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INCIPIT: Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì appena entrato nella casa ancora in penombra, dove era accorso d'urgenza per occuparsi di un caso che per lui aveva cessato di essere urgente da molti anni. |
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L'indipendenza dal dominio spagnolo, e poi l'abolizione della schiavitù, avevano precipitato lo stato di decadenza onorevole in cui era nato e cresciuto il dottor Juvenal Urbino. Le grandi famigli di un tempo sprofondavano in silenzio dentro le loro fortezze sguarnite, e l'unico segno di vita alle due del pomeriggio erano i languidi esercizi di piano nella penombra della siesta. Dentro, nelle fresche camere da letto sature di incenso, le donne evitavano il sole come un contagio indegno, e anche nelle messe all'alba si coprivano la faccia con lo scialle. I loro amori erano lenti e difficili, spesso turbati da presagi sinistri, e la vita pareva loro interminabile. Sul far della sera, nel momento oppressivo del passaggio dal giorno alla notte, si alzava dalle paludi una tempesta di zanzare carnivore, e una tenera esalazione di merda umana, calda e triste, rimestava nel fondo dell'anima la certezza della morte. |
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Alle otto, Florentino Ariza era seduto sotto gli archi del Caffè della Paarocchia, allucinato dalla veglia, a cercare di escogitare un modo per far pervenire il suo benvenuto a Fermina Daza, quando si sentì scosso da uno sconvolgimento sismico che gli fece a pezzi i visceri. Era lei. Attraversava piazza della Cattedrale accompagnata da Gala Placidia, che portava le cest per le compere (...) La seguì senza farsi vedere, scoprendo i gesti quotidiani, la garzia, la maturità prematura dell'essere che più amava al mondo e che vedeva per la prima volta nel suo stato naturale. Lo sbalordì la sicurezza con cui si faceva strada tra la folla. Mentre Gala Placidia si scontrava in continuazione, e le si aggrovigliano i cesti e doveva correre per non perderla, lei navigava nel disordine della strada con una sua dimensione e un tempo distinto, senza inciampare in nessuno, come un pipistrello nelle tenebre (...) Fece un percorso lungo e minuzioso, senza rotta pensata, con soste che non avevano altro motivo che il diletto senza fretta nello spirito delle cose. Entrò in ogni porta dove ci fosse qualcosa in vendita, e dappertutto trovò qualcosa che aumentava la sua voglia di vivere. Godette con l'odore del vetiver nei panni dei cassoni, si avvolse in sete stampate, rise del suo stesso ridere vedendosi travestita da popolana con un pettine e un ventaglio coi fiori dipinti davanti allo specchio a corpo intero (...) Nel negozio di spezie, per il puro piacere dell'olfatto, strofinò foglie di salvia e origano sui palmi delle mani e comprò un pugno di chiodi di garofano, un altro di anice stellato, e altri due di zenzero e ginepro, e uscì bagnata di lacrime di risa dal tanto starnutire per gli effluvi del pepe di Cayenna. Nel negozio francese, mentre comprava saponi di Reuter e acqua di benzoino, le misero dietro l'orecchio un tocco di profumo che era di moda a Parigi, e le diedero una tavoletta deodorante per il dopo-fumo (...) Sapeva di non comprare solo per lei ma anche per lui, dodici metri di lino per le tovaglie della tavola di tutti e due, il percalle per le lenzuola da matrimonio con l'umidità notturna degli umori di tutti e due all'alba del giorno dopo, il più squisito di ogni cosa per goderlo insieme nella casa dell'amore (...) Florentino Ariza la spiava meravigliato, la seguiva senza fiato... gli sembrava così bella, così seducente, così distinta dalla gente comune, da non capire perchè nessuno si scombussolasse come lui con il rumore ritmico dei suoi tacchi sul selciato della strada, nè gli si disordinasse il cuore con l'aria dei sospiri dei suoi volants, nè diventasse pazzo d'amore tutto il mondo con gli sventolii della sua treccia, col volo delle sue mani, con l'oro del suo ridere. Non aveva perduto un suo gesto, nè un indizio del suo carattere, ma non si azzardava ad avvicinarsi a lei per il timore di rompere l'incanto (...) sei di questo e sei dell'altro, sei di tutto, e continuava a metterli nei cesti della domenica con una grazie irresistibile... quando una commozione la prese sul posto. Alle sue spalle, così vicino al suo orecchio che solo lei potè sentirla nella confusione, aveva sentito la voce: "Questo non è un buon posto per una dea incoronata." Lei girò la testa e vide a due palmi dai suoi occhi gli altri occhi glaciali, il viso livido, le labbra impietrite dalla paura... ma non sentì la commozione dell'amore ma l'abisso del disincanto. In un istante le si rivelò nella sua completezza la misura stessa del suo inganno, e si chiese atterrita come avesse potuto covare per tanto tempo e con tanta sevizia una simile chimera nel cuore... lei lo cancello dalla sua vita con un cenno della mano. |
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EXPLICIT: Il capitano guarò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti. |
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