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A proposito, mi sono dimenticato di dirti che mi sono offeso quando hai scritto di aver pensato che potessi averti scambiata per un'altra, quella sera. E mi ha offeso ancora di più che tu abbia fatto tanta fatica a decidere se preferivi che mi fossi sbagliato oppure no.
Sai invece quando ho veramente provato una stretta al cuore? Quando hai descritto te stessa per eliminare qualsiasi dubbio, e chissà perchè, ti sei riassunta in una sola frase, oltretutto tra parentesi ("piuttosto alta, capelli lunghi, ricci e ribelli, occhiali...").
Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno. Y.

"Ti sei presentato come "uno sconosciuto" ma uno sconosciuto non potrebbe scrivermi in questo modo..."

Mi ha alquanto sorpreso che tu ti sia tanto arrabbiata per l'innocente proposta, la settimana scorsa, di chiamare i tuoi cari con dei nomi fittizzi. Hanno dei nomi veri (lo so) e non hai intenzione di inventargliene di nuovi per me (certamente).

"Che strano ti scrivo improvvisamente, come se già da vent'anni mi fossi abituata a stare in cucina, di notte, a chiacchierare con te."

Ma ti interessa ancora continuare la storia, dopo che mi sono descritto? Dì la verità: se proprio devi complicarti la vita con un assurdo legame romantico, non sarebbe meglio un cervo come si deve?

Basta, basta. A ogni mia parola mi umilio ancora di più. Per favore, prendi un foglio di carta e scrivi: sì o no. Non ho la forza ora per una lettera di spiegazioni dettagliata. Scrivi: mi dispiace, ho provato ad abituarmi a te, ci ho provato sul serio, ma non sono riuscita a superare i tuoi tumulti, i tuoi illusionismi.

Bum!
Allora adesso tocca a me?
Dopo aver fatto l'amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi intorno alle tue caviglie, come delle mollette, perchè tu non possa volar via la notte. Saremo come un'immagine su un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia io il torsolo.

P.s: Non credevo che avresti osato tanto.

Ed è stato stupendo sentire il tuo tono di meraviglia quando dici di essere felice ultimamente. E' la prima volta che questa parola compare nelle tue lettere. L'ho subito mandata ad analizzare in laboratorio e mi hanno confermato che si tratta proprio di felicità (sto solo cercando di capire come mai la tua felicità mi appaia ancora tanto triste). Ma oggi questa parola ha degli effetti anche su di me. Un'effervescienza interiore, non so. Forse perchè sono finalmente riuscito a rallegrarti?

O forse fai fatica ad accettare il fatto che non ti ho mai proposto un'avventura secondo lo stereotipo, nemmeno, vorrai scusarmi, una scopata. Forse è stato questo ad offendere la bambina-modello, la reginetta buona della classe che non si è mai lasciata andare, impedendo così che la sua fiamma divampasse.
Si è offesa terribilmente perchè (come allora?) un "maschio" apparso all'improvviso si interessa a lei solo come "amica" con cui parlare e confidarsi, non per sussurrarle nell'orecchio il suo amore e il suo desiderio.. Questo lo fa con qualcun'altra, con la biondina sfrontata della classe. Con la reginetta cattiva.
Che ne sai Myriam? Forse questo maschio a distanza di oltre vent'anni, comincia a sospettare che tu non sia tanto sincera quando affermi che no, non hai paura della passione, tutt'altro, la passione è il sale della tua vita.
Ma chi vuoi ingannare?

Per aiutarci l'un l'altro ad essere tutto quello e tutti coloro che siamo.

No, domani cadrà la pioggia e cancellerà tutto, mentre ora questa cosa sale e mi sommerge.

Mi sono sempre considerato un bambino difficile, complicato e cattivo, come tutti dicevano con un sospiro profondo, affermando una verità incresciosa con la quale occorreva, in qualche modo, convivere. Un bambino un pò anomalo, certo non quello che i suoi genitori avevano sperato. Un bambino che ogni giorno doveva mostrarsi comprensivo con loro, costretti a crescere una creatura tanto strana di cui vergognarsi...
Basta.
Senti, anche questa lettera mi porta.. voglio dire, non avrei mai pensato che saremmo arrivati a questo. Avrei voluto invece scrivere di te. Indovinarti, come tu hai indovinato me. Indovinarti donna e più ancora: bambina (comincia a sembrare un incontro tra pedofili). Ma forse non sono ancora capace. Non ne sono capace!

L'importante è che il mio nome ti illumini....

Mi ci sono voluti mesi per scoprire i fili invisibili del tuo umorismo. Un umorismo particolare, che si intrufola nelle tue lettere come fischiettando e con le mani in tasca.....
Senti, ti sei accorta che da quasi un minuto cerco di nascondere una felicità improvvisa e assurda?
Le lacrime hanno lo stesso sapore ma è come se sgorgassero da punti diversi...
Uno sbocco di felicità che non ha giustificazione nelle cose che ti ho raccontato- semmai nel fatto incredibile che te le ho raccontate.
All'erta! Allarme generale! Tutti i reparti! Fuga di felicità! Cercherò di individuare subito il guasto!

Ehi Myriam....
Non sai cosa mi hai dato!!! Da dove cominciare?
Così tante sensazioni fanno a pugni per essere la prima......

Se un giorno dovessimo fare l'amore, lo faremo piano come nel sonno. Vedo noi due come due feti che si cercano con movimenti lenti, a occhi chiusi.

Di nuovo notte.
Dove sono spariti i giorni?
Io mi dissolvo e tu divieni reale.

Ancora notte. Non trovo requie. Scrivo al buio raggomitolato su me stesso, circondato dall'incessante mormorio delle tue parole, dei tuoi pensieri, dei tuoi ricordi che mi giungono da luoghi e tempi diversi.
Un mormorio che scorre in me, mi penetra e poi esce, come acqua.

...una semplice riflessione, un pizzico di filosofia spicciola.
Forse, accostando e sfregando le pupille- come ho sognato una volta- sgorgheranno delle lacrime completamente diverse da quelle note a chi ne fa uso spesso. Intendo dire.... forse saranno più dolci del miele, prodotte da ghiandole lacrimali sussidiarie e nascoste di cui non conoscevamo l'esistenza. L'unico organo del corpo creato con la consapevolezza che mai, per tutta la vita, se ne farà uso. Un triste scherzo privato di Dio, che sapeva fin dall'inizio con chi aveva a che fare.
Perchè è possibile vincere la forza di gravità, ma non la forza di repulsione che l'anima esercita quando vede un'altra anima avvicinarsi ed esporsi.
Ho un tale bisogno di te in questo momento, Myriam. Vieni. Ti stenderai sul letto, accanto a me, ignorerai le voci e gli odori intorno a noi, e ti concentrerai solo su di me. Mi accoglierai dentro di te, mi accarezzerai in viso in silenzio, con pudore dirai: "Yair"....

Spalancherai una finestra. Essendo tu ad aprirla, il panorama cambierà. Sparirà la sala giochi qui sotto, spariranno i fili del bucato con gli asciugamani e le lenzuola lise. I bidoni dell'immondizia, i tubi, i ratti che corrono laggiù. Persino l'odore di lisoformio sparirà....

Guardami, Myriam, mi diverto a fantasticare. E sto un pò meglio. Non capisco come. Anche solo immaginare il tuo modo di parlare mi calma. E mi rende felice. Mi scorre nel corpo come una medicina, facendoti gorgogliare dentro di me. Non smettere. Non smettere di essere.

Scrivo te da quel punto nella mente. Mi concentro con tutte le mie forze su quel punto e tu sgorghi da lì. Come se ci fossero parole riservate ad una sola donna e non ad altre.

Se si fosse voltata mi avrebbe visto nella mia nudità, immerso fino al collo nella palude della mia infamia, la più fetida che ci sia.

Macchè dormire, chi vuole dormire? Non si viene a dormire qui, in questo tempo dell'eiaculazione.

Come conati di vomito, mi tornano in mente alcune delle cose che ti ho scritto in questi mesi, parole buttate giù quasi senza pensarci, ingenuamente, di getto, volgari e stupide. Con la crudeltà di un bambino che soffoca un uccellino....

Myriam, se provi ancora qualcosa per me, l'ombra di un sentimento, aiutami, non desistere. Ora sii per me il coltello.

Ho detto: "Nu, non va", e tu hai risposto: "Non importa, non uscire però, non adesso".
Ho chiesto con rabbia: "Va bene, ma fino a quando?", e tu hai mormorato come se parlassi nel sonno: "Finchè avremo paura."

"Ti irrita il fatto che io penetri nei tuoi pensieri?"
Ho risposto: "No, è stato stupendo: l'incontro di notte, per strada, è grazie a te che ho cominciato a sognare, che posso scrivere il tuo diario e sentire la tua voce dentro di me. Stupendo, bellissimo, ma ora voglio uscire, lo voglio davvero."

"Vieni mio diletto, giaci dentro di me"

Cosa augurarti? A dire il vero, dovrei augurarti te stessa, perchè tu sei il regalo più prezioso, più raro a cui possa pensare. Vorrei essere più coraggioso, per te.
No, voglio chiedere qualcosa di più grande, perchè accontentarsi? Voglio proprio esprimere un desiderio: vorrei che il tempo si fermasse e che quest'estate continuasse per sempre. Vorrei fuggire da me stesso, dalla mia morsa maledetta, per ritrovarmi improvvisamente altrove, davanti a te, perchè no? ma nuovo, libero, nudo. Anche solo per un giorno, per un'unica lettera, per un istante di libertà totale. Perchè no, davvero? Cosa valgo, altrimenti?

...ricomporre il viso con dei racconti....

Non ho più fiato ma l'ho detto, vero? L'ho fatto.
E allora? Magari bofonchieremo qualcosa di generico per vincere l'imbarazzo. Improvvisamente la cosa si è fatta spiacevole, vero? Qualcuno ha introdotto un soffio di realtà.

Se qualcuno mi irritava sul lavoro o per strada, pensavo a te, ripetevo il tuo nome e mi calmavo. Ma non ho mai incontrato una persona alla quale abbia desiderato affidare la mia anima.
Ci sono dei geni a cui vengono date le tessere di un puzzle con l'immagine di un pappagallo e loro ne ricavano un pesce. Io ti ho consegnato un parassita e tu hai ricomposto un uomo. Usando gli stessi pezzi ma migliorandone il risultato.

Non hai idea di quanto odio i libri in questo momento. Com'è che nessuno di loro, fra le migliaia che mi circondano può aiutarmi? E che nessuno di loro racconti la nostra storia? E che nessuno di loro abbia mai dato quello che mi hanno dato le tue lettere?

.....svelare a una persona qualcosa che non sa di se stessa è un grande dono d'amore.. Il più grande.

Non ricordo l'ultima volta che ho scritto a lume di candela. Di colpo cambia tutto. Viene voglia di scrivere altre parole, con una penna d'oca.

Negli ultimi giorni non riesco più a bere il caffè, chissà perchè. Forse perchè sei tu la mia caffeina.

"Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso."

Un pensiero che non mi abbandona mai: dove mi soprenderà la prima pioggia della stagione? A casa? Per strada? In classe, durante una lezione? E in che parte del corpo mi colpirà la prima goccia? Di notte l'orecchio è teso a cogliere ogni più piccolo rumore. Ma ci sono anche altre possibilità: rifiutare questa tortura. Non collaborare. Smettere di tormentare la ferita di questa attesa.
Alla lista delle cose perdute aggiungo stamattina, col cuore pesante: la libertà interiore.

Un altro giorno. Non ci sei. Non smetto di guardare il cielo. Come sei riuscito a trasformare il mondo intero in un'enorme morsa che, a poco a poco, si stringe intorno a me? Basta, basta, basta!

Mattino. Non ho scritto per due giorni. Provo un senso di sollievo incomprensibile. Tocco l'acqua gelida con la punta del piede: è sopportabile...

Leggere le righe che ho appena scritto. E' sopportabile.

Cosa succede ora? Succede che Y. si è trasformato nel mio coltello.

Sento dei passi all'esterno, salgono le scale verso la veranda. Yair, se mi rimane un altro desiderio voglio, chiedo, che tutte quelle migliaia di parole diventino corpo.

Con amore,
Myriam

Ho pensato: alla fine, come all'inizio, ci incontriamo nell'acqua, in una storia che lui ha scritto per noi.

See all notes on Che tu sia per me il coltello

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