Minoredik's note
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14. Io immagino (è tutto quel che posso fare, dal momento che non sono un fotografo) che il gesto essenziale dell'Operator sia quello di sorprendere qualcosa o qualcuno (attraverso il piccolo foro della camera), e che quindi tale gesto sia perfetto quando avviene all'insaputa del soggetto fotografato. Da tale gesto derivano chiaramente tutte le fotografie il cui principio (meglio sarebbe dire l'alibi) è lo "shock"; infatti, lo "shock" fotografico (che è una cosa ben diversa dal punctum) consiste nel rivelare ciò che era così ben nascosto, ciò che l'attore stesso ignorava o di cui non era consapevole. Ne consegue tutta una gamma di "sorprese" (tali almeno sono per me, Spectator, ma per il Fotografo esse costituiscono altrettante "performances"). La prima sorpresa è quella del "raro" (rarità del referente, s'intende); pieno d'ammirazione, Tizio mi riferisce che per preparare un'antologia fotografica di mostri (l'uomo con due teste, la donna con tre seni, il bambino con la coda, ecc.: tutti sorridenti), il tale fotografo ha impiegato quattro anni di ricerche. La seconda sorpresa, invece, è ben nota alla Pittura, la quale ha spesso riprodotto un gesto colto nel punto preciso della sua corsa in cui l'occhio normale non può fissarlo (ho definito altrove questo gesto il numen del quadro storico): Bonaparte ha appena toccato gli Appestati di Giaffa; la sua mano si ritrae; allo stesso modo, valendosi della sua azione istantanea, la Foto immobilizza una scena rapida nel suo momento decisivo; così, nell'incendio di Publicis, Apestéguy fotografa una donna che sta saltando da una finestra. La terza sorpresa è quella della prodezza; "Da cinquant'anna Harold D. Edgerton fotografa, al milionesimo di seconda, la caduta di una goccia di latte" (forse non è nemmeno il caso di dire che questo genere di fotografie non mi colpisce e neppure mi interessa: sono troppo fenomenologo per amare una cosa che non sia un'apparenza alla mia misura). Una quarta sorpresa è quella che il fotografo si aspetta dalle contorsioni della tecnica: sovraimpressioni, anamorfosi, utilizzazione volontaria di certi difetti (inquadratura scentrata, sfocamento,, falsamento delle prospettive); alcuni grandi fotografi (Germaine Krull, Kertész, William Klein) hanno sfruttato queste sorprese senza convincermi, anche se ne afferro la portata sovversiva. Quinto tipo di sorpresa: la trovata; Kertész fotografa la finestra di una mansarda; dietro i vetri, due busti antichi guardano nella via (Kertész mi ppiace, ma non mi piace l'humour né in musica né in fotografia); la scena può essere manipolata dal fotografo; ma nel mondo dei media illustrati, essa diventa una scena "naturale" che il buon fotoreporter ha avuto il genio, vale a dire la fortuna, di sorprendere: un emiro nel suo costume tradizionale con un paio di sci ai piedi. Tutte queste sorprese soggiacciono a un principio di sfida (questa è la ragione per la quale mi sono estranee): come un acrobata, il fotografo deve sfidare le leggi del probabile o addirittura del possibile; all'estremo opposto, egli deve sfidare quelle dell'interessante: la foto diventa "sorpresa" dal momento che non si sa perchè è stata fatta; che motivo o che interessa c'è a fotografare un nudo in controluce nel vano d'una porta, un cargo attraccato al molo, due panchine in un prato, le natiche di una donna dinanzi a una finestra rustica, un uovo su una pancia nuda (tutte fotografie premiate a un concorso di fotoamatori)? In un primo momento, per sorprendere, la Fotografia fotografa il notevole; ben presto però, attraverso un ben noto capovolgimento, essa decreta notevole ciò che fotografa. Il "qualunque cosa" diventa allora il massimo sofisticato del valore.
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