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Lo scrittore cerca di immaginare questa prospettiva nei dettagli, ci rimugina su, vi cerca uno stimolo eccitante, ma l'aria opprimente nella cella in cui Arnold Bartok e la sua vecchia Ofelia in cui sono rinchiusi, il loro giaciglio fradicio di sudore della notte d'estate spengono il suo desiderio ancora prima che cominci a riscaldarsi: la vecchia madre e il figlio attempato, tutti e due riversi nel sudore in un unico frusto materasso, il corpo esile e fitto di tendini che s'affanna per spostare quello grasso e inerte, il figlio che lotta per sfilare da sotto la carne molliccia della madre il vaso da notte, una specie di lotta confusa si svolge tra loro al buio, lui geme e lei sospira, una zanzara ronza e fende la tenebra come un sottilissimo trapano, là, qui forse qui e là. |
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