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Non poteva pentirsi ora di non essere- lui, bell'uomo di trentaquattr'anni, facile all'amore- innamorato della moglie, madre di cinque bambini vivi e di due morti, ch'era di un anno soltanto più giovane di lui. Si pentiva solo di non averlo saputo nascondere meglio alla moglie.

Bisogna vivere delle necessità della giornata, cioè cercare l'oblio. Cercarlo nel sogno non è più possibile, almeno fino a stanotte; non si può più tornare a quella musica che cantavano le donne-caraffe; perciò bisogna cercare l'oblio nel sogno della vita.

Aver delle opinioni per lui, che viveva in una certa società, con quel bisogno di una certa attività di pensiero che di solito si sviluppa negli anni della maturità, era così indispensabile come avere un cappello.

...e gli piaceva il suo giornale come il sigaro dopo il pranzo, per la lieve nebbia che produceva nella sua testa.

Tutti i membri di questa famiglia, particolarmente la metà femminile, gli apparivano coperti di un misterioso, poetico velo, e non solo egli non vedeva in loro nessun difetto, ma sotto quel poetico velo che li copriva supponeva i sentimenti più elevati e tutte le perfezioni possibili.

Ella era il sorriso che dava luce a tutto d'intorno.

Egli scese, rifuggendo dal guardarla a lungo, come si fa col sole, ma la vedeva, come il sole, anche senza guardarla.

Vronskij soddisfaceva tutti i desideri della madre: era molto ricco, intelligente, d'illustre famiglia, sulla strada d'una brillante carriera militare presso la Corte e un uomo incantevole. Non si poteva desiderare nulla di meglio.

Ci sono delle persone che, incontrando un loro antagonista, fortunato in qualsiasi cosa, sono pronte a distogliere lo sguardo da tutto quel che c'è di buono in lui, e a vedere in lui la sola parte cattiva; ci sono delle persone, al contrario, che desiderano soprattutto di trovare in questo antagonista fortunato delle qualità con cui egli le ha vinte, e cercando in lui, con un dolore pungente al cuore, la sola parte buona. Levin apparteneva a così fatte persone.

Col tatto abituale dell'uomo di mondo, con una sola occhiata all'aspetto esteriore di questa signora Vronskij giudicò in modo certo che ella apparteneva all'alta società. Egli si scusò e stava per andare alla vettura, ma provò la necessità di guardare ancora una volta, non perchè ella fosse molto bella, non per quell'eleganza e quella grazia modesta che si vedevano in tutta la sua persona, ma perchè nell'espressione del volto leggiadro, quand'ella gli era passata vicino, c'era qualcosa di particolarmente carezzevole e tenero.

In questo breve sguardo Vronskij fece a tempo a notare l'animazione rattenuta che balenava sul volto di lei e svolazzava tra gli occhi scintillanti e il sorriso appena percettibile che incurvava le sue labbra vermiglie. Come se un'abbondanza di qualcosa colmasse talmente il suo essere, da esprimersi all'infuori della sua volontà, ora nello scintillio dello sguardo, ora nel sorriso.
Ella aveva spento deliberatamente quella luce nei suoi occhi, ma essa splendeva a suo malgrado nel sorriso appena percettibile.

Adesso aveva capito che Anna non poteva vestirsi di lilla e che il suo fascino consisteva appunto nel fatto che ella emergeva sempre fuori dal suo abbigliamento e che l'abbigliamento non poteva essere notato addosso a lei.

Ma malgrado questo aspetto di farfalla attaccatasi or ora ad un filo d'erba e pronta da un momento all'altro ad aprire nel volarsene via le ali iridate, una tremenda disperazione stringeva il suo cuore.

E sul volto di Vronskij, sempre così fermo e indipendente, ella vedeva quell'espressione di sperdutezza e di sottomissione che l'aveva stupita, simile all'espressione di un cane intelligente quand'è colpevole.

In primo luogo, da quel giorno egli decise che non avrebbe più sperato una felicità straordinaria, come gliela doveva dare il matrimonio, e in conseguenza di ciò non avrebbe tanto disdegnato il presente. In secondo luogo, egli non si sarebbe mai più permesso di lasciarsi trascinare dalla sconcia passione, il cui ricordo l'aveva tormentato tanto quand'era in procinto di fare la proposta di matrimonio.

Levin ricordava appena sua madre. Il pensiero di lei era stato sempre un caro ricordo per lui, e la sua futura moglie avrebbe dovuto essere nella sua immaginazione, una ripetizione di quel delizioso, santo ideale di donna, che era stata sua madre.
L'amore per la donna non solo non poteva immaginarselo senza il matrimonio, ma egli prima s'immaginava la famiglia e poi quella donna che gli avrebbe data la famiglia.

Anna Arkadjevna leggeva e capiva, ma le dispiaceva di leggere, cioè di seguire i riflessi della vita di altre persone. Aveva troppa voglia di vivere lei stessa

Ella aprì lo sportello. La tempesta e il vento le si precipitarono incontro e litigarono con lei per lo sportello. E questo le sembrò allegro. Aprì lo sportello e uscì. Il vento pareva che aspettasse soltanto lei: cominciò a fischiare gioiosamente e voleva prenderla e portarla via, ma ella con una mano si aggrappò a una fredda colonnina e, trattenendo il fazzoletto, scese sulla banchina e passò dietro la vettura. Il vento era forte sulla scaletta, ma sulla banchina dietro alle vetture c'era calma. Con delizia, a pieni polmoni ella aspirava la nervosa aria gelata, e stando ritta accanto alla vettura, esaminava la banchina e la stazione illuminata.

Non aveva bisogno di domandare perchè egli fosse lì. Lo sapeva con altrettanta certezza come se egli le avesse detto che era lì per essere dov'era lei.

-Non sapevo che foste in viaggio anche voi. Perchè siete in viaggio?- ella disse abbassando la mano con cui stava per aggrapparsi alla colonnina. E un'incontenibile gioia e animazione splendeva sul suo volto.

-Perchè sono in viaggio?- egli ripetè, guardandola proprio negli occhi - Lo sapete, sono in viaggio per essere là dove siete voi - diss'egli - Non posso altrimenti.

E nello stesso tempo, come se avesse sormontato degli ostacoli, il vento fece cadere la neve dai tetti delle vetture, mulinò una lastra di ferro strappata, e davanti lamentosamente e cupamente ruggì il fischio grave della locomotiva.
Tutto l'orrore della tempesta le parve ancora più magnifico adesso. Egli aveva detto proprio quello che desiderava l'anima di lei, ma che ella temeva con la sua ragione. Ella non rispondeva nulla, e sul suo volto egli vedeva la lotta.

Egli si sentiva un re, non perchè credesse di aver prodotto un'impressione su Anna, - egli non ci credeva ancora - ma perchè l'impressione che ella aveva prodotto su di lui gli dava felicità e orgoglio.

Per la prima volta Vronskij capì che il marito era una persona legata a lei. Sapeva che ella aveva un marito, ma non credeva nella sua esistenza, e ci credette completamente soltanto quando lo vide, con la sua testa, le spalle, e le gambe nei pantaloni neri; in particolar modo quando vide come questo marito, con un senso di proprietà prese tranquillamente la mano di lei.

Ma la contessa Lidija Ivanovna, che si interessava di tutto quel che non la riguardava, aveva l'abitudine di non ascoltare mai quello che la interessava...

Nel suo mondo di Pietroburgo tutte le persone si dividevano in due qualità, perfettamente opposte.
Una qualità, quella inferiore: le persone triviali, stupide e, soprattutto, buffe, che credevano che un solo marito dovesse vivere con la sola moglie con cui era sposato, che la ragazza dovesse essere innocente, la donna pudica, l'uomo virile, temperato e fermo, che bisognasse educare i figlioli, guadagnarsi il pane, pagare i debiti e svariate sciocchezze del genere.
Questa era la qualità delle persone fuori di moda e buffe.
Ma c'era un'altra sorta di persone, per davvero, a cui essi tutti appartenevano, e per far parte della quale bisognava soprattutto essere elegante, magnanimo, coraggioso, allegro, darsi a qualsiasi passione senz'arrossire e ridere di tutto il resto.

- Ma matrimoni per riflessione noi chiamiamo quelli quando tutti e due hanno già fatto i pazzi.
E' come la scarlattina, bisogna passarci.

-Allora bisogna imparare a inoculare artificialmente l'amore, come il vaiolo.

Ella gli tese la mano e con passo svelto, elastico, passò vicino al portinaio e scomparve nella carrozza.
Lo sguardo di lei, il contatto della sua mano lo bruciarono. Baciò la propria palma nel punto dove ella l'aveva toccato, e andò a casa felice, con la consapevolezza di essersi in quella sera avvicinato al raggiungimento del suo fine più che non negli ultimi due mesi.

Ella aspettò a lungo immobile e già l'aveva dimenticato. Pensava all'altro, lo vedeva e sentiva come il cuore a questo pensiero le si empiva di agitazione e di gioia colpevole.

Intanto venne la primavera, bellissima, amichevole, senza l'aspettazione e gli inganni della primavera, una di quelle rare primavere di cui si rallegrano insieme le piante, le bestie e le persone.

La primavera è il tempo dei progetti e dei propositi.

"Per addormentarsi bisogna lavorare, e per divertirsi bisogna pure lavorare."

Ella era una donna per bene, che gli aveva donato il proprio amore, e lui l'amava, e perciò ella era per lui una donna degna dello stesso e anche di maggior rispetto che una moglie legittima.
Egli si sarebbe lasciato tagliare una mano prima di permettersi non solo di offenderla con una parola, con un allusione, ma anche di non mostrarle tutto il rispetto su cui può fare assegnamento una donna.

I rapporti con la società erano chiari anch'essi.
Tutti potevano saperlo, sospettarlo, ma nessuno doveva osar parlare.

"...le donne sono la principale pietra d'inciampo nell'attività dell'uomo. E' difficile amare una donna e fare qualcosa. Per questo c'è soltanto un mezzo di amare con comodità e senza ostacolo.
E' il matrimonio."

- Ho bisogno di non incontrare qui quell'uomo e che voi vi comportiate in modo che nè il mondo, nè la servitù non possano accusarvi... che non lo vediate. Mi pare che non sia molto.
E in compenso di questo godrete dei diritti di una moglie onesta, senza adempierne i doveri. Ecco tutto quello che ho da dirvi. Adesso per me è tempo d'andar via... -

Egli la guardava, come l'uomo guarda il fiore da lui strappato e appassito, in cui riconosce con difficoltà la bellezza per la quale l'ha strappato e rovinato. E, malgrado questo, egli sentiva che allora, quando il suo amore era più forte, poteva, se l'avesse voluto fortemente, strappare quell'amore dal proprio cuore; ma adesso, quando, come in questo momento, gli sembrava di non sentir amore per lei, sapeva che il suo legame con lei, poteva essere spezzato.

...c'è meno delizia nella vita, quando pensi alla morte, ma s'è più tranquilli.

- Perdonare non posso, e non voglio, e lo stimo ingiusto. Per questa donna ho fatto tutto, e lei ha calpestato tutto nel fango, che le è proprio.
Io non sono un uomo cattivo, non ho mai odiato nessuno, ma lei la odio troppo per tutto il male che mi ha fatto!

"La libertà? Perchè la libertà? La felicità è solo nell'amare e desiderare, pensare coi suoi desideri, coi suoi pensieri, cioè nessuna libertà, ecco la felicità!"

Il bisogno di vita, aumentato dalla guarigione, era così forte e le condizioni di vita così nuove e piacevoli, che Anna si sentiva imperdonabilmente felice. Quanto più imparava a conoscere Vronskij, tanto più lo amava. Lo amava per lui stesso e per il suo amore per lei. Il pieno possesso di lui era la sua gioia continua. La vicinanza di lui le era sempre piacevole. Tutti i tratti del suo carattere, che ella imparava a conoscere sempre di più, le erano inesprimibilmente cari. L'aspetto esteriore di lui, mutandosi col vestito borghese, era attraente per lei come per una giovane innamorata.
In tutto quello che egli diceva, pensava e faceva, ella vedeva qualcosa di particolarmente nobile ed elevato. Il proprio entusiasmo dinanzi a lui spesso spaventava lei medesima: cercava e non poteva trovare nulla in lui che non fosse bellissimo.

La contessa Lidija Ivanovna aveva cessato da lungo tempo d'essere innamorata del marito, ma da allora non aveva mai cessato d'essere innamorata di qualcuno. Le accadeva di essere innamorata di parecchi insieme, e di uomini, e di donne; le accadeva di essere innamorata di quasi tutte le persone che si distinguevano in qualche modo.

"Con una moglie si hanno preoccupazioni, con una che non è moglie è peggio ancora."

Il rispetto l'hanno inventato per nascondere il posto vuoto dove dev'essere l'amore.

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