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Storie di vampiri
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Nell'enorme sottobosco della letteratura sui vampiri che si è succeduta a Twilight - da parte più di autrici che di autori, portando in alto il motto vediamo se sul piatto c'è una fetta anche per me - speravo che la signora Kilpatrick si distinguesse, almeno un po', per la qualità dei ... (continue)
Nell'enorme sottobosco della letteratura sui vampiri che si è succeduta a Twilight - da parte più di autrici che di autori, portando in alto il motto vediamo se sul piatto c'è una fetta anche per me - speravo che la signora Kilpatrick si distinguesse, almeno un po', per la qualità dei suoi libri.
Basandomi su questa antologia di racconti, sbagliavo in pieno.
La grande parte dei racconti è pessima su più livelli. A livello di scrittura, ho trovato frasi che mi aspetterei di correggere in temi di ragazzini della terza media, non in un libro che ha raggiunto la pubblicazione. Non so che percentuale di colpa abbia l'autrice, quanta l'editor e quanta il traduttore: quello che conta è che esistono errori i quali, comparendo anche una sola volta, dovrebbero fermare la pubblicazioni di un libro. Qui ce ne sono, e non li riporto perché questo, da commento, diventerebbe una recensione.
Ma passiamo oltre.
L'idea di vampiro che viene data nei primi sette racconti - le sezioni Vampiri Teatrali e Succhiasangue Erotici (sic) - è superficiale in modo insopportabile. Il vampiro è il tizio figo che arriva, ti tromba, succhia il tuo sangue e se ne va. Fine. Non importa lo sviluppo dato alla figura del vampiro da decine di autori illustri nell'arco di più di centocinquant'anni, demolirlo va benissimo. Un vero appassionato della letteratura sui vampiri dovrebbe incazzarsi a morte. In questa parte del libro, l'unico racconto che sfiora un aspetto diverso dal tromba & succhia è Aleron, in Metadramma. Non abbastanza, mi dispiace.
Nel resto del libro, mediamente, la qualità si alza vagamente, promuovendo i racconti La Montagna Attende, Teaserama, La Moglie Del Fattore, Lo Scantinato e Leesville, Louisiana da schifezze a idee carine sviluppate in modo maldestro. In quasi tutti si sente un deciso sapore lovecraftiano, cosa che mi porta a complimentarmi con la signora Kilpatrick perlomeno per le sue letture. Peccato che di lovecraftiano ci sia, appunto, solo il sapore; tra l'altro, alcuni di questi racconti non riguardano i vampiri, ma sono generici horror. Cosa che non mi dispiace, ma a questo punto non trovano spazio in un'antologia sui vampiri.
Qualcuno potrebbe obiettare "ma è normale, nelle poche battute di un racconto di 10 pagine non si riesce a delineare la figura di un vampiro in modo profondo!". La mia ovvia risposta è che quello che conta è il risultato. Il fatto che ci siano poche battute a disposizione e che scrivere un racconto è più complicato che scrivere un romanzo non funge da giustificazione: se non sei in grado di scrivere racconti, non scriverli.
Morale della favola: è bastato a farmi passare la voglia di leggere qualsiasi cosa della Kilpatrick. Non compratelo.
PS: dalle recensioni che vedo, la Kilpatrick sembra essere migliore a scrivere della Meyer. Questo rafforza la mia convinzione di non leggere mai la saga di Twilight.
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