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Mia madre, fino al secondo matrimonio, aveva fatto con successo la redattrice di libri illustrati, ma a quanto pare se si lascia un lavoro regolare è impossibile ricominciare. "ah, non potrei mai rifarlo," le ho sentito dire più di una volta "è così grigio, e se c'è una cosa di cui il mondo no ha bisogno sono i libri strenna". Quando le ho chiesto se pensava che il mondo avesse bisogno di un bidone decoupato con le pagine strappate dalla Bibbia ha risposto di no, e era esattamente quella la ragione che lo rendeva arte. Al che ho ribattuto, be', se il mondo non ha bisogno di libri strenna allora dev'essere arte anche quella - dove sta la differenza? La differenza, ha risposto lei, sta nel fatto che il mondo crede di avere bisogno dei libri illustrati e li apprezza, mentre non crede di avere bisogno di bidoni decoupati. |
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Ormai non c'è ragione per cui un uomo debba sposarsi. Le donne cercheranno di convincerti del contrario, ma credimi, non c'è nessunissima ragione. |
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E' arrivato il cameriere. Mio padre ha chiesto una bistecca e io un piatto di penne con basilico e pomodorini. |
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Il problema principale era che non mi piace la gente, e i particolare non mi piacciono i miei coetanei, cioè quelli che popolano l'università. Ci andrei volentieri se ci studiassero persone più grandi. Non sono uno psicopatico (anche se non credo che gli psicopatici si definiscano tali), è solo che non mi diverto a stare con gli altri. Le persone, almeno per quel che ho visto fino adesso, non si dicono granché di interessante. Parlano delle loro vite, e le loro vite non sono interessanti. Quindi mi secco. Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario. |
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Alla fine ho premuto forte il dito contro la spilla: se dovevo fare questa cosa, la volevo fare sanguinando. |
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Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto con gli altri non mi viene naturale: mi richiede uno sforzo. |
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Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si è arrivati. E' come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato disturbato disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: "Sono disturbato". |
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Riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli - o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere il libro nella lingua originale (A' la recherche du temps perdu). Le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto. |
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Sembrava che tutti fossero in grado di accoppiarsi, di unire le proprie parti in modi piacevoli e fecondi, ma nella mia anatomia e nella mia psiche c'era qualcosa di impercettibilmente diverso che mi divideva in modo irrevocabile dagli altri. |
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[...] mi sono accucciato e mi sono coperto il viso con le mani, premendomi gli occhi. La base del palmo combaciava perfettamente con l'orbita, come se fossero le due metà di qualcosa, le mani della misura giusta per cullarmi il cranio. Sembrava un altro esempio di come è progettato bene il corpo umano, di come siamo modellati per poterci consolare. |
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"Guarda che dico sul serio. Se non vado all'università è perché non voglio far parte di un mondo basato su questi vergognosi intrallazzi". |
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"Il telefono ha suonato due o tre volte ma non ho risposto". |
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"Il congiuntivo è più giusto, e a non farci caso, si fa...". |
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Mi sento sempre in difetto di fronte alle persone che parlano più di una lingua. Le invidio. Disponendo di due (o più) lessici, non solo possono dire molte più cose e parlare con molte più persone, ma anche pensare di più. Spesso mi sembra di inseguire un pensiero, ma di non riuscire a trovare una lingua per dargli forma e il pensiero rimane solo una sensazione. A volte è come se pensassi in svedese senza sapere lo svedese. |
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