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Perchè in guerra la gente tira fuori il peggio, e pure il meglio

"t'aggia 'mparà e t'aggia perdere".

una persona ci mette una vita a riempire gli scaffali e un figlio non vede l'ora di vuotarli e buttare via tutto. che ci mettono sugli scaffali vuoti, i caciocavallo? basta che me li levate di torno, mi dicono. e là ci sta la vita di una persona, i suoi sfizi, le spese, le rinunce, la soddisfazione di vedere crescere la propria cultura a centimetri come una pianta.

La città contiene tutte le epoche. Il palazzo e gli abitanti sono il Medioevo che si è infilato i pantaloni del presente. In città votano ancora per il re,non il Savoia,votano per Ruggiero il Normanno.

E' bella la città di notte.C'è pericolo e pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte da l'assoluzione. Escono i trasformati, uomini vestiti da donna, perchè così gli dice la natura e nessuno li scoccia. Nessuno chiede conto di notte. Escono gli storpi, i ciechi, gli zoppi, che di giorno vengono respinti. E' una tasca rivoltata la notte nella città. Escono pure i cani, quelli senza casa. Aspettano la notte per cercare gli avanzi, quanti cani riescono a campare senza nessuno. Di notte la città è un paese civile.


"Più di vestiti, e scarpe, i libri portano l'impronta. Gli eredi se ne liberano per esorcismo, per togliersi il fantasma. La scusa è che c'è bisogno di spazio, si soffoca di libri. Ma che ci mettono al posto loro, addosso ai muri col segno dei loro contorni?" Don Raimondo dice a me quello che non può dire a loro. " Il vuoto in faccia a un muro, lasciato da una libreria venduta, è il più profondo che conosco. Porto via con me i libri mandati in esilio, do loro una seconda vita. Come la seconda mano in pittura che serve a rifinire, la seconda vita di un libro è la migliore.

Da noi si scorda il male appena arriva un poco di bene.

Tu sai stare a sentire. Questa è la prima qualità di chi deve parlare.

Pure questo è Medioevo, rispondevo a mente. La città contiene tutte le epoche. Il palazzo e gli abitanti sono il Medioevo che si è infilato i pantaloni del presente. In città votano ancora per il re, non il Savoia, votano per Ruggero il Normanno.

Mi muoveva. Era più bello che dentro una nuvola. .... comincioò a soffiare in crescita, fino a una spinta che mi portà via tutto il sangue che avevo. Era successa una trasfusione da me a lei. Doveva essere questo il facimm'ammore che si dicono gli uomini e le donne.

"aspettare mi ha fatto scordare quello che aspettavo. è possibile, don gaetano, quest'assurdità?"

Ti ho aspettato fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un'attesa nei risvegli, saltando giù dal letto incontro al giorno. Apro la porta non per uscire ma per farlo entrare.

La libertà uno se la deve guadagnare e difendere. La felicità no, quella è un regalo, non dipende se uno fa bene il portiere e para i rigori.

Lo scrittore dev’essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha quel gusto dell’abbondanza che trabocca oltre lo scrittore.

entrai. non solo il sesso, io entrai dentro di lei, nelle sue viscere, nel suo buio a occhi splancati senza vedere niente. tutto il corpo era sceso nel sesso. entrai con la sua spinta e restai fermo.

I racconti di don Gaetano mi aprivano le orecchie. La sua voce metallica entrava a pizzicare i nervi dell'immaginazione. Così potevo assaggiare il pane della prima infornata di farina bianca, vedere gli occhi al cielo delle vecchiette frastornate dal soldato negro, sfogliare tra le dita la carta stampata del denaro nuovo che sotituiva le lire. L'ascolto di don Gaetano mi faceva testimone secondo del suo tempo. Era pifferaio il racconto e si portava dietro i miei sensi incantati.

Napoli si era consumata di lacrime di guerra, si sfogava con gli amicani, faceva carnevale tutti i giorni. L'ho capita allora la città: monarchica e anarchica. Voleva un re però nessun governo.(...) Napoli è spagnola. Sta in Italia per sbaglio.

"Don Gaetano, che mettete nel caffè per ottenere
questo effetto?"

"A pacienza, ci metto la pazienza. E' una radice che cresce nei nostri vicoli. Quelle che avevano bisogno di sfogare, di uscire di casa, di uno che le stava a sentire."

“le parole … dopo che le dici non le puoi ritirare”

C'era una generosità civile nella scuola pubblica, gratuita che permetteva a uno come me di imparare. Ci ero cresciuto dentro e non mi accorgevo dello sforzo di una società per mettere in pratica il compito. i ricchi si sarebbero istruiti comunque. La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori.

bellissimo

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