| Original text | Comment | |
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Poco fa, in boulevard Saint-Germain, guardavo passare la gente. Mi sembra di non avere mai visto prima esseri di quella specie. Tutti mi erano estranei. |
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Telefona da Londra Jane Howard, per sapere se siamo sopravvissuti ai ‘riots’. Quasi sempre gli avvenimenti sembrano piú grandi da lontano che da vicino. 644 Le rivoluzioni sono il ‘sublime’ della cattiva letteratura. 647 La parola ‘rivoluzione’ agisce sul francese come un afrodisiaco. L’odio è il rimedio della noia. Nella storia, tutte le sventure vengono dai giovani. Come dire dalla vita. 649 Finché i giovani crederanno che l’inesperienza sia un criterio di verità e allo stesso tempo di azione, dovremo aspettarci degli ‘eventi’. Due modi di ingannarsi: essere giovani ed essere vecchi. I giovani valgono qualcosa solo quando sono contrastati e, soprattutto, perseguitati. |
Sensazioni sul 68, a Parigi. |
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Se leggo tanto, è nella speranza di trovare, un giorno, una solitudine più grande della mia. |
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«A cosa sta lavorando?». Mi chiede Marga B. |
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So a che cosa è dovuta la mia passione per Talleyrand: dal fatto che, per tutta la vita, si è trovato in situazioni false, e, per ciò, ha potuto tradire tutti. |
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Stamattina vampate di attività: ho fatto due telefonate. |
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Ho notato che, quando le cose non vanno molto bene, intendo mentalmente, ho sempre voglia di proclamare. |
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Voglio sapere che cosa è reale e perché non si possa afferrarlo. |
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Il pensiero è la forma piú sottile di aggressività. |
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Guardando le onde, rimuginare, come loro, l’inconcepibile fatto d’esistere. |
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Mi ricordo le parole di un’inglese a Piana, in Corsica, mentre guardava il mare: «It is just sublime». Vi sono parole che ci si vergogna di pronunciare, eppure bisogna avere il coraggio di farlo. |
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Il nazionalismo è un peccato dello spirito. Appartenere ad un popolo non ha alcun significato profondo (tranne forse per gli Ebrei). L'unica vera comunità è quella fondata sulla «famiglia spirituale», non su quella nazionale o ideologica. Mi sento solidale soltanto con coloro che capisco e che mi capiscono, coloro che credono in alcuni valori inaccessibili alle masse. Tutto il resto è menzogna. Un popolo è indubbiamente una realtà - una realtà storica, non essenziale. Se penso all’effervescenza in cui mi trovavo da giovane a causa della mia ‘tribù’! Che follia, santi Numi! Bisogna sottrarsi alle proprie origini, o, almeno, dimenticarle. |
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Cercare di estrarre l’essenza di ogni giornata, se possibile di ogni momento, come se avessi le ore contate. |
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…vidi qualcuno che costeggiava il muro a testa bassa, ridendo e parlando da solo, con un rapido movimento delle labbra, del tutto indifferente al mondo esteriore. Lo riconobbi soltanto quando fui a un metro da lui. Ebbi una stretta al cuore e quasi un accesso di disperazione. Mi guardò senza neanche accorgersi di me, sebbene a quell’ora tarda non ci fosse quasi nessuno per strada (erano circa le undici). Sapendo… del tentativo di ammazzare la moglie e di suicidarsi, come non provare un’angoscia spaventosa, come non avere i presentimenti piú terribili e legittimi?… Stavolta sono certo che è alle soglie di una nuova crisi. Una mimica simile l’ho vista solo nei manicomi. Che riso concitato e self-sufficient! Un dio folgorato potrebbe ridere cosí. Il riso di un essere tagliato fuori di tutto, tranne dai suoi fantasmi. Con chi ce l’aveva? Che cosa scatenava tanta mobilità in quel viso? Quando ci penso, sento ancora un brivido nella schiena. |
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Avevo una vitalità sconfinata; le mie emozioni l’hanno distrutta. |
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È un’idiozia totale pretendere di rinunciare all’io, all’amor proprio, alla vanità, all’orgoglio; è impossibile superarli, e, quando si crede di averli vinti, si cade in una serie di menzogne senza fine. L’io è incurabile. Non parliamone piú. Non si guarisce dall’io. |
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Ieri sera, cena col dottor Z. e suo figlio, che lui adora e al quale permette tutto. Il figlio si comporta da tiranno, disprezza apertamente il padre, che in realtà è un grande oftalmologo. Disagio per tutta la sera. Quel figlio despota è come penso sarebbe stato il mio, se ne avessi avuto uno, ho detto a S. dopo che la coppia tragica se ne fu andata. |
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Le forme dei conflitti non cambiano affatto; mutano soltanto i pretesti, le fedi e le follie che li scatenano. Che si lotti per la Vergine o per la Rivoluzione, le passioni che entrano in gioco, la loro intensità e la loro durata si assomigliano singolarmente: le modalità stesse delle controversie sono quasi identiche, dal momento che in entrambi i casi si tratta di fedi. L’importante è credere - tutto il resto è accessorio. |
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La donna è stata qualcuno, finché ha avuto il senso del pudore. Non lo ha piú svela tutto per niente, distrugge l’illusione, impedendo all’immaginazione di lavorare. Di quale mancanza d’intuito dà prova! Crede di emanciparsi e non fa che distruggersi. Ormai non vale piú niente. Una delle ultime, grandi menzogne che costituivano il fascino della vita è svanita. |
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Dovrei scrivere un libro sulle irlandesi (professoresse di inglese) a Parigi. Miss d’Arcy: quando le ho recitato i versi di Dowson: I am not sorrowful but I am tired Ha soggiunto: «The man was crazy»… |
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Ieri al Jardin des Plantes un’otaria era uscita dalla vasca e sonnecchiava al sole. Quella massa di grasso, inebetita, prostrata, continua ad ossessionarmi: difficilmente si troverebbe un’immagine migliore della noia stupida, crassa, primordiale… (Quell’otaria abulica sono io. Per questo mi perseguita e mi ossessiona). |
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Poco fa, sul camion delle Editions du Seuil, ho visto scritto a caratteri cubitali: Tutto Baudelaire in un volume. Se Baudelaire avesse previsto un simile orrore, ciò che provava per il mondo moderno sarebbe degenerato in furore convulsivo. |
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In fin dei conti siamo qui solo per prenderci gioco dell’universo. |
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Può essere felice solo un uomo libero - libero da ogni legame, da ogni affetto, ossia l’uomo la cui vita, a detta della gente, non ha alcun «senso». |
Uhm... |
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Capire tutto - e non essere amari! |
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Dopo un po’ di tempo ogni fede sembra incomprensibile e gratuita come la controfede che l’ha distrutta. |
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Non conosco niente di piú umiliante di un sogno. |
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e cos’è dunque questa ‘filosofia’? Il verme nel frutto. |
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Contiamo solo agl’occhi di coloro che ignorano i nostri precedenti. |
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Niente è piú difficile al mondo che dire qualcosa con una parvenza di realtà, ossia che vada di là dalle parole. |
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Il cavallo non sa di essere un cavallo. E con questo? Non si vede che cosa abbia guadagnato l’uomo a sapere di essere uomo. |
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Dalla mattina alla sera non facciamo che prendere posizione pro o contro cose su cui non abbiamo alcun potere. La «vita» è questo, è un folle tentativo di uscire dalla nostra impotenza; la «vita» è, allo stesso tempo, una corsa voluta e inevitabile verso… (è squillato il telefono e ho dimenticato che cosa volevo dire). |
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La «coscienza» rende infatti orgogliosi, e l’orgoglio impedisce alla coscienza di essere se stessa. L’orgoglio obnubila. |
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Ultimamente mi ero ripromesso di non bere piú. Ieri sera sono tornato a casa completamente ubriaco. |
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Si dovrebbe perdonare a tutti. |
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È salutare intrattenersi con qualcuno piú decaduto di noi. |
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Per natura sono loquace, eppure tutto ciò che posso avere di buono lo devo al silenzio. |
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Non ho mai sentito una pulsione verso qualcosa senza provare quasi contemporaneamente quella contraria. |
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Ci sono momenti in Bach che mi fanno pensare che avesse raggiunto quel limite estremo in cui ogni cosa sembra soltanto un gioco che Dio concede a se stesso. |
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È incredibile che si possa chiedere consiglio a me. Ma quello che è ancora piú incredibile è che a me i consigli piace darli, ne prodigo al primo venuto. |
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Sono sbalordito al constatare quanto ho potuto soffrire in passato. |
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Chi ha detto che «Dio non parla che di se stesso»? Siamo proprio fatti a sua somiglianza! |
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Nessuno piú di me desidera stare tranquillo: gli altri sono tutti importuni appunto perché sono altri. |
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Momento supremo: a Estrela, domenica sera, ballo sulla piazza principale della città: un centinaio di bambini dai tre ai dieci anni (soprattutto bambine) si mettono a danzare, con un brio ed una serietà stupefacenti. Dico serietà perché ciò che mi ha colpito sta in ciò, che ballavano come se nessuno le guardasse: per se stesse. |
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…due straniere attempate… mi chiesero dove fosse Notre-Dame. «Non c’è nessuna Notre-Dame. Abito a Parigi da vent’anni e, se ve ne fosse una, la avrei vista». Al che le due donne, senza dire una parola, si allontanarono in preda al piú vivo terrore. - Il curioso, da parte mia, è che non si trattava di uno scherzo. Anzi, sembravo molto serio, e, d’altronde, lo ero. Mi sentivo strano… |
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Non c’è niente di peggio di un imbecille ombroso. |
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Le visite mi mettono fuori di me, e quindi mi fanno uscire dai miei problemi. |
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Io uso la mia cattiva salute. Che altro potrei fare? |
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Alla fine della messa, mi sono venute in mente le parole di Renan: «Noi viviamo del profumo di un vaso vuoto». |
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Chi ha superato la paura di morire non riesce a pensare ad altro che all’inutilità del nascere. Che ci ha guadagnato? |
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Che pretesa credere di riuscire a penetrare nell’intimo di qualcuno e giudicarlo dall’interno, come si pensa debba fare Dio! |
Su chi taccia d’insincerità, d’ipocrisia. |
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In questo momento ho provato ad immaginare l’idea che gl’altri hanno di me, quello che sono per loro; impossibile riuscirci… Quando vado da qualche parte, di ognuno so chi è, come va visto; l’unico sconosciuto per me sono io. Amare se stessi è una cosa incredibile, assurda, insensata: amare qualcuno di cui non si sa niente! |
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Tutto è destinato a cadere. È proprio questo il senso profondo del tempo. |
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Non capisco perché mi occupi tanto di me stesso. |
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Il mio sentimento di vita: «un uomo completamente inetto»… Non conosco nessuno che sia piú inservibile di me. È un’ovvietà che dovrei accettare in tutta semplicità, senza il minimo vanto. Finché ne andrò fiero, non farò un passo verso la saggezza. |
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La vanità è paragonabile al fuoco, al sangue, al respiro: è quella che fa funzionare la macchina. |
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Riflettere significa soppesare le cose, sentire quanto valgono. È una brutta cosa. […] Riflettere è qualcosa di piú che pensare; pensare non impegna a nulla; si può esser pensatori profondi e non aver capito niente. La riflessione si colloca ad un altro livello: si può aver capito tutto senza neanche sembrare un pensatore. La riflessione è una calamità intima, connaturata… È un lume che si ha dalla nascita. |
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Tutto quello che ci succede ci mette alla prova, il bene come il male. Soprattutto il bene. |
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È impuro chiunque non abbia la forza di vendicarsi o di vincere il desiderio di farlo. |
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Il mio destino è finire come un cane, mi sono detto stamattina al risveglio. |
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Per l’ansioso non c’è nessuna differenza qualitativa fra il successo e il fallimento. In entrambi i casi la sua reazione in fondo è la stessa. Tutti e due lo disturbano allo stesso modo. |
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La gioia non è un mistero: è semplicemente una sensazione pura - che si prova nei rari momenti in cui sparisce l’ossessione di essere vittime, in cui non si è piú gelosi di nessuno, si perdonano tutti, si è invidiati da un dio. […] La gioia è un momento di suprema invulnerabilità. |
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Mi sento cosí piccolo che mi vien voglia di miagolare. |
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Qualsiasi presenza umana mi ispira, a seconda dell’umore, imbarazzo o terrore. Non mi sento mai naturale di fronte ad un essere umano. |
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È l’una del mattino. Questo meraviglio silenzio giustificherebbe da solo l’adesione a qualsiasi forma di speranza. |
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…in fin dei conti ognuno ha ragione di quel che fa. |
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César Vallejo: «felicità cosí infelice di durare». |
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La verità è che tutto è marcio in partenza. Vedo in ogni bambino un futuro Riccardo III. |
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Nelle lunghe notti delle caverne, dovevano esservi innumerevoli Amleti che vagavano di qua e di là… |
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Mi sento estraneo alle faccende umane. |
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Non vi è saggezza perfetta se non laddove ogni vita è stata eliminata. |
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Svegliandomi, ho sentito pesare su di me l’immensità dei momenti che ho vissuto sino ad oggi. |
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Dubito, dunque distruggo. |
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Soltanto le vittime hanno memoria. Per ciò il rancore è cosí sciocco. Colpisce solo colui che lo alimenta. |
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Nessuno ha mai amato il mondo piú di me, eppure, se me lo avessero offerto su un piatto d’argento, anche da piccolo avrei esclamato: «Troppo tardi, troppo tardi!». |
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Finché si soffre, non si riesce a concepire che ciò che si prova possa scomparire, o che, cessando, non ne resti niente. |
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La vita è amore delle apparenze, e nient’altro. |
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…il mistero corrisponde il piú delle volte ad un automatismo mentale… |
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La loro è infelicità, non tragedia. |
A proposito dei personaggi di S. Beckett. |
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Tutto ciò che diminuisce l’attività della coscienza è salutare. |
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All’inizio e alla fine di ogni gioia c’è un dio. |
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I sentimenti falsi generano un linguaggio falso. |
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L’idea di felicità è inseparabile da quella d’un giardino. |
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D’altronde, la dissolutezza è anch’essa una lotta contro la carne, ne abusa, la estenua, la svilisce. |
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Che sciocchezza aver creduto, come tanti altri, nei giovani. |
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Il modo piú sicuro per diventare datati è quello di essere stati attuali, aver contato troppo in un certo periodo. |
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La felicità è passiva per essenza. |
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All’uomo piace tormentarsi, perfino la ricerca della sua salvezza non è che un tormento - il piú sottile e meglio camuffato di tutti. |
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La breve poesia di Emily Dickinson che incomincia con: The Soul selects her own Society / Then shuts the door. |
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Si deve leggere non per capire gli altri, ma per capire se stessi. |
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Sempre piú, per me, non è piú questione di creare, ma di capire. |
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Un libro deve essere scritto quando si è in preda alla febbre. Altrimenti non è contagioso. |
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A uno che rimproverava a Mauriac le sue prevenzioni e i suoi rancori, egli rispose: «Quando si ha un’anima, come si fa a non avere animosità?». |
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Sul canale del Loing… arriva un ragazzo (quattordicenne?) con la lenza, dalla cui cima pende una gallinella d’acqua che aveva abboccato all’amo. Bisogna ucciderla per non farla piú soffrire, dice una donna. Una ragazzina, presa da compassione per la bestiola, la accarezza e la bacia sulle piume. Propongo di gettarla in acqua, visto che la morte per annegamento è la piú dolce. La ragazza la posa sul bordo del canale, mentre la donna insiste per ucciderla. La ragazza la rianima e la affida all’addetto alla chiusa, un bruto che la afferra con un gesto violento, le fracassa la testa con una pietra e poi la getta. La ragazza inorridisce. |
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Eravamo in piena conversazione, quando venne un anziano violinista a questuare. Gli ho dato dei soldi. Allora ci chiede se vogliamo che ci suoni qualcosa. Gli dico che stavamo parlando di cose pressanti e che quindi non era il caso. Fu ben felice del mio rifiuto, e si profuse in ringraziamenti: guadagnava tempo. Ma Sorana ha pensato che lo avessi umiliato e avessi commesso nei suoi riguardi un gesto poco umano!… Lucidità e cecità possono andare di pari passo, anzi stanno bene insieme. |
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Se si è mostri, lo si deve restare; se si è angeli - quindi sempre mostri -, lo stesso. |
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Decisamente uno scrittore riconosce qualche valore solo in quelli che disprezza. |
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Il torto di Céline è stato quello di non aver scritto pro e contro gli Ebrei, ma solo contro. |
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So perché preferisco la visione greca a quella cristiana. È perché i greci, ai tempi della tragedia, vedevano negli dèi forze impietose, senza misericordia, che avevano un unico pensiero: soddisfare i loro capricci a scapito dei mortali, e quindi erano in tutto e per tutto peggiori di questi ultimi. |
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D’altronde ogni benefattore è pernicioso. |
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È quello che significa realizzare la morte di qualcuno. Non è quando veniamo a sapere che non è piú né quando assistiamo alle sue esequie che ci rendiamo conto della sua morte, ma quando, mesi o anni dopo, pensiamo a lui, senza motivo apparente. |
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Talvolta, considerando questa visione comune ai tragici greci, non posso fare a meno di pensare che il mondo occidentale, gravato da ricchezze spropositate, fatto di gaudenti, insoddisfatti, assurdamente scontenti della loro sorte, avrà la stessa sorte di Troia, perché gli dèi sono invidiosi, e qui, rispetto al resto del mondo, la «felicità» - e la ricerca della «felicità» - ha raggiunto i livelli di guardia. |
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Se fossi l’imperatore del mondo, il mio pensiero piú costante sarebbe quello di abdicare. Per tutta la vita ho avuto una voglia matta di abdicare. Ma non avevo nulla cui abdicare. Ciò non toglie che abbia fatto una quantità di piccole rinunce, che, messe insieme, valgono quanto una privazione in grande stile. 934 |
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Ogni polemica diventa antiquata, ogni polemica con gli uomini. |
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È nei paesi in cui pullulano le sette religiose, in cui credere è facile e la fede generalizzata, che per reazione è nata questa corrente le cui analisi riducono il pensiero ad un’anatomia della proposizione. |
Sul positivismo anglosassone. |
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Serafino di Sarov ha passato quindici anni in totale isolamento… Fu dopo questo lungo periodo di solitudine ed isolamento che cominciò a fare miracoli. |
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Giornata trascorsa nell’ebetismo. |
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Quante fesserie posso dire! |
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Si direbbe che costituiscano un argomento di conversazione riservato agli adolescenti, ai rimbambiti e agl’impotenti di ogni età. |
Sulle donne . |
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Zappare… Sono anni ormai che antepongo questo genere di attività a tutte le altre; è l’unica che mi appaghi, che non mi lasci insoddisfatto e amareggiato; mentre il lavoro intellettuale, che non mi attira piú, mi delude perché risveglia tutto quello che vorrei dimenticare, ed è ormai ridotto ad un incontro sterile con problemi che ho affrontato infinite volte, senza mai risolverli. |
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Non riesco a lavorare se non in un’atmosfera di passione. |
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Lei mi disse perfino, se ricordo bene, che a volte la carezzava, quella sveglia. E aggiunse: «Il mio unico contatto con la vita avviene tramite la sveglia». |
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La musica contemporanea dà l’impressione di un coitus interruptus. Sembra venire, ma poi non viene. Il climax non viene mai raggiunto, è trattenuto, anzi impossibile. È la piú bella dimostrazione d’impotenza… |
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A volte mi prende un tale desiderio di solitudine che mi appare, spontanea, l’immagine di un deserto. |
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Se Talete, al principio della filosofia, ha detto che «tutto è pieno di dèi», alla fine della filosofia, si può dire, non solo per simmetria, ma anche per rispetto all’evidenza, che «tutto è vuoto di dèi». 956 |
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Non c’è che dire: amo, ho sempre amato, le posizioni estreme e i sentimenti piú esasperati. |
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Se avessi avuto un figlio, sarebbe stato un assassino. Questo presentimento ha influenzato molte decisioni importanti della mia vita. |
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…il cimitero di Nanteau, che domina la vallata e il villaggio omonimo. Scorgo una giovane donna incinta, venuta a mettere fiori su qualche tomba. Come fai a non pensare che sta portando un mortale, un futuro cadavere? Se c’è qualcosa d’inconciliabile, è proprio l’immagine di quella fecondità insolente in mezzo a croci sinistre, quel ventre prominente, aggressivo e quelle tombe cosí terribilmente modeste. Una promessa e la fine di ogni promessa. L’illusione e la conclusione. |
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Il mondo primitivo è il mondo del panico. La mia visione del passato è sbagliata: piú si risale verso le origini, piú si sprofonda nel terrore. Ma è vero anche il contrario: piú si va verso il futuro, piú ci si avvicina ad una forma di terrore nuovo, insolito, e altrettanto intenso di quello degl’inizi. Davvero non ci si raccapezza piú! |
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Il nulla… è una questione di sentimento, e non di ragionamento. |
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Mi ricordo di aver detto ad un teologo teilhardiano, il quale sembrava minimizzare il Peccato originale: «Ma il Peccato originale è quello che le dà da mangiare; se non ci fosse, lei morirebbe di fame, poiché il suo mestiere non avrebbe piú alcun senso». Per tutta risposta mi diede del «pessimista». «Ma se non c’è Peccato originale, perché è venuto Cristo? Per riscattare chi e che cosa?». Parve insensibile a questa risposta. Chi direbbe che oggi i miscredenti si preoccupano di salvaguardare la fede? |
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La cappella del XII secolo, profanata da Cocteau una prima volta coi suoi scarabocchi, lo è stata una seconda volta con la sua inumazione: quella grande lapide, al centro, calata su un saltimbanco! |
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L’operazione di cataratta, per il momento a un occhio solo, è andata molto bene. Comincia a vedere lontano, cosa che non poteva fare prima. «Finirò per diventare estroverso», mi ha detto. «Ai commentatori futuri trovarne la ragione», ho aggiunto. |
Su Samuel Beckett. |
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In questo momento sento che ho tantissime cose da dire, ma che non ne farò niente… poiché la mia non è altro che una sensazione di pienezza e di onniscienza, senza la realtà del pieno e del sapere. |
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Ci vogliono molto coraggio e molta riflessione per ‘non’ diventare anarchici. |
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Tutto quello che sono diventato in seguito era già in nuce in quel ragazzo che leggeva quindici ore al giorno. Vivevo senza dialogo. Nel mio vocabolario non esisteva la parola l’«altro». |
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Io non piango su di me, piango sulla mia voglia di piangere. |
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Il sonno è l’attività piú importante e piú profonda dei vivi. |
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Ogni fede è falsa - vista dall’esterno. Ma credere è importante quanto respirare. (Non parlo, qui, di fede religiosa, bensì della capacità di aderire a qualcosa). |
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Che persone tanto intelligenti siano capaci di tanta cattiveria in una conversazione è una cosa di cui non riesco a capacitarmi. La prima cosa che si coglie di loro sono i denti. |
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Bisognerebbe nascere vecchi e, possibilmente, restare tali. |
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L’angoscia è l’archeologia delle nostre vergogne. |
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Sono giunto a un punto di stagnazione senza precedenti nella mia vita. È un periodo «glaciale». |
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Cessare di appartenere a se stessi è il vero significato di ‘alienazione’, la parola piú svilita che esista. |
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Qualsiasi idea troppo positiva è decisamente grossolana, anche se proviene da una mente sottile e profonda. |
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Giacché non si è mai se stessi se non nei momenti in cui si sfugge a ciò che si dovrebbe essere. |
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La consolazione è l’umiliazione di non essere ebrei. In una stradina verso les Halles. Lembi di muri neri di una casa fatiscente. E, proprio in cima, un buco che lascia intravedere una stella. «La primavera mi ha portato il riso dell’idiota», la cosa migliore che abbia scritto Rimbaud, secondo Pierre de Lapparent. |
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La cosa che piú rende aridi, sterili, è seguire una dottrina, una religione, un sistema, soprattutto per uno scrittore; a meno che, come spesso succede, non viva in contraddizione con le credenze a cui si richiama. |
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L’uomo è libero quando può permettersi di non agire subito. L’orrore per la vita non indice di mancanza di vitalità, ma di energia male impiegata rivolta contro se stessa. |
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L’unica utilità di dio (o del concetto di Dio) è che permette all’uomo di rompere con gl’uomini, senza cadere nel narcisismo, nel delirio, nel disgusto, nei vizi dell’Io. Si resta normali con il vantaggio di un appoggio oggettivo. Per di piú, credere in Dio dispensa dal credere in qualsiasi altra cosa: il che è un vantaggio inestimabile. Guardare senza sapere che si guarda, leggere senza sapere ciò che si legge, questo è il segreto. Tutto ciò che è troppo consapevole è funesto all’atto, a qualsiasi atto. Non si fa l’amore con accanto un trattato d’erotismo. Eppure è quanto succede un po’ dovunque oggi. |
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L’indignazione è segno di vita - e di infantilismo. Ogni volta che la provo, sono contento e mi rattristo. Vorrei riuscire ad accettare tutto, con l’impassibilità d’un idiota. In fondo la morte non è che la fine di una lunga indignazione. |
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Vedo il Paradiso terrestre come un posto in cui si sapeva tutto e non si spiegava niente. |
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L’età dell’oro precede la storia - o le succede. Entrambe le prospettive condannano il processo storico. Trovo che niente sia piú desolante di vedere le stesse illusioni sorgere e risorgere, talvolta con le stesse formule. La mia mente è raffreddata. |
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La mancanza di libertà è compatibile con una certa prosperità; ma la libertà totale è sterile ed autodistruttiva. 1021 La psicanalisi ha voluto liberare gl’uomini, ma non ha fatto altro che incatenarli - alla loro superficie, alle loro apparenze. 1021 Il pensiero discontinuo… non cerca l’eco; è silenzioso, a stento articolato: una stanchezza che riflette su se stessa. 1022 «Mi spaventa la convinzione che vedo intorno a me» Fontenelle. 1025 …l’idea stessa d’insegnare mi sembra inconcepibile… 1026 Essere esasperati dalla vanità degl’altri, vuol dire che se ne ha quanta ne hanno loro. 1027 Quando non si hanno piú né volontà né ambizione, si finisce con l’essere spettatori di se stessi: si assiste a se stessi. 1027 Lo spettacolo dell’odio mi fa veramente star male. 1028 Perché portare una maschera quando non si ha piú una faccia? Prima, si poteva portare una maschera perché si aveva una faccia; ora che la faccia è sparita, la maschera non ha piú senso. 1028 Tutto è nell’ordine delle cose, un ordine maledetto. 1029 |
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[1935: Cioran, il fratello e una ragazza «innocente, sempliciotta, carina», in gita nei Carpazi, s’incamminano, di notte, su sentiero «solitario» fra i boschi] …Fatto sta che dopo un po’ di tempo si sente il caratteristico gemito di un bosco quando il venticello agita le cime degl’alberi. A un certo punto, il gemito sembra farsi vicinissimo a noi, come se ci fosse un bestia in agguato, poco lontano. Parlavamo di tutto, fuorché di questo. Ma ascoltavamo ed avevamo l’aria preoccupata, senza volerlo ammettere. E piú la conversazione esulava da ciò che provavamo, piú la nostra preoccupazione aumentava. D’improvviso, la ragazza scoppia in singhiozzi e grida: «Non voglio morire, non voglio morire!». Cerco di farla ragionare, ci proviamo tutti. «Per voi non è niente. Che vi importa di morire, voi che avete conosciuto l’amore. Ma io non l’ho conosciuto; non voglio morire!». Vedendo che non riusciamo a calmarla, torniamo indietro di corsa, scossi da quello spettacolo, e spaventati quasi quanto la ragazza… Mai ritorno da una passeggiata è stato tanto simile ad uno sbandamento, a una fuga vergognosa. |
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I lunghi sogni penosi sono una specialità degl’indecisi. Dal momento che non riescono a decidere nulla nella vita, come potrebbero farlo nei sogni? In questi perpetuano cosí le loro esitazioni, la loro viltà, i loro scrupoli. Sono idealmente inclini all’incubo. 1033 Lo spirito utopistico è sempre esistito. 1034 Senza la malattia non si capisce ciò che importa di piú, ma si può capire benissimo tutto il resto… 1035 Il maggior piacere che io possa provare, quello di desistere, di rifiutare di associarmi ad alcunché. 1035 |
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Non ho piú niente in comune con gl’uomini, se non il fatto di essere uomo. La mia sconfitta non è di essere solo, ma di sentirmi tale. Il codice genetico invita ad una modestia incompatibile con la condizione d’individuo. 1037 |
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La mente: un cumulo di disgrazie. 1039 Su un pensiero di Bertrand Russell. Da giovane, scrisse che bisognava sterminare quanta piú gente possibile, perché nell’universo diminuisse la quantità di coscienza… Come ha potuto, dopo averlo concepito, impegnarsi in campagne umanitarie? Sarebbe dovuto morire, dopo questo colpo di genio. 1039 Leggo in un manifesto giovanile: «La società attuale ci impedisce di vivere le nostre utopie». È ridicolo. 1040 Per Hegel, «l’uomo non sarà mai del tutto libero, se non circondandosi da un modo interamente creato da lui». Quale errore! È proprio quello che l’uomo ha fatto, e non è stato piú in catene di adesso. 1040 Ogni salto nel futuro è quanto mai demoralizzante. Scomparsa delle lingue, delle nazioni, dell’uomo, della vita, di… 1041 Poco fa, euforia per strada… Non avevo nessun motivo vero per esultare… Per quanto cercassi di ragionare, ripetendomi che non ero che un povero verme, m’avanzavo in mezzo alla folla, come se andassi incontro ad un trionfo. 1041 Da qualche ora piove a dirotto… Tutte le città sono astratte, perciò si prova gioia quando appare un elemento. Finalmente l’acqua. Questo ci fa dimenticare quei milioni di facce. 1042 Secondo lui (Goethe) «i peggiori Paesi hanno i migliori patrioti».1043 «Il Paese è bello, ma abbiamo dei genitori cattivi», mi ha detto X, romena… 1043 Nelle vetrine delle librerie, due immensi tomi di Sartre su Flaubert… Ecco uno che non ha capito niente e che si rifugia nella prolissità, come altri si rifugiano nel silenzio. 1044 Vorrei essere un cannibale, non tanto per poter divorare quell’imbecille di X, quanto per poterlo vomitare. 1045 Simmel su Bergson: «Bergson non ha mai visto il carattere tragico della vita, la quale, per conservarsi, deve distruggersi». 1045 L’essere a cui, dopo Dio, devo di piú? Certamente Bach. Senza di lui, sarei piú povero, piú arido, piú inerme. Mi ha ravvivato, mi ha elevato al disopra di me stesso, naturalmente nei momenti in cui ero a contatto con lui… perché dopo è stato spesso un penoso capitombolo. 1046 …la verità è ciò di cui si può fare a meno per vivere. 1049 Un grande dialogo ti svuota per molto tempo… 1050 Quando sono solo, sono scontento della gente; quando frequento la gente, sono socntento di me. 1051 Disgustato, esasperato, perduto, uno che si rifiutava di stare al gioco. Immune dai pregiudizi (mentre ogni società, ogni corpo sociale e politico, non è che un cumulo di pregiudizi), minava la sua stessa ragion d‘essere, lavorava alla propria liquidazione e a quella del regime da lui rappresentato. Era… la sazietà vertiginosa. (Sul Reggente). 1053 Nell’uomo la brama di distruzione è cosí radicata che nessuno, neppure un santo, riesce ad estirparla. 1054 Ho notato che quelli - e quelle - che s’interessano anche solo un poco a ciò che scrivo, hanno un tratto in comune: la nevrastenia (per semplificare). 1055 La nevrastenia è uno stato di depressione non dichiarato, una depressione senza crisi depressive. 1058 Quando si legge delle società primitive, ciò che colpisce di piú è il ruolo che in esse hanno i divieti… Una società senza divieti è un contraddizione in termini. Gli uomini possono vivere insieme solo quando accettano di non fare determinate cose. 1059 Antirivoluzionario per nichilismo. 1059 |
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Credevo di fare bene. Mi sono messo a leggere libri sui «selvaggi», sui loro usi e costumi. Ho perso tutte le illusioni su di loro. Sono crudeli, spietati, odiosi. Fra loro tutto è regolato dal terrore delle consuetudini, da una quantità di proibizioni incomparabilmente piú rigorose di quelle che fioriscono in uno Stato poliziesco. Disgustato dai civilizzati, avevo provato simpatia per i cannibali. Ahimè!, dovevano deludermi anche loro. 1062 L’uomo è partito con il piede sbagliato. 1062 In tutti i luoghi in cui i bianchi hanno messo piede per la prima volta, sono stati considerati dagl’indigeni esseri malefici, fantasmi, spettri. Mai esseri viventi!intuizione insuperata, colpo d’occhio profetico come nessun altro. 1062 P.R. mi racconta che nell’aereo in cui viaggiava diretto a Bucarest, una hostess si è messa a piangere perché era scomparso un cucchiaio in alluminio, e lei ne era responsabile. Tutti si sono messi a cercarlo e, alla fine, lo hanno trovato. Questo stato di cose la dice piú lunga di un intero libro sullo stato di cose nel mio Paese. 1063 Ero non so dove; a un ballo? A un pranzo? In un salotto? Successo su tutta la linea. Le donne, una piú carina dell’altra, mi facevano la corte, tutte aspettavano un mio gesto. Svegliandomi, ho provato tale disgusto che poco c’è mancato che gridassi «Viva gl’incubi!». 1064 Sono commosso, addirittura sconvolto, quando m’imbatto in un innocente. Da dove viene? Che cosa cerca fra noi? La sua apparizione segna una svolta, annuncia qualche sventura? 1066 Tutte le notti, revisione generale dei valori. 1067 È chiaro che oramai fa parte di una setta. 1067 Ma è biologicamente impossibile «capire». 1068 Quando la si scopre, ogni verità dà un senso di liberazione, poi diventa una catena… In ogni cosa, solo l’inizio e la fine meritano attenzione: l’uno e l’altra rappresentano un momento di libertà: il fare e il disfare, tutt’e due sono movimenti. 1072 Non c’è che una regola d’oro in letteratura e in arte: lasciare un’immagine incompleta di sé. 1072 In tutto il freudismo, d’interessante c’è solo Freud. 1073 Ho notato che le persone sono incapaci di mettere radicalmente in questione la loro esistenza. …ognuno si guarda da dentro, e si crede necessario, indispensabile, e si sente come un tutto, come il tutto… Solo quando si vive allo stesso tempo dentro e al margine di se stessi, si prova il sentimento della propria unicità e della propria nullità, e si può anche ammettere, senza la minima traccia di dispiacere, che, tutto sommato, era meglio non essere mai stati. 1077 Sta di fatto, però, che il mio autentico io non si manifesta in compagnia di nessuno, nemmeno degli amici. 1078 Mi sforzo invano di immaginare questo universo senza di… me. 1080 È parlando della scomparsa della faccia, della figura umana, nella pittura, che mio fratello mi scrive questo: «non possiamo piú sopportarci». 1080 Siamo stati spossessati di tutto, perfino del deserto. 1082 Gli antichi non vi chiedono di credere, ma di considerare. E sulla morte si possono fare soltanto considerazioni. 1083 …direi che ogni mutamento è un malinteso. 1084 Nel cuore della notte, un occhio che si dilatava, che assumeva le dimensioni del mondo - che diventava vasto come lo spazio… uno sguardo che squarciava lo spazio. 1085 Dopo millenni di orgoglio, l’uomo impiegherà il proprio tempo a piangere su se stesso. 1086 Nei dolori molto forti, ancora piú che in quelli leggeri, si resta sempre degli osservatori… Non c’è momento estremo che non risvegli in noi lo psicologo. 1088 La coscienza acuta di avere un corpo, è questo la mancanaa di salute. 1087 Per mantenersi in forma, non c’è niente di meglio che approntarsi a un lungo naufragio. 1092 Il fatto di morire è immorale. 1093 Sminuire il proprio Paese, vilipenderlo, annientarlo, polverizzarlo… [...] Che liberazione! A vent’anni avevo in testa solo lo sterminio dei vecchi; certo, continuo a ritenerlo urgente, ma ora vi aggiungerei quello dei giovani; con l’età si ha una visione piú completa delle cose. 1094 Suicidio di Montherlant. Si è riscattato ai miei occhi. Fine di ogni atteggiamento, di ogni posa. O, piuttosto, atteggiamento supremo, posa suprema. 1094 «La speranza è il sogno dell’uomo sveglio», Gregorio di Nazianzo. 1095 Tutto ciò che è profondo è mo-no-to-no. 1096 Continuo a leggere sugli eremiti, preferibilmente su quelli di cui si è detto che erano «stanchi di cercare Dio». Ora sono ossessionato dai falliti del Deserto. 1097 Capire significa aver capito il tempo. 1098 Non si crea spinti dall’ammirazione, ma dalla convinzione che i vostri immediati predecessori siano dei cadaveri, e che quindi occorra seppellirli. 1101 La solitudine, al suo stadio estremo, esige una forma di conversazione, anch’essa estrema. 1101 Che cos’è un saggio? Un Lucifero rimbambito. 1102 Quando l’abitudine di guardare le cose in faccia diventa una mania, si rimpiange il pazzo che si è stati e che non si è piú. 1102 Senza l’idea di un universo fallito, lo spettacolo dell’ingiustizia a tutti i livelli porterebbe anche un indifferente alla camicia di forza. 1103 |
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Mi ha anche detto che H.B., il quale ha passato quindi anni in prigione, le ha raccontato questo fatto: un giorno si propone di pulire, da solo, la cella in cui stavano in quindici. Gli altri accettano e, per ricompensarlo, gli cedono la loro razione di polenta. Ma lui se ne priva per darla ad un gigante piuttosto stupido, che la divora in un attimo. Prima di finire, però, gli chiede: «Ma perché mi ha dato tutta questa roba?». - «Perché lei ne aveva piú bisogno di me». Al che l’uomo non dice niente, ma lo guarda in modo strano per alcune ore; e poi, sino alla fine della loro detenzione, non gli ha mai piú rivolto la parola. |
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