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L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.

Uno non sa cosa sia la sete fin quando non beve per la prima volta.

"Tutto è racconto, Martín. Quello che crediamo, quello che conosciamo, quello che ricordiamo e perfino quello che sogniamo. Tutto è racconto, narrazione, una sequenza di eventi e personaggi che comunicano un contenuto emotivo. Un atto di fede è un atto di accettazione, accettazione di una storia che ci viene raccontata. Accettiamo come vero solo quello che può essere narrato."

[...] il problema sta nel fatto che l'uomo è un animale morale abbandonato in un universo amorale e condannato a un'esistenza finita e senza altro significato che quello di perpetuare il ciclo naturale della specie. E' impossibile sopravvivere in uno stato prolungato di realtà, almeno per un essere umano. Passiamo buona parte della nostra vita a sognare, soprattutto quando siamo svegli.

"Sa qual è il bello dei cuori infranti?" [...] "Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono solo graffi".

"Ogni religione organizzata, con scarse eccezioni, ha come pilastro fondamentale il soggiogamento, la repressione, l'annullamento della donna nel gruppo. La donna deve accettare il ruolo di presenza eterea, passiva e materna, mai di quello di autorità o di indipendenza, oppure ne paga le conseguenze. Può avere un posto d'onore tra i simboli, ma non nella gerarchia. La religione e la guerra sono affari maschili. E, comunque, la donna finisce a volte per diventare complice ed esecutrice del suo stesso soggiogamento."

Niente ci fa credere più della paura, della certezza di essere minacciati. Quando ci sentiamo vittime, tutte le nostre azioni e le nostre credenze vengono legittimate, per quanto discutibili siano. [...] Il primo passo per credere è la paura. La paura di perdere la nostra identità, la nostra condizione o le nostre fedi.

[...] tutti facciamo parte di qualcosa, e che, lasciando questo mondo, i nostri ricordi e i nostri desideri non vanno perduti, ma diventano i ricordi e i desideri di chi prende il nostro posto. [...] Dio, o chiunque ci aveva messo qui, vive in ciascuna delle nostre azioni, in ciascuna delle nostre parole, e si manifesta in tutto ciò che ci fa essere qualcosa di più che semplici statue di fango.

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