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Il cielo era pesante e la pioggia gli entrava dentro, ogni goccia come tanti minuscoli spilli di ricordi indesiderati, simili a piccoli dolori sedimentati nel suo animo, e a lungo contrabbandati, ingannando se stesso, come inciampi superabili. Non se ne era forse mai reso conto, come in quel momento, di avere lasciato formare una serie di strati sovrapposti, trascurati e trascurabili, abbandonati come la polvere sui mobili, ma in tanto di quel tempo da essere ormai solidi, radicati. Ineliminabili, se avesse proseguito con la stessa noncuranza degli ultimi anni, continuando a lasciarsi scivolare le cose addosso, come se non contassero, come se potesse andare oltre e far finta di nulla. |
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