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Durante l’infanzia, Francisco si sentiva spesso angosciato dal sospetto che la madre, logorata dalla brutalita’ della vita, poteva scomparire impercettibilmente, fino a svanire del tutto, come la nebbia. Allora le correva accanto, l’abbracciava, la stringeva per le vesti in un disperato tentativo di trattenerne la presenza, il calore, il profumo del grembiule, il suono della sua voce. Era trascorso molto tempo da allora, ma la tenerezza per lei era ancora il suo sentimento piu’ saldo La casa dei Leal era piccola, antica, modesta, avida di pittura e di rattoppi. Di notte scricchiolava dolcemente, come una vecchia stanca e reumatica (pag. 28) Era notte quando Irene e Francisco arrivarono a casa dei Leal. Hilda aveva appena preparato una frittata di patate e l’aroma intenso del caffe’ filtrato di recente impregnava la cucina. Per Francisco non esisteva luogo migliore. L’ambiente odorava sempre di erbe fresche e di spezie per insaporire stufati e fritture. Si frammischiavano in deliziosa armonia rami di rosmarino, foglie di alloro, spicchi di aglio, bulbi di cipolla, con le fragranze piu’ sottili della cannella, del chiodo di garofano, della vaniglia, dell’anice e del cioccolato per cuocere torte e biscotti. Poi Francisco si senti’ tra le braccia la madre, piccola e fragile, il suo volto adorato perduto contro il petto, il pianto infine dirotto, le mani delicate che strusciavano convulse sulla stoffa della giacca, aggrappata come un bambino disperato. Jose’ la separo’, costringendola a voltarsi e ad andarsene via senza guardare indietro. Francisco vide allontanarsi nella strada malinconica le figure dei genitori, vacillanti, vulnerabili, curvi. Quando furono scomparsi dietro l’angolo, un rauco singhiozzo di addio gli trafisse il petto e tutte le lacrime trattenute in quella terribile serata raggiunsero d’improvviso i suoi occhi. Crollo’ sulla soglia della porta col viso fra le mani, scosso dalla piu’ profonda tristezza (pag. 235-236) |
L'infanzia, rifugio di certezze, la casa, la mamma. |
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