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- Revolutionary Road (3356)
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By Richard Yates -
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- L'ospitalità è un mito? (11)
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By Donatella Puliga -
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Un libro che dovrebbe far meditare. Xenia nel tempo che ci è padre, quando gli uomini non concepivano il valore della civiltà trasceso da quello umano, non era un’opzione, un segno di cortesia ma un precetto che distingueva la pace dal conflitto. Non si poteva imbrogliare. Offendere l’ospite (in sen ... (
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Nov 3, 2011 |
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- Non ora, non qui (3691)
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By Erri De Luca -
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This comment contains spoilers! *** 



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Come in altri lavori di De Luca, l'ultima guerra mondiale è lo sfondo del racconto. Una famiglia borghese precipitata nella povertà non si arrende, e nel periodo postbellico della ricostruzione trova la forza di riemergere ad un'antica agiatezza.
La vicenda segna un primo passaggio con il trasloc ... (
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Aug 19, 2011 |
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- Il grande Gatsby (17782)
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By Francis Scott Fitzgerald -
Finished on Aug 8, 2011 




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- L'umiltà del male (127)
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By Franco Cassano -
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Credo Franco Cassano faccia parte dei dodicimila santi citati da Dostoevskij. Con tutta probabilità non si è mai mischiato davvero con la moltitudine ed alla gente comune. Un po' come quei ciclisti della domenica che lavorano molto sulla bicicletta parlata mentre girano in diesel tutta la settimana ... (
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Jul 26, 2011 |
1 feedback
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Formaz-
ione e compet-
enza. U… -
- Formazione e competenza. Un contributo pedagogico (1)
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By Angela Muschitiello -
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Formazione e competenza. Un contributo pedagogico




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pessima rappresentazione di un contributo mai richiesto (forse fa curricula che poi la madre - Calaprice - valuta ai fini della carriera universitaria).
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Jul 30, 2011 |
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Formaz-
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Si puo' ri-edu-
care in carc… -
- Si puo' ri-educare in carcere? Una ricerca sulla pedagogia penitenziaria (1)
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By Silvana Calaprice -
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Si puo' ri-educare in carcere? Una ricerca sulla pedagogia penitenziaria




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sforzo disumano in un attorcigliarsi di parole su se stesse per insinuare la pretesa scientifica della neo-pedagogia ed accreditarsi nei pressoché infiniti rivoli della formazione. Qui si insegna come procacciarsi lavoro, e credo sia il miglior messaggio pedagogico crittografato in un testo che t ... (
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Jul 30, 2011 |
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Si puo' ri-edu-
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By Diego De Silva -
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Revolutionary Road
***This comment contains spoilers! ***
Riesce difficile commentare un libro simile. Si rischia il pretestuoso o di mostrare di non aver colto i molteplici aspetti dell’essere umano che Yates ci sbatte in faccia, sottraendosi sempre alla volgarità dell’eccesso, alla retorica del pietismo. Ed allora non si può che ripescare dentro di sé l’ ... (continue)
Riesce difficile commentare un libro simile. Si rischia il pretestuoso o di mostrare di non aver colto i molteplici aspetti dell’essere umano che Yates ci sbatte in faccia, sottraendosi sempre alla volgarità dell’eccesso, alla retorica del pietismo. Ed allora non si può che ripescare dentro di sé l’effetto del testo. Credo di essermi innamorato di April a pag. 388 . E’ lì che il chiarore della consapevolezza illumina la sua vita ed una rilettura del passato tanto scomoda quanto necessaria. Nelle pagine successive passato e presente si fondono finalmente ripuliti da quella patina di sentimentalismo romantico che aveva consentito alla protagonista infinite strategie per negare e sopravvivere. Moralismo, conformismo e falsità, pilastri d’una società da cui fuggire come “diversi” che meritano altro. Da queste pagine risale la presa di coscienza di April che si riscopre simile a quella società condannata, intrisa dagli stessi modelli culturali ma soprattutto falsa e moralista. Smascherato lo stucchevole sentimentalismo che attraversa tutta l’opera, quale controvalore ideologico schernito fino a qualche pagina precedente, April se lo ritrova addosso come pelle in metastasi: è nuda, fragile, condannata a morte. D’ora in poi va in scena un automa, un doppio che paga l’apparenza richiesta dal mondo circostante con puntigliosa attenzione, con esemplare conformismo. April diventa quel mediocre rappresentante della classe media statunitense da lei sempre odiato. L’altra April, disillusa, vede ormai le cose così come sono, ed appare straziata da un dolore che resta imploso mentre il suo corpo compie la quotidianità che tutti da lei s’attendono. Frank, l’ex marito, sopravvive perché è falso, e non riesce mai a guardarsi nel fondo, neppure a tragedia compiuta. Falsità e compromesso, ammantati da un abbagliante sentimentalismo, pare la formula magica per sopravvivere. Questo è il grido rabbioso ed allo stesso tempo rassegnato di Yates. Quasi non ci si possa sottrarre a tutto questo per sopravvivere. E’ la caducità umana, il segno del limite, il ridimensionamento della sindrome di onnipotenza che si insinua come un parassita in ogni atto rivoluzionario, fino al ridicolo, al tragico.
Tutto questo ricorda Albert Camus, nel “Il mito di Sisifo” . Sin dalle prime righe Camus è netto: Prima d’ogni altra considerazione circa esistenza , l’uomo deve chiedersi se valga la pena d’essere vissuta. Tutta l’opera è un saggio filosofico che affronta e motiva la risposta positiva. L’enorme ruota di pietra che Sisifo è condannato a tirar su per il pendio in eterno, ad una stima razionalista dei risultati, appare un gesto ridicolo, spiegabile solo in un contesto mitologico. In contrappunto il testo di Yates sembra ammonire: moralismo, conformismo e falsità in una’amalgama di romanticismo, rappresentano forse il peso dell’esistenza. Vivere è la capacità di sopportarlo restando in equilibrio con la dignità: né scaricarlo né restarne schiacciati.
Se Frank sopravvive a danno della propria dignità, April muore perché non accetta il peso dell’esistenza. Se il suo è un aborto spontaneo sotto il profilo medico-legale, è un suicidio inevitabile in una valutazione psicologica.
Il simbolismo cui accenna Richard Ford in una sua recensione al testo di Yates, è qui evidente: Avril uccide se stessa incinta ed il simbolo stesso della maternità. Una condanna radicale e definitiva della umanità.