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Mia madre, fino al secondo matrimonio, aveva fatto con successo la redattrice di libri illustrati, ma a quanto pare se si lascia un lavoro regolare è impossibile ricominciare. "ah, non potrei mai rifarlo," le ho sentito dire più di una volta "è così grigio, e se c'è una cosa di cui il mondo no ha bisogno sono i libri strenna". Quando le ho chiesto se pensava che il mondo avesse bisogno di un bidone decoupato con le pagine strappate dalla Bibbia ha risposto di no, e era esattamente quella la ragione che lo rendeva arte. Al che ho ribattuto, be', se il mondo non ha bisogno di libri strenna allora dev'essere arte anche quella - dove sta la differenza? La differenza, ha risposto lei, sta nel fatto che il mondo crede di avere bisogno dei libri illustrati e li apprezza, mentre non crede di avere bisogno di bidoni decoupati.

Ormai non c'è ragione per cui un uomo debba sposarsi. Le donne cercheranno di convincerti del contrario, ma credimi, non c'è nessunissima ragione.

E' arrivato il cameriere. Mio padre ha chiesto una bistecca e io un piatto di penne con basilico e pomodorini.
"Avresti dovuto ordinare anche una bistecca," ha detto "non la pasta da sola. E' poco virile".
"Me lo ricorderò" ho risposto.
"Non credo" ha fato. "E a proposito, già che siamo in argomento, vorrei chiederti una cosa".
"Che cosa?".
"Sei gay?".
"Eh?" ho fatto. "Perché me lo chiedi?".
"be', voglio saperlo, no?".
"Perché? E' prevista una nuova detrazione sulle tasse?".
"Molto spiritoso, James. No. Solo che non abbiamo mai parlato della tua sessualità e se sei gay, voglio poterti sostenere nel modo giusto. Per me no è un problema, voglio solo saperlo".
"E se fossi etero non mi daresti sostegno?".
"Ma certo. Però... gli eterosessuali non hanno bisogno di sostegno, sono la norma. Ma i gay sì. Quindi dovrei fare un po' di attenzione. Voglio sapere solo questo: devo fare un po' di attenzione? Devo evitare di dire che la pasta è da finocchi?".
"Non mi importa granché di quel che dici".
"Sia come sia, gradirei sapere cosa posso dire e cosa no".
"Papà, se sei omofobico non voglio che cambi per me".
"Io non sono omofobico! James! Ho appena detto che non mi importa se sei gay. Non mi dà nessun fastidio".
"Bene, allora perché non posso mangiare la pasta?".
"Non ho mica detto che è da gay, ho detto che non è virile".

Il problema principale era che non mi piace la gente, e i particolare non mi piacciono i miei coetanei, cioè quelli che popolano l'università. Ci andrei volentieri se ci studiassero persone più grandi. Non sono uno psicopatico (anche se non credo che gli psicopatici si definiscano tali), è solo che non mi diverto a stare con gli altri. Le persone, almeno per quel che ho visto fino adesso, non si dicono granché di interessante. Parlano delle loro vite, e le loro vite non sono interessanti. Quindi mi secco. Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario.

Alla fine ho premuto forte il dito contro la spilla: se dovevo fare questa cosa, la volevo fare sanguinando.

Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto con gli altri non mi viene naturale: mi richiede uno sforzo.

Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si è arrivati. E' come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato disturbato disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: "Sono disturbato".

Riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli - o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere il libro nella lingua originale (A' la recherche du temps perdu). Le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto.

Sembrava che tutti fossero in grado di accoppiarsi, di unire le proprie parti in modi piacevoli e fecondi, ma nella mia anatomia e nella mia psiche c'era qualcosa di impercettibilmente diverso che mi divideva in modo irrevocabile dagli altri.

[...] mi sono accucciato e mi sono coperto il viso con le mani, premendomi gli occhi. La base del palmo combaciava perfettamente con l'orbita, come se fossero le due metà di qualcosa, le mani della misura giusta per cullarmi il cranio. Sembrava un altro esempio di come è progettato bene il corpo umano, di come siamo modellati per poterci consolare.

"Guarda che dico sul serio. Se non vado all'università è perché non voglio far parte di un mondo basato su questi vergognosi intrallazzi".
"Be', mi dispiace essere io a dirtelo, ma di mondo ce n'è uno solo e è pieno di vergognosi intrallazzatori".
"Lo so. Non sono mica scemo".
"E allora che cosa sei? Se non sei scemo, sei fifone".
"E tu allora? Se non sei una deficiente, sei un'arpia".
"Gli insulti, caro James, sono la risorsa dei poveri di spirito".
"Sei stata tu a darmi dello scemo e del fifone".
"Quelli sono aggettivi, descrivono le cose. Contrariamente ai sostantivi, che nominano le cose. E arpia, per inciso, è un'offesa detestabile perché vale solo per le donne".

"Il telefono ha suonato due o tre volte ma non ho risposto".
"Perché?".
"Perché non aspettavo telefonate".
"Eh già, a te non ti chiama mai nessuno...".
"Molti sono chiamati, ma pochi eletti".

"Il congiuntivo è più giusto, e a non farci caso, si fa...".
"Si fa cosa?".
"Si fa del male al mondo. Sono piccole cose così, come usare la lingua in modo corretto, che lo fanno funzionare. Funzionare bene. Se ci lasciamo andare, sprofonda tutto nel caos. Gli errori come questi sono come le piccole crepe nella diga, all'inizio pensi che non siano importanti, ma poi i propri errori e quelli degli altri si accumulano e allora sì che lo diventano".

Mi sento sempre in difetto di fronte alle persone che parlano più di una lingua. Le invidio. Disponendo di due (o più) lessici, non solo possono dire molte più cose e parlare con molte più persone, ma anche pensare di più. Spesso mi sembra di inseguire un pensiero, ma di non riuscire a trovare una lingua per dargli forma e il pensiero rimane solo una sensazione. A volte è come se pensassi in svedese senza sapere lo svedese.

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