ha utilizzato nel delineare i personaggi principali. Lissa è molto debole, molto sensibile, molto depressa. Rose è molto impulsiva, molto passionale, molto aggressiva, troppo avventata e, aggiungerei, anche troppo antipatica. Va bene che Rose deve, necessariamente, avere un carattere più forte di quello della povera e disgraziata Lissa poiché è il suo guardiano e deve, per questo, proteggerla dai mali del mondo, ma a lungo andare alcune reazioni, alcune azioni, di entrambe le protagoniste si discostano troppo dalla realtà. Fortunatamente, con il proseguire della storia, alcuni lati del carattere di Rose vengono smussati e smette, anche se non del tutto, di risultare tremendamente antipatica. Rimane, però, il cliché ormai molto comune in tutti i romanzi appartenenti al genere della ragazza bellissima, sexyssima, arrapantissima anche in pigiama, bona da far girare al suo passaggio anche i ciechi e con una fila di ragazzi che non vedono l'ora di sbatterla al muro e fare cose molto cattive con lei. La mia domanda sorge dunque spontanea: era necessario, cara Richelle? Te lo dico io: no. Nonostante tutto, comunque, continuerò a leggere gli altri volumi della saga perché devo ammettere che la Mead riesce abilmente a trascinare il lettore all'interno della storia, facendo aumentare la curiosità pagina dopo pagina.
Questo libro, di cui consiglio caldamente la lettura a tutti coloro i quali si dilettano nella scrittura, ha dato vita a un post/recensione sul mio blog. Ecco il link: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/03/gli-attrezzi…
Ad ogni modo trovo che sia una lettura importante,
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Questo libro, di cui consiglio caldamente la lettura a tutti coloro i quali si dilettano nella scrittura, ha dato vita a un post/recensione sul mio blog. Ecco il link: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/03/gli-attrezzi…
Ad ogni modo trovo che sia una lettura importante, un buon punto di partenza per potersi imbarcare, poi, nella lettura di altri manuali che riguardano la narratologia.
La donna delle rose
La donna delle rose è un romanzo corposo, intenso, lento. Sì, avete letto bene: lento.continue)
Lento perché, in un unico romanzo, la Link racconta le vite di Beatrice, Helene e Franca, tre donne così diverse eppure accomunate da qualcosa. Ognuna, infatti, possiede una debolezza che ha sconvolto o sconvolge ... (
La donna delle rose è un romanzo corposo, intenso, lento. Sì, avete letto bene: lento.
Lento perché, in un unico romanzo, la Link racconta le vite di Beatrice, Helene e Franca, tre donne così diverse eppure accomunate da qualcosa. Ognuna, infatti, possiede una debolezza che ha sconvolto o sconvolge la loro vita.
Franca, un'insegnante tedesca che, in preda a una profonda crisi personale scaturita da un fallimento professionale, abbandona la sua vita di insicurezze per recarsi e, successivamente stabilirsi, nell'isola di Guernsey.
Beatrice, un'anziana signora che vive sull'isola da sempre e nella vita della quale si è stabilita, a forza, la terza donna protagonista del romanzo: Helene.
Sì, perché Helene, insieme al marito Erich, ufficiale delle SS, si è trasferita a Guernsey a seguito dell'occupazione tedesca durante la Seconda Guerra mondiale. Beatrice, allora bambina, vede le sue certezze frantumarsi quando, a causa del caos e del panico che l'arrivo dei tedeschi causò sull'isola, perde i suoi genitori che si imbarcano per recarsi in Inghilterra e fuggire. Nella vita di Beatrice piombano, d'un tratto, due estranei che si appropriano della sua casa, dei suoi oggetti, dei suoi mobili, della sua vita.
Il destino di queste tre donne si intreccia quando Franca, in preda a un attacco di panico, incontra Alan, il figlio di Beatrice. Da quel momento, nulla nella vita di queste tre donne sarà più come prima.
Interessante la caratterizzazione psicologica dei personaggi fornita dalla Link. Non appena ci si immerge nella lettura del romanzo si prova immensa antipatia per Beatrice la quale, apparentemente senza motivo, si rivolge alla povera Helene con toni talmente duri e aspri da far pensare che sia una vecchia zitella acida.
Poi, però, le cose si complicano perché i nodi vengono al pettine. L'autrice, pian piano, ci guida all'interno della vita di Beatrice e ne racconta il toccante passato. A quel punto il lettore si ritroverà a odiare Helene insieme con la sua prepotenza, la sua arroganza.
Ma la Link non si ferma qui e introduce il personaggio di Franca, una donna la cui insicurezza è tale da essere disarmante. Franca è completamente dipendente dai tranquillanti, che prende in continuazione anche solo per riuscire a recarsi al supermercato per fare la spesa senza essere sopraffatta da un attacco di panico. Una caratteristica che, sebbene inizialmente mi abbia fatto provare tenerezza per lei, a lungo andare diventa un elemento negativo, rendendola antipatica agli occhi del lettore.
E poi la storia ingrana, l'autrice ci getta, senza troppo preavviso, nella vita di ognuna di queste donne e ciò che, inizialmente, ce le rendeva antipatiche viene spazzato via. Le debolezze di Franca, l'instabilità di Helene, la durezza di Beatrice vengono spiegate e, per questo, comprese.
La forza di questo romanzo, ad ogni modo, non è costituita dalle tre protagoniste, sebbene abbiano ovviamente un ruolo fondamentale. La psicologia dei personaggi, quando ben caratterizzata -come in questo caso- rappresenta sempre uno dei punti focali. La forza de La donna delle rose è invece rappresentata dalla sua struttura narrativa. Un passo avanti nella vita di uno dei protagonisti e un passo indietro, alle volte anche due o tre, nella storia del loro carattere, nell'approfondimento, molto accurato, delle loro insicurezze.
Si passa così, senza mai perdere il filo del discorso, dagli anni della guerra al presente. Guerra che, in verità, non rappresenta altro che uno sfondo, un po' sbiadito, nella vita dei protagonisti. Le brutture, la desolazione, la fame, vengono fortunatamente solo accennate e mai troppo approfondite.
Purtroppo, però, verso la fine del romanzo la Link ha voluto inserire il mistero, riuscendo- secondo me- soltanto a allungare il brodo vanificando il lavoro svolto in precedenza. Sì, perché la storia narrata non aveva bisogno dell'elemento misterioso, di un delitto che incuriosisse il lettore. L'elemento che creasse aspettativa nel lettore, che lo convincesse ad andare avanti nella lettura, era già costituito dalla vita di Beatrice, Franca ed Helene. Non era necessario secondo me, quindi, inserire "il giallo" che, a mio parere, impoverisce la storia, la rende poco scorrevole, poco interessante.
Peccato che l'autrice abbia rovinato tutto nelle ultime cinquanta pagine, poteva essere un signor romanzo invece di essere un signor romanzo solo per metà.
Recensione tratta dal mio blog: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/05/recensione-l…
L'ultimo chef cinese
L'ultimo chef cinese è un romanzo leggero, da leggere al parco, seduti su una panchina, con il tiepido sole primaverile che ci accarezza dolcemente.continue)
Maggie, rimasta vedova da poco, per motivi personali e, successivamente, anche lavorativi, si reca in Cina e ne rimane piacevolmente sorpresa. Per la ... (
L'ultimo chef cinese è un romanzo leggero, da leggere al parco, seduti su una panchina, con il tiepido sole primaverile che ci accarezza dolcemente.
Maggie, rimasta vedova da poco, per motivi personali e, successivamente, anche lavorativi, si reca in Cina e ne rimane piacevolmente sorpresa. Per la prima volta, infatti, visita Pechino senza il suo Matt, morto in un tragico incidente stradale, e si lascia incantare dai paesaggi, dai luoghi ma, soprattutto, dalla cucina locale. Sì, perché L'ultimo chef cinese è fondamentalmente un romanzo sul cibo, come già lascia intuire il titolo.
La vacanza di Maggie, però, non è soltanto di piacere. Infatti, il motivo principale per cui si reca in Cina non è, purtroppo, molto piacevole, anzi. Una donna sostiene che Matt sia il padre della sua bambina e ha presentato un'istanza legale con la quale ne richiede il riconoscimento. Un duro colpo per Maggie, ancora innamorata di Matt che, si rende conto giunta in terra cinese, non conosceva poi così bene.
Come ha potuto Matt tradirla con un'altra donna e, soprattutto, tenerle nascosto per così tanto tempo la possibilità che questa donna fosse rimasta incinta? Fortunatamente, a distrarla dai brutti pensieri, ci penserà Sam Liang, un giovane chef emergente, che Maggie deve intervistare per la rivista di gastronomia per la quale lavora.
Sarà proprio Sam Liang a farle scoprire la cucina cinese, raccontandole i segreti che ogni pietanza nasconde, coinvolgendola nella preparazione dei piatti che presenterà al concorso di cucina più importante della Cina.
Con uno stile molto semplice l'autrice ci trasporta nella Cina di oggi ma anche, e soprattutto, nella Cina di un tempo, prima del regime comunista.
Sebbene la storia narrata non abbia colpi di scena o elementi in sé e per sé molto originali, le vicende infatti si susseguono linearmente e il lettore intuisca già come si evolverà la trama, non me la sento di affermare che la mancanza di originalità sia un difetto.
Si tratta di un romanzo così dolce, così leggero, che ci si lascia cullare piacevolmente dalle parole della Mones e tutto, credetemi, passa in secondo piano.
Le descrizioni dettagliate delle vere pietanze cinesi, la filosofia che si nasconde dietro la preparazione di un piatto, il perfetto equilibrio tra la consistenza degli ingredienti e la piacevolezza dei sapori ci accompagna delicatamente durante tutto il romanzo.
Seduta in metro, dopo aver passato una brutta, anzi, bruttissima giornata mi sembrava di essere seduta a un tavolo in compagnia di Sam e Maggie a discutere amorevolmente di tofu, bambù e salsa agrodolce.
I rumori attorno a me si azzeravano, le persone che mi circondavano sparivano del tutto. Forse perché era tanto che non leggevo un libro che catturasse del tutto la mia attenzione, forse perché avevo bisogno di una storia leggera e spensierata, forse perché leggere un libro di Neri Pozza mi mette quasi sempre di buonumore, forse perché ho veramente azzeccato la stagione in cui questo libro deve essere letto, chissà... ma leggere L'ultimo chef cinese, per me, è stato come viaggiare, come trovarsi in un posto nuovo, come rilassarsi a guardare uno splendido paesaggio sulla riva di un lago.
Recensione tratta dal mio blog: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/04/recensione-l…
Il profumo del sangue
Il simil porno angelicoMa che è questa roba? Via, pussa via. Un harmony travestito da urban fantasy, tremendo. Tra allusioni ed espliciti richiami al sesso (con frasi anche di una bruttezza rara) dovrebbe, ogni tanto, esserci anche una simil-trama. Oppure no. Via, abbandonato a pagina 78.
L'accademia dei vampiri
Ci sono diverse cose cattive da dire su questo romanzo. Prima fra tutti la copertina. Ma perché? Perché abbiamo scelto questa tizia di 12 anni, con l'apparecchio ai denti, vestita come se stesse a Hogwarts per farle fare la modella? Perché? Non c'entra nulla, ma proprio nulla con tutto il romanzo. M ... (continue)
Ci sono diverse cose cattive da dire su questo romanzo. Prima fra tutti la copertina. Ma perché? Perché abbiamo scelto questa tizia di 12 anni, con l'apparecchio ai denti, vestita come se stesse a Hogwarts per farle fare la modella? Perché? Non c'entra nulla, ma proprio nulla con tutto il romanzo. Ma, d'altronde, nel titolo c'è la parola "accademia" e quindi va da sé che chi la frequenta abbia la stessa uniforme degli iscritti a Hogwarts, come ho fatto a non pensarci? Ah, me ingenua!
Parliamo poi dell'italiano scadente con cui è tradotto questo libro. Davvero? Davvero scriviamo, più volte, "intravvedere" al posto di "intravedere"?! Davvero scriviamo frasi dove soggetto e predicato verbale non concordano? E, soprattutto, davvero vendiamo questo obbrobrio a 17 euro? Sì, davvero. Rizzoli lo fa.
In ultimo la quarta di copertina: sembra un libro divertente, una sorta de Il giornalino di Gian Burrasca in versione moderna e vampiresca, ma che è? Ma perché? Ma anche no!
Al di là di queste piccole osservazioni, la storia narrata non è poi così male.
Rose e Lissa, due adolescenti iscritte all'accademia St. Vladimir, sono unite non solo da una forte amicizia, ma anche da un legame speciale che spesso unisce i Moroi, i vampiri buoni, ai Dampir, gli incroci tra vampiri ed esseri umani, che fanno loro da guardiani.
La Mead rielabora così, in modo abbastanza originale, la tematica dei vampiri e crea una società in cui vampiri ed esseri umani convivono abbastanza pacificamente. Quando, in una serie tv o in un romanzo, il mondo possibile creato dall'autore è plausibile, nonostante le assurdità che include, automaticamente il resto passa in secondo piano. Il mondo possibile creato dalla Mead ha tutte le carte in regola per essere ritenuto plausibile. È anche vero che con me, che ho un debole per il fantasy e l'urban fantasy in generale, si sfonda una porta aperta ma non tutti i romanzi del genere riescono a fornire ai lettori un prodotto credibile. Questo, nonostante i difetti (non tutti attribuibili alla buona e cara Mead), risulta un prodotto finito ben delineato, ben confezionato.
Trattandosi di uno young adult la trama è abbastanza lineare, come tutti i romanzi appartenenti al genere, ma non per questo sviluppata in modo approssimativo, anzi.
L'unica vera pecca (tralasciando l'italiano, il prezzo, la brutta copertina), temo sia l'esagerazione che l'autrice ha utilizzato nel delineare i personaggi principali. Lissa è molto debole, molto sensibile, molto depressa. Rose è molto impulsiva, molto passionale, molto aggressiva, troppo avventata e, aggiungerei, anche troppo antipatica. Va bene che Rose deve, necessariamente, avere un carattere più forte di quello della povera e disgraziata Lissa poiché è il suo guardiano e deve, per questo, proteggerla dai mali del mondo, ma a lungo andare alcune reazioni, alcune azioni, di entrambe le protagoniste si discostano troppo dalla realtà. Fortunatamente, con il proseguire della storia, alcuni lati del carattere di Rose vengono smussati e smette, anche se non del tutto, di risultare tremendamente antipatica. Rimane, però, il cliché ormai molto comune in tutti i romanzi appartenenti al genere della ragazza bellissima, sexyssima, arrapantissima anche in pigiama, bona da far girare al suo passaggio anche i ciechi e con una fila di ragazzi che non vedono l'ora di sbatterla al muro e fare cose molto cattive con lei. La mia domanda sorge dunque spontanea: era necessario, cara Richelle? Te lo dico io: no.
Nonostante tutto, comunque, continuerò a leggere gli altri volumi della saga perché devo ammettere che la Mead riesce abilmente a trascinare il lettore all'interno della storia, facendo aumentare la curiosità pagina dopo pagina.
Recensione tratta dal mio blog: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/04/recensione-l…
Gli attrezzi del narratore
Questo libro, di cui consiglio caldamente la lettura a tutti coloro i quali si dilettano nella scrittura, ha dato vita a un post/recensione sul mio blog. Ecco il link: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/03/gli-attrezzi…
Ad ogni modo trovo che sia una lettura importante, ... (continue)
Questo libro, di cui consiglio caldamente la lettura a tutti coloro i quali si dilettano nella scrittura, ha dato vita a un post/recensione sul mio blog. Ecco il link: http://librangoloacuto.blogspot.it/2013/03/gli-attrezzi…
Ad ogni modo trovo che sia una lettura importante, un buon punto di partenza per potersi imbarcare, poi, nella lettura di altri manuali che riguardano la narratologia.