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La madre, dal canto suo, ormai da alcuni anni si ifiuta di chiamarlo per nome, Arnold, con una specie di allegria cattiva si ostina a rivolgersi a lui con Arale, Arake, Arnoldino, e quando lui protesta, e basta, mame, basta, piantala, smettila, lo sai benissimo anche tu che mi chiamo Arnold, ma la madre paralitica gorgheggia sarcastica, occhialuta, perversa, mordace e civettuola come una bambina viziata: embhè, che c'è ancora? che ti prende? che hai Arale? Perche sei cosi arrabbiato con me? Vuoi picchiami un po? Come faceva quel sant'uomo di tuo padre, buonanima? vuoi Arale? vuoi darmele? |
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