Lo sto leggendo per la seconda volta, perchè avevo bisogno di una bella fiaba. E' scritto veramente bene, semplice, diretto, fantastico. Una storia che piacerebbe ad un bambino, ma di cui solo un adulto può raccogliere le sfaccettature che la rendono una storia verosimile, perchè racconta di emargi
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Lo sto leggendo per la seconda volta, perchè avevo bisogno di una bella fiaba. E' scritto veramente bene, semplice, diretto, fantastico. Una storia che piacerebbe ad un bambino, ma di cui solo un adulto può raccogliere le sfaccettature che la rendono una storia verosimile, perchè racconta di emarginazione, di ghettizzazione, di paura di ciò che è diverso e che non si capisce. Favoloso Confermo il giudizio, veramente stupendo e commovente; amo i libri che coinvolgono emotivamente.
Stavo sistemando la camera ed ho trovato un foglio con questa citazione: "Montag guardò il fiume. Noi andremo sul fiume. Guardò le antiche rotaie della ferrovia. Oppure andremo in quella direzione. O percorreremo le grandi autostrade, ora, e avremo tempo di mettere tante cose dentro di noi. E u
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Stavo sistemando la camera ed ho trovato un foglio con questa citazione: "Montag guardò il fiume. Noi andremo sul fiume. Guardò le antiche rotaie della ferrovia. Oppure andremo in quella direzione. O percorreremo le grandi autostrade, ora, e avremo tempo di mettere tante cose dentro di noi. E un giorno, dopo che la sapienza sarà stata a lungo in noi, comparirà sulle nostre mani e sulle nostre bocche. E gran parte di essa sarà errata, ma una parte sufficiente sarà giusta. Cominceremo a camminare oggi e a vedere il mondo e come il mondo cammina e parla, come realmente appare. Voglio vedere ogni cosa, ormai. E anche se niente di esso sarà me quando entrerà in me, dopo qualche tempo si raccoglierà tutto insieme dentro di me e sarà me stesso."
"Il ragazzino si avvicinava al canestro, recuperava la palla che stava fermandosi, come esausta per aver respirato quel microscopico vento, la riprendeva in mano e ricominciava a palleggiare. Non sembrava triste e nemmeno contento, palleggiava e tirava a canestro, semplicemente, come fosse scritto c
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"Il ragazzino si avvicinava al canestro, recuperava la palla che stava fermandosi, come esausta per aver respirato quel microscopico vento, la riprendeva in mano e ricominciava a palleggiare. Non sembrava triste e nemmeno contento, palleggiava e tirava a canestro, semplicemente, come fosse scritto così, da secoli. Io conosco tutto questo, pensò Gould. Dapprima riconobbe il ritmo. Chiuse gli occhi per sentirlo meglio. Era quel ritmo. Sto vedendo un pensiero, penso Gould. I pensieri quando pensano nella forma dell'interrogazione. Rimbalzano deambulando per raccogliere intorno tutti i cocci della domanda, secondo un percorso che sembra casuale e fine a se stesso. Quando hanno ricomposto la domanda si fermano. Occhio al canestro. Silenzio. Stacco da terra, l'intuizione carica tutta la forza necessaria a ricucire la lontananza da una possibile risposta. Tiro. Fantasia e ragione. Nell'aria sfila la parabola logico-deduttiva di un pensiero che ruota su se stesso sotto l'effetto di una frustata di polso impressagli dall'immaginazione. Canestro. La pronuncia della risposta: come una specie di respiro. Pronunciarla è perderla. Scivola via ed è già cocci rimbalzanti della prossima domanda. Da capo." (pag. 157-158)
"Non si finisce da nessuna parte, così. Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto." (pag. 154-155)
"Passò del tempo. Pezzi di notte" (pag. 108)
"continuavo ad avere appiccicata addosso quella lancinante meraviglia dolorosa, e di fatto non me ne sarei liberata mai più, perché quando un bambino scopre che c'è un posto che è il suo posto, quando gli fai balenare per un attimo la sua Casa, e il senso di una Casa, e soprattutto l'idea che ci sia, una Casa, poi è fatta per sempre, fottuto fino alla fine, da lì non si torna indietro, continuerai ad essere uno che passa da lì per caso, con addosso una lancinante meraviglia dolorosa, e quindi sempre più allegro degli altri e sempre più triste, con tutte quelle cose, mentre vagoli, da ridere e da piangere." (pag. 39)
La Torre Nera
Il giusto finale... se di fine si può parlare
La ruota gira
Cioccolato
Non passa occasione senza che attinga da questo libro per fare un dolce... da provare anche le ricette salate se piace l'abbinamento
L'ultimo elfo
Lo sto leggendo per la seconda volta, perchè avevo bisogno di una bella fiaba.continue)
E' scritto veramente bene, semplice, diretto, fantastico. Una storia che piacerebbe ad un bambino, ma di cui solo un adulto può raccogliere le sfaccettature che la rendono una storia verosimile, perchè racconta di emargi ... (
Lo sto leggendo per la seconda volta, perchè avevo bisogno di una bella fiaba.
E' scritto veramente bene, semplice, diretto, fantastico. Una storia che piacerebbe ad un bambino, ma di cui solo un adulto può raccogliere le sfaccettature che la rendono una storia verosimile, perchè racconta di emarginazione, di ghettizzazione, di paura di ciò che è diverso e che non si capisce.
Favoloso
Confermo il giudizio, veramente stupendo e commovente; amo i libri che coinvolgono emotivamente.
Fahrenheit 451
Stavo sistemando la camera ed ho trovato un foglio con questa citazione:continue)
"Montag guardò il fiume. Noi andremo sul fiume. Guardò le antiche rotaie della ferrovia. Oppure andremo in quella direzione. O percorreremo le grandi autostrade, ora, e avremo tempo di mettere tante cose dentro di noi. E u ... (
Stavo sistemando la camera ed ho trovato un foglio con questa citazione:
"Montag guardò il fiume. Noi andremo sul fiume. Guardò le antiche rotaie della ferrovia. Oppure andremo in quella direzione. O percorreremo le grandi autostrade, ora, e avremo tempo di mettere tante cose dentro di noi. E un giorno, dopo che la sapienza sarà stata a lungo in noi, comparirà sulle nostre mani e sulle nostre bocche. E gran parte di essa sarà errata, ma una parte sufficiente sarà giusta. Cominceremo a camminare oggi e a vedere il mondo e come il mondo cammina e parla, come realmente appare. Voglio vedere ogni cosa, ormai. E anche se niente di esso sarà me quando entrerà in me, dopo qualche tempo si raccoglierà tutto insieme dentro di me e sarà me stesso."
City
"Il ragazzino si avvicinava al canestro, recuperava la palla che stava fermandosi, come esausta per aver respirato quel microscopico vento, la riprendeva in mano e ricominciava a palleggiare. Non sembrava triste e nemmeno contento, palleggiava e tirava a canestro, semplicemente, come fosse scritto c ... (continue)
"Il ragazzino si avvicinava al canestro, recuperava la palla che stava fermandosi, come esausta per aver respirato quel microscopico vento, la riprendeva in mano e ricominciava a palleggiare. Non sembrava triste e nemmeno contento, palleggiava e tirava a canestro, semplicemente, come fosse scritto così, da secoli.
Io conosco tutto questo, pensò Gould.
Dapprima riconobbe il ritmo. Chiuse gli occhi per sentirlo meglio. Era quel ritmo.
Sto vedendo un pensiero, penso Gould.
I pensieri quando pensano nella forma dell'interrogazione. Rimbalzano deambulando per raccogliere intorno tutti i cocci della domanda, secondo un percorso che sembra casuale e fine a se stesso. Quando hanno ricomposto la domanda si fermano. Occhio al canestro. Silenzio. Stacco da terra, l'intuizione carica tutta la forza necessaria a ricucire la lontananza da una possibile risposta. Tiro. Fantasia e ragione. Nell'aria sfila la parabola logico-deduttiva di un pensiero che ruota su se stesso sotto l'effetto di una frustata di polso impressagli dall'immaginazione. Canestro. La pronuncia della risposta: come una specie di respiro. Pronunciarla è perderla. Scivola via ed è già cocci rimbalzanti della prossima domanda. Da capo." (pag. 157-158)
"Non si finisce da nessuna parte, così.
Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto." (pag. 154-155)
"Passò del tempo.
Pezzi di notte" (pag. 108)
"continuavo ad avere appiccicata addosso quella lancinante meraviglia dolorosa, e di fatto non me ne sarei liberata mai più, perché quando un bambino scopre che c'è un posto che è il suo posto, quando gli fai balenare per un attimo la sua Casa, e il senso di una Casa, e soprattutto l'idea che ci sia, una Casa, poi è fatta per sempre, fottuto fino alla fine, da lì non si torna indietro, continuerai ad essere uno che passa da lì per caso, con addosso una lancinante meraviglia dolorosa, e quindi sempre più allegro degli altri e sempre più triste, con tutte quelle cose, mentre vagoli, da ridere e da piangere." (pag. 39)