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Passo gran parte del tempo nell’Himalaya e godo enormemente di non avere scadenze tranne quelle della natura: il buio è l’ora di andare a letto, la luce l’ora di alzarsi. Dove abito, in un posto isolato a due ore di macchina dal primo centro abitato, più di un’ora a piedi attraverso una foresta di rododendri giganti, non c’è né luce né telefono e così non ho distrazioni tranne quelle piacevolissime degli animali, degli uccelli, del vento e delle montagne. Ho perso l’abitudine di leggere i giornali e, anche quando vengo il Europa, ne faccio volentieri a meno: le storie si ripetono e mi pare di averle lette già anni fa, quando erano scritte meglio. |
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Sono arrivato alla mia età senza mai aver voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non ha una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, né a quella dei cacciatori né a quella per la protezione degli animali. Non perché non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perché qualunque organizzazione mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perché ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta per l’uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. |
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Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo di un pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo. Duemilacinquecento anni fa un indiano, chiamato poi “illuminato”, spiegava una cosa ovvia: che “l’odio genera solo odio” e che “l’odio si combatte solo con l’amore”. Pochi l’hanno ascoltato. Forse è venuto il momento. |
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