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Rigorosamente, quasi a malincuore, quel viaggiatore giunto alla fine d'una tappa di più di cinquanta anni s'imponeva per la prima volta in vita sua di rintracciare mentalmente il cammino percorso, distinguendo il fortuito dal deliberato o dal necessario, sforzandosi di fare la scelta tra il poco che sembrava provenire da lui e ciò che apparteneva all'indiviso nella condizione umana. Nulla era perfettamente uguale né assolutamente contrario a ciò che aveva dapprima voluto o precedentemente pensato. L'errore nasceva ora dall'azione d'un elemento di cui non aveva sospettato la presenza, ora da una svista nel computo del tempo rivelatosi più retrattile o più estensibile che sugli orologi. A venti anni si era creduto libero dalle consuetudini o dai pregiudizi che paralizzano i nostri atti e mettono i paraocchi all'intelletto, ma in seguito la sua vita era trascorsa ad acquistare soldo a soldo quella libertà che aveva creduto di possedere di primo acchito nella sua totalità. Non si è liberi finché si desidera, si vuole, si teme, forse anche si vive. |
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