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Minoredik's note

La madre, dal canto suo, ormai da alcuni anni si ifiuta di chiamarlo per nome, Arnold, con una specie di allegria cattiva si ostina a rivolgersi a lui con Arale, Arake, Arnoldino, e quando lui protesta, e basta, mame, basta, piantala, smettila, lo sai benissimo anche tu che mi chiamo Arnold, ma la madre paralitica gorgheggia sarcastica, occhialuta, perversa, mordace e civettuola come una bambina viziata: embhè, che c'è ancora? che ti prende? che hai Arale? Perche sei cosi arrabbiato con me? Vuoi picchiami un po? Come faceva quel sant'uomo di tuo padre, buonanima? vuoi Arale? vuoi darmele?
Sarà Arnold Bartok l'infame che ora per la terza o quarta volta tira fuori la sua risatina, il suo sogghigno sommesso? E' mirato disprezzo il suo oppure invidia? O disgusto? Rabbia?Non sarà per caso il distillato inumano della sofferenza in persona?
Lo scrittore ora prova a figurarsi Arnold Bartok nudo, solo con le mutande sudate, alle tre mono un quarto di notte, nel loculo muffito della lavanderia mentre sfila da sotto al corpo di sua madre il vaso fumante, ansima per lo sforzo mentre la spinge e la gira per poterla lavare e mettere un panno pulito


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