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"Basterebbe la prossima volta che lo studente, che è un vigliacco, tocca mia madre, dargliene di santa ragione da non farlo più riprovare. Ma io non ho paura del suo potere, e gli altri non mi fanno questo piacere, perchè tutti hanno paura del suo potere. Solo un uomo come lei potrebbe farlo."
"Perchè proprio io?" disse K. stupito.
"Lei è un imputato no?" "Si"....

"Un mese fa chiesi l'ammissione di alcune prove alla mia causa, e aspetto una decisione"
"Sembra darsi molto da fare" disse K.
"Si, è la mia causa"
"Non tutti la pensano come lei, anch'io sono imputato, ma com'è vero Iddio, non ho chiesto nessuna ammissione di prova, nè ho intrapreso nulla del genere. Lei lo ritiene necessario?"
"Non so esattamente"

Il corpo voleva forse ribellarsi e preparargli un nuovo processo visto che aveva sopportato il vecchio facilmente? Non respinse del tutto l'idea di andare, alla prima occasione, da un medico, in ogni caso però, e su questo poteva decidere lui, avrebbe d'ora in avanti passato in modo migliore le mattine domenicali.

E K. non avrebbe lesinato, gli stava veramente a cuore liberare le guardie; poichè ormai aveva cominciato a combattere la corruzione di quel tribunale, era naturale che lo attaccasse anche da quella parte.

"Si zio è vero"
"Vero? Cos'è vero? Come può essere? Che processo è? Comunque non un processo penale vero"
"Un processo penale"
"E tu te ne stai seduto qui tranquillo con un processo penale sul collo?"
"Quanto più tranquillamente me ne sto, tanto migliore sarà l'esito. Non temere"
"Questo non può tranquillizzarmi. Josef, caro Josef, pensa a te ai tuoi parenti, al nostro buon nome! Sei stato fino ad oggi il nostro orgoglio, non puoi diventare la nostra vergogna!
Il tuo atteggiamento non mi piace, nessun imputato innocente che abbia ancora energie si comporta così. Dimmi subito di che si tratta affinchè possa aiutarti. Certamente si tratta della banca."
"No, però non parlare così forte caro zio, il commesso sta certamente origliando alla porta. Questo non mi piace. Piuttosto usciamo. Risponderò a tutte le tue domande meglio che potrò. So bene che devo render conto alla mia famiglia."

Il pensiero del processo non lo lasciava più.

la decisione di prendere in mano egli stesso al sua difesa gli si presentava più difficile di quanto non avesse creduto originariamente. Fintanto che aveva lasciato la difesa all'avvocato era stato solo sfiorato dal processo, lo aveva osservato a distanza e quasi poteva non essere toccato direttamente, aveva potuto controllare come voleva l'evoluzione della sua causa, ma aveva anche potuto tirarsi indietro quando aveva voluto.
Ora invece, se avesse condotto egli stesso la sua difesa, almeno per il momento si sarebbe dovuto esporre del tutto al tribunale; il risultato doveva certo essere in seguito la sua totale e definitiva liberazione, ma per ottenerla doveva comunque esporsi, per il momento, a un pericolo maggiore.

Del suo processo ho saputo qualcosa da un certo Titorelli. E' un pittore, Titorelli è solo il suo nome d'arte, il suo vero nome non lo conosco affatto....

Finalmente K. decise di revocare il mandato all'avvocato.

....gli costava fatica mantenere il suo prestigio in banca. Ogni ora che veniva sottratta all'ufficio lo preoccupava...

Ma alla gola di K. si strinsero le mani degli individui, mentre l'altro gli infilava il coltello nel cuore rigirandolo un paio di volte. Con gli occhi che si spegnevano K. vide ancora come gli uomini, vicini al suo viso, poggiati guancia a guancia, osservavano la conclusione.
"Come un cane!" disse, era come se la vergogna gli dovesse sopravvivere.

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