"Ci ha abituati a un particolare concetto di magia: un modo di concepire l'rrazionale come parte integrante della vita." Appunto. Dov'è? Più che di magia quì si parla di cannibalismo. L'autrice manca entrambi i suoi proprositi: "parlare di vampiri senza nominarli". Non solo li nomina, ma non lo sono
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"Ci ha abituati a un particolare concetto di magia: un modo di concepire l'rrazionale come parte integrante della vita." Appunto. Dov'è? Più che di magia quì si parla di cannibalismo. L'autrice manca entrambi i suoi proprositi: "parlare di vampiri senza nominarli". Non solo li nomina, ma non lo sono nemmeno: "creature della notte", nè letali nè immortali, il cui unico elemento in comune con i vampiri è una bellezza inquietante. Una vicenda confusa e troppo visionaria, scritta in maniera altrettanto confusa e visionaria. Forse il fatto che fosse uno dei suoi primi scritti non aiuta... ma questo libro è privo delle atmosfere agro-dolci che la Harris sa creare.
Leggendolo è inevitabile chiedersi chi sia l'uomo e chi il mostro, per quanto probabilmente l'unica intenzione della Shelley fosse vincere una scommessa. Nato da una sfida lanciata da Lord Byron e portata a termine solo dalla Shelley, questo romanzo è presto diventato l'involontario capostipite di u
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Leggendolo è inevitabile chiedersi chi sia l'uomo e chi il mostro, per quanto probabilmente l'unica intenzione della Shelley fosse vincere una scommessa. Nato da una sfida lanciata da Lord Byron e portata a termine solo dalla Shelley, questo romanzo è presto diventato l'involontario capostipite di un nuovo genere letterario in voga ancora oggi.
L'iniziazione quasi casuale, e un tantino squallida, di un omosessuale di altri tempi, che per poco non rinnega la sua natura. Per quanto l'abbia trovato, tutto sommato, una gradevole lettura (a volte un po' noiosa...) non ha saputo riconciliarmi con l'autore (noioso anch'esso).
Emmaus
Un Baricco quasi irriconoscibile, privo della poesia che caratterizza i suoi scritti. Troppo amaro, e troppo infarcito di fede.
Il seme del male
"Ci ha abituati a un particolare concetto di magia: un modo di concepire l'rrazionale come parte integrante della vita."continue)
Appunto. Dov'è?
Più che di magia quì si parla di cannibalismo.
L'autrice manca entrambi i suoi proprositi: "parlare di vampiri senza nominarli". Non solo li nomina, ma non lo sono ... (
"Ci ha abituati a un particolare concetto di magia: un modo di concepire l'rrazionale come parte integrante della vita."
Appunto. Dov'è?
Più che di magia quì si parla di cannibalismo.
L'autrice manca entrambi i suoi proprositi: "parlare di vampiri senza nominarli". Non solo li nomina, ma non lo sono nemmeno: "creature della notte", nè letali nè immortali, il cui unico elemento in comune con i vampiri è una bellezza inquietante.
Una vicenda confusa e troppo visionaria, scritta in maniera altrettanto confusa e visionaria.
Forse il fatto che fosse uno dei suoi primi scritti non aiuta... ma questo libro è privo delle atmosfere agro-dolci che la Harris sa creare.
Frankenstein
Leggendolo è inevitabile chiedersi chi sia l'uomo e chi il mostro, per quanto probabilmente l'unica intenzione della Shelley fosse vincere una scommessa.continue)
Nato da una sfida lanciata da Lord Byron e portata a termine solo dalla Shelley, questo romanzo è presto diventato l'involontario capostipite di u ... (
Leggendolo è inevitabile chiedersi chi sia l'uomo e chi il mostro, per quanto probabilmente l'unica intenzione della Shelley fosse vincere una scommessa.
Nato da una sfida lanciata da Lord Byron e portata a termine solo dalla Shelley, questo romanzo è presto diventato l'involontario capostipite di un nuovo genere letterario in voga ancora oggi.
Nessuno al suo posto
Una vicenda come tante, raccontata con glaciale ironia.
Ernesto
L'iniziazione quasi casuale, e un tantino squallida, di un omosessuale di altri tempi, che per poco non rinnega la sua natura.
Per quanto l'abbia trovato, tutto sommato, una gradevole lettura (a volte un po' noiosa...) non ha saputo riconciliarmi con l'autore (noioso anch'esso).