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....due ore vuote erano una fistola che generava infezioni.
...in tutta la casa risuonava un campanello d'allarme che nessuno poteva udire eccetto Alfred e Enid. Era il campanello d'allarme dell'ansia.

Ma la poltrona? La poltrona era un monumento e un simbolo, e non si poteva separarla da Alfred. Si poteva soltanto spostarla, quindi andò nel seminterrato, e Alfred la seguì. E così in casa Lambert, come a St. Jude e nell'intera nazione, la vita si trasferì sottoterra.

Chiunque li avesse visti distogliere lo sguardo dai newyorchesi scuri di capelli che li superavano di corsa, chiunque avesse scorto il cappello di paglia di Alfred stagliarsi all'altezza del grano dello Iowa del Labor Day, o la lana gialla dei pantaloni tesi sull'anca sporgente di Enid, avrebbe capito che venivano dal Midwest e che erano intimoriti.
Ma per Chip Lambert, che li aspettava oltre il controllo bagagli, erano due killer.

Enid restava indietro, concentrata sull'anca dolorante. Era un pò ingrassata e forse era calata di statura dall'ultima volta che Chip l'aveva vista. Era sempre stata graziosa, ma Chip non vedeva altro che la sua personalità, e neppure guardandola da vicino riusciva a capire che aspetto avesse.

Per un momento Chip pensò che suo padre fosse diventato un simpatico vecchio sconosciuto; ma sapeva che Alfred, sotto sotto, era un uomo che urlava e puniva.

.... Enid cominciò a tempestarla di domande nelle quali Chip, che li seguiva con i bagagli, riconobbe sottesi e priorità.
- Abiti in città?- disse Enid (Non convivi con nostro figlio, vero?)
- E lavori in città anche tu?- (Quanto guadagni? Non appartieni a una famiglia aliena, snob e danarosa della costa orientale?)
- Sei cresciuta qui?- (O vieni da uno stato al di là degli Appalachi, dove la gente è cordiale, pratica e presumibilmente non ebrea?)
- Oh, e la tua famiglia è ancora nell'Ohio?- (O forse i tuoi genitori hanno compiuto la scelta moderna e moralmente discutibile di divorziare?)
- Hai fratelli o sorelle?- (Sei una figlia unica viziata o una cattolica con miriadi di fratelli?)

....Alfred, il quale era assorto nel seguente problema esistenziale: se, come una piantina di frumento che spunta dalla terra, il mondo si evolve nel tempo sommando strati su strati di cellule, accumulando gli istanti l'uno sull'altro, afferrare il momento più recente non dava la garanzia di poter afferrare anche il successivo.

La malattia ledeva il suo senso del possesso. Quelle mani tremanti appartenevano a lui, eppure si rifiutavano di obbedirgli. Erano come bambini cattivi. Creature irragionevoli, egoiste e capricciose. Più i suoi ordini erano severi, meno li ascoltavano, e più diventavano patetiche e incontrollabili. Era sempre stato sensibile alla riluttanza dei bambini a comportarsi come adulti.
L'irresponsabilità e la mancanza di disciplina erano la sua dannazione, e l'aver contratto una inopportuna malattia che induceva il suo corpo a disobbedirgli era un altro esempio della logica diabolica che lo perseguitava.

Gli sforzi che fece per dimostrare di saper stare allegramente al gioco, per obbedire ad Alfred e ricevere cordialmente il genero di mezza età senza dire una parola sulla sua religione, non fecero che accrescere la vergogna e la rabbia che provò cinque anni dopo, quando Denise ed Emile divorziarono e lei dovette dare anche quella notizia ai suoi amici. Dopo che aveva attribuito tanta importanza a quel matrimonio e aveva lottato così duramente per accettarlo, le sembrava che Denise avrebbe potuto perlomeno rimanere sposata.

L'universo era meccanicistico: il padre parlava, il figlio reagiva.

Era chiaro che il ragazzo era pronto a spendere qualsiasi importo di valuta verbale svalutata per comprare il consenso del padre.

....ovunque guardasse vedeva la decadenza dell'entropia.

Se dobbiamo per forza vedere i tuoi genitori, sarà sul nostro terreno. Proprio come avevi promesso che avremmo sempre fatto.

Un cuscino di triste oscurità si era posato sul cervello di Gary.

semplicemente geniale!

oltre a inclinarsi, la nave tremava. C'era un fremito nella struttura della Gunnar Myrdal, un'incessante vibrazione nel pavimento., nel letto e nelle pareti rivestite di betulla. Un tremito sincopato così insito nella nave, e così simile al Parkinson per il mondo in cui cresceva senza mai accennare a diminuire, che Alfred aveva localizzato il problema dentro di sè finchè non gli era capitato di sentirne parlare dai passeggeri più giovani e sani di lui.

Ora dormiva, in silenzio, come se stesse fingendo. Il sonno di Alfred era una sinfonia di singulti, fischi e suoni strozzati, un'epopea della ronfata. Enid era un haiku. Restava immobile per ore e poi spalancava gli occhi come se avesse premuto un interruttore. Talvolta, nell'alba di St. Jude, nel lungo minuto che la radiosveglia impiegava per sostituire una cifra, l'unica cosa che si muoveva nella casa era l'occhio di Enid.
La mattina del concepimento di Chip, Alfred aveva soltato creduto che Enid facesse finta di dormire, ma quando era stata concepita Denise, sette anni più tardi, Enid fingeva sul serio. Alfred, raggiunta la mezza età, l'aveva spinta a quei veniali sotterfugi. Dopo i primi dieci anni di matrimonio si era trasformato in uno di quei predatori troppo civilizzati di cui si sente parlare negli zoo, la tigre del Bengala che non ricorda più come si uccide, il leone impigrito dalla depressione. Per attirarlo, Enid doveva essere una carcassa immobile e incruenta. Se si dimostrava, allungando una mano o mettendo la coscia sopra a quella di Alfred, lui la spingeva via e nascondeva la faccia; se si azzardava a uscire dal bagno nuda, Alfred distoglieva lo sguardo come imponeva la Regola Aurea di chi per primo odiava farsi vedere senza vestiti.
Solo la mattina presto aprendo gli occhi davanti alla piccola spalla bianca di Enid, Alfred si avventurava fuori dalla tana. L'immobilità e la discrezione di quel corpo, il suo respiro lento, la sua pura vulnerabilità di oggetto lo spingevano all'assalto.....

..... E lei, sentendo quella zampa felpata sulle costole e quel respiro famelico sul collo, si accasciava con l'istintiva rassegnazione della preda ("Ammazzami e facciamola finita"), anche se in realtà la sua era una passività calcolata, perchè sapeva che la passività lo eccitava. Lui la prendeva come un animale, e in un certo senso era così che lei voleva essere presa: in una muta e reciproca intimità di violenza. Enid non apriva nemmeno gli occhi.
Spesso non si voltava neppure dal fianco su cui era sdraiata, ma si limitava ad allargare l'anca, sollevando il ginocchio con un riflesso vagamente proctologico. Poi, senza mostrarle la faccia, Alfred se ne andava in bagno, da dove emergeva, lavato e sbarbato, per trovare il letto già fatto e sentire la caffettiera gorgogliare al piano di sotto.
Dal punto di vista di Enid poteva essere stato un leone a straziarla voluttuosamente, e non suo marito; o forse le era entrato nel letto uno degli uomini in uniforme che avrebbe dovuto sposare.
Non era una vita meravigliosa, ma una donna poteva nutrirsi di illusioni e del ricordo (che ora, stranamente, sembrava a sua volta un'illusione) dei primi anni, quando Alfred era pazzo di lei e la guardava negli occhi. La cosa più importante era mantenere il silenzio. Se non si parlava mai dell'atto, non c'era motivo di smettere di compierlo finchè non era incinta di nuovo e persino dopo la gravidanza non c'era motivo di ricominciare, purchè non lo si menzionasse mai.

Negli occhi di tutte le vicine leggeva la tacita domanda: Ma Al, la faceva sentire super-speciale in quel modo speciale? Non appena era di nuovo visibilmente incinta, poteva fornire una tacita risposta. I cambiamenti del suo corpo erano inconfutabili, e Enid immaginava così vividamente le conclusioni lusighiere della sua vita amorosa che Bea, Esther e Honey potevano trarre da quei cambiamenti, che ben presto cominciò a trarle a sua volta.

E sì, Al le aveva chiesto di spostare i barattoli e le riviste e probabilmente c'era una parola per definire il modo in cui Enid aveva schivato quegli oggetti negli ultimi undici giorni, spesso rischiando di inciampare; forse una parola psichiatrica di molte sillabe o forse una parola semplice come "dispetto". Ma le sembrava che lui le avesse chiesto di fare più di "una cosa" mentre era via. Le aveva anche chiesto di preparare tre pasti al giorno per i ragazzi, di vestirli e leggere loro ad alta voce e di curarli mentre erano malati, e di stirargli le camicie; e tutto questo senza darle in cambio nemmeno un bacio o una parola gentile. Tuttavia, se cercava di ottenere un riconoscimento di quelle fatiche, Al si limitava a chiederle chi aveva faticato per pagare la casa; il cibo e la biancheria. Non importa se il lavoro lo appagava tanto che non aveva bisogno dell'amore di Enid, mentre le faccende domestiche erano così noiose che lei aveva doppiamente bisogno dell'amore di Alfred. Secondo qualsiasi calcolo razionale, il lavoro di Alfred annullava quello di Enid.
Forse, a voler essere giusti, dato che lui le aveva chiesto di fare "una cosa" extra, avrebbe potuto chiedergli a sua volta di fare "una cosa" extra.
Avrebbe potuto chiedergli di telefonare almeno una volta, per esempio. Ma lui avrebbe obiettato che "qualcuno potrebbe inciampare in quelle riviste e farsi male", mentre nessuno sarebbe inciampato nella sua telefonata mancata, nessuno si sarebbe fatto male per quello. E addebitare telefonare interurbane all'azienda significava abusare del rimborso spese ("hai il numero dell'ufficio in caso di emergenza"), e così una telefonata era troppo costosa per il bilancio famigliare, mentre portare la spazzatura nel seminterrato non costava nulla, e quindi lei aveva...

...sempre torto, e trovava demoralizzante restare eternamente nel sotterraneo della propria colpa, sempre in attesa che qualcuno avesse pietà di lei, e perciò non c'era proprio da meravigliarsi che quel giorno avesse comprato gli ingredienti per la Cena della Vendetta.

Alfred udì il sospiro e immaginò che avesse a che fare con "il bucato" e con "incinta di quattro mesi". Tuttavia, sua madre aveva guidato con pariglia di cavalli da tiro in un campo di otto ettari quando era incinta di otto mesi, quindi non si sentiva particolarmente comprensivo.

I ragazzi raggiunsero il seminterrato nel minor tempo possibile senza correre (proibito, in casa), mollarono i teli di spugna bagnati in lavanderia, e trovarono il padre nel laboratorio. La loro indole li avrebbe spinti ad abbracciarlo, ma quell'indole era stata corretta. Rimasero in piedi ad aspettare come subordinati, che il capo parlasse.

Alfred osservò con gravità i due subordinati. Aveva sempre avuto problemi a fraternizzare.
- Avete aiutato vostra madre in cucina?- disse.

Alfred si metteva in bocca un pezzo di Vendetta dopo l'altro, masticando in fretta e ingoiando meccanicamente, dicendo a se stesso che aveva sopportato di peggio.

Dal ricevitore giunsero l'umidità e il trambusto domestico, il calore e la confusione di casa Meisner.

Le cose che si scoprivano su se stessi allevando i figli non erano sempre piacevoli o allettanti.

Ascoltò i rimbalzi della pallina, i gemiti esagerati e le stridule grida d'incoraggiamento di sua madre ("Oo, bel colpo, Gary!"). Il rumore di qualcun altro che giocava a ping -pong era peggio delle sculacciate e persino del fegato. Solo il silenzio era accettabile, nella sua potenziale eternità. Il rumore della partita a ping -pong continuò fino ai ventun punti e poi finì; finirono due, poi tre partite, e per quelli che giocavano andava tutto bene perchè si erano divertiti, ma per il bambino che sedeva a tavola al piano di sopra non andava bene per niente. Si era immerso nei rumori del gioco, riponendovi le proprie speranze al punto da desiderare che non finissero mai. Ma finirono, e lui era ancora a tavola, ed era passata mezz'ora. La serata si stava consumando nella futilità sarebbe stato il chiodo fisso della sua vita.
Un'attesa monotona e poi una promessa infranta, la sgomenta comprensione di quanto fosse ormai tardi.
Quella futilità aveva per così dire un aroma.

Il sapore della sofferenza autoinflitta, di una sera sciupata per dispetto, arrecava strane soddisfazioni. Gli altri non erano abbastanza reali da essere responsabili dei suoi sentimenti.
Restavano solo lui e il suo rifiuto. E come l'autocommiserazione, o come il sangue che riempie la bocca quando viene tolto un dente - i succhi salati e ferrosi che si ingoiano e ci si concede di assaporare - il rifiuto aveva un gusto a cui si poteva fare l'abitudine.
Nel laboratorio sotto la sala da pranzo, Alfred sedeva nel buio con la testa china e gli occhi chiusi. Aveva tanto desiderato restare solo e l'aveva reso odiosamente chiaro a tutti quanti, ma adesso che si era finalmente rinchiuso se ne stava lì seduto sperando che qualcuno venisse a disturbarlo. Voleva che quel qualcuno vedesse quanto soffriva. Anche se era stato freddo con lei, gli sembrava ingiusto che lei lo fosse con lui, che potesse giocare felicemente a ping -pong e strascicare i piedi davanti alla porta senza mai bussare per chiederegli come stava.

Ogni giorno si sforzava di ripulire la dizione, lisciare le maniere e sbiancare i princìpi dei bambini, e tutti i giorni affrontava un'altra pila di biancheria sporca e sgualcita.

La spossatezza aumentò quando salì al piano di sopra. La cucina e la sala da pranzo risplendevano di luce, e gli parve di vedere un bambino accasciato sul tavolo, con la faccia sulla tovaglietta. La scena era così sbagliata, così piena di disgustosa Vendetta, che per un momento Alfred credette sinceramente che il bambino al tavolo fosse un fantasma della sua infanzia.

Sembrava che Chipper, dopotutto, avesse preso un boccone di ogni cosa come da contratto, presumibilmente con grande sacrificio personale, e che fosse stato messo a letto senza il meritato dessert.

Ciò che rendeva possibile la correzione era anche ciò che la condannava all'insuccesso

.... Alfred aprisse gli occhi sul fatto che
a) il sonno era una donna e
b) questa donna portava una consolazione che lui non era costretto a rifiutare

Il sonno era la ragazza ideale e lavoro-compatibile che avrebbe dovuto sposare per prima cosa. Perfettamente sottomessa, infinitamente comprensiva e così rispettabile che si poteva portarla in chiesa e ai concerti sinfonici e al St. Jude Repertory Theater. Non lo teneva mai sveglio con le sue lacrime. Non gli chiedeva mai niente, e in cambio di niente, gli dava tutto ciò che gli serviva per affrontare una lunga giornata di lavoro. Nella loro relazione non c'era disordine, non c'erano baci romantici, nè disperazioni, secrezioni o vergogna. Poteva tradire Enid nel suo stesso letto senza darle uno straccio di prova legalmente valida, e finchè non avesse sbandierato la propria relazione al punto da appisolarsi alle cene con gli amici, Enid l'avrebbe tollerata, come hanno sempre fatto le mogli sensate, e quindi la sua era un'infedeltà di cui, col passare dei decenni, non dovette mai rendere conto...

Stringendo la sua mano, Enid si sentì sposata, e grazie a ciò, collegata all'universo e riconciliata con la vecchiaia, ma non potè fare a meno di pensare a quanto le sarebbe piaciuto stringere quella mano nei decenni in cui Alfred aveva camminato un passo o due davanti a lei.
Ora la sua mano era bisognosa e sottomessa. Persino quel tremito che alla vista sembrava violento, al tatto si rivelava lieve come una piuma. Tuttavia, Enid sentiva che quella mano avrebbe ripreso ad agitarsi non appena l'avesse lasciata.

Quando intuiva che la famiglia non era l'argomento di conversazione preferito del suo interlocutore, Enid aveva l'abitudine di mettere implacabilmente il dito nella piaga. Avrebbe preferito morire piuttosto di ammettere che i suoi figli l'avevano delusa, ma sentir parlare dei figli deludenti degli altri - divorzi squallidi, abusi di stupefacenti, investimenti sbagliati - la faceva sentire meglio.

Alfred stava ricordando le sere in cui sedeva al piano di sopra con in braccio i suoi figli, o sua figlia, le teste umide e profumate di sapone dure contro le costole mentre leggeva loro Black Beauty o Le cronache di Narnia. Come il solo suono della sua voce, la sua palpabile risonanza, li facesse addormentare. Quelle erano sere, e ce n'erano state centinaia forse migliaia, in cui nulla di così traumatico da lasciare il segno era accaduto al nucleo famigliare. Sere di semplice intimità alla vaniglia, sulla poltrona di pelle nera; dolci sere di dubbio fra notti di squallida certezza.
Gli venivano in mente adesso, quei controesempi dimenticati, perchè alla fine, quando si stava cadendo in acqua, l'unica cosa solida a cui aggrapparsi erano i figli.

A St. Jude era la stagione dei tuoni. L'aria odorava di violenza messicana, di uragani o di colpo di stato.

Enid ebbe il presentimento che la famiglia che aveva cercato di riunire non fosse più quella che ricordava, e che quel Natale non sarebbe stato affatto come quelli di un tempo. Ma fece del suo meglio per adattarsi alla nuova realtà.

- Mamma, - disse - Vorrei che non nutrissi troppe speranze riguardo a Chip.
- Mi sembrava di aver sentito chiudere la portiera di una macchina.

che tristezza!

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