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Signorina Verdun Malaussène: ritratto di un neonato. Già tre giorni!
E' grossa come l'arrosto di una famiglia numerosa, lo stesso color rosso carne, debitamente insalsicciata nella spessa cotica delle fasce, è lucida, tutta tondetta, è un bebé, è l'innocenza. Ma occhio! quando ronfa, con palpebre e pugni chiusi, si capisce che lo fa al solo scopo di svegliarsi, e di farlo sapere. E quando si sveglia: è Verdun. Le batterie improvvisamente in azione, l'urlo degli shrapnel, l'aria tutta un suono, il mondo che trema sulle sue fondamenta, e l'uomo che tentenna dentro di sè, pronto a tutti gli eroismi e a tutte le viltà, purchè la smetta, purchè ritrovi il sonno, anche un quarto d'ora, purchè ridiventi l'enorme involtino, minaccioso come una granata, certo, ma almeno silenzioso. Non è che si dorma se lei si riaddormenta, perchè si è troppo occupati a sorvegliarla, a prevedere i suoi risvegli. Ma almeno i nervi si distendono un attimo. La stasi, il cessate il fuoco...il resporo della guerra. Si dorme con un occhio solo e su un orecchi solo. Nella nostra intima trincea la sentinella sta di vedetta. E sin dal primo sibilo del primo razzo illuminante, all'assalto, cazzo! Tutti ai vostri biberon! Respingete l'offensiva! Pannolini, infermiere, pannolini, perdio! Quel che è inghiottito da un lato fuoriesce quasi subito dall'altro, e le urla della pulizia vilipesa sono ancor più terrificanti di quelle della fame. Biberon! Pannolini!

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