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Mamma era appena tornata da Sidney e mi aveva portato in regalo un’enorme farfalla azzurra di incomparabile bellezza: la Papilio ulysses, montata in una cornice sopra un’imbottitura di cotone. La tenevo vicina alla faccia, così vicina che vedevo soltanto l’azzurro. Mi dava una sensazione di… una sensazione che anni dopo avrei cercato di ritrovare nell’alcol e infine avrei riprovato con Clare. Un senso di unione, di oblio, di spensieratezza, nell’accezione migliore del termine.

Henry da bambino

Qui dentro la natura intera era stata catturata, etichettata, sistemata secondo una logica che sembrava senza tempo come fosse stata organizzata da Dio, forse da un Dio che, confusi i documenti originali della creazione, aveva poi dovuto chiedere al personale del museo di aiutarlo a rimettere ordine.

Henry da piccolo nel museo di storia naturale

Clare è in piedi a poco più di un metro. Il suo faccino pallido cattura l’ultima luce arancione da occidente. Porta i capelli legati a coda di cavallo e indossa i blue-jeans e un maglione scuro con delle zebre che corrono sul petto. Tiene i pugni stretti e ha un’aria fiera e decisa. Nostra figlia, penso con tristezza, avrebbe avuto questo aspetto.

Clare vede per la prima volta Henry

Tutta questa faccenda mi mette un certo disagio. D’altra parte sto fornendo a me stesso i mezzi necessari per la sopravvivenza. Altre lezioni della serie riguardano materie quali Taccheggiare, Picchiare i passanti, Scassinare serrature, Arrampicarsi sugli alberi, Guidare, Violare la proprietà privata, Nascondersi nell’immondizia e Utilizzare a mo’ di arma oggetti insoliti come tende veneziane e coperchi di bidoni dei rifiuti. Allo stesso tempo sto corrompendo il mio povero ed innocente me stesso. Sospiro. Qualcuno deve pur farlo.

Henry adulto si trova nel suo passato da bambino

Una lacrima spunta nell’angolo dell’occhio sinistro. Quand’ero piccolo immaginavo un’intera popolazione di viaggiatori nel tempo di cui Henry, mio maestro, era l’emissario venuto ad addestrarmi per un eventuale inserimento nel loro vasto consorzio. Mi sento ancora un naufrago, l’ultimo membro di una specie una volta numerosa. Come se, appena scoperta l’impronta rivelatrice sulla spiaggia, Robinson Crusoe avesse capito che si trattava soltanto della propria. Me stesso, piccolo come una foglia, trasparente come l’acqua, incomincia a piangere. Lo abbraccio, mi abbraccio a lungo.

Henry adulto si trova nel suo passato da bambino

Sono a Zion, Illinois, seduto sul sedile posteriore di un’auto della polizia. Ho le manette e poco altro indosso. L’interno di questa macchina della polizia in particolare puzza di sigarette, cuoio, sudore e ha un altro odore che non riesco ad identificare ma che mi sembra endemico. Odore di paura, forse.

Henry in viaggio nel tempo a Chicago

«La ami?»
«Molto» sussurro. Restiamo uno accanto all’altra in silenzio a guardare le fronde degli alberi ondeggiare sopra le nostre teste, mentre gli uccelli volano nel cielo. Sento un suono soffocato e vedo con sbalordimento che lungo le guance di Clare grosse lacrime scorrono rotolando verso le orecchie.
Mi metto seduto, proteso verso di lei. «Che succede, Clare?» Lei scuote la testa, stringendo le labbra. Le accarezzo i capelli e la rialzo a sedere. L’abbraccio. È una bambina e allo stesso tempo non lo è. «Che cosa succede?»
Le viene fuori con un filo di voce così sottile che devo chiederle di ripeterlo: «Solo che ho pensato che forse eri sposato con me».

Clare ragazzina chiede ad Henry se ama la donna con cui è sposato.
Non sa ancora di essere lei.

Dopo circa quindici minuti anche una posa che all’inizio sembra molto comoda diventa una tortura. La guardo senza muovere un muscolo. È assorta nel disegno. Quando Clare lavora sembra che il mondo si ritragga lasciandola sola con l’oggetto della sua osservazione. È per questo che mi piace essere ritratto da lei: quando mi guarda con quella particolare attenzione mi sembra di essere la creatura più importante al mondo. È lo stesso modo di guardarmi che ha quando facciamo l’amore.

Henry, nel passato di Clare, viene ritratto da lei ragazzina.

Me ne sto seduto tranquillo e penso alla mia mamma. È strano come si logorano i ricordi. Se disponessi soltanto dei ricordi dell’infanzia, di mia madre avrei un’idea vaga e scolorita, con qualche sporadico momento che risalta più vivace degli altri.

Henry pensa alla madre, che rivede spesso nei suoi viaggi nel tempo

Ho la visione improvvisa di tutti i Natali della mia vita allineati in attesa di essere superati, e mi assale la disperazione. No. Per un attimo mi auguro che il tempo mi sottragga a questo giorno per portarmi in un altro giorno più benevolo. Poi mi sento in colpa per il fatto di voler evitare la tristezza; i morti hanno bisogno che noi li ricordiamo, anche se la cosa ci devasta, anche se possiamo soltanto ripetere “mi dispiace” fino a quando la frase non diventa insulsa come l’aria.

Henry il giorno di Natale, anniversario della morte della madre

Restiamo in fila per qualche minuto. Henry sembra teso, in guardia. Mi tiene la mano ma fissa la folla. Colgo l’opportunità di guardarlo. È bellissimo. Porta i capelli, neri e lucidi, lunghi fino alle spalle, pettinati all’indietro. Sembra un felino, è magro e trasuda inquietudine e fisicità, sembra sempre sul punto di scattare e mordere. Indossa un cappotto nero, una camicia di cotone bianca con i polsini doppi che penzolano aperti, una bella cravatta di seta color verde acido che ha allentato abbastanza perché io possa ammirare i muscoli del collo, jeans neri e scarpe da ginnastica nere, alte. Mi raccoglie i capelli e li avvolge intorno al polso. Per un momento sono sua prigioniera, poi la coda si muove in avanti e mi lascia libera.

Uno dei primi appuntamenti nel presente di Clare ed Henry.
Clare lo osserva

Facciamo l’amore con attenzione, in silenzio. Quando infine vengo è così intenso che mi prende un tremendo mal di testa e per un minuto ho paura di sparire, invece non succede. Rimango tra le sue braccia, con gli occhi strabici per il dolore. Clare russa, un suono tranquillo e animalesco che nella mia testa rimbomba come quello di un bulldozer. Voglio il mio letto, voglio casa mia. Casa dolce casa. Non c’è niente di meglio della propria casa. Portatemi a casa, strade di paese. La casa è lì dove c’è il tuo cuore. Il mio cuore è qui. Quindi dovrei essere a casa. Clare sospira, gira la testa e diventa silenziosa. Ciao, amore, sono a casa. A casa.

Henry a casa di Clare

Ashland Avenue è piena di enormi buche, ma per il resto va tutto bene, molto bene, anzi, la mia testa è fluida e mobile come mercurio sfuggito a un termometro rotto, e faccio del mio meglio per non gemere di piacere mentre la droga mi accarezza le terminazioni nervose con mille minuscole lingue. Passiamo davanti a ESP Psychic Card Reader, Pedro’s Tire Outlet, Burger King, Pizza Hut, e I am a Passanger mi gira nella testa aprendosi serpeggiante la strada dentro la musica di Minugus.
Gomez dice qualcosa che non afferro e poi:
«Henry!»
«Sì.»
«Di cosa ti sei fatto?»
«Non lo so con esattezza. Un esperimento scientifico, penso.»
«Domanda da un milione di dollari. Ti risponderò più avanti»

Ben dà degli oppiacei a Henry per sperimentarli in previsione del suo matrimonio con Clare

[Clare] La vita non è facile in quella mia stanzetta i primi tempi della vita da sposata. Lo spazio che posso chiamare mio, che non è saturo della presenza di Henry, è talmente piccolo che anche le mie idee si sono rimpicciolite. Sono come un bruco in un bozzolo di carta; tutto intorno schizzi per sculture, disegni che sembrano falene che battono le ali contro le finestre cercando di scappare da quello spazio limitato. Faccio bozzetti, piccole sculture che sono prove di sculture più grandi.
Ogni giorno le idee nascono con più riluttanza, come se già sapessero che le ucciderò impedendo loro di crescere. Di notte sogno colori, sogno di immergere le braccia in tinozze piene di fibre di carta. Sogno giardini in miniatura in cui non posso camminare perché sono una gigantessa.
[…]
[Henry] Quando vivi con una donna impari ogni giorno qualcosa. Fino a ora ho imparato che i capelli lunghi intasano lo scarico della doccia prima che tu faccia in tempo a pronunciare la formula magica “idraulico liquido”; che non è consigliabile ritagliare il trafiletto da un giornale prima che tua moglie l’abbia letto, anche se il giornale in questione è vecchio di una settimana. Che sono l’unica persona in una famiglia di due capace di mangiare la stessa cosa a cena per tre sere di seguito senza mettere il broncio; e che le cuffie sono state inventate per salvare il coniuge dai rispettivi eccessi musicali (Come fa ad ascoltare Cheap Trick? Perché le piacciono gli Eagles? Non lo capirò mai, perché quando glielo chiedo si mette sulla difensiva. Come può essere che la donna che amo non voglia ascoltare la Musique du Garrot et de la Ferraille.) Ma per me la lezione più dura da imparare è la solitudine di Clare. A volte torno a casa e lei sembra irritata; ho interrotto una serie di pensieri, mi sono intromesso nel silenzio sognante della giornata. È entrata nella stanza della sua mente e resta lì seduta a tessere chissà che. Ho scoperto che a Clare piace stare da sola. Ma ogni volta che torno dai miei viaggi nel tempo è sempre sollevata.

La vita da sposati secondo Clare ed Henry

Quando la donna con cui vivi è un’artista, ogni giorno è una sorpresa. Clare ha trasformato la seconda camera da letto in un laboratorio di meraviglie pieno di piccole sculture e disegni fissati a ogni centimetro di spazio. Sugli scaffali e nei cassetti ci sono gomitoli di filo metallico e rotoli di carta. Le sculture mi ricordano gli aquiloni o i modellini degli aeroplani. Una sera glielo dico mentre sono in piedi sulla porta del suo studio con il mio abito e la cravatta, appena tornato dal lavoro, in procinto di preparare la cena e lei me ne tira uno; vola straordinariamente bene, e nel giro di un attimo siamo nell’ingresso a tirarci minuscole sculture per provare le capacità aerodinamiche. L’indomani, quando torno a casa, scopro che Clare ha creato uno stormo di uccelli di carta e filo metallico, che ha appeso al soffitto del salotto. Una settimana più tardi le finestre della nostra camera da letto sono coperte di sagome astratte azzurre e traslucide che il sole proietta sui muri creando un cielo per le sagome di uccelli che Clare vi ha dipinto. È bellissimo.

L'arte di Clare

Lucille era mutevole come il vento. La poesia che Clare stringe tra le mani è una prova inconfutabile, l’istantanea di un’emozione. Guardo i mucchi di carte sul pavimento e provo sollievo al pensiero che da questo caos sia emerso in superficie qualcosa che può diventare la scialuppa di salvataggio di Clare.
«Ha scritto una poesia per me» ripete meravigliata. Ha le guance rigate di lacrime. L’abbraccio e lei è di nuovo mia moglie, Clare, sana e salva, finalmente sulla terraferma dopo il naufragio, che piange come una bambina a cui la madre stia dicendo addio dal ponte di una nave che si inabissa.

Dopo la morte della madre Lucille, Clare scopre che aveva scritto una poesia per lei.

Sono così stanco. Sono stanco di pensare alla morte. Sono stanco del sesso come mezzo teso a un fine. E ho paura di dove questo ci porterà. Non so quanta pressione posso sopportare ancora.

Henry e Clare cercano di avere un figlio

«Sì. È stato uno dei giorni più belli della mia vita.» Resto in silenzio a ricordare. Spesso invoco il ricordo di Henry sopra di me, circondato dal cielo blu, e la sensazione di essere pervasa da lui. Ci penso quando non c’è e ho problemi ad addormentarmi.

Henry a 41 anni fa per la prima volta l'amore con Clare, viaggiando nel passato dalla Clare diciottenne.
Quando torna nel presente chiede a Clare se si ricorda della loro prima volta.

«Baciami» dice Clare e io mi giro verso di lei, faccia bianca e labbra scure che fluttuano nel buio, e mi immergo, volo, sono liberato: l’esistere mi scaturisce in cuore.

Henry e Clare si baciano, quando Henry ha perso i piedi.

Oggi è il trentasettesimo anniversario della morte di mia madre. Ho pensato a lei, ho sentito la sua mancanza ogni giorno di questi trentasette anni, e credo che mio padre abbia pensato a lei quasi senza interruzioni. Se un ricordo fervente potesse far resuscitare i morti, lei sarebbe la nostra Euridice, resusciterebbe come Lazzaro dalla sua morte ostinata per darci conforto.

L'anniversario della morte della madre di Henry

La osservo mescolare insieme l’acqua e il semolino e penso a nostra figlia a dieci, quindici, vent’anni. Non è sufficiente. Non ho ancora finito. Voglio esserci. Voglio vederle, voglio prenderle fra le braccia. Voglio vivere…
«Papà sta piangendo» sussurra Alba.
«È perché deve mangiare la roba che cucino io» risponde Clare. Mi fa l’occhiolino, e io non posso non ridere.

Henry ha scoperto quando morirà

Clare, voglio dirti di nuovo che ti amo. Il nostri amore è stato il filo che mi ha guidato nel labirinto, la rete di sicurezza sotto il funambolo, l’unica cosa reale in questa mia strana vita di cui mi sia potuto fidare. Stasera sento che il mio amore per te ha più spessore di me nel mondo: come se potesse permanere dopo la mia dipartita e circondarti, tenerti, stringerti.
Odio pensare a te che aspetti, so che mi hai aspettato per tutta la vita sempre incerta su quanto lunga sarebbe stata l’attesa.
[…]
Ti prego, Clare. Quando sarò morto, smettila di aspettare e sii libera. Quanto a me… mettimi dentro di te, in profondità, e poi esci nel mondo e vivi. Ama il mondo e te stessa in esso, attraversalo come se non offrisse resistenza, come se fosse il tuo elemento naturale

La lettera che Henry lascerà a Clare dopo la sua morte

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