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Derrida
Dopo le splendide undici tesi de La decostruzione del politico, Simone Regazzoni torna ad affrontare il tema del rapporto tra la politica, la democrazia e la filosofia della decostruzione di Jacques Derrida nel breve saggio Derrida. Biopolitica e democrazia.
In questo saggio Regazzoni propone nuovi ... (continue)
Dopo le splendide undici tesi de La decostruzione del politico, Simone Regazzoni torna ad affrontare il tema del rapporto tra la politica, la democrazia e la filosofia della decostruzione di Jacques Derrida nel breve saggio Derrida. Biopolitica e democrazia.
In questo saggio Regazzoni propone nuovi percorsi di lettura tra i testi di Derrida intorno al tema della democrazia a-venire, impossibile – non in senso negativo, però – apertura nel cuore stesso di una fantasmatica sovranità di «uno spazio di im-potere che solo ha la forza di esporsi incondizionalmente all'evento dell'altro», debolezza senza potere, ma niente affatto senza forza, di «esposizione a ciò che viene e a chi viene, forza di rendersi vulnerabili all'altro, di lasciarlo venire prima ancora di farlo venire». Una condizione, quella della democrazia come puro spazio libero, che il filosofo francese chiama "messianico senza messianismo" – cioè non che sospende o rinvia all'infinito il momento del suo compimento, ma piuttosto che segnala «instancabilmente i rischi, politici, di questi fantasmi messianici di compimento che si condensano nel mito di una società interamente riconciliata» – e che definisce autoimmunitaria, perché, appunto, di vulnerabilità esposta e autodecostruttrice che permette il rischio di aprire il sé all'altro, rischio del peggio e al contempo chance dell'avvenire: «è vero che questo rischio può essere mortale: ma senza rischio c'è solo la morte».
Regazzoni è uno di quelli che ha accettato «l'ingiunzione a scrivere altrimenti, a mettere in gioco il proprio godimento nella parola rompendo radicalmente con le regole della buona scrittura filosofica» – ingiunzione che sembra un po' essere l'eredità di una scrittura, com'è quella di Derrida, che si colloca «nello spazio del godimento di una parola che "non vuole dire nulla" e non si sarà mai piegata alla legge paterna del senso» –, come dimostrano i suoi ottimi saggi/esperimenti/ibridazioni di pop filosofia su Dr. House, Harry Potter e Lost. Sa essere essoterico e popolare, come pure ostico ed esoterico, anche in questo rispondendo all'ingiunzione derridana di democratizzare la filosofia, perché è impossibile dissociare democrazia e filosofia: «non solo è auspicabile, ma è necessario per la decostruzione confrontarsi con graphic novel, serie TV, romanzi di genere, video games, proprio a partire da una decostruzione dell'opposizione gerarchica cultura alta/cultura bassa».
E in conclusione, proprio nell'ultima nota finale, Regazzoni ci lascia con l'allusione al suo prossimo e provocatorio libro, irriverente e inedito anche nello stile: Tutto quello che avreste voluto sapere sulla filosofia e non avete mai osato chiedere a una sit-com. Diatriba a New York. A Times Square, il neo-cinico Martin H. importuna i poveri passanti con questioni filosofiche classiche affrontate attraverso il ricorso ad argomenti "bassi" e popolari, dalla spiegazione di che cos'è la filosofia attraverso un romanzo di Haruki Murakami in cui una giovane prostituta fa sesso citando Hegel, alla questione dello sfruttamento del lavoro marxiano illustrato con Living' on a Prayer di Bon Jovi.
anche nel blog: http://popfilosofico.blogspot.com/2012/02/del-diritto-a…
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