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L'esecuzione perfetta non è ancora stata realizzata. Perché secondo te?
-Non lo so,- rispondo.
-Perché è la sonata in sé che è imperfetta. Schumann, che pure apprezzava profondamente l'opera di Schubert, la definì "di una noia celestiale".

E' per questo che ascolto spesso Schubert quando guido. Come ti ho già detto, si tratta nella maggior parte dei casi di esecuzioni imperfette da vari punti di vista. Un’imperfezione di qualità, intensa, può stimolare la coscienza e destare l’attenzione. Se uno mentre guida ascolta musiche di ineguagliabile perfezione eseguite con altrettanta perfezione, è probabile che gli venga voglia di addormentarsi e morire così, io invece, ascoltando la sonata in re maggiore, riesco a cogliervi i limiti dell’attività umana. E imparo che un certo tipo di perfezione è raggiungibile solo attraverso un’infinita accumulazione di imperfezioni. Io lo trovo incoraggiante, capisci cosa voglio dire?

-Io ingarbuglio volutamente il discorso,- ripeté Oshima, come sottolineando le parole dell'altra.
-Vorrebbe negarlo?
-Red herring,- risponde Oshima.
[..]
-Red herring è un'espressione inglese. Si usa per indicare qualcosa di molto interessante, ma che svia dal tema principale. Arringhe rosse. Purtroppo nella mia ignoranza non ne conosco l'etimologia.

"Il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero, ogni percezione è già ricordo."
[Henri Bergson]

-Non ho nome.
-Dev'essere un bel problema, vivere senza nome.
-Niente affatto. Sin dall'inizio, non ho nè nome nè forma.
-Come le scoregge.

-Perché naturalmente?- chiedo
-Perché chi è innamorato cerca la propria metà perduta. Quindi, pensando alla persona che si ama si prova sempre una certa tristezza. E' come ritornare in una stanza che si è perduta in un tempo lontano e che suscita una nostalgia struggente. E' naturale.

-Quando componeva, Haydn indossava sempre abiti formali e si metteva una gran parrucca incipriata.
Lo guardo stupito.
-Haydn?
-Se non lo faceva, non riusciva a comporre.
-Perché?
-Non ne ho idea. E' un problema fra Haydn e la sua parrucca. Gli altri non possono capire. Penso sia impossibile da spiegare.

Accende il motore, lo spegne, resta un attimo così, come se stesse riflettendo, poi mette di nuovo in moto, ed esce dal parcheggio. Ma quel breve intervallo, tra il momento in cui ha spento il motore e quello in cui lo ha riacceso, ti ha fatto sentire terribilmente triste. Quel piccolo spazio vuoto ti si è insinuato dentro come la nebbia che sale dal mare. Si è fermato dentro di te a lungo. E infine è diventato una parte di te.

L'unica vista era sul retro dell'edificio che scorgeva a fianco dell'albergo. Un edificio molto squallido dove gente squallida passava squallidamente i suoi giorni impegnata in un lavoro assai squallido. Quel genere di edificio tetro e miserabile che si trova nelle strade di tutte le città del mondo e sulla cui descrizione Dickens si sarebbe potuto dilungare per almeno dieci pagine.

-Forse per te quello zaino è il simbolo della libertà,- dice.
-Forse,- dico io.
-Può darsi che avere in mano il simbolo della propria libertà dia una felicità superiore a quella di possedere la libertà vera.
[...]
-Forse,- ripeté rassegnato. -Forse, Tamura Kafka, sono pochissimi a desiderare davvero la libertà. Pensano solo di desiderarla. E' un'illusione. Se tutti ricevessero in dono la libertà, la maggior parte la vivrebbe come un problema. Cerca di tenerlo a mente: alla maggior parte degli uomini la libertà non piace affatto.

Ragionare normalmente su cose che non sono normali per niente, è uno spreco di tempo.

E' questa la chiave dell'intero romanzo.

"Il colonello nella colla caracolla, la colonella con la canna si incolonna".

Il confine tra l'oggi e il domani, il domani e il dopodomani, è labile: il tempo è come una nave senza ancora, trasportata qua è là dalla corrente.

Per lui l'arte e la giusta espressione delle passioni erano le cose più sublimi al mondo, e semmai erano il potere e la ricchezza a doversi inchinare a esse.

Per Beethoven

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